aprile 07, 2007

5.03 - Il Bastone della Vita

Dopo un lampo, una sensazione di freddo improvviso ed un brivido, l'intero gruppo si trovò teletrasportato ad un passo dalla Cattedrale di Lame. O almeno così avrebbe dovuto essere, perché si trovarono d'un tratto avvolti da una fitta vegetazione, da una cappa di umidità mostruosa e da un caldo soffocante. Doveva trovarsi nel mezzo del deserto dorato, e invece sembrava di essere comparsi in una giungla tropicale.
"Seguitemi - Disse Mara - dobbiamo raggiungere la radura del bastone."
Si incamminarono nella foresta.
"Quando l'emissario cadde, ormai mezzo secolo fa, la Cattedrale morì con lui. Gli avventurieri da ogni parte del continente si precipitarono nell'edificio per depredarlo di ogni ricchezza. Molti perirono a causa delle trappole ancora attive e delle creature che non avevano abbandonato la loro casa tanto velocemente quanto avevano previsto. Nel giro di pochi mesi, comunque, l'edificio era stato completamente esplorato e ripulito da ogni cosa che potesse essere rivenduta per un prezzo."
Mara continuava a raccontare mentre la spedizione procedeva verso ovest. La vegetazione si aprì più volte rivelando la sagoma nera e imponente della Cattedrale di Lame, avvolta tra le nebbie e circondata dalla foresta, una struttura in pietra nera e metallo contorto che si sollevava dal suolo per oltre un centinaio di metri di altezza... colossale e grottesca allo stesso tempo.
"Anche io esplorai questa zona allora. Ma tornai anche più in là, quando questa foresta iniziò ad espandersi attorno alla Cattedrale. Un cerchio di druidi si stabilì qui e decise di porre fine alle esplorazioni, all'avidità e alle morti per avventatezza. Immersero la Cattedrale in una fitta foresta che impedì per decenni a chiunque di raggiungere la fortezza che si elevava nel suo cuore."
Giunsero ad una radura. La nebbia sembrava non voler entrare in quel luogo, e piccoli gruppi di piante verdi avevano dato alla luce cespugli di fiori. Al centro della radura era conficcato un bastone, dalla punta ritorta, di legno nodoso.
"E come mai adesso si può di nuovo raggiungere la Cattedrale?"
Mara si avvicinò lentamente al centro della radura. Un silenzio soprannaturale sembrava aleggiare in quel posto. Nemmeno i versi degli animali o il frusciare delle fronde sembravano raggiungerlo.
"Perché i druidi sono stati tutti sterminati. Dal primo all'ultimo. Dai nuovi inquilini della Cattedrale, meno di un anno fa. Tutto ciò che resta di loro è questo bastone, il Bastone della Vita, che nel contempo è l'unico artefice della presenza della foresta, ora che il cerchio è stato distrutto."
Mentre si avvicinavano, dal bastone sembrò emanarsi una strana aura di magia, come un condensato di potere dalla consistenza fumosa. Una voce risuonò nell'aria: "Voi chi siete?"
Una figura evanescente prese forma di fronte al grupo, proprio sopra il bastone, che restava saldamente conficcato in terra. Sembrava l'immagine di un umanoide, avvolto in lunghe vesti verdi e nere, con fluenti capelli neri, un falcetto in mano, occhi bianchi come quelli di un cadavere e pelle di un pallore lunare.
"Si tratta di un'emanazione del bastone stesso. - spiegò Mara - Non è uno spirito, è solo un'illusione creata dal bastone per interagire con noi. Possiamo parlare con lui e chiedergli di esserci di aiuto nella nostra ricerca."
Così domandarono al bastone quale fosse il modo migliore per introdursi nella Cattedrale. A quanto pareva, la struttura presentava diversi ingressi su diversi livelli. Al livello del terreno quello più opportuno sembrava essere una cripta i cui livelli sotterranei conducevano all'interno della Cattedrale.
"Cercate tre colonne in una distesa di pietre e morte, loro le chiamano i tre fondatori. Cercatele. Alle loro spalle giace l'ingresso della cripta. Dovrete farvi strada con la forza, alla fine del condotto troverete l'ingresso per la dimora dell'emissario."
La figura evanescente si dissolse. Krisonna avrebbe voluto portare via il bastone, ma Mara la avvertì che il bastone poteva essere impugnato solo da un druido, e che sradicandolo da terra l'intera foresta sarebbe scomparsa in brevissimo tempo, destando attenzioni non desiderabili.

aprile 01, 2007

5.02 - La cassa d'acciaio

Prima di dirigersi al borgo della seta, il quartiere nobile di Keremish, gli avventurieri si fermarono da Bree, alla Cattedrale della Dea Madre.
La Custode del Culto li accolse non appena terminò di celebrare le onoranze funebri per i soldati ed i ladri morti durante l'assalto al covo segreto dei Pugnali di Cristallo. Era facile distinguere le casse da morto che racchiudevano il corpo di uno dei ladri da quelle che conservavano il corpo di una delle guardie: le prime, molto essenziali, vennero rapidamente caricate su un carro, una sull'altra, per essere scaricate senza alcuna cerimonia aggiuntiva nella fossa comune. Se anche avessero avuto dei parenti in vita, non si sarebbero mai presentati al funerale, per paura di essere coinvolti. Le casse delle guardie invece avevano ognuna una carrozza ad attenderle, e a chi non poteva permettersela il Duca stesso aveva fornito il denaro. Ghirlandate con corone di fiori, sarebbero state portate al cimitero, per essere sepolte sotto una lapide con il nome del defunto ben leggibile.

"In cosa posso aiutarvi, stavolta?" Chiese Bree.
Lucian iniziò un lungo riassunto che metteva Bree al corrente di ogni dettaglio delle indagini svolte dagli avventurieri fino ad ora. Il ranger le parlò del fatto che la gilda dei Pugnali di Cristallo era interessata a mantenere l'ordine mentre le Mantidi Notturne volevano in qualche modo dominare la città.
"C'è una differenza tra le due Gilde, - spiegava il mezzelfo - i Pugnali di Cristallo hanno interesse che Keremish resti esattamente com'é, le Mantidi Notturne vogliono sovvertire l'ordine attuale e creare condizioni ancora più favorevoli per i loro loschi affari. Occorrerà fare una scelta, prima o poi."
La sacerdotessa non si lasciò turbare: "La Gran Sacerdotessa non ritiene che sia ancora giunto il momento delle scelte forzate. La Chiesa di Sinth propone la sua terza via: cambiare Keremish in meglio, una città dove le gilde criminali non esistano. Che i loro affari rispettino la buona etica o che siano spregevoli, restano comunque dei ladri. Chi ruba per fame non è meno ladro di chi ruba per avidità, sebbene le motivazioni del primo siano più condivisibili."
Infine chiesero di Milos.
"Le sue condizioni sono stabili - Riferì Bree - Non poteva essere altrimenti, visto il suo caso."

Si diressero da Carden, presso la torre della Gilda Arcana. Lucian la disturbò durante una lezione con alcuni giovani apprendisti, per chiedere della cassa di metallo che Teg Maine si era fatto recapitare. Carden non impiegò molto a capire di cosa si trattasse, soprattutto visto che il ranger aveva con sé alcune informazioni fornitegli a riguardo dai Pugnali di Cristallo.
"Il corpo di Gamnan... l'emissario di Melpheron che cinquant'anni fa tentò di conquistare parte del continente a sud di Keremish. Forse Teg Maine vuole resuscitarlo. Sarebbe un potente alleato."
"Ma ci sarebbero due emissari." Constatò Lucian.
"No. - Spiegò la maga - Anche se Gamnan resuscitasse, l'emissario è unico ed è già all'opera. Gamnan potrebbe aiutarlo nel portare a termine i suoi piani di terrore, ma resterebbe solo uno dei tanti suoi servitori."
Carden spiegò che Gamnan era il responsabile della genesi della Cattedrale di Lame nel deserto dorato. Quando Gamnan fu sconfitto, la cattedrale morì assieme a lui. "Una struttura imponente, ma oramai è solo un ammasso inerte di pietra e metallo. Molti avventurieri l'hanno esplorata in questi decenni, depredando il possibile e liberandola da gran parte dei mostri che la infestavano. Ormai da tempo è considerata solo una colossale costruzione in rovina, anche se è possibile che sia stata scelta come dimora da creature giunte successivamente alla sua caduta."

All'apice della giornata, il gruppo attivò il meccanismo segreto presso una delle piazze del quartiere nobile e si inoltrò nel traboule che conduceva a Piazza Padella. Lì aspettarono per ore. Calò la notte e cominciavano a pensare che i due membri dei Pugnali di Cristallo ancora liberi avrebbero potuto non passare di lì per giorni. Ma nel bel mezzo della notte, il passaggio segreto si aprì ancora ed entrarono Adranth e Mara. Ivan, Krisonna e Lucian avevano già fatto la conoscenza della mezzelfa. Adranth invece era un umano dall'aspetto molto sicuro di sé, che sembrava essere riuscito ad unire le sue capacità da ladro con il culto della Dea Madre. Indossava vesti leggere da ladro, un simbolo sacro, una strana lama la lancio e diverse borse per gli arnesi da scasso. Fu lui a parlare, Mara se ne restava taciturna in disparte.
"Una nave è salpata per la costa sud del deserto dorato. Teg Maine e la cassa contenente i resti di Gamnan erano a bordo. Questo può significare solo una cosa: la cassa è stata inutile allo scopo per cui l'avevano trasportata fin qui. La stanno riportando alla Cattedrale di Lame."
Il piano di Adranth era quello di rendere pan per focaccia alle Mantidi Notturne. Se avessero scoperto cosa stava accadendo alla Cattedrale, avrebbero avuto la possibilità di guastare i loro piani o, al limite, di ricattare la gilda avversaria affinché le informazioni non si diffondessero. Mara sarebbe andata alla Cattedrale. Era già stata lì, avrebbe potuto utilizzare un teletrasporto. Adranth avrebbe tentato di trovare un modo per salvare i prigionieri.
Gli avventurieri decisero di seguire Mara.

marzo 31, 2007

5.01 - Gli ultimi due Pugnali

Le giornate si allungano, il sole inizia a riscaldare le strade di Keremish, per troppo tempo spazzate dal vento e dalla pioggia delle stagioni fredde. I roseti sanguinari che infestano la città, in fiore, donano una strana atmosfera di bellezza alle strade, come se bellezza e terrore si potessero fondere insieme in una pianta e scaldare i cuori dei cittadini con il rosso dei loro petali ricordando loro nel contempo dei pericoli di questi giorni. Con il tempo i Mercenari del Teschio Cremisi sono divenuti quasi di casa. Molte nuove reclute sono giovani abitanti della città che colgono l'occasione di essere utili per la città e garantirsi un futuro. Molti altri ormai frequentano le locande e le taverne della città con disinvoltura, hanno amici e conoscenti, e magari anche compagni e compagne tra la gente di Keremish.
In un giorno in cui c'è un motivo in più per la cittadinanza di essere felice, Ivan, Lucian e Krisonna si ritrovano ai tavoli della locanda del Pollo Aviario a guardarsi preoccupati negli occhi. A quanto pare, con un'ultima fulminante azione, i mercenari hanno arrestato quanti ancora rimanevano liberi della Gilda dei Pugnali di Cristallo. Tutti i prigionieri si trovano ora detenuti nelle carceri delle caserme del palazzo ducale.

Circa venti giorni prima, proprio Ivan, Lucian e Krisonna, accettando un discutibile accordo con Teg Maine, avevano accettato di recuperare una pesante cassa metallica da una nave mercantile al porto per portarla al campo base dell'ordine. Ma a metà strada, nella notte, erano stati fermati da una mezzelfa dai capelli bianchi e dalla pelle pallida come la luna. Gli abiti erano quelli tipici di un ladro, aveva strani tatuaggi sulle braccia ed un sottile stocco al fianco. Li minacciò di dare a lei la cassa, in quanto inviata dai Pugnali di Cristallo per impedire che cadesse nelle mani delle Mantidi Notturne, delle quali Teg Maine faceva parte. Dopo alcune brevi e inutili discussioni, i tre avevano accettato. In qualche modo era in effetti controproducente aiutare uno dei loro nemici a venire in possesso di qualcosa che poteva aiutarlo nei suoi folli piani. La mezzelfa, che disse di chiamarsi Mara, scomparve recitando un teletrasporto, portando con sé la cassa di metallo. Adesso tutti e tre gli avventurieri avevano il dubbio che fosse stato proprio quell'evento a scatenare la catena di conseguenze che aveva portato all'arresto dell'intera Gilda.

Non c'era modo migliore per averne conferma che andare a parlare direttamente con i prigionieri. Si diressero alla fortezza del duca. Appena attraversato il ponte, furono fermati da alcuni soldati della Guardia Cittadina che li accompagnarono nei sotterranei dove incontrarono per l'ennesima volta Gruveth, il carceriere e torturatore della fortezza. Gli avventurieri sapevano che Gruveth faceva anche lui parte delle Mantidi Notturne, ma non avevano prove in proposito.
"Siamo qui per visitare i prigionieri della gilda dei Pugnali di Cristallo" Chiesero.
"Ci sono solo due motivi per i quali un gruppo di avventurieri visita dei prigionieri: sono loro amici o sono loro nemici. Qual'è la vostra motivazione?"
Ivan era tentato di rispondere ancora una volta che i loro affari erano loro e basta, ma Gruveth avrebbe potuto negare loro l'autorizzazione necessaria per la visita, quindi si trattenne.
"Alcune indagini che stiamo conducendo necessitano di informazioni che forse i Pugnali di Cristallo sono in grado di darci." Gli rispose Lucian. Gruveth sorrise divertito. "E' una bella scusa, - poi si rivolse alla guardia - lasciali passare, ma sorvegliateli mentre interrogano i prigionieri."

Le guardie accompagnarono i tre avventurieri giù per le scale che conducevano alle celle. Mentre ricordavano agli ospiti le regole da seguire, Ivan e Lucian si ricordarono di essere già fuggiti da queste prigioni, più di un anno fa, utilizzando lo scarico dei rifiuti, come suggerito loro da Gelden. Arrivarono di fronte alle celle dove erano stati rinchiusi i membri della Gilda. Anche Shiwen Lynn e Valesid erano state catturate. Probabilmente nessuno sospettava che quella gracile e pallida ragazza che ora se ne stava seduta in un angolo respirando a fatica fosse in realtà un drago d'argento, ma avrebbero potuto scoprirlo da un momento all'altro. Shiwen disse loro di parlare con il loro capo, nella cella accanto.
Il nome della ragazza che guidava la gilda dei Pugnali di Cristallo era ancora un mistero. La donna non sembrava affatto piegata dalla prigionia, gli occhi neri ed i capelli lunghi le davano un aspetto rispettoso e nonostante avessero vestito ogni prigioniero con la stessa sudicia tunica, era evidente che gli avventurieri stessero parlando con il capo.
"Due di noi sono sfuggiti alla cattura. - Disse loro la ragazza - Si tratta di Adranth e Mara. Erano in missione e devono aver intuito quello che stava accadendo. Se volete aiutarci ad uscire di qui, contattateli. Staranno già escogitando qualcosa."
Poi indicò loro come accedere ad uno dei tanti traboule segreti della città, per giungere presso Piazza Padella, un angusto piazzale circondato dai palazzi che poteva essere un ottimo punto di incontro.
"Attendeteli lì. Prima o poi si faranno vivi."

marzo 17, 2007

4.18 - Il furto

Gli avventurieri stavano lasciando il campo, e si avvicinavano alle tende dei soldati per recuperare il loro bardo. Ma si accorsero che qualcos'altro di straordinario stava accadendo, oltre al concerto improvvisato di mastro Antallen. Delle guardie del perimetro correvano ad avvisare gli ufficiali e richiamavano i mercenari all'ordine. Il fermento si concentrava alle porte della città.
"Che succede?" Chiese Lucian ad un soldato che stava correndo sul posto.
"Un furto, alla torre dei maghi!" Rispose.
Un presentimento terribile colse tutti gli avventurieri. L'artefatto era stato rubato.

Attorno alla sede della Gilda Arcana, la torre di oltre dieci piani che svettava oltre le mura ovest della città e nei sotterranei della quale avevano riposto il Teschio Cremisi e l'elsa della lama ritenuta l'artefatto di Melpheron, la folla si era già radunata copiosamente.
La guardia cittadina faceva il possibile per impedire ai curiosi di avvicinarsi troppo o entrare. Le finestre di tutte le case attorno erano colme di cittadini che volevano l'esclusiva sulla notizia del giorno.
"Indietro! State indietro!" Ripeteva senza sosta il capitano, a cavallo.
"Cosa è successo, capitano?" Domandò Krisonna giungendo al perimetro della zona delle indagini.
"Qualcuno si è introdotto nella torre e ha rubato un oggetto dai sotterranei. Sembra che ci sia una vittima, uno dei responsabili della gilda, Milos."
Milos! Stava ricevendo visite l'ultima volta che gli avventurieri erano stati alla torre. Forse il colpevole era tra quella gente che aspettava fuori alla sua porta... o forse era già nello studio. Cercarono di spiegare al capitano che forse il furto li riguardava, ma il soldato fu inflessibile. Stavano portando fuori il corpo di Milos ed esaminando le stanze in cerca di prove, non avrebbero fatto passare nessuno.
Alcuni soldati condussero verso una carrozza una brandina sulla quale era steso un lenzuolo bianco, per impedire di vedere la salma. Forse si trattava di Milos. Gli avventurieri si avvicinarono e scorsero il corpo del mago nel momento in cui veniva issato sui sedili: sembrava paralizzato nell'atto di lanciare un incantesimo. Forse non era morto, forse era solo vittima di una potente magia.
"Dove lo state portando?"
"Alla Cattedrale della Dea Madre, forse là sapranno come rianimarlo."
Non potevano entrare con lui nella diligenza, ma non era vietato seguire la carrozza. Si diressero al tempio di Sinth ed arrivarono giusto in tempo prima che le ancelle di Bree chiudessero le porte delle sale interne. La Custode del Culto aveva già esaminato il corpo di Milos, e stabilito che il mago era ancora vivo. Purtroppo la sitazione non era rosea: era stato espulso dal continuo temporale, per lui il tempo era stato fermato.
"Si tratta di un potente incantesimo noto come Stasi temporale. Nessuno è più in grado di lanciarlo... non dopo il cataclisma che separò Thesis dal resto del multiverso. - Bree fece cenno alle ancelle di ricoprire il corpo di Milos - Chi ha lanciato questo incantesimo deve averlo rinvenuto in qualche antica pergamena. Non possiamo fare nulla per lui, occorre un potere troppo grande, che nessuno possiede più, ormai."
Bree spiegò loro che la Gran Sacerdotessa avrebbe potuto trovare una soluzione. Nel frattempo, Milos sarebbe stato al sicuro, in una delle sale interne del tempio.

Tornarono alla torre della Gilda Arcana, e scoprirono che la folla si era dissolta. Erano rimaste solo alcune guardie cittadine, affiancate come di consueto da un numero equivalente di mercenari, che pattugliavano la zona per evitare disordini.
"La Gilda Arcana è ancora chiusa." Disse loro un apprendista.
"Siamo i proprietari di ciò che è stato rubato." Riferì Krisonna.
Fu loro concesso di entrare e di indagare. Lucian esaminò con attenzione la stanza di Milos e trovò delle tracce di sangue. Stranamente, il sangue non si trovava vicino al luogo dove era stato trovato paralizzato il vecchio mago, ma dalla parte opposta della scrivania. Raccolse le gocce di sangue secco con un lembo di stoffa. Nella stanza non era possibile trovare altro: troppe persone erano entrate ed avevano cancellato ogni traccia di quanto era accaduto.
Tornarono all'ingresso e chiesero se ci fosse qualche arcanista al quale porre delle domande.
L'apprendista scosse la testa. A quanto pareva il responsabile incaricato alle relazioni con il pubblico era Milos. In sua sostituzione, Lobas ne faceva le veci. Ma Lobas non era in sede, e sua figlia Carden aveva appena lasciato la torre.
"E che ne è di Kemper, lo studioso di fenomeni soprannaturali? - Domandò Lucian, ricordandosi dell'arcanista che aveva mostrato loro il gorgo dimensionale che si era aperto su Keremish - Lui è in sede?"
L'apprendista annuì. Accompagnò il gruppo su per le rampe di scale fino al penultimo piano della torre. Bussarono alla porta dello studio/osservatorio di Kemper e Lumino, il suo famiglio spiritello dalle ali di scarabeo, aprì la porta. Il mago stava disegnando diagrammi su una carta astronomica, in cerca di chissà quali flussi. Non appena vide entrare qualche faccia conosciuta, si sollevò dal tavolo di lavoro e dimostrò tutta la sua ospitalità.
"Non vi si vede da molto tempo! - Disse - O forse sono io che sto sempre chiuso dentro il mio laboratorio... Quali buone notizie portate?"
Spiegarono dell'artefatto, che era stato chiuso da Lobas in uno dei loculi segreti nel sotterraneo della torre, e che era stato rubato. Kemper aveva sentito delle voci riguardo il furto, ma non aveva riflettuto sul fatto che potesse trattarsi proprio del Teschio Cremisi.
"Il ladro doveva essere un esperto incantatore. Si è introdotto nella stanza di Milos e lo ha colpito con quell'incantesimo... poi ha attivato il passaggio segreto ed è sceso nelle fondamenta dove in qualche modo deve essere riuscito ad aprire il loculo..."
"Ma come è possibile? - Chiese Krisonna - Quello scomparto si sarebbe aperto solo con l'imposizione di una delle nostre mani! Così ci aveva assicurato Lobas!"
"Forse un mutaforma, un doppelganger... - ipotizzò Kemper - Qualcuno molto bravo, al punto di essere capace di riprodurre addirittura la forma delle vostre mani."
"Whisper..." Sussurrò Lucian. Poi il ranger tirò fuori dalla tasca il campione di sangue. "Abbiamo un indizio del colpevole. Cosa si può fare con un campione di questo sangue?"
Kemper scosse la testa. Non esisteva analisi magica in grado di associare un campione di sangue ad un volto. Non ora, con Keremish inghiottita in un fenomeno soprannaturale che rendeva così difficile lanciare incantesimi di divinazione.
"Lei ha creato un clone di se stesso... lo tiene nell'armadio..." Rifletté Lucian.
"Sì... ho comperato quella pergamena spendendo numerose monete d'oro..." Aggiunse il mago.
"Sarebbe in grado di creare un clone della persona in questione, partendo dal sangue?"
Kemper aggrottò le sopracciglia pensoso. Il clone avrebbe avuto le stesse sembianze dell'origianale, ma sarebbe stato privo di vita fintanto che l'originale avesse vissuto. Avrebbero potuto crearlo e poi distruggerlo, solo per scoprire di chi era quel sangue.
"Procuratemi la pergamena, ed io creerò il clone."

marzo 12, 2007

4.17 - Mercenari e patti segreti

Il campo base dell'Ordine del Teschio Cremisi cominciava ad assumere le connotazioni di un accampamento stabile, al di fuori delle mura ad ovest della città. Sul perimetro erano stati costruiti dei posti di guardia al coperto utilizzando materiale di fortuna, le tende erano sempre più circondate da casse di alimenti e utensili che servivano per la costruzione di ponti, tavoli, fucine, cucine, strutture per l'addestramento delle nuove reclute. I soldati cominciavano ad essere di casa a Keremish, li si vedeva sempre più spesso nelle taverne ad ascoltare la musica o a brindare per l'ultimo criminale messo in cella, e molti giovani si erano arruolati nell'ordine mercenario sedotti dai successi dell'ordine.

"Vorremmo parlare con Zark." Chiese Krisonna ad uno dei soldati di guardia. Il soldato chiese di attendere mentre un altro mercenario andava a chiedere informazioni sulla possibilità di incontrare l'ufficiale comandante. Tornò dopo pochi minuti e fece strada al gruppo di avventurieri fino al circolo delle tende degli ufficiali. Ai tempi della loro ultima visita il circolo era già formato da una dozzina di tede, ma solo tre di queste erano occupate: quella di Zark, quella di Teg Maine e quella di un'altro membro di spicco dell'ordine (a quanto pareva un vampiro, ma era raro vederlo in giro... soprattutto di giorno). Adesso sembrava che le tende occupate fossero aumentate. Quella di Zark era stata sostituita con quella del comandante dell'ordine, ed era iù grande e più prestigiosa delle altre.
"Lei è il grande Antallen Refis, vero? - Chiese uno dei soldati al bardo del gruppo - Ci sarebbero moltissimi soldati che vorrebbero incontrarla dal vivo... ci onorerebbe di una visita nelle tende della truppa?" Naturalmente il lybran non si negò. Decise che gli altri potevano procedere con i loro noiosi battibecchi con Zark anche da soli, mentre lui li avrebbe attesi presso le tende dei soldati, suonando qualcosa per i mercenari più giovani.
Gordianus intanto continuava a far uso della sua capacità di individuare il male... senza successo.

Zark uscì dalla sua tenda indossando una corazza di cuoio borchiato di ottima fattura. La metà del suo volto sfigurata da una bruciatura era in parte nascosta dalla barba bianca e finemente curata che si era fatto crescere, mentre il cranio era stato rasato a zero. Anche se ora dimostrava decisamente l'età che aveva, era chiaro che il cambio di aspetto gli permetteva di ispirare un maggiore carisma eun'aria di maggiore esperienza, doti assai utili quando si è al comando di un plotone di mercenari.
"Siete voi... i traditori." Esordì.
"Traditori?" Intervenne Lucian.
"Siete coloro che si sono arruolati nell'ordine e poi hanno cospirato alle sue spalle il giorno stesso. Come dovrei chiamarvi?"
Lucian stava per ribattere nuovamente, ma Krisonna lo fermò con un cenno della mano.
"Non siamo qui per discutere su eventi passati, ma per scambiare informazioni."
"Ho saputo delle vostre ultime imprese... - Le disse Zark - Le notizie viaggiano veloci. Avete addirittura ucciso un lich, devo congratularmi con voi per il successo della missione."
"E come procede invece la vostra caccia alle gilde di ladri che infestano la città?" Domandò Lucian con astuzia. Ma Zark non sembrava affatto turbato dalla domanda, anzi un moto di orgoglio accompagnò il resoconto delle imprese dell'Ordine in quella crociata:
"Di bene in meglio. Abbiamo completamente distrutto una delle due gilde maggiori, quella dei Pugnali di Cristallo. I pochi di loro che non sono morti o non marciscono nelle segrete del palazzo ducale stanno cercando di sfuggirci nascondendosi nell'ombra dei quartieri più poveri, ma li stiamo stanando uno ad uno."
"...e le Mantidi Notturne?" Incalzò il ranger. Zark sembrò sorpreso che conoscessero il nome di quella gilda. "Stiamo cercando il loro covo. - Rispose - Siamo vicini al successo."
"Avremmo delle informazioni importanti a riguardo. - Riferì Krisonna. - Non potremmo parlarne lontani da orecchie indiscrete?"
Zark allontanò con un gesto le guardie che erano rimaste a scortare gli avventurieri.

"Sappiamo che uno dei vostri ufficiali è colluso con la gilda delle Mantidi Notturne." Rivelò Krisonna. Zark restò in silenzio per qualche secondo, inespressivo. Poi scrollò le spalle con noncuranza. "Se anche questa non fosse una notizia a nostra conoscenza, sappiate che l'Ordine del Teschio Cremisi sa fronteggiare con decisione anche le minacce che provengono dal suo interno. Vi ringrazio per l'avvertimento, ma non c'è nulla che sfugga al nostro controllo."
"E possiamo interrogare Teg Maine?" Chiese diretto e sprezzante il mezzodrago paladino.
"Non vedo perché dovrei negarvi questa possibilità. Ma non gli ordinerò di sottoporsi ad un interrogatorio, se non vorrà interloquire con voi, sarà libero di rifiutare."

Si diressero verso la tenda di Teg Maine. Musica di festa proveniva dalle tende della truppa. Un gran numero di soldati accorreva per assistere al piccolo spettacolo che Antallen aveva improvvisato. Il bardo stava suonando e cantando di battaglie, di soldati, di imprese eroiche. I soldati danzavano e cantavano a squarciagola brindando alla loro vita da mercenari.
Quando gli avventurieri giunsero alla tenda di Teg Maine, trovarono uno dei nuovi ufficiali a salutarli con uno sguardo gelido. Una ragazza terosiana, dalla pelle olivastra e dagli occhi chiari, il cui sguardo era sottolineato da linee di colore nero come era usanza nella sua terra. Indossava pochi abiti nonostante l'aria dell'ultimo inverno fosse ancora fredda, e lunghi monili le pendavano al collo. Li seguì con gli occhi mentre entravano nella tenda dell'ufficiale da interrogare.
Teg Maine stava seduto sul suo letto di pelliccia e stoffe pregiate, ma si alzò in piedi quando gli avventurieri entrarono. "Avevo capito che eravate voi dalle vostre voci." Disse, versandosi del vino da una caraffa d'argento.
Gordianus, Krisonna e Lucian tentarono di provocarlo, ma il mercenario sembrava non rispondere alle loro accuse. Non sembrava nemmeno infastidito. Forse però avrebbero potuto utilizzare il suo doppio gioco a loro favore.
"Perché non ci riveli dove si nascondono le Mantidi Notturne?"
"Potrei farlo... - Ipotizzò Teg Maine - Ma non senza ottenere qualcosa in cambio."
"E cosa vorresti, in cambio?"
"Un favore. Credete di poterlo fare?"
"Dipende dal favore." Rispose Lucian, che già sospettava ci fosse qualcosa di losco sotto.
"C'è una nave che approderà al porto di Keremish durante la notte. Trasporterà un carico che devo ritirare, ma non posso farlo di persona: in quel momento sarò a corte, dal Duca, convocato assieme agli altri ufficiali. Ho bisogno di qualcuno che ritiri per me quel carico, nel modo più discreto possibile. Fatelo, ed io vi rivelerò l'esatta locazione del covo delle Mantidi Notturne."

marzo 07, 2007

4.16 - Golem o non golem

Trascorsa da pochi giorni la ricorrenza delle Gemme Invernali, per la quale la chiesa di Sinth celebra speciali funzioni, la custode del culto Bree poteva finalmente concedersi un periodo di tempo ordinario (sempre che non fosse spuntato un altro lich nei dintorni).
Gli avventurieri si recarono da lei per chiedere nuove e più aggiornate informazioni riguardo la missione nei sotterranei del tempio. La custode li fece accomodare all'interno della sala consacrata.
"La Cattedrale della Dea Madre fu costruita decine di anni fa sui resti di quello che era un antico luogo di culto dedicato a divinità della magia. Dopo il cataclisma, la dea Sinth ha preso il posto di qualsiasi divinità su Thesis, e Keremish si stava espandendo di nuovo, la città aveva bisogno di un tempio dedicato alla dama di luce. Quando esplorammo i sotterranei del vecchio santuario, trovammo un labirinto di cunicoli protetto da incantesimi che non eravamo più in grado di riprodurre. Allora decidemmo di sigillare quei cunicoli e di porvi dei golem di guardia, per impedire ai nostri fedeli di scendere ma anche per impedire a qualsiasi cosa di salire."
La storia delle linee di flusso magiche, dei santuari, la separazione planare e il sacrificio di Sinth erano tutte storie che il gruppo aveva già sentito da Lobas e da Kemper, alla Gilda Arcana. Bree consigliò agli avventurieri di recarsi da Gelb Rothblau, un esperto costruttore di golem che viveva nel quartiere nobile della città. Krisonna c'era già stata, ma decisero di tornare da lui per porgli ulteriori domande.

Gelb venne loro incontro sul viale della sua casa, costeggiato da pini e sorvegliato da golem che fungevano da serrature, comunicatori e guardiani. Il mago, dai capelli scompigliati e dall'aria bizzarra, pretese di essere pagato dieci monete d'oro per la sua consulenza.
"Sì... ricordo quel lavoro, fui pagato profumatamente e produssi dei golem che sono tra i migliori mai creati dalle mie vecchie mani. Dei Mekal, se non sbaglio. Sono dei costrutti molto efficienti, possiedono arti multipli e armi di luce... quasi nessun punto debole."
"Non hanno un comando di emergenza per essere disattivati?" Chiese Krisonna.
"No... solitamente si disattivano su comando del creatore o della persona che viene indicata loro come padrone. Ma è evidente che stiamo parlando di golem malfunzionanti."
"Cosa può aver generato la malfunzione?"
"Probabilmente quel sotterraneo è zeppo di incantesimi protettivi. Qualcosa deve aver influenzato i golem, magari oltrepassando i loro ordini e spingendoli ad attaccare qualsiasi cosa si avvicini loro... non lo so con certezza..."

Il gruppo si riunì nella piazza poco fuori la villa di Gelb per discutere il da farsi. Golem di quel tipo, Mekal, sembravano al di sopra delle loro possibilità.
"Io suggerirei di parlare con il nostro amico Teg Maine." Disse Gordianus.
"E cosa facciamo? Andiamo là, nel campo dell'ordine del Teschio Cremisi, e lo accusiamo?" Gli rispose Ivan. Ma Lucian fece notare che Gordianus è un paladino. Forse la loro parola contro quella di un mercenario avrebbe avuto qualche valore.
"Senza prove è inutile." Asserì Krisonna.
"Andiamo a procurarcele!" Consigliò il mezzodrago. Gli altri annuirono. In fondo, era improbabile che Zark negasse loro di parlare con uno dei suoi ufficiali, non aveva motivo di rifiutarsi.
Si avviarono in direzione della porta ovest della città, nel pomeriggio di fine inverno.

marzo 06, 2007

4.15 - Essedreel bipolare

Indecisi sul da farsi, dopo aver concluso poco o niente durante la spedizione notturna nel cimitero, gli avventurieri lasciano passare qualche giorno prima di rimettersi al lavoro. D'altro canto, è stata una giornata devastante quella trascorsa: un lich, una tomba profanata ed uno scontro con le Mantidi Notturne.
Nei giorni a seguire le voci delle loro gesta si diffondono per Keremish. La chiesa di Sinth inizia la costruzione del santuario dedicato ai ventotto caduti, lungo la strada mercantile ovest. Antallen compone qualche ballata sulla battaglia e grazie alle sue canzoni vecchie e nuove riesce a riempire quasi ogni sera la locanda del Pollo Aviario, guadagnando abbastanza monete d'oro da garantire vitto e alloggio gratuito per tutti i suoi compagni. La notorietà del bardo attira nuovi clienti e l'oste diventa un suo grande amico. Non c'è sera che il lybran non allieti la bevuta di birra degli avventori con una drammatica melodia sulle guerre antiche, o con una romantica romanza riguardo gli amori disperati di una dama chiusa in una torre lontana. Ben presto il volto del bardo è su decine di manifesti che coprono le mura cittadine, e sempre più amanti della musica e delle poesie fanno visita al Pollo Aviario per conoscere il maestro Antallen Refis in persona.

Una sera di quelle, mentre Antallen firmava autografi a adolescenti in delirio, gli avventurieri si erano riuniti per decidere cosa fare. La missione che sembrava più redditizia e più semplice era dare una mano alla chiesa di Sinth con quel malfunzionamento di golem, nel sotterraneo del tempio. Prima però si diressero alla Gilda Arcana, per saperne di più riguardo le armi in essedreel bipolare che i maghi avrebbero dovuto creare grazie al nihilium e alle formule di Pollas.

Il piano terra della torre, come al solito, era gremito di persone. Il numero degli avventurieri a Keremish aumentava di giorno in giorno, di pari passo con la durata delle albe e dei tramonti ed in perfetta sincronia con il crescere dei guai in città. Si fecero strada fino al bancone e chiesero di Milos.
"Siamo spiacenti, Milos sta ricevendo visite e a quanto pare è molto occupato." La commessa indicò in direzione dello studio del responsabile delle relazioni con il pubblico: la porta era chiusa e una discreta folla di persone spazientite aspettava appena proprio lì di fronte.
"Possiamo parlare con qualcun altro? Chi è il responsabile economico qui dentro?" Chiese Lucian.
"Lobas Derdensku, ma attualmente è in missione ufficiale per conto della Gilda. - Rispose la commessa. - Potete parlare con Carden, è nella sua stanza, al secondo piano."
Salirono da Carden. La maga stava leggendo alcuni vecchi testi riguardanti linee di flusso magiche, mentre un famiglio coniglio gironzolava per la stanza ammucchiando le scartoffie. Non appena li riconobbe, li fece entrare... e chiuse la porta che aveva lasciato aperta.
"Come procede la vostra missione sull'isola di Wabbekee?" Domandò lei.
"E' in una fase di... stallo." Disse Krisonna.
"Ma abbiamo recuperato il materiale per la creazione dell'essedreel bipolare. Pensavamo che le armi fossero state già create." Aggiunse Lucian. Nel frattempo il coniglio famiglio stava servendo del thé a tutti gli ospiti.
"Credo che siano già state create infatti. - Asserì Carden - Avete chiesto giù alla bottega?"
Ivan e Gordianus scensero a controllare mentre gli altri finivano il thé. Le armi erano già in vendita e premettevano di incastonare più di un cristallo elementale dello stesso tipo sulla stessa arma. Il paladino ordinò uno spadone a due mani in essedreel bipolare a cinque enervature, quindi attesero gli altri e si diressero verso il tempio di Sinth.

febbraio 23, 2007

4.14 - Il tempo di fuggire

Il riflesso soprannaturale che scivolava serpentino su ogni lastra di marmo che fosse in grado di riflettere la luce della luna, d'improvviso, si fermò. Ed un'esplosione di schegge di vetro investì in pieno il volto di Gordianus. Da una delle foto sulla lapide più vicina la strega degli specchi lanciò il suo attacco, quindi rientrò nella duo-dimensione e si spostò altrove, prima che Ivan potesse colpirla. Quando Gordianus sollevò la spada per difendersi da un altro attacco, si accorse di uno sguardo maligno che lo osservava dall'interno della lama stessa. Il braccio nero e nodoso della strega fuoriuscì di colpo dal riflesso sulla sua arma e strinse i suoi artigli attorno al collo del paladino, cominciando a stringere... stringere...
"Gordianus!" Gridò Ivan, che aveva timore di colpire il mezzodrago e non osava vibrare il colpo contro la strega.

Nel frattempo Lucian e Antallen si trovavano circondati da ladri delle mantidi notturne. Il ranger vorticò le spade abbattendo un paio di nemici, Antallen attaccò le figure agili che gli roteavano attorno, ma la sua abilità con lo stocco non era al pari di quella del mezzelfo. Lucian vide con la coda dell'occhio arrivare una Palla di fuoco. Le fiamme esplosero trasformando la notte in un inferno. Il ranger era riuscito a coprirsi con il corpo di uno dei suoi avversari, mentre Antallen era balzato veloce dietro una delle tombe. Teg Maine apparve all'orizzonte, con una serie di balzi incredibili si proiettò da una tomba all'altra e giunse a pochi metri dagli intrusi. Sfoderando dardi dal nulla, scagliò una raffica di letali proiettili contro di loro. I dardi si incendiarono in aria illuminando per un attimo il Campo dei Morti e tracciando scie di luce nell'aria. Esplosero contro il ranger ed il bardo, e Antallen cadde a terra privo di sensi.
"Non sono avversari da due soldi. - Stabilì ad alta voce lo stregone a capo della riunione, che aveva appena lanciato la Palla di fuoco. - Portate via i vostri uomini. Io mi occuperò di loro, e vi darò il tempo di allontanarvi." Così dicendo si sollevò in aria, sorretto da due enormi ali piumate color pece, che spuntarono dalla sua schiena quasi per magia. Tag Maine rinfoderò nella carne i suoi pugnali, e le Mantidi Notturne scomparvero veloci e silenziosi come falene. Subito Lucian afferrò il corpo di Antallen e si diresse verso la cappella più alta nei dintorni. Poggiò il bardo ad uno dei muri e lo curò, in modo da fargli riprendere i sensi.

Gordianus sfoderò i denti aguzzi da mezzodrago ed azzannò il braccio che lo stringeva. La Strega degli specchi rientrò nel riflesso della spada e scivolò di nuovo via, attraverso le superfici lucide degli stemmi, dei marmi e delle vetrate del cimitero. Il paladino gonfiò la gola e si preparò a soffiare. Quando vide che l'ombra della creatura si fermava sul vetro di una lanterna sprigionò il suo cono di gelo. I vetri della lanterna si frantumarono e la strega venne scagliata fuori dal suo involucro bidimensionale. Un essere spaventoso, dalle sembianze umanoidi di una vecchia ossuta e completamente coperta di schegge di vetro che ne laceravano le carni. Il mostro gridò di terrore e subito la spada di Ivan la colpì così forte da scagliarla tra i marmi alle sue spalle. In un attimo si gettò nuovamente in una delle vetrate ed emettendo un gemito sinistro e prolungato scomparve.

Lo stregone alato stava tenendo Lucian e Antallen sulla difensiva, bersagliandoli con incantesimi a distanza e mantenendosi troppo in alto per essere raggiunto. Krisonna raggiunse i due compagni ed insieme si rifugiarono in un trucco della corda. Lo stregone ne approfittò per lanciare su di sé svariate protezioni magiche, quindi dissolse la protezione degli avventurieri e riprese ad attaccarli. Gordianus e Ivan giunsero giusto in tempo per distrarlo ed attirare qualche Palla di Fuoco su se stessi, quindi il mezzo drago prese lo stocco volante di Krisonna e decollò verso il nemico. Utilizzando le cariche dell'anello dell'ariete colpì lo stregone con tale forza da farlo schiantare a terra, dove Ivan poteva raggiungerlo e devastarlo a colpi di spada. Lo scontro proseguì per qualche minuto, ma non appena l'incantatore si accorse che i suoi alleati avevano avuto tempo a sufficienza per fuggire, lanciò su di sé un teletrasporto e scomparve senza lasciare traccia.
Il bilancio dell'incursione non era dei più soddisfacenti... nessun criminale catturato, nessuna nuova informazione fondamentale, nessun piano sventato. Gli avventurieri rinfoderarono le armi e tornarono in città.

febbraio 20, 2007

4.13 - Ospiti non attesi

Antallen suonava con passione e ispirazione. La sua musica sembrava fermarsi nell'aria odorosa e umida della locanda e danzare con i profumi ed il sussurrìo dei tavoli. Il bardo muoveva le dita velocemente, come formiche su di un ramo, e i suoi occhi rimanevano chiusi, la mente rapita dalla melodia. Quando fermava la musica, intonava una strofa. Il pubblico seguiva i suoi racconti con attenzione, smettendo di parlare per un attimo e posando sul tavolo i boccali. Il lybran cantava di luoghi lontani, di cieli azzurri e luminosi, di navi volanti e di città sospese in aria. Poi poggiava nuovamente le dita sulle corde e dal chitarrino un accompagnamento delizioso si levava ad esaltare la sua voce.
Per il tempo che durò l'esibizione, sembrava di essere tornati indietro, ai tempi in cui Keremish non respirava ed era una cittadina allegra e vivace. I giorni erano lunghi e luminosi, le strade piene di vita, i vicoli offrivano scorci caratteristici e i mercanti amavano fermarsi in città per godere della vista del porto dalle finestre delle locande.

Krisonna, Gordianus e Ivan entrarono al Pollo Aviario quando l'esibizione del loro vecchio amico volgeva al termine. Con lo sguardo notarono che Guasco e Piria stavano appalaudendo, e il mercante non si lasciò scappare l'occasione di complimentarsi di persona con il maestro e di allungargli un paio di monete d'oro, segno di apprezzamento. Quando Antallen scese dal piccolo palco di legno, l'oste gli si avvicinò dondolando. Nascose una coscia di pollo nella tasca del suo sudicio camice, e ne estrasse una quindicina di monete d'oro, unte ma decisamente appetibili.
"Complimenti, mastro Refis! Il pubblico è rimasto incantato, e la mia sala non si riempiva così da almeno un anno!" Il corpulento padrone della locanda esplose in una fragorosa risata.
"La ringrazio, messere. Anche io mi sono premurato di omaggiarvi con un piccolo dono, per ringraziarvi della vostra ospitalità!" E così dicendo estrasse una piccola ghirlanda dorata. L'oste la afferrò e la mise in tasca. La stessa dove teneva la coscia di pollo. Poi si esibì in un inchino sgraziato e tornò al suo lavoro.
"Antallen! Quanto tempo!" Il bardo salutò tutti e si sedettero ad uno dei tavoli. Gli amici lo aggiornarono su quanto stava accadendo in città. Antallen era partito per un lungo giro della regione, e al suo ritorno le cose sembravano decisamente peggiorate.
"Abbiamo un appuntamento, fra qualche ora... - Riferì Krisonna - Una congrega di streghe. Si troveranno al cimitero. Vieni con noi?"

La notte era calata, finalmente. Avvicinandosi al cimitero, si accorsero che uomini dai volti coperti con un mantello grigio vagavano nei pressi del perimetro del Campo. Le guardie cittadine pattugliavano l'alta cancellata, e ogni tanto era possibile imbattersi anche in qualche mercenario del Teschio Cremisi. Trovarono un punto lontano da sguardi indiscreti, e oltrepassarono le inferriate. Lucian li raggiunse giusto in quel momento. Si accorsero però di avere nel gruppo due guerrieri in armatura pesante, che ad ogni passo emettevano rumori metallici al pari di un golem arrugginito. Così, Lucian e Antallen andarono avanti da soli.
Scivolarono fra le tombe fino a raggiungere una delle colline sulle quali sorgeva la maggiorparte delle tombe del Campo dei Morti. Lucian si accorse di numerose presenze che si muovevano furtivamente nell'ombra: ladri. Era evidente che anche le Mantidi Notturne erano state invitate. Si nascosero nel buio ed avanzarono facendo attenzione a non essere visti. Giunsero fino ad un centinaio di metri da un ampio anfiteatro di pietra, la tomba dei Wandermaster. Si trattava di una famiglia di grandi oratori e politici, che avevano costruito un'arena di pietra semicircolare di fronte all'ingresso della cripta di famiglia, per commemorarne l'onore. Spesso l'anfiteatro veniva utilizzato per le cerimonie funebri dai sacerdoti di Sinth, ma quella notte sarebbe stato testimone di un altro tipo di evento.
Tre figure misteriose erano riunite al centro dell'anfiteatro. Attorno al perimetro, nascosti all'ombra delle tombe, c'erano molti altri ladri. Una delle tre figure sembrava essere l'incantatore visto da Lucian nel vicolo dei gatti. Un altro era avvolto da un mantello grigio, proprio come tutti gli altri suoi compagni, ma evidentemente doveva avere un ruolo di comando. La terza figura era a dir poco grottesca, una creatura umanoide dalle forme vagamente femminili, con la pelle rugosa e bluastra, e due piccole corna nere che le spuntavano dalla fronte.
Poi si udì un rumore sospetto da alcune tombe a ovest. Si trattava di Krisonna, che aveva tentato di raggiungere i compagni dopo essere stata avvisata con un messaggio magico da Antallen. Il bardo subito tentò di sviare i ladri producendo un suono fantasma altrove, il miagolìo di un gatto. Ma non sembravano essere interessati ai gatti.
Fortunatamente la maga aveva già provveduto a lanciare trucco della corda e a nascondersi in un piccolo spazio extradimensionale. Anche Lucian e Antallen tentarono di nascondersi, ma non ci riuscirono. Tre Mantidi Notturne emersero dall'oscurità alle loro spalle. Lucian si voltò di scatto e con una rapida successione di colpi eliminò i due ladri che aveva attorno, ma non riuscì ad avvertire in tempo il bardo, che si ritrovò una gelida lama conficcata tra le scapole. Antallen gridò di dolore, e il suo grido giunse alle orecchie di Ivan e Gordianus, che stavano attendendo lontani. I loro amici erano stati scoperti. Ormai agire di sotterfugio era inutile.

"La nostra riunione dovrà essere rimandata! - disse il mago agli altri due complici - Chiunque sia, uccideteli." La creatura notturna in un attimo scomparve. Il capo delle Mantidi Notturne invece stese le braccia, e la carne dei due avambracci si squarciò facendo uscire due coltelli acuminati che scivolarono velocemente tra le sue dita. Lucian aveva già visto quel trucco: Teg Maine! Assieme al bardo iniziarono a correre via, il più lontano possibile da quel posto. Ma i ladri li avevano praticamente già circondati.
Nel frattempo Ivan e Gordianus correvano tra le lapidi nel tentativo di raggiungere i loro amici prima che fosse troppo tardi. Un riflesso scivolò tra i marmi lucidi illuminati dalla luna. Qualcosa di soprannaturale. La Strega degli Specchi.

febbraio 17, 2007

4.12 - Riposa in pace

La piccola Lepel si sollevò in punta di piedi e pose la sua mano su una lastra metallica a lato della porta della tomba della famiglia Burroughs. La pesante porta di pietra si sollevò e scivolò di lato, non appena il meccanismo riconobbe il tocco della guardiana del cimitero.
Lucian, Ivan, Gordianus, Krisonna e Azalorn videro di fronte a loro una lugubre scalinata di pietra scendere nel buio. Strano modo di ammazzare il tempo prima di sera... infilarsi in una cripta che era stata profanata per investigare su cosa fosse successo. Secondo Lepel qualcuno aveva officiato un rito magico, ed un qualche tipo di passaggio dimensionale era stato aperto... il che era strano, visto che ormai da mesi non era più possibile per nessun abitante della regione raggiungere i piani esterni o interni di alcun tipo. Lepel aveva avvisato la Gilda Arcana, ma i maghi sembravano avere altre gatte da pelare. Il gruppo di Krisonna invece si era presentato da lei chiedendo il permesso di rimanere nel cimitero di Keremish per tutta la notte a venire, nel tentativo di cogliere sul fatto una congrega di streghe intenta a riunirsi. Lepel aveva dato loro l'autorizzazione, avvisandoli che quella sera non sarebbe stata presente, causa impegni "diplomatici". Ed era rimasta sorpresa che, per non stare con le mani in mano qualche ora, quel gruppo di avventurieri volesse occuparsi anche del caso della tomba dei Burroughs. Ma ne aveva conosciuti di spostati, nei sette anni di guardia al cimitero che già aveva trascorso.

Krisonna illuminò le scale con uno sciame di luci danzanti. Gordianus si avviò per primo, seguito da tutti gli altri. Ogni passo scendeva di più nel profondo delle colline sulle quali si estendeva il Campo dei Morti. Ogni passo aumentava il silenzio, l'odore di chiuso, il senso di oppressione, di immobilità, di sonno eterno. Poi qualcosa si illuminò per un attimo ai piedi del mezzodrago. Fece giusto in tempo a guardare in basso, che una voragine si spalancò sotto di lui, per inghiottirlo. Con la mano che non stringeva la spada, il paladino cercò un appiglio mentre il baratro lo risucchiva, e trovò il bordo della botola. Rimase qualche secondo sospeso nel vuoto, contemplando il pozzo di trenta metri che si era spalancato sotto di lui, reso ancora più letale da una serie si lame trasversali piazzate a vari livelli di altezza. Se fosse caduto, l'avrebbero raccolto a tranci. Si tirò sù, aiutato da Ivan, che era appena dietro di lui.
"Trappole!"
A quanto pare la famiglia Burroughs ci teneva che nessuno profanasse il sonno eterno dei suoi cari. Qualcuno di loro immaginò quali tesori dovevano essere stati sepolti assieme ai defunti. Qualcun altro si rese conto di come fosse saggio officiare un rito sacrilego nel profondo di una di quelle cripte, metri sottoterra e circondato da trappole costosissime poste dai famigliari degli estinti. Tutti comunque, realizzarono che entrare in un posto del genere senza un ladro era un suicidio. E andarono avanti.
La trappola successiva, scattando al passaggio di Krisonna, scagliò sulla maga una magia che la stordì momentaneamente, quindi tentò di schiacciare l'intero gruppo facendo crollare su di loro il soffitto del corridoio. Azalorn si voltò indietro tuffandosi sulla maga e afferrandola al volo. Con un balzo entrambi saltarono fuori dall'area del meccanismo, e videro le tonnellate di roccia schiantarsi a terra fragorosamente. Quando l'enorme massa di pietra si risollevò, Azalorn e Krisonna videro che Gordianus ne era rimasto vittima. Impacciato dall'armatura, non era riuscito a sfuggire alla pressa di granito, che l'aveva inchiodato a terra schiacciandolo. Solo grazie alla sua robustezza il mezzodrago riuscì a sopravvivere. Sputando sangue dalla bocca, il paladino si rialzò.
"Era un potente incantesimo, quello che mi ha stordita." Notò Krisonna. Questa tomba doveva essere molto antica... prima del cataclisma che privò Thesis della sua energia magica.

L'ultima trappola fu superata con coraggio: Lucian individuò dove il gruppo che aveva violato la cripta si era fermato, il che indicava chiaramente il punto dove il loro ladro era entrato in azione per permettere ai suoi compagni di superare il diabolico meccanismo. Gordianus impugnò lo stocco magico di Krisonna e volò attraverso il cunicolo. Una sistema di inversioni di gravità, aculei disposti sul soffitto, baratri e nubi incendiarie si attivò al passaggio del paladino, ma grazie al fatto che stava volando il temerario apri-pista del gruppo giunse dall'altra parte ed invitò gli altri a fare altrettanto.
Ora di fronte a loro si apriva la stanza che era il cuore della cripta: luculi e candele spente erano disposti lungo le pareti, e dalle nicchie nella pietra sporgevano bare di legno, casse da morto, cadaveri rinsecchiti e ossa polverose. La famiglia Burroughs custodiva qui i suoi morti da oltre duecento anni... ce n'erano decine. Ma i morti non erano stati i soli ad entrare in questa stanza, sebbene fosse così ben protetta. Al centro della stanza c'erano i resti di quella che doveva essere stata una cerimonia sacrificale. Polvere e terriccio, misto a sangue, avvolgevano nel rosso una serie di candele accese e incantate per brillare senza spegnersi. Fogli bruciati e unguenti profumati giacevano da una parte. Appoggiata alla parete c'era una minacciosa quanto macabra vergine di ferro. Gordianus percepì un'aura malvagia nello stesso punto.
"E' uno strumento di tortura. - Fece notare Lucian - L'interno di quel sarcofago di metallo è pieno di aculei, e quando viene chiuso la vittima ne è trafitta."
Il sangue che si era seccato sul metallo della vergine era la prova che Lucian aveva ragione. E che qualcuno era stato chiuso lì dentro, e ucciso. "Raccogli questi fogli, - disse il mezzelfo indicando a Krisonna dei frammenti di pergamena sui quali erano state vergate parole in una lingua sconosciuta - possiamo farli analizzare da Milos."
Krisonna si avvicinò, ma in quel momento la vergine di ferro si scosse. Con un sussulto il sarcofago di metallo si sollevò in piedi, illuminandosi di energia soprannaturale, e afferrando due grosse spade guardò minaccioso gli intrusi. "Un Sarcofagus!" Esclamò Krisonna.

Lo strano golem si mosse contro Lucian e lo attaccò. Il mezzelfo rispose con le sue lame, tra le quali una che era folgorante. Le scariche elettriche avevano uno strano effetto debilitante sulla vergine animata. Krisonna colpì il golem con un fulmine, quindi Ivan, Azalorn e Gordianus lo attaccarono. L'elettricità aveva rallentato il gigante metallico a sufficienza da poterlo abbattere prima che potesse ridurre in fin di vita il mezzelfo. Quando la vergine di ferrò crollò in terra, tutti si allontanarono da lei. Un golem non poteva emettere un'aura malvagia! Un tremore percorse il corpo del mostro di ferro, quindi si aprì, rivelando l'interno costellato di chiodi acuminati. La creatura che nacque dai rottami del golem era spaventosa a dir poco. Il corpo rianimato di un uomo torturato a morte, avvolto in cinghie di cuoio e trafitto da centinaia di chiodi. Galleggiava a pochi dentimetri da terra contorcendosi di dolore, mente i suoi occhi lacrimavano sangue.
Ivan fu colto dal terrore soprannaturale emanato da quella creatura, e restò paralizzato in un angolo della stanza. Gli altri decisero che dovevano abbatterlo il prima possibile. Mentre il nonmorto cercava di utilizzare le sue capacità mentali per penetrare nella mente di Krisonna, le lame di Lucian e Gordianus, nonché i proiettili delle pistole di Azalorn, martoriarono il corpo della creatura aggiungendo dolore al dolore. Con uno spasmo di agonia l'essere si accasciò a terra.
Gli avventurieri esplorarono velocemente il resto della cripta, resistendo alla tentazione di portare via alcune delle ricchezze che dovevano essere sepolte quaggiù assieme ai corpi.
Tornando in superficie, trovarono Lepel ad aprire loro la porta.