Teg Maine si gettò al piano inferiore della stiva e sia Ivan che Gordianus scesero calandosi nel boccaporto all'inseguimento. Il ladro però non aveva la minima intenzione di farsi acciuffare, scattò verso il fondo della stiva di carico e uscì da un portello laterale. La nave continuava ad inclinarsi in aria mentre la sua velocità di discesa diveniva pari quasi a quella di avanzamento.
I due avventurieri si affacciarono e videro Teg Main in piedi su una scialuppa di salvataggio. La Mantide Notturna scagliò su di loro i suoi micidiali emodardi, ma Gordianus non aveva intenzione di lasciarselo fuggire: afferrò la cima alla quale era legata la scialuppa levitante ed iniziò a tirarla verso di sé.
"E' inutile! - gli suggeriva Ivan - Taglierà gli ormeggi prima che tu possa raggiungerlo con la spada!"
Teg Maine rideva a continuava a scagliare i suoi dardi sul mezzodrago. Nel frattempo tutte la Mantidi Notturne avevano raggiunto le scialuppe. Krison salì su una di queste e ne attivò il cristallo yolos. "Dov'è Lucian?" Chiese a Kimar. "Deve essere qui intorno, lui possiede un anello del volo!". Detto questo, Kimar si lanciò anche lui nella stiva. Ma incontrò Ivan a metà strada. "Che ne è di Teg Maine?" "E' risalito sul ponte con un balzo... Ma ora dobbiamo salvare Gordianus! E' precipitato in mare nel tentativo di raggiungere la scialuppa!"
Poi un boato, un sussulto, una gigantesca scossa.
Rumore di assi che si spezzano e di metallo che si piega. L'albero maestro si accartocciò lasciando andare le vele. La nave aveva toccato il mare. La poppa si impennò sollevandosi in alto e scaraventando tutti in aria. "Presto! Salite!!!" Gridò Krison, mentre si sollevava con la sua scialuppa. Kimar e Ivan ce la fecero e saltarono sulla piccola imbarcazione fluttuante.
Il veliero si sollevò quasi in verticale spargendo in mare tutto il suo carico, quindi si ribaltò completamente, sollevando onde che quasi raggiunsero le scialuppe che si erano allontanate tutte intorno a lui. Kimar si era già tuffato in acqua. Aveva agganciato la corazza di Gordianus all'ancora della scialuppa e poi era tornato in superficie. "Tiralo sù!!!" Gridò a Krison, mentre i balestrieri sulle scialuppe già caricavano i dardi sulle loro armi. Ma il paladino aveva già smesso di respirare.
Teg Main si sollevò in piedi sulla sommità del veliero ribaltato in mare. Lentamente la nave stava affondando. Piovvero su di loro i primi dardi. "Dobbiamo andarcene di qui!" Suggerì Krison. Ivan e Kimar sembravano essere d'accordo.
"Non così in fretta! - Gridò loro Teg Maine - Nessuno di voi si preoccupa di chi sta morendo?"
Scoppiò in una risata. Era chiaro che in questo modo li avrebbe indotti ad affrontare i suoi scagnozzi, finendo per avere la meglio. "Legata in una cassa, nella cabina del capitano, c'è una fanciulla molto devota a Sinth che una volta faceva parte della gilda dei Pugnali di Cristallo... Credo che sia una vostra vecchia conoscenza!"
"Mara!" Urlò Kimar. I suoi amici lo trattennero, volevano impedirgli di correre in soccorso alla ladra loro alleata. "Kimar, è un suicidio... ed è proprio quello che vuole!"
"Non mi interessa! Voi mettetevi in salvo, io non posso lasciarla morire!"
Così dicendo, Kimar si divincolò dalla presa di Ivan e si tuffò in acqua, sparendo nel blu.
In quel momento, Lucian planò giù dal cielo sfoderando le sue spade. Si posò sul dorso della nave, dove si trovava Teg Maine, ma a debita distanza. Le assi erano scivolose, incrostate di alghe e bagnate. Se Teg Maine avesse osato lanciarsi contro il mezzelfo, avrebbe sicuramente rischiato di cadere. "Bene! C'è qualcuno che ha del fegato, dopotutto!" Disse la Mantide Notturna con orgoglio. Dalle sue braccia, squaciandogli i polsi, fuoriuscirono due pugnali dalla lama insanguinata, che immediatamente si incendiarono. Teg Maine corse contro Lucian senza scivolare minimamente, come se potesse danzare sul ghiaccio senza mai cadere. Il mezzelfo indietreggiò, e Teg Maine iniziò a scagliare su di lui i suoi emodardi infuocati.
"Lucian ha bisogno di una mano!" Krison impennò la barca, e Ivan rotolò fuori cadendo in acqua. Il mago scese a livello del mare e recuperò il guerriero, che si aggrappò al bordo della scialuppa mentre piovevano dardi ovunque. Mentre la piccola imbarcazione riprendeva quota, una freccia colpì Krison in pieno e l'elan si accasciò sul fondo. Ivan, che non era ancora riuscito ad issarsi nella barca, chiamo Lucian a gran voce. Il mezzelfo si sollevò in volo e atterrò sull'imbarcazione. "Presto, fai riprendere Krison... se rimaniamo a fare da bersagli non ne usciremo vivi." Suggerì il guerriero trascinando il proprio corpo, con tanto di armatura pesante, all'interno. Salve di dardi seguitavano a piantarsi sul legno del veivolo. Lucian curò qualche ferita di Krison, abbastanza affinché il pilota riprendesse conoscenza. "Torneremo a prendere Kimar più tardi, ora fuggiamo!!!"
La scialuppa scivolò via nel cielo, inseguita da tutte le altre imbarcazioni di emergenza.
agosto 22, 2007
agosto 21, 2007
7.01 - La nave volante del capitano Petìa
Sfrecciando nel cielo a velocità incredibile, la nave volante del capitano Petìa si allontanò da Keremish, lasciandosi alle spalle le torri di attracco del porto aereo, quindi la baia, la fortezza del duca, il mare della costa meridionale e poi anche il cielo rosso che illuminava perennemente la regione."Una volta dentro il Maelstrom non potrò più fermare la nave! - gridò il vecchietto - Se disattivo il cristallo yolos solo per un attimo, rischio di perderlo per sempre... e non voglio certo precipitare in mare!" I capelli lunghi e bianchi raccolti a treccia sventolavano sferzando l'aria mentre la nave schizzava nel cielo a duecento metri d'altezza rispetto all'oceano azzurro. La barbetta incolta e bianca, ispida sul suo mento, nascondeva parecchie cicatrici ma nel contempo lo faceva sembrare molto più vecchio e sprovveduto di quanto non fosse. Gli avventurieri lo avevano incontrato presso l'aerodromo di Keremish, lui e la sua Brivido Cosmico garantivano un passaggio per sole 1.000 monete d'oro. Un prezzo più che equo, considerato che la destinazione finale era la Mastro Xillian, un veliero Lybran che stava facendo rotta verso Fluvia cercando di aggirare una vasta area di turbolenza magica chiamata "Maelstrom". Sulla Mastro Xillian c'erano i cristalli che gli avventurieri stavano cercando di recuperare: Armadale. Alla fine, Lepel era stata di parola. Allontanandosi da Keremish fino a Passo Silberhorn era riuscita a lanciare un potente incantesimo di divinazione e ad individuare i cristalli mentre venivano caricati sulla nave. Ma la nave era salpata prima che loro potessero imbarcarsi. Così, la veloce imbarcazione del capitano Petìa era la loro unica speranza.
La nave era poco più grande di una scialuppa di salvataggio... anzi a guardarla bene avrebbe potuto esserlo, almeno in origine. Ma Petìa aveva modificato molte cose, rendendola più veloce, più manovrabile e (sfortunatamente) assai meno confortevole.
"Ecco il veliero!!!" Gridò il vecchio capitano mentre le sue mani scorrevano sulla sfera di controllo dell'elementale dell'aria che spingeva la nave così velocemente. Il solo cristallo yolos non avrebbe potuto mai farla volare a quella velocità, e non sarebbero mai riusciti a raggiungere un veliero lybran in sole due ore. "Cosa avete intenzione di fare?" Chiese.
Gli avventurieri erano tutti d'accordo: sarebbero saltati sulla nave non appena Petìa si fosse avvicinato abbastanza. "Dovrò comunque accodarmi e cercare di fermarmi sulla nave per qualche secondo, il tempo di saltare!" I suoi passeggeri annuirono. La Brivido Cosmico si accodò alla Mastro Xillian, e immediatamente sulla nave risuonarono gli allarmi. Da alcuni boccaporti uscirono dei cannoni carichi e già pronti a far fuoco, ma Petìa si sollevò sopra il ponte di poppa e gridò agli avventurieri di lanciarsi.
Uno ad uno saltarono sulla nave. La Brivido Cosmico si allontanò velocemente mentre i primi colpi di cannone esplodevano cercando di colpirla. Nel frattempo, sulla poppa della Mastro Xillian accorrevano le Mantidi Notturne, sfoderando i pugnali e attaccando in massa. Lucian, Gordianus e Ivan iniziarono a sfoltire il numero degli avversari, cercando di non essere accerchiati. Il mezzodrago e il guerriero non disponevano più del loro equipaggiamento magico, ma riuscivano comunque a tener testa all'orda di ladri e assassini. Krison scagliò quei pochi incantesimi che era in grado di preparare ora che il suo grimorio gli era stato sottratto, quindi sfoderò lo stocco e si lanciò nella mischia. Kimar colpiva con le ali e gli artigli.
"Fermateli!" Comandò una voce femminile. Alcuni ufficiali delle Mantidi Notturne si presentarono sul ponte. Indossavano corpetti di cuoio color porpora. La ragazza, dai lunghi capelli neri e dal mantello scuro, impugnò una spada corta a due lame e attese che i suoi sottoposti si lanciassero contro gli intrusi. Una fila di balestrieri si fece innanzi dai ponti soprelevati scagliando dardi contro di loro. Gordianus riuscì a farsi strada fin sotto il balcone e soffiò gelo contro i balestrieri congelandone sul posto un paio. Gli altri si ritirarono, mentre gli ultimi loro compagni venivano affettati dal turbine di lame di Lucian e dai poderosi colpi di spada di Ivan. Anche quella che sembrava essere il capo degli ufficiali, chiusa tra i colpi di Kimar, di Lucian e di Ivan cadde al suolo senza vita in una manciata di secondi.
Nel frattempo Krison si era rifugiata sulla postazione di vedetta, uccidendo il marinaio che si trovava lassù in alto. Un'esplosione scosse la nave subito dopo. Qualcosa era esploso sotto coperta. Gli avventurieri non ebbero il tempo di controllare cosa stesse accadendo: le porte della stiva si spaccarono sparpagliando in aria schegge e metallo. Ne uscirono due beholder, galleggiando con difficoltà sulla nave che rallentava fino quasi a fermarsi.
Senza temere il campo anti-magia irradiato dal loro occhio centrale, Gordianus e Ivan caricarono i due occhi-tiranno. Un beholder tentò di scagliare Gordianus fuori dalla nave ma nemmeno la telecinesi di una creatura del genere aveva la forza di spostare i suoi 180 chili di peso. Lucian riusciva ad evitare di cadere preda di tutti i raggi che cercavano di comandarlo, ma accusava ferite su ferite nonostante cercasse di evitare i raggi di disintegrazione e quelli che infliggevano danni mortali. Il primo dei beholder fu abbattuto in pochi minuti, il secondo seguì a breve. Poi la nave si inclinò di lato.
"Vado a recuperare Krison!" Disse Lucian, correndo verso l'albero maestro. Kimar perquisì i corpi dei beholder, ma non trovò alcun indizio. "Noi entriamo!" Avvertirono Ivan e Gordianus, scendendo nella stiva. Era buio, ma Gordianus era in grado di emanare luminosità per qualche minuto, e lo fece. In fondo alla stanza, Teg Maine li stava aspettando. Sorrise, e si gettò nella stiva inferiore.
agosto 12, 2007
Intermezzo 4 - Mantidi
"Spero che ci sia un buon motivo per avermi chiesto di presentarmi nella tua stanza." Disse Teg Maine, entrando nella sala privata di Lunjar. Le luci erano molto basse, solo quattro torce poste agli angoli più lontani della sala. Lunjar parlò senza voltarsi nemmeno. Immerso nell'oscurità, dove si sentiva a proprio agio, riusciva comunque a precepire ogni cosa nella stanza. E sapeva che anche Teg Maine ne era in grado, sebbene con abilità di gran lunga inferiori alle sue."Ci sono topi troppo grossi che strisciano nei corridoi delle tue stanze, Mantide." Gli rispose Lunjar, con disprezzo. Teg Maine si accorse di un grosso baule sigillato, lasciato di proposito vicino alla porta. Il baule tremava e ascoltando bene era possibile percepire un tenue respiro che proveniva dal suo interno.
"Di chi si tratta?" Tuonò Teg Maine.
"Di un Pugnale di Cristallo." Sussurrò Lunjar voltandosi lentamente. Teg si accorse che tutti gli oggetti magici che indossava tremarono e si smorzarono in un istante.
"I Pugnali di Cristallo sono morti. Tutti! Dal primo all'ultimo. Me ne sono occupato io personalmete. Le Mantidi sono l'unica gilda che comanda in questa città!" Ribatté con forza il ladro. Ma Lunjar sapeva che Teg Maine ostentava una sicurezza che non poteva possedere. Non era possibile avere la certezza di aver catturato tutti i ladri della gilda avversaria. Era probabile che ce ne fossero altri, ultimi sopravvissuti alla distruzione della loro sede segreta e della retata finale autorizzata dal Duca.
"Stai zitto e ascolta. - Gli suggerì Lunjar - So che Kalfyra ha preferito lasciar fuggire gli alleati della chiesa di Sinth che Edgar aveva così coraggiosamente catturato nella cattedrale..."
"Sì... - Confermò Teg Maine - Ha un piano in proposito. Li ha fatti assistere all'esecuzione della Gran Sacerdotessa e poi ha lasciato che se ne andassero. Lei esegue il volere dell'emissario."
"Spero che le tue lealtà siano chiare in questa faccenda, Teg Maine. Io ho stretto alleanza con le Mantidi Notturne, non con il Signore del Sangue. Me ne frego dei loro intrighi da quattro soldi. Lasciare liberi degli alleati di Sinth è stata la peggiore decisione alla quale abbiamo sottostato."
Teg Maine fece una smorfia. "Concordo pienamente. Ma cosa vuoi da me?"
Lunjar batté le ciclia di un occhio, ed un piccolo scrigno fluttuò verso il ladro. Teg Maine lo afferrò e dopo averlo esaminato lo aprì. Tre piccoli cristalli giacevano in un letto di stoffa imbottita.
"I Cristalli di Armadale. - li riconobbe - Credevo di aver dato ordine di venderli! Ci sono stati problemi con gli acquirenti?"
"No, nessun problema per la vendita. Abbiamo ottenuto un cospicuo anticipo, che ho provveduto a dividere come da accordo. Le mantidi gemelle sono estremamente soddisfatte di come la collaborazione sta procedendo."
"...però?" Lo incalzò Teg Maine. Sembrava che Lunjar si divertisse a tenere il ladro sulle spine, come se provasse gusto ad irritarlo. Ma Teg Maine non si prestava a certi giochetti troppo a lungo. Se Lunjar non si fosse deciso ad arrivare al punto, avrebbe potuto ritrovarsi un pugnale infuocato piantato nella faccia.
"...però occorre portarle fino al cliente e riscuotere il pagamento di persona."
"E perché non te ne occupi personalmente? Non è per questo che prendi una cospicua percentuale su ogni affare che va in porto? Tu e i tuoi scagnozzi finora siete serviti a ben poco. Il pallido supporto che avete offerto a Golmore nella ripresa di passo Silberhorn potrebbe entrare negli annali dei peggiori risultati registrati da una missione di difesa..."
Lunjar puntò tutti e dieci gli occhi verso Teg Maine, aggrottando l'uniga grossa arcata sopracigliare che correva sul suo grosso occhio centrale. Si avvicinò fluttuando e esponendo la serie di zanne aculeate che spuntavano dalle suo gengive bavose. La cicatrice che possedeva sul labbro superiore si allargò, divenendo ancora più evidente.
"Non risponderò a queste volgari insinuazioni, deforme creatura bipede! - Sibilò - Né rischierò altri membri della mia congrega per voi. Io vi procuro i contatti e stringo gli affari. Al resto dovete pensare voi."
Teg Maine chiuse lo scrigno che aveva in mano, noncurante del fatto che dieci minacciosi occhi magici erano pronti a paralizzarlo, ferirlo, pietrificarlo e disintegrarlo in una manciata di secondi.
"E dovrei consegnare io stesso le pietre? Perché?"
"Perché loro vorranno riprendersele." Gli rispose il beholder.
"Non sono sicuro che rischieranno la vita per queste pietre."
"Per questo porterai con te la ragazza."
"Io non ho intenzione di imbarcarmi su una nave volante e lasciare Keremish!" Gridò Teg Maine.
"Ma lo farai. - Concluse Lunjar - Perché questa è la volontà delle Mantidi Gemelle. Troppe volte ti sei lasciato scappare l'occasione. Forse l'emissario ha intenzione di giocare con loro, ma a quanto pare i tuoi superiori hanno dei piani diversi. Vogliono che tu salga su quella nave e che ponga fine alla faccenda una volta per tutte."
Teg Maine si voltò e spalancò la porta per uscire.
"Aspetta! - Lo richiamò il beholder. - Dimentichi la quarta gemma." Un quarto cristallo fluttuò verso di lui. "Mi raccomando di tenerli separati." Concluse Lunjar. Teg Maine afferrò la pietra e si allontanò nel corridoio buio. Era sicuro che il beholder non mentisse. Era probabile che le Mantidi Notturne volessero definitivamente chiudere i conti con quei guastafeste. In fondo non gli dispiaceva neanche tanto che fosse stato scelto lui per questo compito: avrebbe avuto la possibilità di vendicarsi e conficcare il coltello nella gola di quel barbaro o di quel ranger mezzelfo sarebbe stata una gran soddisfazione. Ma che lui, il loro braccio destro, fosse stato l'ultimo ad essere avvisato delle iniziative della gilda... non poteva tollerarlo.
"Caricate la cassa sul nostro vascello più veloce." Ordinò Lunjar ad uno dei suoi schiavi.
agosto 08, 2007
6.21 - Nuove strategie
E così Bree era la Gran Sacerdotessa. Aveva interagito con gli avventurieri fin dal primo momento spacciandosi per la Custode del Culto, mentre l'inarrivabile Gran Sacerdotessa veniva descritta come una persona lontana dagli interessi del popolo, che concedeva udienza solo in rarissime occasioni e che comunque amava parlare da una pozione distante e dominante, un pulpito che impediva di distinguerne chiaramente le forme, già avvolte nelle regali vesti sacerdotali.E ora Bree era morta... Catturata, condannata, giustiziata davanti agli occhi degli avventurieri.
Krison lanciò l'incantesimo di porta dimensionale, un lampo ed un brivido e tutti gli avventurieri si ritrovarono all'esterno della fortezza, sul lungo ponte che la collegava alla città. Prima che le guardie si accorgessero di loro, si infilarono nel passaggio segreto che dalle caserme conduceva al cimitero. Nel frattempo, i gargoyle di lame evocati da Larshell si abbatterono sulla folla inerme, scavando nelle loro carni, mozzando teste, dilaniandoli e squartandoli. La maggior parte delle persone, in preda al delirio indotto magicamente in loro da Kalfyra, nemmeno si accorse di morire. Il cortile fu inondato di sangue, di grida, di terrore. Un trionfale tributo a Melpheron nel giorno della caduta della chiesa di Sinth a Keremish.
"Forse Lepel è ancora viva. - Suggerì Lucian - Cerchiamola."
Si mossero fra le tombe mentre il lungo tramonto colorava di amaranto i sepolcri. Trovarono la ragazzina seduta sulla lapide dei suoi genitori. Il viso della bambina era stanco, come se avesse passato diverse notti insonni.
"Ho paura di non essere più in grado di assolvere i miei compiti. - Confessò, quando le chiesero se andava tutto bene - La situazione peggiora di notte in notte, le tombe vengono dissacrate da persone in preda a follia... scavalcano i cancelli per festeggiare tra le pietre tombali, depredano i sepolcri e qualche volta finiscono per scatenare maledizioni o liberare creature più grandi di loro..."
La convinsero che non poteva salvare il cimitero senza contribuire a salvare la città. Occorreva però sviluppare un nuovo piano per la salvezza di Keremish. Senza il supporto del tempio di Sinth, un assalto alla fortezza era un vero e proprio suicidio, anche con l'aiuto di Valisid. Inoltre, tutti i tesori del tempio erano stati requisiti e i più preziosi erano già nelle mani delle Mantidi Notturne, che avrebbero provveduto a rivenderli al mercato nero.
"Rintraccerò i cristalli di Armadale, ovunque siano. - Assicurò loro Lepel - Quei cristalli non sono solo armi molto potenti, ma racchiudono la saggezza necessaria per contrastare l'assalto dei terrori ancestrali. Lascerò il cimitero e mi dirigerò a passo Silberhorn... quella zona non è stata ancora raggiunta dall'influsso di Melpheron e Valisid potrà aiutarmi con le divinazioni. Non appena saprò qualcosa, vi informerò."
Gli avventurieri si trattennero nel cimitero giusto il tempo necessario a curarsi. Il tempo era un fattore importante. Occorreva recuperare il proprio equipaggiamento, o almeno trovarne uno altrettanto utile, e l'unico modo che veniva loro in mente per farlo era assaltare il presunto covo delle Mantidi Notturne, scoperto di recente da Lucian e Kimar.
"Se Mara è ancora viva, - Suggerì Kimar - cercherà di mettersi in contatto con noi."
"Conosciamo il punto dove i Pugnali di Cristallo erano soliti riunirsi, - fece notare Lucian - potremmo aspettarla lì."
Di passaggio segreto in passaggio segreto, sfruttando le conoscenze della gilda dei ladri, raggiunsero il vicolo dove avevano incontrato Mara per la prima volta. Dovettero attendere diverse ore, quasi l'intera notte. Alla fine la ladra comparve affiorando da uno dei traboule. Salutò Kimar con affetto, poi Lucian spiegò del passaggio occultato lungo la scogliera.
"Non sono certa che quello sia il covo delle Mantidi, ma se davvero lo fosse... avete idea di cosa potreste trovare là sotto? - domandò la mezzelfa - Siete senza un equipaggiamento adeguato, e potrebbe esserci qualunque tipo di potente alleato là sotto!"
Assassini, beholder, creature dell'ombra e del sottosuolo, creepian... Una gilda di ladri come le Mantidi Notturne, che non si fa scrupolo di attuare ogni genere di commercio illegale, poteva avere in effetti dei potenti elementi tra le sue fila. Fare irruzione e ammazzarli tutti non era una alternativa valida. "Andrò io in avanscoperta. - Propose Mara - Cercherò di scoprire qualcosa di più di quel posto e di che pericoli nasconde. E' meglio però che vada da sola. E' facile che finiate per compromettere la missione, se mi seguite. Da sola sarò più silenziosa, più attenta e sicuramente più libera di improvvisare."
Salutò Kimar e si allontanò dalla piazza segreta. Gli avventurieri rimaserò lì a guardarsi l'un l'altro negli occhi. L'attesa non era certo il loro forte, ma sembravano non avere altra scelta.
agosto 07, 2007
6.20 - Kalfyra
Una voce autoritaria e carismatica rimbombò nel cortile ammutolendo ogni altra bocca. Dall'alto del balcone delle autorità si affacciò una dama, una donna dalla pelle bianca come il latte e liscia come l'alabastro di una statua. Aveva lunghi capelli neri e lisci che le erano stati raccolti sulla testa a formare una sorta di corona corvina adornata di fermagli d'oro. Lo sguardo, dai suoi occhi profondi e magnetici, si stese sulla folla. Immediatamente la quasi totalità delle persone si irrigidì e non riuscì a fare altro che restare immobile, con il naso rivolto verso l'alto, ammirandola. Sembrava che due tagli profondi le scendessero verso le gote a partire da ognuno dei due occhi, come lacrime incavate nella pelle bianca.Lucian rimase impietrito, proteso con la spada sollevata contro Golmore. Il creepian invece si inginocchiò immediatamente abbandonando ogni difesa. Chinò il capo ignorando Lucian, e con voce flebile sussurrò un nome: "Kalfyra!". Lucian abbassò le spade. La folla quasi per intero si inginocchiò allo stesso modo di Golmore, cessando qualsiasi attività stesse compiendo. Sul balcone, di fianco alla donna, comparvero il duca, suo figlio Larshell e il comandante Zark.
Gordianus era uno dei pochi a non essere caduto vittima del fascino soprannaturale di quella donna. Ma chi era? Un nuovo nemico? Era rimasta nell'ombra fino a questo momento? Cosa aveva a che fare con l'ordine del Teschio Cremisi e perché sembrava che il duca la conoscesse? ...era forse lei l'emissaria di Melpheron, l'apostolo del terrore ancestrale che stava propagando il terrore su tutta la città?
Per non insospettire nessuno, anche il mezzodrago si inginocchiò, tenendo stretti nel cuore tutti i suoi dubbi. Sentiva che Sinth era sempre più lontana, come se la dea lo avesse lasciato solo contro tutto il male del mondo.
"Cittadini di Keremish! - disse il duca, Sir Yordan - In occasione dell'esecuzione straordinaria di oggi, per la quale tutti voi siete qui riuniti, ho intenzione di ringraziarvi. Per la fedeltà mostratami in questi anni, per la vostra presenza, per l'amore nei confronti di me e della mia famiglia..." Si fermò un secondo, per stringere affettuosamente le spalle di Larshell, di fronte a lui. "...Ma terribili avvenimenti si stanno succedendo in questa nostra povera città... Forze più grandi di noi, più potenti di noi... Nemici che io non sono in grado di affrontare. Per questo ho lasciato che il generale Zark, che per oltre un anno ha valorosamente difeso le nostre mura da ogni minaccia, prendesse temporaneamente il potere. Sotto la sua luminosa e lungimirante guida, la città è stata ripulita da ogni causa di male, da ogni fiaccola eversiva, da ogni pericolo per le autorità e per i cittadini."
La folla non si esprimeva. Ogni persona presente nel giardino pareva essere rapita dal discorso. Nel silenzio più assoluto i boia strinsero le corde attorno al collo dei condannati.
"Ho accettato questo incarico - Esordì Zark con voce cavernosa e autoritaria - con molta riluttanza. So che imporre una dittatura militare ad un popolo libero è una scelta molto sofferta per un governatore saggio ed esperto come lo è il duca Vaneglin. Ma era necessario. La città stava soffrendo. Il seme della rivolta e dell'odio stava germogliando con sempre più vigore in quelle che credevamo essere le case della nostra salvezza. Il mio è stato un intervento duro, ma necessario."
Il boia scese dal patibolo e si avvicinò al meccanismo di apertura delle botole.
"Con l'esecuzione di oggi, il male che avvolge la città può diri definitivamente sconfitto. Una nuova era di serenità e di pace si aprirà. E Keremish ha bisogno di un nuovo regnante. Un leader potente e determinato, che sappia come tenere lontano da noi ogni ombra di preoccupazione. E' per questo motivo che, in accordo con il duca Vaneglin, abdico al mio ruolo di governatore temporaneo e conferisco in maniera permanente tutti i miei poteri alla qui presente nuova sovrana della città... Kalfyra!"
La folla esplose in un tripudio di gioia incontrollata, come se improvvisamente qualcuno avesse deciso di rilasciare nei loro corpi un fiume di adrenalina. Kalfyra si fece avanti fino alla balaustra, appoggiandosi con entrambe le mani al parapetto del balcone. La sua voce superò in maniera soprannaturale ogni grido di gioia.
"Vi ringrazio per la vostra calorosa accoglienza. Io non sono originaria di Keremish, come lo era il duca che mi ha preceduto. Ma saprò amarvi come miei figli. Nel giorno della mia incoronazione, vi donerò la più gloriosa delle esecuzioni. Oggi sarà giustiziata la Gran Sacerdotessa Bree, il capo della chiesa di Sinth, la responsabile delle menzogne che hanno avvelenato la vostra vita fino ad ora. Chiudendovi in voi stessi, la chiesa di Sinth voleva condurvi ad un destino di privazioni e castighi. Ma non abbiamo bisogno di loro! Non abbiamo bisogno di qualcuno che ci privi della nostra libertà!"
Attorno a Gordianus le persone iniziavano a dare segni di delirio puro. Si accalcavano una sull'altra, gridando fino allo svenimento, come possedute da passioni incontrollate. In mezzo alla massa delirante qualcuno era stato ferito. I corpi di molte persone si erano macchiati di sangue, ma la folla sembrava non esserne colpita... anzi, chi trovava del sengua sul proprio corpo dimostrava di esserne felice, orgoglioso, quasi estasiato. "A morte! A morte!" Avevano ripreso a gridare. Il boia azionò il meccanismo davanti agli sguardi impotenti degli avventurieri, feriti, disarmati, circondati e immersi nel delirio. Il corpo di Bree cadde pesantemente per più di un metro, il suo collo si spezzò come un ramo secco. Il suo ultimo sguardo fu di rassegnazione. Non contento di ciò, Golmore si fece strada sul patibolo, salì e con un colpo di falce le mozzò la testa, facendo cadere il resto del corpo pesantemente a terra. Quindi prese la testa di Bree afferrandola per i lunghi capelli biondi, e la lanciò tra gli spettatori festanti.
Il duca e Zark rientrarono. Gordianus si accorse che stava per accadere qualcosa ed avvisò i suoi amici gridando loro di approfittare del momento di distrazione per indietreggiare ed uscire dal cortile. Lasciando che la folla si accalcasse attorno ai cadaveri dei condannati, gli avventurieri si trovarono isolati davanti ai cancelli di uscita. Le guardie sembravano non notarli, tuttavia restavano al loro posto e se si fossero avvicinati ai cancelli li avrebbero fermati.
"Ho un incantesimo di porta dimesionale. - disse Krison - Possiamo passare i cancelli e teletrasportarci fuori."
"Bene, - rispose Lucian - ma facciamo in fretta!"
Il mezzelfo riusciva a distinguere cosa accadeva sul balcone. Kalfyra lasciò il piccolo Larshell da solo e rientrò nel palazzo. Larshell sollevò le mani al cielo. Uno stormo di gargoyle di lame si staccò dalle torri della fortezza vorticando verso il basso. Sarebbe stata una carneficina.
luglio 29, 2007
6.19 - Invito senza possibilità di rifiuto
Mentre Lucian e Kimar si intrufolavano per i vicoli di Keremish seguendo le tracce di Teg Maine e dei soldati che stavano trasportando la cassa dei tesori, il carro-prigione attraversava la via maestra della città circondata da un nutrito corpo di guardia e accompagnata a Golmore e dall'ufficiale vampiro, entrambi a cavallo.Molte delle persone esprimevano apertamente la propria opinione riguardo l'ennesima cattura di eversivi nei confronti della dittatura militare. Chi era a favore non risparmiava insulti nei confronti del regime oppressivo, e gridava che il Duca riprendesse il controllo di Keremish. Molti altri però esultavano per l'ennesimo successo dell'Ordine del Teschio Cremisi. Gordianus, Ivan e Krison (la cui cintura maledetta era stata confiscata con il resto dell'equipaggiamento) incrociavano gli sguardia volte rabbiosi a volte sfiduciati dei cittadini. Akramil sbuffava spazientito.
Il carro-prigione attraversò il lungo ponte e giunse alla fortezza ducale, laddove un compiaciuto Gruveth sembrava ansioso di sbatterli in cella.
"Con calma, Gruveth. - lo ammonì il generale - Il comandante vuole che assistano all'esecuzione di oggi." Gli avventurieri sapevano che Gruveth faceva parte delle Mantidi Assassine, e tentarono di smascherarlo muovendo accuse. Quello di cui non si erano ancora resi conto, era che le Mantidi Assassine erano complici della cospirazione e alleate dell'attuale potere. Furono spinti nel giardino interno del castello, dove un palco era già stato allestito per una impiccagione multipla. Cinque cappi da forca penzolavano da uno spalto, e una folla si accalcava attorno ad esso, incitando i boia ad entrare in scena.
Nel frattempo Kimar e Lucian avevano seguito Teg Maine attraverso uno dei traboule segreti ed erano finiti in un giardino nascosto che terminava su una scogliera a spiovente sul mare. Da lì era possibile vedere la fortezza, il porto ed uno splendido panorama... Ma non c'erano altre vie. Teg Maine si fermò sul bordo del precipizio, lasciandosi spettinare dalla brezza. Sollevò una mano ed iniziò a tracciare simboli magici nell'aria. Lucian e Kimar tentarono di memorizzarla, ma era troppo lunga. Al termine, una strada di ghiaccio si formò partendo dal bordo del giardino e scendendo a spirale verso il basso. Teg e le guardie spinsero la cassa sulla strada di ghiaccio e scesero velocemente. Non appena fu sicuro, Lucian e Kimar si sollevarono in volo per vedere fin dove scendeva la strada. Un muro illusorio proteggeva l'ingresso ad un covo segreto situato a metà strada tra il mare e la sommità della parete di roccia. La strada di ghiaccio terminava lì. Pian piano si sciolse e crollò già, finendo in mare, rendendo il passaggio di nuovo completamente invisibile.
"Forse abbiamo trovato il covo delle Mantidi Notturne! - Disse Lucian - Dobbiamo dirlo agli altri." Si sollevò in alto volando verso la fortezza, seguito dai poderosi colpi d'ala di Kimar.
Gli altri nel frattempo, circondati ognuno da quattro guardie armate di alabarda, assistevano silenziosi alla scena. Dietro di loro, Golmore si era sistemato a godere dell'esecuzione in programma. Furono fatti entrare cinque prigionieri, tra i quali c'era anche Bree, la custode del culto di Sinth. Gli altri quattro erano sue ancelle e servitori.
Appena Bree salì sul palco delle esecuzioni, la folla esplose in un boato delirante di approvazioni. Sembrava di essere circondati da invasati. "A morte! A morte!" Gridavano agitando i pugni in aria. C'erano nobili e contadini, artigiani e persone comuni. Tutti però sembravano rapiti dall'estasi del sangue, volevano solo vedere la morte, come bruciati da un odio ribollente che mai si era impossessato prima di loro. Le guardie lungo le mura non intervenivano, lasciavano che la folla scagliasse pietre e insulti sui prigionieri, tentando di fratturare loro qualche osso prima che fossero appesi per il collo. Sembrava che avessero ricevuto ordine di non intervenire se non fosse stato strettamente necessario.
Poi si udì un grido strozzato. Tutti guardarono verso l'alto. Sulle mura c'era un guardinal che afferrata una delle guardie la scagliava oltre i merli esterni, facendola precipitare per centinaia di metri fino in mare. Kimar! E sempre sulle mura apparve anche Lucian, che con precisi colpi di spada abbatteva un soldato dopo l'altro.
"Non dovevi farci scoprire!" Gridò il mezzelfo all'avoral. Ma Kimar non aveva saputo fare di meglio. Ed ora numerosi altri soldati uscivano dalle porte laterali della caserma per raggiungere gli intrusi sulle mura di cinta. Golmore si mosse in avanti, e notò che le guardie non avevano speranza contro il mezzelfo.
"Penso io a lui!" Disse, e puntò la sua mano in direzione di Lucian. Intrappolato da un sinistro incantesimo di charme, Lucian sentì l'incontrollabile desiderio di confrontarsi con il creepian, che lo invitava a scendere nel giardino interno. "Fatti sotto!" Lo intimava Golmore. "No, Lucian!" Gridò Kimar tentando di trattenerlo. Ma il mezzelfo fu più rapido e balzò giù dalle mura scagliandosi contro il mietitore con tutta la sua furia.
"E' il momento!" Disse Gordianus. Voltandosi verso una guardia la colpì con gli artigli e poi con il possente morso, liberandosene. Ma nonostante i suoi compagni tentassero di fare lo stesso, non erano muniti di armi naturali e le guardie sedarono facilmente i loro tentativi di fuga. Akramil fu colpito con il calcio di un'alabarda e stamazzò a terra. Anche Krison fu ridotto i fin di vita e dovette arrendersi. L'unico che sembrava inarrestabile era Lucian, che continuava a sferzare Golmore con rabbia. Ma il mietitore stava avendo la meglio: i colpi di tenebrosa oltre ad aprire profonde ferite sul corpo del ranger, lo indebolivano progressivamente privandolo di vigore e forza vitale. Kimar planò sulla folla tentando di attirare la falce su di sé, ma Golmore sapeva benissimo che Lucian avrebbe avuto la peggio contro la sua terribile arma.
Inaspettatamente, fu proprio il Duca a mettere fine ai combattimenti.
luglio 25, 2007
6.18 - Armi a terra
Fuori dalla Cattedrale, Lucian e Kimar osservavano l'evolversi degli eventi nascosti all'ingresso di uno dei traboule segreti che si apriva sulla piazza del sacrario. Una trentina di soldati dell'Ordine del Teschio Cremisi era schierato attorno ad una sontuosa carrozza trainata da sue sinistre bestie magiche: dei muscolosi cavalli a due teste le cui fauci ospitavano denti aguzzi e aghiformi. I soldati attendevano sull'attenti, alabarde sollevate, allineati lì attorno.
Golmore uscì dalla Cattedrale e scese lentamente la scalinata. Passò tra le file di mercenari fino a giungere presso la diligenza. Parlò con qualcuno attraverso lo sportello aperto. Né Lucian né Kimar riuscirono a distinguere con chi. Infine una scaletta metallica si estese da sotto lo sportello e Teg Maine ne uscì trascinandosi dietro il mantello nero.
I due salutarono qualcuno ancora all'interno, poi risalirono la scalinata, soffermandosi al di sotto delle imponenti statue di marmo bianco che delimitavano il sacrario, come se stessero attendendo qualcosa. O qualcuno. La carrozza trainata dai mostri si allontanò dalla piazza, non prima che uno dei due cavalli bicefali avesse strappato un braccio con un morso alla guardia più disattenta.
"Dobbiamo entrare in azione! - Disse Kimar - Hai sentito cosa dicono le persone? Un drago sta sfidando degli eversivi all'interno del tempio! I nostri amici sono in grave pericolo."
Lucian sapeva che se lì dentro ci fosse stato davvero un drago in grado di tener testa a Krisonna, Gordianus e Ivan, probabilmente rimanere fuori ad aspettare sarebbe stata la soluzione più saggia. Ma Kimar insisteva, e ad un certo punto suggerì qualcosa su cui anche il mezzelfo si trovò d'accordo: dovevano almeno scoprire cosa stava accadendo là dentro. E per farlo, sarebbero dovuti entrare.
"Non dalla porta principale... O dalla vetrata... - Propose Lucian lanciando un'occhiata al rosone centrale della chiesa, inesorabilmente sfondato - Entriamo dal retro. Ci sono numerosi ingressi che permettono l'accesso alla zona conventuale, dove si trovano le celle degli accoliti, la biblioteca e le altre strutture. Dovrebbero essere deserte e vista l'attenzione che il drago sta attirando sarà facile entrare senza essere visti."
Uscirono dal traboule e si infilarono tra la gente che, stretta ai margini della piazza, si affollava curiosa di quello che stava accadendo. Attraverso le vetrate policrome della cattedrale era possibile scorgere imponenti ali di drago che si sollevavano e si abbassavano. La folla sembrava nel contempo terrorizzata e attratta da uno spettacolo simile. Lucian e Kimar attraversarono la piazza senza essere notati da nessuno, e imboccarono una delle vie laterali al tempio. Poche centinaia di metri dopo si apriva sul muro dell'edificio un'apertura, all'interno della quale si trovava un portoncino in legno massiccio, naturalmente chiuso a chiave.
Kimar lanciò un silenzio sulla porta.
Senza emettere il minimo rumore, i due scardinarono il portincino con una spallata. La porta crollò all'interno, sollevando polvere ma senza che alcun suono si sollevasse. Entrarono, poi Lucian poggiò nuovamente l'anta al suo posto, in modo che nessuno si accorgesse che fosse stata divelta. Percorsero i corridoi deserti il più velocemente e silenziosamente possibile, finché non giunsero alla porta della sacrestia. Attraverso la stanza, guardando oltre la porta aperta sull'altro lato che dava sulla sala delle cerimonie, videro il drago. Un drago dalle scaglie perlacee con il ventre rosso sangue. La testa e il dorso erano percorsi da spine nere. "Arrendetevi! - tuonò, rivolto verso i quattro avventurieri che si trovavano di fronte a lui - Ve lo intimo per l'ultima volta. Se solleverete le spade contro di me, non avrò pietà di voi, nemmeno se mi supplicherete."
Gordianus guardò in direzione di Krisonna, che volteggiava invisibile da qualche parte nella stanza. Il drago comunque, era in grado di vederla. Il paladino gettò l'arma a terra. La maga tornò visibile e planò verso il pavimento. Akramil lasciò andare la pistola, Ivan si arrese. Le guardie si avvicinarono ai prigionieri e rimossero tutte le loro armi.
"Togliete loro anche i simboli sacri, le componenti degli incantesimi... e gli zaini." Suggerì il drago. Gordianus ruggì mentre le guardie timorose si avvicinavano a spogliarlo. Su suggerimento del loro comandante, tolsero loro ogni oggetto magico, lasciandoli senza armi, armature e equipaggiamento. "Apri quello scrigno." Ordinò il comandante a Gordianus, indicando lo scrigno metallico e levitante nel quale avevano riposto il tesoro della nave recuperato a Dunak Fird. I soldati gettarono nel forziere anche l'equipaggiamento rimosso ai prigionieri.
Il vampiro quindi tornò alla sua forma umana. Raccolse il mantello da terra e fece cenno ai soldati di portare i prigionieri fuori. "Muovetevi!" Ordinarono i soldati, spingendoli con le alabarde. I quattro prigionieri furono scortati fuori dalla sala, verso il sacrario.
"Hanno messo l'equipaggiamento in quella cassa... - Notò Lucian - Ma chi è quell'elfo dalla pelle nera?" Kimar scosse la testa. Le guardie abbandonarono la sala. Solo due di loro rimasero ai lati della porta. Lucian e Kimar si spostarono verso l'interno in modo da osservare senza essere visti. Videro Golmore e Teg Maine sorridere beffardamente mentre i prigionieri passavano davanti a loro. Un carro di trasporto per prigionieri li stava aspettando. Una specie di gabbia di robusto ferro montata su quattro ruote e trainata da due ronzini. "Nuovi prigionieri per la gora del riposo eterno!" Sghignazzò il vecchio cocchiere. Ma fu subito contraddetto dal generale vampiro: "No, questi prigionieri vanno portati alla fortezza ducale, la nostra signora ha un piano differente per loro. Assisteranno all'esecuzione di oggi. Ora vai."
Il carro si mosse scricchiolante.
Nel frattempo Teg Maine ed alcuni soldati si allontanavano spingendo il forziere metallico, ed imboccavano uno dei vicoli. Golmore e il generale salirono a cavallo e seguirono il carro dei prigionieri, assieme a tutte le altre guardie. "Voglio quattro soldati a guardia dell'ingresso, e turni di guardia ininterrotti lungo tutto il perimetro." Ordinò il vampiro prima di far schioccare le redini e allontanarsi.
"Dobbiamo uscire di qui prima che le guardie ci scoprano." Suggerì Lucian.
"E poi?" Domandò Kimar.
"E poi seguireno il forziere. Dobbiamo sapere dove lo stanno portando."
"Ma i nostri compagni sono in pericolo!" Esclamò l'avoral.
"Sappiamo dove li stanno portando... Il forziere invece no. Li raggiungeremo dopo." Concluse il mezzelfo, correndo indietro verso il portone che avevano sfondato. Con molti dubbi nel cuore, il guardinal lo seguì.
Golmore uscì dalla Cattedrale e scese lentamente la scalinata. Passò tra le file di mercenari fino a giungere presso la diligenza. Parlò con qualcuno attraverso lo sportello aperto. Né Lucian né Kimar riuscirono a distinguere con chi. Infine una scaletta metallica si estese da sotto lo sportello e Teg Maine ne uscì trascinandosi dietro il mantello nero.
I due salutarono qualcuno ancora all'interno, poi risalirono la scalinata, soffermandosi al di sotto delle imponenti statue di marmo bianco che delimitavano il sacrario, come se stessero attendendo qualcosa. O qualcuno. La carrozza trainata dai mostri si allontanò dalla piazza, non prima che uno dei due cavalli bicefali avesse strappato un braccio con un morso alla guardia più disattenta.
"Dobbiamo entrare in azione! - Disse Kimar - Hai sentito cosa dicono le persone? Un drago sta sfidando degli eversivi all'interno del tempio! I nostri amici sono in grave pericolo."
Lucian sapeva che se lì dentro ci fosse stato davvero un drago in grado di tener testa a Krisonna, Gordianus e Ivan, probabilmente rimanere fuori ad aspettare sarebbe stata la soluzione più saggia. Ma Kimar insisteva, e ad un certo punto suggerì qualcosa su cui anche il mezzelfo si trovò d'accordo: dovevano almeno scoprire cosa stava accadendo là dentro. E per farlo, sarebbero dovuti entrare.
"Non dalla porta principale... O dalla vetrata... - Propose Lucian lanciando un'occhiata al rosone centrale della chiesa, inesorabilmente sfondato - Entriamo dal retro. Ci sono numerosi ingressi che permettono l'accesso alla zona conventuale, dove si trovano le celle degli accoliti, la biblioteca e le altre strutture. Dovrebbero essere deserte e vista l'attenzione che il drago sta attirando sarà facile entrare senza essere visti."
Uscirono dal traboule e si infilarono tra la gente che, stretta ai margini della piazza, si affollava curiosa di quello che stava accadendo. Attraverso le vetrate policrome della cattedrale era possibile scorgere imponenti ali di drago che si sollevavano e si abbassavano. La folla sembrava nel contempo terrorizzata e attratta da uno spettacolo simile. Lucian e Kimar attraversarono la piazza senza essere notati da nessuno, e imboccarono una delle vie laterali al tempio. Poche centinaia di metri dopo si apriva sul muro dell'edificio un'apertura, all'interno della quale si trovava un portoncino in legno massiccio, naturalmente chiuso a chiave.
Kimar lanciò un silenzio sulla porta.
Senza emettere il minimo rumore, i due scardinarono il portincino con una spallata. La porta crollò all'interno, sollevando polvere ma senza che alcun suono si sollevasse. Entrarono, poi Lucian poggiò nuovamente l'anta al suo posto, in modo che nessuno si accorgesse che fosse stata divelta. Percorsero i corridoi deserti il più velocemente e silenziosamente possibile, finché non giunsero alla porta della sacrestia. Attraverso la stanza, guardando oltre la porta aperta sull'altro lato che dava sulla sala delle cerimonie, videro il drago. Un drago dalle scaglie perlacee con il ventre rosso sangue. La testa e il dorso erano percorsi da spine nere. "Arrendetevi! - tuonò, rivolto verso i quattro avventurieri che si trovavano di fronte a lui - Ve lo intimo per l'ultima volta. Se solleverete le spade contro di me, non avrò pietà di voi, nemmeno se mi supplicherete."
Gordianus guardò in direzione di Krisonna, che volteggiava invisibile da qualche parte nella stanza. Il drago comunque, era in grado di vederla. Il paladino gettò l'arma a terra. La maga tornò visibile e planò verso il pavimento. Akramil lasciò andare la pistola, Ivan si arrese. Le guardie si avvicinarono ai prigionieri e rimossero tutte le loro armi."Togliete loro anche i simboli sacri, le componenti degli incantesimi... e gli zaini." Suggerì il drago. Gordianus ruggì mentre le guardie timorose si avvicinavano a spogliarlo. Su suggerimento del loro comandante, tolsero loro ogni oggetto magico, lasciandoli senza armi, armature e equipaggiamento. "Apri quello scrigno." Ordinò il comandante a Gordianus, indicando lo scrigno metallico e levitante nel quale avevano riposto il tesoro della nave recuperato a Dunak Fird. I soldati gettarono nel forziere anche l'equipaggiamento rimosso ai prigionieri.
Il vampiro quindi tornò alla sua forma umana. Raccolse il mantello da terra e fece cenno ai soldati di portare i prigionieri fuori. "Muovetevi!" Ordinarono i soldati, spingendoli con le alabarde. I quattro prigionieri furono scortati fuori dalla sala, verso il sacrario.
"Hanno messo l'equipaggiamento in quella cassa... - Notò Lucian - Ma chi è quell'elfo dalla pelle nera?" Kimar scosse la testa. Le guardie abbandonarono la sala. Solo due di loro rimasero ai lati della porta. Lucian e Kimar si spostarono verso l'interno in modo da osservare senza essere visti. Videro Golmore e Teg Maine sorridere beffardamente mentre i prigionieri passavano davanti a loro. Un carro di trasporto per prigionieri li stava aspettando. Una specie di gabbia di robusto ferro montata su quattro ruote e trainata da due ronzini. "Nuovi prigionieri per la gora del riposo eterno!" Sghignazzò il vecchio cocchiere. Ma fu subito contraddetto dal generale vampiro: "No, questi prigionieri vanno portati alla fortezza ducale, la nostra signora ha un piano differente per loro. Assisteranno all'esecuzione di oggi. Ora vai."
Il carro si mosse scricchiolante.
Nel frattempo Teg Maine ed alcuni soldati si allontanavano spingendo il forziere metallico, ed imboccavano uno dei vicoli. Golmore e il generale salirono a cavallo e seguirono il carro dei prigionieri, assieme a tutte le altre guardie. "Voglio quattro soldati a guardia dell'ingresso, e turni di guardia ininterrotti lungo tutto il perimetro." Ordinò il vampiro prima di far schioccare le redini e allontanarsi.
"Dobbiamo uscire di qui prima che le guardie ci scoprano." Suggerì Lucian.
"E poi?" Domandò Kimar.
"E poi seguireno il forziere. Dobbiamo sapere dove lo stanno portando."
"Ma i nostri compagni sono in pericolo!" Esclamò l'avoral.
"Sappiamo dove li stanno portando... Il forziere invece no. Li raggiungeremo dopo." Concluse il mezzelfo, correndo indietro verso il portone che avevano sfondato. Con molti dubbi nel cuore, il guardinal lo seguì.
luglio 18, 2007
6.17 - La trappola
Raggiunsero con il teletrasporto la zona dei sotterranei del tempio, prima dell'igresso al complesso delle catacombe dove era stato rinvenuto lo Shard. Spingendo la cassa di metallo contenente il tesoro, salirono la scalinata ritrovandosi a precorrere i silenziosi corridoi del tempio. Quando giunsero di fronte alla grande sala delle cerimonie, si accorsero che era deserta.
La grande sala era una enorme stanza a cinque navate solcata da quattro file di imponenti colonnati. La statua della dea Sinth, placcata in oro e illuminata da luci danzanti perenni che si muovevano attorno all'altare, occupava l'abside alle spalle della zona cerimoniale. Là dove una volta erano disposte innumerevoli file di panche per assistere alle cerimonie, ultimamente erano stati disposti dei rifugi di emergenza per tutte le persone che avevano chiesto protezione al tempio durante il periodo di regime militare proclamato dal Duca.
Ma non c'era traccia né dei rifugiati, né dei sacerdoti. Forse la città era stata liberata? Era più facile che i militari avessero arrestato tutti. Mentre il gruppo avanzava nella stanza, una voce irruppe nel silenzio: "Fermi dove siete!"
Rompendo un incantesimo di illusione, una trentina di soldati dell'Ordine del Teschio Cremisi, l'attuale corpo militare di Keremish, comparve ai lati della stanza. Altre due dozzine di soldati uscirono dall'occultamento magico con le balestre puntate, dalle balconate nobiliari al primo piano. Golmore e uno degli ufficiali di Zark si fecero avanti, bloccando la grande porta d'ingresso.
"Gliel'avevo detto generale che tenere sott'occhio il tempio avrebbe infine condotto a dei risultati." Si compiacque il mietitore, avvolto in un insolito mantello nero. Il suo sguardo vuoto e soprannaturale, tipico dei Creepian, squadrava con disprezzo gli avventurieri caduti nella trappola. Il generale sorrise, mostrando i canini da vampiro.
Gli avventurieri sapevano che tra gli ufficiali dell'Ordine Cremisi c'era un vampiro. Lo avevano visto sottomettersi a Zark quando questi aveva reclamato il comando dell'ordine. Poi lo avevano incontrato ancora, presso le tende degli ufficiali nell'accampamento oltre le mura a est.
"Avvertirò personalmente il comandante Zark della cattura. Occupatevi voi dei prigionieri." Disse il Creepian, e tirandosi dietro il mantello nero varcò la piccola porta che conduceva al sacrario esterno. Il generale vampiro si fece subito avanti: "Deponete le armi, i simboli sacri e le componenti degli incantesimi... e non vi sarà fatto alcun male."
Krisonna stringeva nel pugno una pergamena di teletrasporto. Meglio la fuga che la resa. Iniziò a parlarne ad alta voce con gli altri. La discussione andava per le lunghe e nel frattempo tutti i balestrieri avevano capito di dover mirare alla maga, per crivellarla di dardi non appena avesse pronunciaro mezza parola magica. "Arrendetevi! - Gridò ancora il generale, spazientito. - Abbiamo previsto la vostra capacità di teletrasportarvi, ci state sottovalutando. La vostra unica via di salvezza è deporre le armi e consegnarvi."
Akramil era molto propenso ad assecondare il generale, ma Krisonna non volle saperne. Sollevò la pergamena e tentò di recitare la formula, ma in quell'istante dai suoi polmoni non uscì aria. Una decina di dardi le aveva trapassato il torace. Ivan e Gordianus sfoderarono le armi. Akramil, terrorizzato, estrasse la pistola.
"Uccideteli!" Tuonò il generale, restando in disparte.
Una marea di soldati si strinse addosso ai quattro avventurieri, caricandoli con le alabarde mentre dall'alto piovevano dardi di balestra. Krisonna, già ferita gravemente, diede precedenza ad incantesimi di protezione per evitare di essere colpita a morte. Dopo essersi avvolta di protezioni magiche, divenne invisibile. Ivan e Gordianus invece iniziarono a massacrare i soldati. Quasi ad ogni colpo di spada del paladino, uno di loro volava in aria sventrato o cadeva a terra ferito a morte. La lama del guerriero non era da meno, tranciando armature e carne nel medesimo istante. Akramil dal canto suo invocò l'oscurità su di sé, un trucchetto magico che tutti gli elfi scuri conoscevano. Nell'area di penombra magica i nemici avevano difficoltà ad intravederlo, mentre lui grazie alla sua vista soprannaturale, era in grado di distinguere le persone come fossero in piena luce. Fece fuoco con la sua pistola, uccidendo una delle guardie. Il soldato cadde a terra e l'elmo gli rotolò via dalla faccia. Era un giovane umano, probabilmente una recluta... ma il drow non aveva coscienza a riguardo.
Gordianus soffiò verso la balconata. Cristallizzati dal cono di freddo caustico una manciata di mercenari crollarono a terra morti. Uno di loro si ribaltò oltre la balaustra schiantandosi a terra con fragore. Krisonna, dall'alto, scagliava palle di fuoco sui soldati più distanti, incenerendoli.
"Basta!!! - Gridò il generale d'un tratto. - Tutto questo è solo uno spreco di buoni soldati, una inutile carneficina. Fatevi da parte. Penserò io a loro."
Così dicendo si tolse il mantello e lo gettò di lato. Sotto di esso indossava una imponente armatura completa forgiata con placche rosse come il sangue. Nessuna arma pendeva dalla sua cintura. Invece, i suoi guanti d'arme rivestivano le dita fino all'ultima falange, terminando con appuntiti artigli metallici neri. "Avanti... Fatevi sotto."
Ivan e Gordianus partirono in carica. Ma i colpi delle loro armi difficilmente riuscivano a penetrare la potente corazza scarlatta del vampiro. Allo stesso modo, le magie di Krisonna ed i proiettili sparati da Akramil non sembravano avere alcun effetto. Dopo aver subito un paio di devastanti colpi di spada da Ivan, il generale afferrò il guerriero in una morsa d'acciaio e sfoderati i canini glieli affondò nel collo. Lentamente la linfa vitale di Ivan scivolava via nelle fauci del vampiro. Gordianus e Krisonna tentarono di intervenire, ma il loro avversario sembrava in grado di deflettere gli attacchi e contemporaneamente tenere stretto il loro compagno. Poi Gordianus si gettò sul vampiro e tentò di fargli mollare la presa. In uno sforzo congiunto, Ivan si strappò di dosso le zanne dell'avversario e voltandosi di colpo assestò su di lui un poderoso fendente.
Il vampiro scivolò indietro inginocchiandosi.
"E va bene... Ho voluto giocare con voi per un po', ma evidentemente vi stavo sottovalutando. Adesso è il momento di fare sul serio. Se non vi arrenderete... morirete!"
La figura del generale iniziò a gonfiarsi e contorcersi, l'armatura si fuse con il suo corpo, il colore della sua pelle virò verso il bianco perlaceo, poi striature di rosso cadmio si estesero lungo il ventre mentre le dimensioni aumentavano e aumentavano. Infine, delle enormi ali si estesero dalla sua schiena, ali da pipistrello, ali da demone... ali da drago.
La grande sala era una enorme stanza a cinque navate solcata da quattro file di imponenti colonnati. La statua della dea Sinth, placcata in oro e illuminata da luci danzanti perenni che si muovevano attorno all'altare, occupava l'abside alle spalle della zona cerimoniale. Là dove una volta erano disposte innumerevoli file di panche per assistere alle cerimonie, ultimamente erano stati disposti dei rifugi di emergenza per tutte le persone che avevano chiesto protezione al tempio durante il periodo di regime militare proclamato dal Duca.
Ma non c'era traccia né dei rifugiati, né dei sacerdoti. Forse la città era stata liberata? Era più facile che i militari avessero arrestato tutti. Mentre il gruppo avanzava nella stanza, una voce irruppe nel silenzio: "Fermi dove siete!"
Rompendo un incantesimo di illusione, una trentina di soldati dell'Ordine del Teschio Cremisi, l'attuale corpo militare di Keremish, comparve ai lati della stanza. Altre due dozzine di soldati uscirono dall'occultamento magico con le balestre puntate, dalle balconate nobiliari al primo piano. Golmore e uno degli ufficiali di Zark si fecero avanti, bloccando la grande porta d'ingresso.
"Gliel'avevo detto generale che tenere sott'occhio il tempio avrebbe infine condotto a dei risultati." Si compiacque il mietitore, avvolto in un insolito mantello nero. Il suo sguardo vuoto e soprannaturale, tipico dei Creepian, squadrava con disprezzo gli avventurieri caduti nella trappola. Il generale sorrise, mostrando i canini da vampiro.
Gli avventurieri sapevano che tra gli ufficiali dell'Ordine Cremisi c'era un vampiro. Lo avevano visto sottomettersi a Zark quando questi aveva reclamato il comando dell'ordine. Poi lo avevano incontrato ancora, presso le tende degli ufficiali nell'accampamento oltre le mura a est.
"Avvertirò personalmente il comandante Zark della cattura. Occupatevi voi dei prigionieri." Disse il Creepian, e tirandosi dietro il mantello nero varcò la piccola porta che conduceva al sacrario esterno. Il generale vampiro si fece subito avanti: "Deponete le armi, i simboli sacri e le componenti degli incantesimi... e non vi sarà fatto alcun male."
Krisonna stringeva nel pugno una pergamena di teletrasporto. Meglio la fuga che la resa. Iniziò a parlarne ad alta voce con gli altri. La discussione andava per le lunghe e nel frattempo tutti i balestrieri avevano capito di dover mirare alla maga, per crivellarla di dardi non appena avesse pronunciaro mezza parola magica. "Arrendetevi! - Gridò ancora il generale, spazientito. - Abbiamo previsto la vostra capacità di teletrasportarvi, ci state sottovalutando. La vostra unica via di salvezza è deporre le armi e consegnarvi."
Akramil era molto propenso ad assecondare il generale, ma Krisonna non volle saperne. Sollevò la pergamena e tentò di recitare la formula, ma in quell'istante dai suoi polmoni non uscì aria. Una decina di dardi le aveva trapassato il torace. Ivan e Gordianus sfoderarono le armi. Akramil, terrorizzato, estrasse la pistola.
"Uccideteli!" Tuonò il generale, restando in disparte.
Una marea di soldati si strinse addosso ai quattro avventurieri, caricandoli con le alabarde mentre dall'alto piovevano dardi di balestra. Krisonna, già ferita gravemente, diede precedenza ad incantesimi di protezione per evitare di essere colpita a morte. Dopo essersi avvolta di protezioni magiche, divenne invisibile. Ivan e Gordianus invece iniziarono a massacrare i soldati. Quasi ad ogni colpo di spada del paladino, uno di loro volava in aria sventrato o cadeva a terra ferito a morte. La lama del guerriero non era da meno, tranciando armature e carne nel medesimo istante. Akramil dal canto suo invocò l'oscurità su di sé, un trucchetto magico che tutti gli elfi scuri conoscevano. Nell'area di penombra magica i nemici avevano difficoltà ad intravederlo, mentre lui grazie alla sua vista soprannaturale, era in grado di distinguere le persone come fossero in piena luce. Fece fuoco con la sua pistola, uccidendo una delle guardie. Il soldato cadde a terra e l'elmo gli rotolò via dalla faccia. Era un giovane umano, probabilmente una recluta... ma il drow non aveva coscienza a riguardo.
Gordianus soffiò verso la balconata. Cristallizzati dal cono di freddo caustico una manciata di mercenari crollarono a terra morti. Uno di loro si ribaltò oltre la balaustra schiantandosi a terra con fragore. Krisonna, dall'alto, scagliava palle di fuoco sui soldati più distanti, incenerendoli.
"Basta!!! - Gridò il generale d'un tratto. - Tutto questo è solo uno spreco di buoni soldati, una inutile carneficina. Fatevi da parte. Penserò io a loro."
Così dicendo si tolse il mantello e lo gettò di lato. Sotto di esso indossava una imponente armatura completa forgiata con placche rosse come il sangue. Nessuna arma pendeva dalla sua cintura. Invece, i suoi guanti d'arme rivestivano le dita fino all'ultima falange, terminando con appuntiti artigli metallici neri. "Avanti... Fatevi sotto."Ivan e Gordianus partirono in carica. Ma i colpi delle loro armi difficilmente riuscivano a penetrare la potente corazza scarlatta del vampiro. Allo stesso modo, le magie di Krisonna ed i proiettili sparati da Akramil non sembravano avere alcun effetto. Dopo aver subito un paio di devastanti colpi di spada da Ivan, il generale afferrò il guerriero in una morsa d'acciaio e sfoderati i canini glieli affondò nel collo. Lentamente la linfa vitale di Ivan scivolava via nelle fauci del vampiro. Gordianus e Krisonna tentarono di intervenire, ma il loro avversario sembrava in grado di deflettere gli attacchi e contemporaneamente tenere stretto il loro compagno. Poi Gordianus si gettò sul vampiro e tentò di fargli mollare la presa. In uno sforzo congiunto, Ivan si strappò di dosso le zanne dell'avversario e voltandosi di colpo assestò su di lui un poderoso fendente.
Il vampiro scivolò indietro inginocchiandosi.
"E va bene... Ho voluto giocare con voi per un po', ma evidentemente vi stavo sottovalutando. Adesso è il momento di fare sul serio. Se non vi arrenderete... morirete!"
La figura del generale iniziò a gonfiarsi e contorcersi, l'armatura si fuse con il suo corpo, il colore della sua pelle virò verso il bianco perlaceo, poi striature di rosso cadmio si estesero lungo il ventre mentre le dimensioni aumentavano e aumentavano. Infine, delle enormi ali si estesero dalla sua schiena, ali da pipistrello, ali da demone... ali da drago.
luglio 17, 2007
6.16 - L'angelo della rovina
Quando la luce si dissolse, tutti si aspettavano che l'angelo della vendetta si fosse dissolto nel nulla. Ma non era così. Il suo corpo era esploso, rilasciando d'un colpo tutta l'energia luminosa di cui era imbevuto. La sua grande spada e l'armatura erano crollati a terra. Ma qualcosa era rimasto in aria. Una figura devastata dall'esplosione, con lembi di pelle e carne che smembrati si allungavano nell'aria, avvolti da sangue rinsecchito e bruciato. Le ali si erano trasformate in ossa scheletriche avvolte da pelle lacerata. I bulbi oculari sembravano voler schizzare via dal cranio, i lineamenti facciali erano sfibrati e stracciati.Il mostro si lanciò su Ivan e Gordianus sferzandoli sia con gli artigli che con le ali.
La massa di carni spezzettante e decadenti che avvolgevano le ossa dell'angelo si spargevano nell'aria ad ogni movimento, quasi intossicando la zona attorno a lui. Le ferite che apriva sui corpi dei due avventurieri sembravano marcire a velocità accelerata, allargandosi e sanguinando ancora di più del previsto.
"Dobbiamo ucciderlo al più presto!" Gridò Ivan.
Gordianus non aveva intenzione di fare altrimenti. Lo attaccarono simultaneamente colpendolo con tutta la loro forza. Le ossa dell'angelo si frantumarono e la carne si lacerò definitivamente. L'essere emise un ultimo grido, poi roteò precipitando verso il suolo. Prima di toccare terra, il suo intero corpo si era dissolto nel nulla, lasciando cadere sulla cima della scogliera solo frattaglie e ossa marce.
"Dobbiamo tornare a Keremish." Disse Krisonna, mentre i suoi due compagni scendevano dal cielo. "Abbiamo esaurito le guarigioni magiche e le vostre condizioni richiedono assistenza."
"Keremish? - Chiese Akramil - Dov'è Keremish?"
"All'estremo sud del regno." Gli rispose Krisonna.
"Non sono mai stato così a sud..." Commentò l'elfo scuro.
Iniziarono ad ammassare il tesoro, con tutti gli oggetti. A parte un paio di scrigni contenenti oggetti preziosi il tesoro si era rivelato più che altro monete, tante monete... più di duecento chili di monete, senza considerare appunto gli oggetti. L'idea di Krisonna era di teletrasportare il tutto nel tempio di Sinth. Akramil e Gordianus sbirciarono tra gli oggetti e aprirono alcuni scrigni chiusi a chiave. In uno di essi, protetto da una trappola, c'era un amuleto di colore nero, pulsante di energia.
"Io creerò uno scrigno, per contenere tutto questo oro. Tu invia un messaggero magico all'accampamento dei ranger, per avvertirli di quanto è stato fatto. Scrivi che torneremo presto da loro, a ritirare le ricompense." Krisonna sollevò le mani e recitò alcune formule magiche, materializzando uno scrigno di ferro sufficientemente grande da poter essere riempito con tutto il tesoro.
Mentre Gordianus evocava un piccione messaggero da una Piuma di Quaal e gli consegnava un messaggio, i suoi compagni spalavano le monete da terra riempendo il contenitore. Il piccione sfrecciò tra gli alberi non appena il mezzodrago lo rilasciò.
"Come riusciremo a sollevarlo?" Domandò Ivan, guardando preoccupato la cassa piena. La maga recitò un'altra formula, e lanciò una levitazione sullo scrigno, che magicamente si sollevò da terra. "Adesso spingerla non sarà più un problema, il suo peso è completamente assorbito dalla magia."
Abbracciò i suoi compagni e si preparò a lanciare un teletrasporto. Qualche secondo dopo erano scomparsi, lasciando il freddo pungente di Dunak Fird per tornare di nuovo alle temperature miti di Keremish.
luglio 16, 2007
6.15 - L'angelo della vendetta
I giganti degli oceani trascinarono con zelo i corpi degli avventurieri rinvenuti negli abissi, poi raccolsero il tesoro della nave all'interno di una grossa tela di stoffa e trasportarono tutte le monete e le cose preziose fino alla cima della scogliera, dove gli avveturieri avevano sconfitto il Vasuthant.
"Quel mostro è tornato da dove era venuto, nel buio degli spazi siderali. Grazie per averlo messo in fuga, per averci liberati di questa preoccupazione."
Dopo aver pronunciato i ringraziamenti con fare solenne, il gigante spiccò un balzo in alto e mentre era ancora in aria le sue gambe si fusero tornando alla loro forma originale, una gigantesca coda da cetaceo. Atterrando sulla nave, la spaccò in due in un solo colpo, poi tornò per frantumarla a colpi di coda ed infine girò attorno al relitto finché il gorgo formatosi non ingoiò completamente ogni resto del veliero maledetto.
Akramil osservava la scena stupefatto dall'alto delle rocce coperte di muschio ghiacciato, mentre il sole si andava sollevando dall'orizzonte. Gli altri stavano già discutendo sul da farsi... riposare, partire subito, controllare il tesoro... Gordianus nel frattempo cercava di rompere il terreno ghiacciato usando la sua spada come fosse una piccozza. Sarebbe stato un lavoraccio scavare una buca sufficientemente grande da contenere tutti quei corpi.
"Manca almeno un corpo. - Fece notare Krisonna - E il pugnale cerimoniale che la chiesa di Sinth vuole recuperare." Indicò in mare aperto, quasi in direzione nord. "C'è la tana di una anguilla draconica laggiù, me l'hanno detto i giganti. L'anguilla veniva spesso verso la costa per nutrirsi degli zombi, potrebbe aver attaccato gli avventurieri. Nella sua tana dovremmo trovare il corpo mancante ed anche il pugnale, che probabilmente avevano recuperato."
"Dobbiamo riposare, prima. E mangiare qualcosa. - Disse Ivan - Io vado a cercare qualcosa da mettere sotto i denti." Si allontanò, entrando nel bosco di conifere. Krisonna si sedette sul ciglio della scogliera, mirando l'alba con Akramil, mentre Gordianus da solo si spaccava in due per scavare la buca.
Dopo una mezzora Ivan tornò trasportando in spalla i corpi di due giovani cervi. Ammucchiò della legna, vi conficcò nel mezzo la sua spada e pronunciò le parole magiche. La lama fiammeggiante si accese incendiando la legna. In pochi minuti il fuoco era grande abbastanza da mettere a cuocere la carne di cervo. Ne mangiarono tutti a sazietà, scaldandosi attorno al falò mentre la temperatura saliva leggermente, rimanendo comunque diversi gradi sotto zero. Poi Krisonna si mise in meditazione, cercando di recuperare le forze. Gordianus e Ivan si sdraiarono attorno al fuoco, Akramil li imitò.
Videro in alto qualcosa, una specie di piccolo vascello libran governato da esseri scheletrici dalla pelle gialla. Il vascello ruotò nel cielo e si infilò tra le pareti verticali del fiordo.
"Cosa erano?" Domandò Ivan.
"Non lo so, - rispose Akramil - ma ho già sentito la loro lingua prima di adesso."
Stavano per riprendere sonno, quando si accorsero che qualcosa si precipitava giù dal cielo azzurro verso di loro, a gran velocità. Destarono Krisonna dalla meditazione giusto in tempo. La misteriosa meteora atterrò a tutta velocità al limitar del bosco, emettendo un boato e sollevando pietrisco e polvere fino a diversi metri di altezza. Una delle sequoie crollò, danneggiata dall'impatto, emettendo una specie di grido di agonia.
"...Finalmente..." Disse una voce, mentre una figura umanoide alta quasi tre metri emergeva dalla nube di polvere. "Siete stati saggi a nascondervi in una zona sotto l'influsso di Melpheron... I miei incantesimi di divinazione non erano in grado di individuarvi... finché non avete lasciato Keremish..."
Lo riconobbero immediatamente: l'angelo giustiziere che era a guardia dello Shard. Shard che avevano violato, attirando su loro la vendetta del guardiano.
"Stai indietro tu, elfo scuro! - Intimò ad Akramil prima di estrarre l'enorme spadone a due mani - Non ho nessun conto in sospeso con te. Ma quando avrò sconfitto loro... La mia missione sarà finalmente giunta al termine."
Detto questo, si lanciò ad ali spalancate contro Gordianus, colpendolo con tutta la sua forza. Il mezzodrago resistette e rispose con altrettanta forza. Ivan si unì al combattimento ed entrambi inflissero pesanti ferite al loro avversario. Quando sembrava che l'angelo fosse stremato, con un colpo di ali si sollevò in cielo, lontano dalla portata delle armi degli avventurieri.
Krisonna subito incantò i suoi alleati per permettere loro di librarsi in volo, ma l'agelo era indubbiamente più veloce di quanto l'incantesimo permettesse a Ivan di muoversi. Il giustiziere curò parte delle sue ferite, quindi turbinò indietro scontrandosi con il guerriero a mezz'aria. Mentre i colpi di spada si susseguivano, Gordianus raggiunse il compagno ed in due ruppero definitivamente la difesa dell'angelo, infliggendogli il colpo di grazia.
Un'esplosione di luce illuminò il cielo.
"Quel mostro è tornato da dove era venuto, nel buio degli spazi siderali. Grazie per averlo messo in fuga, per averci liberati di questa preoccupazione."
Dopo aver pronunciato i ringraziamenti con fare solenne, il gigante spiccò un balzo in alto e mentre era ancora in aria le sue gambe si fusero tornando alla loro forma originale, una gigantesca coda da cetaceo. Atterrando sulla nave, la spaccò in due in un solo colpo, poi tornò per frantumarla a colpi di coda ed infine girò attorno al relitto finché il gorgo formatosi non ingoiò completamente ogni resto del veliero maledetto.
Akramil osservava la scena stupefatto dall'alto delle rocce coperte di muschio ghiacciato, mentre il sole si andava sollevando dall'orizzonte. Gli altri stavano già discutendo sul da farsi... riposare, partire subito, controllare il tesoro... Gordianus nel frattempo cercava di rompere il terreno ghiacciato usando la sua spada come fosse una piccozza. Sarebbe stato un lavoraccio scavare una buca sufficientemente grande da contenere tutti quei corpi.
"Manca almeno un corpo. - Fece notare Krisonna - E il pugnale cerimoniale che la chiesa di Sinth vuole recuperare." Indicò in mare aperto, quasi in direzione nord. "C'è la tana di una anguilla draconica laggiù, me l'hanno detto i giganti. L'anguilla veniva spesso verso la costa per nutrirsi degli zombi, potrebbe aver attaccato gli avventurieri. Nella sua tana dovremmo trovare il corpo mancante ed anche il pugnale, che probabilmente avevano recuperato."
"Dobbiamo riposare, prima. E mangiare qualcosa. - Disse Ivan - Io vado a cercare qualcosa da mettere sotto i denti." Si allontanò, entrando nel bosco di conifere. Krisonna si sedette sul ciglio della scogliera, mirando l'alba con Akramil, mentre Gordianus da solo si spaccava in due per scavare la buca.
Dopo una mezzora Ivan tornò trasportando in spalla i corpi di due giovani cervi. Ammucchiò della legna, vi conficcò nel mezzo la sua spada e pronunciò le parole magiche. La lama fiammeggiante si accese incendiando la legna. In pochi minuti il fuoco era grande abbastanza da mettere a cuocere la carne di cervo. Ne mangiarono tutti a sazietà, scaldandosi attorno al falò mentre la temperatura saliva leggermente, rimanendo comunque diversi gradi sotto zero. Poi Krisonna si mise in meditazione, cercando di recuperare le forze. Gordianus e Ivan si sdraiarono attorno al fuoco, Akramil li imitò.
Videro in alto qualcosa, una specie di piccolo vascello libran governato da esseri scheletrici dalla pelle gialla. Il vascello ruotò nel cielo e si infilò tra le pareti verticali del fiordo."Cosa erano?" Domandò Ivan.
"Non lo so, - rispose Akramil - ma ho già sentito la loro lingua prima di adesso."
Stavano per riprendere sonno, quando si accorsero che qualcosa si precipitava giù dal cielo azzurro verso di loro, a gran velocità. Destarono Krisonna dalla meditazione giusto in tempo. La misteriosa meteora atterrò a tutta velocità al limitar del bosco, emettendo un boato e sollevando pietrisco e polvere fino a diversi metri di altezza. Una delle sequoie crollò, danneggiata dall'impatto, emettendo una specie di grido di agonia.
"...Finalmente..." Disse una voce, mentre una figura umanoide alta quasi tre metri emergeva dalla nube di polvere. "Siete stati saggi a nascondervi in una zona sotto l'influsso di Melpheron... I miei incantesimi di divinazione non erano in grado di individuarvi... finché non avete lasciato Keremish..."
Lo riconobbero immediatamente: l'angelo giustiziere che era a guardia dello Shard. Shard che avevano violato, attirando su loro la vendetta del guardiano.
"Stai indietro tu, elfo scuro! - Intimò ad Akramil prima di estrarre l'enorme spadone a due mani - Non ho nessun conto in sospeso con te. Ma quando avrò sconfitto loro... La mia missione sarà finalmente giunta al termine."
Detto questo, si lanciò ad ali spalancate contro Gordianus, colpendolo con tutta la sua forza. Il mezzodrago resistette e rispose con altrettanta forza. Ivan si unì al combattimento ed entrambi inflissero pesanti ferite al loro avversario. Quando sembrava che l'angelo fosse stremato, con un colpo di ali si sollevò in cielo, lontano dalla portata delle armi degli avventurieri.
Krisonna subito incantò i suoi alleati per permettere loro di librarsi in volo, ma l'agelo era indubbiamente più veloce di quanto l'incantesimo permettesse a Ivan di muoversi. Il giustiziere curò parte delle sue ferite, quindi turbinò indietro scontrandosi con il guerriero a mezz'aria. Mentre i colpi di spada si susseguivano, Gordianus raggiunse il compagno ed in due ruppero definitivamente la difesa dell'angelo, infliggendogli il colpo di grazia.
Un'esplosione di luce illuminò il cielo.
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