maggio 14, 2007

5.08 - Assedio

Quando l'alba sparse il suo rosso nei cieli, gli avventurieri si destarono e la proccupazione tornò a colmare i loro cuori. Erano stati resuscitati pagando i costi con lo stocco magico di Quahad. La situazione nel frattempo non era cambiata. I mercenari non avevano cessato di sorvegliare tutte le vie all'esterno del tempio, assediandolo silenziosamente e confinando tra le sue mura tutte le persone all'interno dell'edificio.
Accogliendo il gruppo nella sala delle orazioni, Bree presentò loro ufficialmente il Generale Carith, un paladino sulla cinquantina dall'aspetto autoritario e solido, e l'alta prelata Arose Tenertal, comandante del contingente di chierici del tempio. Bree li invitò a dare un'occhiata fuori.
Un mastodontico dragone era seduto alla base della scalinata, mentre i generali dell'Ordine Cremisi parlavano tra loro nel mezzo della piazza. A quanto pareva, erano in combutta con gli assalitori. Uno degli angeli oscuri era appollaiato su una delle statue che affiancavano la scalinata, e sembrava sorvegliare la loro conversazione. Molti altri angeli erano visibili in cielo, soprattutto sopra la fortezza del duca, che dopo essersi illuminata del bagliore di diverse esplosioni, sembrava essere stata definitivamente conquistata.
Krisonna lanciò una Chiaraudienza attraverso la feritoia da dove stavano osservando la scena.
"...no, non è possibile. Ormai tutta la Guardia Cittadina è stata sgominata, quei pochi che restano sono dispersi e possono riorganizzarsi solo in piccoli gruppi." Terminò di dire Tag Maine. Vicino a lui c'erano anche Zark, un Creepian dalla testa calva e dal fisico possente, e gli altri generali dell'Ordine del Teschio Cremisi, tra i quali il vampiro e la guerriera dai lineamenti terosiani.
"L'importante - ribadì Zark - è non perdere d'occhio il Duca, ha ancora una importanza politica e diplomatica. Cosa mi dite degli avventurieri che erano presenti in città al momento dell'attacco?"
"Qualcuno di loro ha tentato di affrontare i nostri alleati volanti, ma è stato un suicidio. Molti di loro si trovano chiusi nella Gilda Arcana o qui, nel tempio di Sinth. Quelli che si sono rifugiati nella fortezza ducale sono stati sterminati. Probabilmente ce ne sono altri che sono riusciti a sfuggirci, ma non è nulla di cui preoccuparsi."
Zark non sembrava della stessa opinione. Ma ancora non sapeva della sconfitta di Envy e dei suoi alleati da parte degli avventurieri che ora si trovavano nel tempio. L'avrebbe saputo troppo tardi. Il creepian salì sul suo drago e si sollevò in aria prima che la luce dell'alba divenisse troppo forte per la sua costituzione. Anche il vampiro scomparve in una nuvola di nebbia.
"Non appena arriverà Gamnan inizieremo a ricercare i pezzi mancanti dell'artefatto, - Concluse Zark, poi si rivolse ai suoi soldati - voi continuate a sorvegliare le strade. Nessuno deve interferire."

"Abbiamo elaborato dei piani." Disse Bree rivolta agli avventurieri. Poi li condusse in una piccola sala dove una trentina di paladini erano pronti a combattere. "Dobbiamo scendere nei sotterranei del tempio, dove i Mekal impazziti ci impediscono di andare. Da lì potremmo trovare un passaggio per risalire in superficie e uscire in città."
Gli avventurieri sembravano come sollevati che finalmente il tempio si desse da fare.
"Inoltre, - fece notare Carith - nelle catacombe al di sotto del tempio si trovano sì nemici che non abbiamo mai avuto il coraggio di affrontare, ma anche reliquie antecedenti al periodo della separazione, con i loro sensazionali poteri magici. Qualcuno di questi oggetti potrebbe servirci."
Gordianus aggrottò le sopracciglia squamose e indicò il contingente di paladini:
"E voi vorreste scendere lì sotto con questi uomini? Mi sembrano piuttosto inesperti..."
In effetti molti paladini avevano appena superato il primo anno di caserma. Dopo la missione contro il lich, alcuni dei più forti erano stati uccisi e nuove reclute alle prime armi avevano preso il loro posto. Il risultato, era una forza più di numero che di fatto.
"Andremo noi lì sotto. - Propose Lucian - Ma abbiamo bisogno di un chierico, il nostro gruppo ne è sprovvisto e sono sicuro che lì sotto ci servirà."
Bree guardò per un attimo negli occhi Carith, poi Arose. La chierica fece un passo avanti e si propose per la missione. Bree la sollevò dal suo incarico e la pregò di seguirla nel retro per una preghiera di preparazione. Il contingente dei paladini fu riassegnato ad una missione secondaria non meno pericolosa, l'esplorazione di un varco dimensionale all'interno del quale potevano trovarsi oggetti magici di aiuto o un'uscita.
"Sono pronta!" Disse Arose tornando nella sala delle orazioni vestita con i suoi paramenti da battaglia. Gli avventurieri si congedarono e accompagnati da due ancelle iniziarono a scendere le scale che conducevano alle catacombe.

maggio 11, 2007

5.07 - Nodi che vengono al pettine

Il rosone centrale della Cattedrale della Dea Madre era composto da una serie di cinque vetrate policrome che rappresentavano i momenti più importanti della storia di Sinth. La prima vetrata si trovava a mezzogiorno e vedeva rappresentata l'invasione del multiverso da parte degli orrori ancestrali. La seconda, appena a destra della prima, raffigurava Sinth intenta a dividere il multiverso in due... piani estremi apogei e piani estremi ipogei. Nella terza vetrata, una delle due più in basso, Sinth generava Thesis, il piano trincea. Nella quarta vetrata, Sinth si sacrificava disperdendo la propria essenza per generare ogni cosa esistente su Thesis. Nella quinta ed ultima vetrata, Sinth, prosciugata da ogni forza, si chiudeva in se stessa generando il sole di Thesis, che possiede il suo nome, all'interno del quale lei dimora per sempre. Al centro delle cinque vetrate, assemblate con sfarzo di colori e pregiatissima fattura, era posto il simbolo di Sinth, un sole che racchiude un bambino appena nato. Il rosone era stato creato 157 anni fa da una equipe di dodici artigiani tra i più grandi del regno di Wallace, e più volte era stato ripreso dagli artisti come esempio del periodo artistico della rinascita.

Lucian entrò nella cattedrale sfondando il rosone della facciata principale. Schegge di vetro esplosero all'interno della chiesa dove erano stipati circa un centinaio di cittadini rifugiati. Planò volando verso i lati della navata centrale. I paladini dell'ordine della Dea Madre stavano ultimando i preparativi per uscire allo scoperto. Il mezzelfo poggiò i piedi a terra e riprese fiato. Non aveva nemmeno una ferita indosso ma aveva visto i suoi amici cadere a terra uno dopo l'altro. "Dovete intervenire!!!" Gridò al primo soldato che si trovò di fonte. "Presto!!!"
Il corno d'allarme della caserma echeggiava per la città già da diversi minuti.
"Calmati!" Lo esortò il Generale Carith "Stiamo facendo più in fretta che possiamo!"
Poi aggiunse: "Senti questo corno? E' l'allarme del palazzo ducale! E' in corso un attacco alla città! Non possiamo uscire senza essere pronti."
Ma Lucian non voleva sentire ragioni. Sul sacrario del tempio, proprio di fronte alla chiesa di Sinth, si era compiuta una carneficina. Quahad aveva rintracciato tenebrosa, e nonostante Azalorn fosse intervenuto, l'arma era stata riportata al suo proprietario. Poi erano tornati. Golmore era stato fatto resuscitare, Quahad li aveva seguiti fino a Keremish, e con loro due c'erano anche una sacerdotessa e un enorme minotauro guerriero.

Azalorn era stato il primo ad essere abbattuto. Con un paio di fendenti della sua falce, Golmore si era sbarazzato del ranger pistolero. Envy, la sacerdotessa, con un potente incantesimo, aveva fatto perdere il senno a Lucian, il quale non era riuscito a fare altro che a vagare in cielo per un po'. Lerac, il minotauro alleato di Envy si era scagliato su Gordianus con la furia delle sue due asce. Ivan e il mezzodrago lo avevano tenuto impegnato per un po', e alla fine erano riusciti ad abbatterlo, ma a quale prezzo? Tramutato in belva dalla sua furia, Ivan si era lanciato poi su Quahad, strappandogli un braccio con un solo colpo di spada. La falce di Golmore li aveva nel frattempo raggiunti. Gordianus cadde, poi Lucian, in preda alla frenesia allucinatoria, aveva attaccato il suo stesso compagno, e quando Ivan si trovò Golmore di fronte fu squarciato dalla sua falce. Krisonna, che fino ad allora aveva tentato di avvisare i sacerdoti del tempio che un potente gruppo di avventurieri si stava scontrando con i suoi amici lì fuori, dissolse l'incantesimo su Lucian. Il creepian girò la sua falce verso la stregona e con rapidi e letali fendenti la uccise. Il ranger si trovo quindi solo contro la morte. Due creepian, un mietitore ed una sacerdotessa. Se fosse morto anche lui, il gruppo sarebbe stato spacciato. Ma Golmore respirava a fatica, appesantito dalle ferite infertegli da Ivan. Lo colpì velocemente finché il mietitore creepian non cadde a terra esanime, sul pavimento di pietra del sacrario. Quindi volò via, prima che Envy potesse raggiungerlo. Volò verso il tempio, verso la prima finestra, verso il rosone.
Nel frattempo l'allarme aveva iniziato a suonare.

Stormi di angeli oscuri coprirono il cielo, diretti verso il palazzo ducale. Un imponente Dragone del Sangue gettò ombra sulla città mentre la sorvolava maestoso.
Bree tentò di calmare il mezzelfo: "Lucian, calmati. - Disse. Aveva tentato di spiegare quali fossero le responsabilità della chiesa, ma l'egoismo che accieca gli avventurieri quando sono in pericolo va oltre il buonsenso. Nel tempio ora c'erano un centinaio di persone indifese che chiedevano di essere protette, e in quanto responsabile delle loro vite non avrebbe mai potuto lasciare la chiesa. "I paladini sono pronti, adesso. Ma il loro compito non è proteggere il Duca, bensì le centinaia di persone che adesso si trovano in pericolo nelle loro case."
Lucian aveva tentato di aprire le porte ed era stato fermato da un gruppo di ancelle del culto. A quel punto la Custode diede ordine di aprire le porte. Il reggimento di paladini uscì dalla Chiesa marciando in file da cinque. Appena sul sacrario si resero conto dello scontro che era stato combattuto sulle scalinate. Lucian notò appena in tempo Envy che chinandosi sugli ultimi due corpi dei suoi alleati li teletrasportava via, scomparendo. L'avrebbero incontrata ancora.

"C'è un'arma qui." Disse uno dei paladini chinandosi su un braccio mozzato, che ancora stringeva uno stocco argenteo. "E' mia!" Gli gridò Lucian, avvicinandosi velocemente. Il paladino capì che il ranger la stava reclamando come bottino. "La useremo per pagare le resurrezioni dei miei amici." Gli disse il mezzelfo, tentando di convicerlo. Il paladino gli consegnò lo stocco.
In quell'istante la piazza fu circondata dall'Ordine del Teschio Cremisi. I soldati si spiegarono in modo da bloccare tutte le vie di fuga, quindi si fece avanti Zark sul suo poderoso cavallo fulvo.
"Custode del Culto Bree, - Disse, rivolto alla sacerdotessa - rimanete nel vostro tempio e non vi sarà fatto alcun male."

maggio 01, 2007

Intermezzo 3 - Conseguenze

Quahad entrò nella stanza planando dall'alto. Scese lentamente, lasciandosi catturare dall'atmosfera di inquietudine che le terrificanti statue di pietra nera, posizionate a varie altezze attorno alla volta del soffitto, contribuivano a creare. Quando giunse a terra incrociò gli sguardi di Envy e Lerac. I due sembravano impazienti di cominciare, anche se Golmore e Notturno non sembravano essere ancora arrivati. Il mezzelfo si guardò attorno attraverso le fessure della maschera che gli celava perennemente il volto e che gli permetteva di carpire ogni singolo dettaglio di ciò che lo circondava.

"Notturno non è ancora arrivato. - Gli comunicò Lerac, il muso bovino inespressivo come al solito, gli occhi colmi di quel vuoto ancestrale che solo un minotauro può concepire. - E non credo che arriverà prima del sorgere del sole. Abbiamo cercato di contattarlo ma non sembra possibile."
In qualche modo aveva anticipato la prima domanda di Quahad, ma non la seconda:
"Come mai ci riuniamo anche se manca uno di noi?"
Envy avanzò verso il mezzelfo battendo ritmicamente il bastone in terra. Un passo, un colpo, un passo, un colpo. "Nemmeno Darlenok sarà presente. Come ben sai la resurrezione di Gamnan lo sta coinvolgendo completamente, e non è il caso di disturbarlo. Tuttavia è la spiacevole assenza di Golmore che ci spinge a riunirci. - Fissò Quahad negli occhi, oltre la maschera magica. - Golmore è morto."
"Morto?" Dubitò per un attimo Quahad. Il mietitore era stato assegnato alla protezione del rituale di resurrezione. Qualcosa era andato storto. Quahad aveva sempre avuto qualche dubbio riguardo l'intenzione di Darlenok di voler resuscitare un servitore di Melpheron ucciso e sepolto da decenni, non ne vedeva l'effettiva utilità. Ma gli ordini del suo capo venivano raramente discussi: fino ad ora avevano sempre condotto ad un successo.
"Vuoi dire che la resurrezione non è andata in porto?" Domandò.
"Il rituale procede senza intoppi. Chiunque si sia introdotto nella Cattedrale, si è scontrato con Golmore e l'ha sconfitto. Poi però ha stupidamente abbandonato l'area, il che ci ha permesso di renderci conto delle falle nel nostro sistema di difese, di correggerle e di rafforzarle. Non avremo più spiacevoli intrusioni, stai tranquillo. Darlenok avrà indietro il suo emissario, benché privo di influenza, e proseguiremo secondo i piani."
Il minotauro scosse la testa e sbuffò sonoramente. Incrociò le braccia, nodose come tronchi, ed espresse la sua perplessità: "E allora perché hai voluto vederci? Sappiamo che Golmore può essere resuscitato. La fortezza adesso è impenetrabile. Chiunque sia entrato non ha scoperto nulla e non scoprirà più nulla. Il rituale procede senza intoppi. Cosa vuoi da noi?"
Envy sollevò lo sguardo verso il soffitto a volta della stanza. Inspirò profondamente e chiuse gli occhi, come assaporando l'odore di marmo e di pioggia che aleggiava nella stanza, agli ultimi piani della Cattedrale abbandonata. "Noi possiamo portare in vita Golmore, ma coloro che hanno osato ucciderlo pagheranno. Ho bisogno di voi per raggiungerli e porre fine alla loro superbia. Sarà un esempio per tutti coloro che penseranno di intralciare i piani di Darlenok."
Il muso di Lerac si deformò in una smorfia di contentezza. Il minotauro era abbastanza folle ed assetato di sangue da seguire Envy in qualsiasi crociata, purché fosse assicurato lo spargimento di sangue. Ma Quahad non sembrava convinto. Vendetta? Esempio? Non erano motivazioni sufficienti. Avevano una piano e compiti importanti da portare a termine. Perché perdere tempo appresso a dei ficcanaso incapaci, che si erano ritirati prima ancora di portare a termine la loro missione, qualsiasi fosse stata?
"Non hai bisogno di me per questa missione." Decise Quahad.
"Sbagli. - Gli rispose Envy – Non sappiamo dove si trovino ora. Ho bisogno di te per rintracciarli."
"Hai sufficienti contatti a Keremish per scoprirlo anche senza il mio aiuto."
"E' vero. - Disse Envy voltandosi verso di lui – Ma loro non sono tornati a Keremish. I miei informatori mi hanno già contattata: la loro missione era recuperare la bara di Gamnan."
Quahad scoppiò in una sonora risata.
"Recuperare la cassa? Folli! - Sbottò il mezzelfo – Ma se non sono tornati a Keremish, significa che sono ancora nei dintorni."
"Dicci dove sono!" Insisté Lerac, ansioso di conficcare una delle sue asce nel cranio di qualche nuova vittima. Quahad restò in silenzio per qualche minuto, poi si rivolse alla chierica.
"Resuscita Golmore. Io rintraccerò quegli idioti. Non ci vorrà molto."
Si sollevò in volo in un attimo e scomparve uscendo dalla finestra più alta. Il cielo era plumbeo e pioveva forte, ma una notte tempestosa non avrebbe influito sulle potenti capacità di Quahad.

"Suppongo che Golmore verrà con noi. Il suo desiderio di vendetta sarà grande." Commentò il minotauro, sapendo che se così fosse stato avrebbe dovuto lasciare qualche avversario al mietitore.
"No, lui non verrà. - Gli rispose Envy – Tenebrosa è stata rubata, e probabilmente è in possesso di coloro che lo hanno ucciso. Non ho bisogno di un alleato disarmato. Andremo noi, e recupereremo Tenebrosa per lui. Porteremo indietro la sua arma, e le teste dei suoi carnefici."
Il minotauro sollevò la testa ed emise un forte grido di gioia, a metà tra un muggito ed uno spaventoso latrato. Uno sciame di pipistrelli si staccò dai soffitti e volò in circolo attorno alle statue della volta. Envy sorrise soddisfatta.

aprile 22, 2007

5.06 - Tenebrosa

Il lago sotterraneo riempiva quasi fino al bordo la gigantesca spelonca male illuminata che si allargava per qualche decina di metri in ampiezza e in larghezza. Al centro del lago si ergeva una struttura, un edificio fortificato costruito su un'isola naturale che emergeva dalle acque nere. Un ponte di legno e pietra collegava l'isolotto ad un passaggio al di sopra della riva fangosa.
Quando il gruppo di avvicinò, si accorsero che un piccolo numero di persone stava attraversando il ponte proprio in quel momento. Furtivamente, Lucian volò verso l'alto nascondendosi tra le ombre. Grazie alla sua visione crepuscolare riusciva a vedere abbastanza chiaramente quello che stava accadendo, perché sia il ponte che la piccola fortezza erano illuminate da bracieri sui quali spendevano fiamme magiche.
Un gruppo di servitori armati e corazzati trasportava verso la fortezza la cassa di metallo che Mara ed i Pugnali di Cristallo stavano seguendo. Lì all'interno doveva trovarsi il corpo di Gamnan, almeno secondo quanto i Pugnali di Cristallo avevano loro rivelato. Tre figure che sembravano avere un certo livello di comando seguivano i soldati: una sacerdotessa vestita con una armatura dalle forme terrificanti, un giovane Creepian che sulle spalle portava una lunga falce, una figura incappucciata.
"Controlla che Madre Shremmel abbia tutto sotto controllo. - Ordinò l'uomo avvolto nel mantello al mietitore. - Non voglio essere disturbato."
L'altro prese con sé quattro servitori e si avviò pr la scalinata di pietra che conduceva alla spiaggia. Lucian volò giù per avvisare i suoi compagni, prima che potesse beccarli sulla strada per il santuario di Madre Shremmel. Il gruppo si ritirò fin davanti alla piccola cavità con altare dove giaceva il corpo della chierica. Gordianus si immerse nel lago per nascondersi. Gli altri si piazzarono all'interno.

Quando gli uomini al seguito del mietitore giunsero al tempio, Lucian e gli altri scattarono fuori e li accerchiarono, ma il Creepian fermò la battaglia con un gesto.
"Chi siete?" Domandò agli assalitori. "E che intenzioni avete?"
Gli avventurieri si guardarono per un attimo fra loro, poi guardarono Mara. Effettivamente si chiesero perché stessero rischiando la vita, e per cosa. Era poi così importante recuperare quella cassa, o scoprire che fine facesse?
"Io sono Golmore, al servizio di Darlenok. - Proseguì il capo della piccola spedizione, - E vi avverto, se avete intenzione di proseguire verso la Cattedrale, sarò costretto a fermarvi."
La minaccia non sembrava tanto intimidatoria. Gli avventurieri erano in sei contro uno e quattro soldati, che sicuramente non erano alla loro altezza. Avrebbero potuto schiacciarlo velocemente.
"Vedete questa falce? - disse Golmore indicando la lunga lama ricurva dietro la sua schiena - Si chiama Tenebrosa. E' in grado di uccidere un uomo con un solo colpo. Voi siste di più in numero e in forze... l'esito di questo scontro, se decideste di non ritirarvi, sarebbero scontate. Ma prima di morire, porterò con me almeno uno di voi. La domanda che dovete farvi è... siete disposti a sacrificare la vita di una persona del vostro gruppo per la vostra missione?"
Krisonna, Lucian e Ivan si guardarono negli occhi. Mara e il ranger erano già a distanza di falce. Avrebbero dovuto ritirarsi? O si trattava di un inganno? Ma l'espressione di Golmore era imperscrutabile. Gli sguardi si incrociarono su Mara, come se lei da sola potesse prendere una decisione per tutti. Ma alla fine, era chiaro ciò che sarebbe successo. Avrebbero rischiato.

Mara colpì Golmore alle spalle e Lucian sferrò contro di lui una serie impressionante di fendenti con entrambe le sue lame. Il Creepian sfoderò la falce con velocità incredibile e selezionò il più debole tra i due avversari che si trovava di fronte: la mezzelfa. Nel frattempo Gordianus, richiamato dai rumori della battaglia, emerse dall'acqua e si lanciò contro i soldati, che già avevano accerchiato Ivan. Quelle creature non erano umane: schivarono una palla di fuoco di Krisonna come degli acrobati e si mossero sul terreno fangoso con velocità inaudita. Sembravano nonmorti, ma la loro velocità era pari a quella di un essere umano duramente allenato. Gordianus soffiò su di loro ma il suo soffio gelido non ebbe alcun effetto. La spada di Ivan però, sembrava poterli uccidere.
Golmore rigirò la sua falce e colpì Mara una, due... tre volte. La lama a mezzaluna apriva profondi squarci nel corpo della ladra, ma lei non si ritirava. Infine il Creepian roteò tenebrosa e issò verso l'alto la falce con tutta la sua forza. La lama afferrò il corpo della mezzelfa e lo sollevò in alto, squarciandolo in due pezzi. Gli occhi brillanti di Mara si spensero prima che tornasse a toccare terra.
"Prima di morire, trascinerò un altro di voi nella tomba!!!" Gridò il Creepian, in preda ad una frenesia soprannaturale. Era come se il sangue lo avesse eccitato oltremodo. Mentre Ivan e Gordianus davano il colpo di grazia ai suoi soldati, tenebrosa si accanì su Lucian. Ma Krisonna aveva altri piani. Utilizzando una forma alternativa del teletrasporto, scambiò di posto il ranger, ormai ferito gravemente, con il mezzodrago. L'arma di Gordianus si abbatté su Golmore uccidendolo. Il Creepian crollò in ginocchio sputando sangue dalla bocca:
"Darlenok... mi vendicherà..." Disse, e stramazzò al suolo.

aprile 21, 2007

5.05 - Madre Shremmel

Scivolarono nel cunicolo che scendeva buio oltre la botola segreta nella stanza di Delock, che a quanto pareva doveva essere il capo degli ogre di Fanghurst, ma che al momento non era presente nel covo. Meglio così. Krisonna afferrò una torcia e seguì Gordianus, che con la sua scurovisione poteva aprire la strada senza pericolo.
A metà discesa udirono rumore di acqua, e la presenza di un corso d'acqua fu confermata quando il paladino affondò per quasi venti centimetri in una melma fangosa ai margini di un fiume sotterraneo. La corrente scendeva placida e si riversava in un lago sotterraneo poco più avanti. Di fronte a loro, dall'altra parte del fiume, era ben visibile la sagoma di un passaggio, illuminato all'interno da torce.
Gordianus prese Krisonna e la sollevò in alto, quindi iniziò a guadare il fiume seguendo Mara, che li stava precedendo. Anche Ivan si inoltrò nell'acqua. Lucian invece tentò di saltare oltre. Le sue capacità di ranger gli permettevano di non affondare nel fango, quindi poté prendere la rincorsa e lanciarsi oltre. Purtroppo valutò male le distanze e si schiantò nell'acqua ad un passo da Krisonna e Gordianus.
Il rumore attirò l'attenzione di qualcuno. Madre Shremmel, una sacerdotessa malvagia che aveva fatto di quel luogo la sua personale area votiva, si avvicinò furtivamente e si accorse che il suo santuario stava per essere profanato. Senza pensarci due volte scagliò un distruggere viventi su Krisonna, poi una colonna di fuoco su di lei e sul paladino. Gli avventurieri reagirono velocemente all'attacco, circondandola e attaccandola su più fronti. La vecchia sacerdotessa vestiva armature pesanti che sembravano arrugginite e corrose dagli anni, ma che non avevano perso nulla del loro valore protettivo. Comunque, prima che Ivan potesse liberarsi dal fango e avvicinarsi, la sacerdotessa era stata già abbattuta dagli altri e giaceva morta nella fredda melma.
Esplorarono la zona illuminata oltre la porta. C'era un piccolo tempio dedicato ad un presunto culto sconosciuto. Krisonna notò che il simbolo del piccolo affresco dietro l'altare era lo stesso del simbolo sacro di legno che Madre Schremmel portava al collo: quattro mani mozzate legate insieme per i polsi, disposte a croce. Né la maga né il paladino conoscevano quel culto. Comunque l'altare era sporco di frattaglie animali, resti di sacrifici avvenuti ripetutamente. Attorno all'altare c'erano numerose armi disposte su rastrelliere ordinate, come fossero offerte votive.
Mara si avvicinò e disattivò una trappola, ma le armi era quasi tutte di ordinaria fattura.
Decisero di proseguire verso il lago, che sembrava estendersi esattamente al di sotto della Cattedrale.

aprile 12, 2007

5.04 - La Cripta dei tre fondatori

Si spostarono a sud, in direzione della Cattedrale, che restava sempre visibile al di sopra degli alberi e delle nebbie. Scendendo a valle la nebbia si fece più fitta, e la vegetazione più rada. La luna splendeva alta in cielo e donava alle felci e alle piante una luminescenza soprannaturale.
Mara utilizzava i suoi talenti da ranger per non perdere la direzione e si sposta in testa alla spedizione tra un albero e l'altro. Quando la foresta lasciò il posto ad una brulla pianura di ciottoli e terriccio nero, si accorsero di non aver più punti di riferimento, a parte la minacciosa Cattedrale che si ergeva a poche centinaia di metri da loro.
"Possiamo aggirare la Cattedrale alla nostra destra o alla nostra sinistra." Riferì Mara. Decisero di aggirarla verso sinistra, in senso orario. I ciottoli si trasformarono in schegge taglienti di pietra vetrosa, il terriccio in una sabbia fine del colore della nebbia. Di tanto in tanto si imbatterono in un cadavere quasi disseccato, abbandonato in terra, ultima testimonianza di chissà quale scontro passato. Poi giunsero ad un crepaccio, una fenditura artificiale all'interno della quale era stato scavato una sorta di percorso circondato da colonne, che terminava in una specie di santuario. Delle persone stavano colloquiando all'interno della struttura. Mara scivolò via furtiva. Gli altri si appostarono per udire qualcosa.
"...non c'è bisogno di rinforzare le difese della cripta di Fanghurst, c'è Madre Shremmel lì sotto, è abbastanza sicura. Invieremo altri uomini presso le catacombe." Chi parlava aveva una voce profonda e autorevole. Dal santuario uscirono un uomo in armatura leggera con una lunga falce dietro la schiena, ed una donna dalle vesti lussuose tipiche di una sacerdotessa.
"Sono due del gruppo che il Bastone ci ha descritto quando gli abbiamo chiesto informazioni su chi aveva preso possesso della Cattedrale di recente, - ricordò Krisonna a Lucian - due del gruppo che ha sterminato i druidi."
Decisero di tornare sui loro passi: a quanto pareva entrare dalla Cripta rimaneva la soluzione migliore. Si diressero a sud-ovest dell'edificio, fino ad incontrare le tre colonne. Alle spalle delle colonne, un ogre stava sorvegliando l'ingresso. Mara lo uccise in un sol colpo, prendendolo di sorpresa. All'interno della struttura ce n'erano altri, ma il gruppo non aveva tempo da perdere con le mezze calzette. Impugnate le armi si fecero strada attraverso i corridoi umidi e polverosi della cripta, abbattendo ogni ogre che si parava loro di fronte. C'erano trappole di buona fattura da superare, con l'aiuto della ladra dei Pugnali di Cristallo ne evitarono alcune, ed altre semplicemente le subirono. Giunsero nella stanza principale del complesso, in parte riadattata da sepolcro a dimora degli ogre al comando. Uno di loro era un ogre-magi, l'altro un discreto combattente. Nulla che le lame di Lucian, Gordianus e Ivan non potessero gestire, o che la magia di Krisonna non potesse sbaragliare. Alleggerirono i corpi e raccattarono dalle stanze tutto quanto potesse essere usato o rivenduto, quindi si misero alla ricerca del passaggio che conduceva all'interno della Cattedrale.

aprile 07, 2007

5.03 - Il Bastone della Vita

Dopo un lampo, una sensazione di freddo improvviso ed un brivido, l'intero gruppo si trovò teletrasportato ad un passo dalla Cattedrale di Lame. O almeno così avrebbe dovuto essere, perché si trovarono d'un tratto avvolti da una fitta vegetazione, da una cappa di umidità mostruosa e da un caldo soffocante. Doveva trovarsi nel mezzo del deserto dorato, e invece sembrava di essere comparsi in una giungla tropicale.
"Seguitemi - Disse Mara - dobbiamo raggiungere la radura del bastone."
Si incamminarono nella foresta.
"Quando l'emissario cadde, ormai mezzo secolo fa, la Cattedrale morì con lui. Gli avventurieri da ogni parte del continente si precipitarono nell'edificio per depredarlo di ogni ricchezza. Molti perirono a causa delle trappole ancora attive e delle creature che non avevano abbandonato la loro casa tanto velocemente quanto avevano previsto. Nel giro di pochi mesi, comunque, l'edificio era stato completamente esplorato e ripulito da ogni cosa che potesse essere rivenduta per un prezzo."
Mara continuava a raccontare mentre la spedizione procedeva verso ovest. La vegetazione si aprì più volte rivelando la sagoma nera e imponente della Cattedrale di Lame, avvolta tra le nebbie e circondata dalla foresta, una struttura in pietra nera e metallo contorto che si sollevava dal suolo per oltre un centinaio di metri di altezza... colossale e grottesca allo stesso tempo.
"Anche io esplorai questa zona allora. Ma tornai anche più in là, quando questa foresta iniziò ad espandersi attorno alla Cattedrale. Un cerchio di druidi si stabilì qui e decise di porre fine alle esplorazioni, all'avidità e alle morti per avventatezza. Immersero la Cattedrale in una fitta foresta che impedì per decenni a chiunque di raggiungere la fortezza che si elevava nel suo cuore."
Giunsero ad una radura. La nebbia sembrava non voler entrare in quel luogo, e piccoli gruppi di piante verdi avevano dato alla luce cespugli di fiori. Al centro della radura era conficcato un bastone, dalla punta ritorta, di legno nodoso.
"E come mai adesso si può di nuovo raggiungere la Cattedrale?"
Mara si avvicinò lentamente al centro della radura. Un silenzio soprannaturale sembrava aleggiare in quel posto. Nemmeno i versi degli animali o il frusciare delle fronde sembravano raggiungerlo.
"Perché i druidi sono stati tutti sterminati. Dal primo all'ultimo. Dai nuovi inquilini della Cattedrale, meno di un anno fa. Tutto ciò che resta di loro è questo bastone, il Bastone della Vita, che nel contempo è l'unico artefice della presenza della foresta, ora che il cerchio è stato distrutto."
Mentre si avvicinavano, dal bastone sembrò emanarsi una strana aura di magia, come un condensato di potere dalla consistenza fumosa. Una voce risuonò nell'aria: "Voi chi siete?"
Una figura evanescente prese forma di fronte al grupo, proprio sopra il bastone, che restava saldamente conficcato in terra. Sembrava l'immagine di un umanoide, avvolto in lunghe vesti verdi e nere, con fluenti capelli neri, un falcetto in mano, occhi bianchi come quelli di un cadavere e pelle di un pallore lunare.
"Si tratta di un'emanazione del bastone stesso. - spiegò Mara - Non è uno spirito, è solo un'illusione creata dal bastone per interagire con noi. Possiamo parlare con lui e chiedergli di esserci di aiuto nella nostra ricerca."
Così domandarono al bastone quale fosse il modo migliore per introdursi nella Cattedrale. A quanto pareva, la struttura presentava diversi ingressi su diversi livelli. Al livello del terreno quello più opportuno sembrava essere una cripta i cui livelli sotterranei conducevano all'interno della Cattedrale.
"Cercate tre colonne in una distesa di pietre e morte, loro le chiamano i tre fondatori. Cercatele. Alle loro spalle giace l'ingresso della cripta. Dovrete farvi strada con la forza, alla fine del condotto troverete l'ingresso per la dimora dell'emissario."
La figura evanescente si dissolse. Krisonna avrebbe voluto portare via il bastone, ma Mara la avvertì che il bastone poteva essere impugnato solo da un druido, e che sradicandolo da terra l'intera foresta sarebbe scomparsa in brevissimo tempo, destando attenzioni non desiderabili.

aprile 01, 2007

5.02 - La cassa d'acciaio

Prima di dirigersi al borgo della seta, il quartiere nobile di Keremish, gli avventurieri si fermarono da Bree, alla Cattedrale della Dea Madre.
La Custode del Culto li accolse non appena terminò di celebrare le onoranze funebri per i soldati ed i ladri morti durante l'assalto al covo segreto dei Pugnali di Cristallo. Era facile distinguere le casse da morto che racchiudevano il corpo di uno dei ladri da quelle che conservavano il corpo di una delle guardie: le prime, molto essenziali, vennero rapidamente caricate su un carro, una sull'altra, per essere scaricate senza alcuna cerimonia aggiuntiva nella fossa comune. Se anche avessero avuto dei parenti in vita, non si sarebbero mai presentati al funerale, per paura di essere coinvolti. Le casse delle guardie invece avevano ognuna una carrozza ad attenderle, e a chi non poteva permettersela il Duca stesso aveva fornito il denaro. Ghirlandate con corone di fiori, sarebbero state portate al cimitero, per essere sepolte sotto una lapide con il nome del defunto ben leggibile.

"In cosa posso aiutarvi, stavolta?" Chiese Bree.
Lucian iniziò un lungo riassunto che metteva Bree al corrente di ogni dettaglio delle indagini svolte dagli avventurieri fino ad ora. Il ranger le parlò del fatto che la gilda dei Pugnali di Cristallo era interessata a mantenere l'ordine mentre le Mantidi Notturne volevano in qualche modo dominare la città.
"C'è una differenza tra le due Gilde, - spiegava il mezzelfo - i Pugnali di Cristallo hanno interesse che Keremish resti esattamente com'é, le Mantidi Notturne vogliono sovvertire l'ordine attuale e creare condizioni ancora più favorevoli per i loro loschi affari. Occorrerà fare una scelta, prima o poi."
La sacerdotessa non si lasciò turbare: "La Gran Sacerdotessa non ritiene che sia ancora giunto il momento delle scelte forzate. La Chiesa di Sinth propone la sua terza via: cambiare Keremish in meglio, una città dove le gilde criminali non esistano. Che i loro affari rispettino la buona etica o che siano spregevoli, restano comunque dei ladri. Chi ruba per fame non è meno ladro di chi ruba per avidità, sebbene le motivazioni del primo siano più condivisibili."
Infine chiesero di Milos.
"Le sue condizioni sono stabili - Riferì Bree - Non poteva essere altrimenti, visto il suo caso."

Si diressero da Carden, presso la torre della Gilda Arcana. Lucian la disturbò durante una lezione con alcuni giovani apprendisti, per chiedere della cassa di metallo che Teg Maine si era fatto recapitare. Carden non impiegò molto a capire di cosa si trattasse, soprattutto visto che il ranger aveva con sé alcune informazioni fornitegli a riguardo dai Pugnali di Cristallo.
"Il corpo di Gamnan... l'emissario di Melpheron che cinquant'anni fa tentò di conquistare parte del continente a sud di Keremish. Forse Teg Maine vuole resuscitarlo. Sarebbe un potente alleato."
"Ma ci sarebbero due emissari." Constatò Lucian.
"No. - Spiegò la maga - Anche se Gamnan resuscitasse, l'emissario è unico ed è già all'opera. Gamnan potrebbe aiutarlo nel portare a termine i suoi piani di terrore, ma resterebbe solo uno dei tanti suoi servitori."
Carden spiegò che Gamnan era il responsabile della genesi della Cattedrale di Lame nel deserto dorato. Quando Gamnan fu sconfitto, la cattedrale morì assieme a lui. "Una struttura imponente, ma oramai è solo un ammasso inerte di pietra e metallo. Molti avventurieri l'hanno esplorata in questi decenni, depredando il possibile e liberandola da gran parte dei mostri che la infestavano. Ormai da tempo è considerata solo una colossale costruzione in rovina, anche se è possibile che sia stata scelta come dimora da creature giunte successivamente alla sua caduta."

All'apice della giornata, il gruppo attivò il meccanismo segreto presso una delle piazze del quartiere nobile e si inoltrò nel traboule che conduceva a Piazza Padella. Lì aspettarono per ore. Calò la notte e cominciavano a pensare che i due membri dei Pugnali di Cristallo ancora liberi avrebbero potuto non passare di lì per giorni. Ma nel bel mezzo della notte, il passaggio segreto si aprì ancora ed entrarono Adranth e Mara. Ivan, Krisonna e Lucian avevano già fatto la conoscenza della mezzelfa. Adranth invece era un umano dall'aspetto molto sicuro di sé, che sembrava essere riuscito ad unire le sue capacità da ladro con il culto della Dea Madre. Indossava vesti leggere da ladro, un simbolo sacro, una strana lama la lancio e diverse borse per gli arnesi da scasso. Fu lui a parlare, Mara se ne restava taciturna in disparte.
"Una nave è salpata per la costa sud del deserto dorato. Teg Maine e la cassa contenente i resti di Gamnan erano a bordo. Questo può significare solo una cosa: la cassa è stata inutile allo scopo per cui l'avevano trasportata fin qui. La stanno riportando alla Cattedrale di Lame."
Il piano di Adranth era quello di rendere pan per focaccia alle Mantidi Notturne. Se avessero scoperto cosa stava accadendo alla Cattedrale, avrebbero avuto la possibilità di guastare i loro piani o, al limite, di ricattare la gilda avversaria affinché le informazioni non si diffondessero. Mara sarebbe andata alla Cattedrale. Era già stata lì, avrebbe potuto utilizzare un teletrasporto. Adranth avrebbe tentato di trovare un modo per salvare i prigionieri.
Gli avventurieri decisero di seguire Mara.

marzo 31, 2007

5.01 - Gli ultimi due Pugnali

Le giornate si allungano, il sole inizia a riscaldare le strade di Keremish, per troppo tempo spazzate dal vento e dalla pioggia delle stagioni fredde. I roseti sanguinari che infestano la città, in fiore, donano una strana atmosfera di bellezza alle strade, come se bellezza e terrore si potessero fondere insieme in una pianta e scaldare i cuori dei cittadini con il rosso dei loro petali ricordando loro nel contempo dei pericoli di questi giorni. Con il tempo i Mercenari del Teschio Cremisi sono divenuti quasi di casa. Molte nuove reclute sono giovani abitanti della città che colgono l'occasione di essere utili per la città e garantirsi un futuro. Molti altri ormai frequentano le locande e le taverne della città con disinvoltura, hanno amici e conoscenti, e magari anche compagni e compagne tra la gente di Keremish.
In un giorno in cui c'è un motivo in più per la cittadinanza di essere felice, Ivan, Lucian e Krisonna si ritrovano ai tavoli della locanda del Pollo Aviario a guardarsi preoccupati negli occhi. A quanto pare, con un'ultima fulminante azione, i mercenari hanno arrestato quanti ancora rimanevano liberi della Gilda dei Pugnali di Cristallo. Tutti i prigionieri si trovano ora detenuti nelle carceri delle caserme del palazzo ducale.

Circa venti giorni prima, proprio Ivan, Lucian e Krisonna, accettando un discutibile accordo con Teg Maine, avevano accettato di recuperare una pesante cassa metallica da una nave mercantile al porto per portarla al campo base dell'ordine. Ma a metà strada, nella notte, erano stati fermati da una mezzelfa dai capelli bianchi e dalla pelle pallida come la luna. Gli abiti erano quelli tipici di un ladro, aveva strani tatuaggi sulle braccia ed un sottile stocco al fianco. Li minacciò di dare a lei la cassa, in quanto inviata dai Pugnali di Cristallo per impedire che cadesse nelle mani delle Mantidi Notturne, delle quali Teg Maine faceva parte. Dopo alcune brevi e inutili discussioni, i tre avevano accettato. In qualche modo era in effetti controproducente aiutare uno dei loro nemici a venire in possesso di qualcosa che poteva aiutarlo nei suoi folli piani. La mezzelfa, che disse di chiamarsi Mara, scomparve recitando un teletrasporto, portando con sé la cassa di metallo. Adesso tutti e tre gli avventurieri avevano il dubbio che fosse stato proprio quell'evento a scatenare la catena di conseguenze che aveva portato all'arresto dell'intera Gilda.

Non c'era modo migliore per averne conferma che andare a parlare direttamente con i prigionieri. Si diressero alla fortezza del duca. Appena attraversato il ponte, furono fermati da alcuni soldati della Guardia Cittadina che li accompagnarono nei sotterranei dove incontrarono per l'ennesima volta Gruveth, il carceriere e torturatore della fortezza. Gli avventurieri sapevano che Gruveth faceva anche lui parte delle Mantidi Notturne, ma non avevano prove in proposito.
"Siamo qui per visitare i prigionieri della gilda dei Pugnali di Cristallo" Chiesero.
"Ci sono solo due motivi per i quali un gruppo di avventurieri visita dei prigionieri: sono loro amici o sono loro nemici. Qual'è la vostra motivazione?"
Ivan era tentato di rispondere ancora una volta che i loro affari erano loro e basta, ma Gruveth avrebbe potuto negare loro l'autorizzazione necessaria per la visita, quindi si trattenne.
"Alcune indagini che stiamo conducendo necessitano di informazioni che forse i Pugnali di Cristallo sono in grado di darci." Gli rispose Lucian. Gruveth sorrise divertito. "E' una bella scusa, - poi si rivolse alla guardia - lasciali passare, ma sorvegliateli mentre interrogano i prigionieri."

Le guardie accompagnarono i tre avventurieri giù per le scale che conducevano alle celle. Mentre ricordavano agli ospiti le regole da seguire, Ivan e Lucian si ricordarono di essere già fuggiti da queste prigioni, più di un anno fa, utilizzando lo scarico dei rifiuti, come suggerito loro da Gelden. Arrivarono di fronte alle celle dove erano stati rinchiusi i membri della Gilda. Anche Shiwen Lynn e Valesid erano state catturate. Probabilmente nessuno sospettava che quella gracile e pallida ragazza che ora se ne stava seduta in un angolo respirando a fatica fosse in realtà un drago d'argento, ma avrebbero potuto scoprirlo da un momento all'altro. Shiwen disse loro di parlare con il loro capo, nella cella accanto.
Il nome della ragazza che guidava la gilda dei Pugnali di Cristallo era ancora un mistero. La donna non sembrava affatto piegata dalla prigionia, gli occhi neri ed i capelli lunghi le davano un aspetto rispettoso e nonostante avessero vestito ogni prigioniero con la stessa sudicia tunica, era evidente che gli avventurieri stessero parlando con il capo.
"Due di noi sono sfuggiti alla cattura. - Disse loro la ragazza - Si tratta di Adranth e Mara. Erano in missione e devono aver intuito quello che stava accadendo. Se volete aiutarci ad uscire di qui, contattateli. Staranno già escogitando qualcosa."
Poi indicò loro come accedere ad uno dei tanti traboule segreti della città, per giungere presso Piazza Padella, un angusto piazzale circondato dai palazzi che poteva essere un ottimo punto di incontro.
"Attendeteli lì. Prima o poi si faranno vivi."

marzo 17, 2007

4.18 - Il furto

Gli avventurieri stavano lasciando il campo, e si avvicinavano alle tende dei soldati per recuperare il loro bardo. Ma si accorsero che qualcos'altro di straordinario stava accadendo, oltre al concerto improvvisato di mastro Antallen. Delle guardie del perimetro correvano ad avvisare gli ufficiali e richiamavano i mercenari all'ordine. Il fermento si concentrava alle porte della città.
"Che succede?" Chiese Lucian ad un soldato che stava correndo sul posto.
"Un furto, alla torre dei maghi!" Rispose.
Un presentimento terribile colse tutti gli avventurieri. L'artefatto era stato rubato.

Attorno alla sede della Gilda Arcana, la torre di oltre dieci piani che svettava oltre le mura ovest della città e nei sotterranei della quale avevano riposto il Teschio Cremisi e l'elsa della lama ritenuta l'artefatto di Melpheron, la folla si era già radunata copiosamente.
La guardia cittadina faceva il possibile per impedire ai curiosi di avvicinarsi troppo o entrare. Le finestre di tutte le case attorno erano colme di cittadini che volevano l'esclusiva sulla notizia del giorno.
"Indietro! State indietro!" Ripeteva senza sosta il capitano, a cavallo.
"Cosa è successo, capitano?" Domandò Krisonna giungendo al perimetro della zona delle indagini.
"Qualcuno si è introdotto nella torre e ha rubato un oggetto dai sotterranei. Sembra che ci sia una vittima, uno dei responsabili della gilda, Milos."
Milos! Stava ricevendo visite l'ultima volta che gli avventurieri erano stati alla torre. Forse il colpevole era tra quella gente che aspettava fuori alla sua porta... o forse era già nello studio. Cercarono di spiegare al capitano che forse il furto li riguardava, ma il soldato fu inflessibile. Stavano portando fuori il corpo di Milos ed esaminando le stanze in cerca di prove, non avrebbero fatto passare nessuno.
Alcuni soldati condussero verso una carrozza una brandina sulla quale era steso un lenzuolo bianco, per impedire di vedere la salma. Forse si trattava di Milos. Gli avventurieri si avvicinarono e scorsero il corpo del mago nel momento in cui veniva issato sui sedili: sembrava paralizzato nell'atto di lanciare un incantesimo. Forse non era morto, forse era solo vittima di una potente magia.
"Dove lo state portando?"
"Alla Cattedrale della Dea Madre, forse là sapranno come rianimarlo."
Non potevano entrare con lui nella diligenza, ma non era vietato seguire la carrozza. Si diressero al tempio di Sinth ed arrivarono giusto in tempo prima che le ancelle di Bree chiudessero le porte delle sale interne. La Custode del Culto aveva già esaminato il corpo di Milos, e stabilito che il mago era ancora vivo. Purtroppo la sitazione non era rosea: era stato espulso dal continuo temporale, per lui il tempo era stato fermato.
"Si tratta di un potente incantesimo noto come Stasi temporale. Nessuno è più in grado di lanciarlo... non dopo il cataclisma che separò Thesis dal resto del multiverso. - Bree fece cenno alle ancelle di ricoprire il corpo di Milos - Chi ha lanciato questo incantesimo deve averlo rinvenuto in qualche antica pergamena. Non possiamo fare nulla per lui, occorre un potere troppo grande, che nessuno possiede più, ormai."
Bree spiegò loro che la Gran Sacerdotessa avrebbe potuto trovare una soluzione. Nel frattempo, Milos sarebbe stato al sicuro, in una delle sale interne del tempio.

Tornarono alla torre della Gilda Arcana, e scoprirono che la folla si era dissolta. Erano rimaste solo alcune guardie cittadine, affiancate come di consueto da un numero equivalente di mercenari, che pattugliavano la zona per evitare disordini.
"La Gilda Arcana è ancora chiusa." Disse loro un apprendista.
"Siamo i proprietari di ciò che è stato rubato." Riferì Krisonna.
Fu loro concesso di entrare e di indagare. Lucian esaminò con attenzione la stanza di Milos e trovò delle tracce di sangue. Stranamente, il sangue non si trovava vicino al luogo dove era stato trovato paralizzato il vecchio mago, ma dalla parte opposta della scrivania. Raccolse le gocce di sangue secco con un lembo di stoffa. Nella stanza non era possibile trovare altro: troppe persone erano entrate ed avevano cancellato ogni traccia di quanto era accaduto.
Tornarono all'ingresso e chiesero se ci fosse qualche arcanista al quale porre delle domande.
L'apprendista scosse la testa. A quanto pareva il responsabile incaricato alle relazioni con il pubblico era Milos. In sua sostituzione, Lobas ne faceva le veci. Ma Lobas non era in sede, e sua figlia Carden aveva appena lasciato la torre.
"E che ne è di Kemper, lo studioso di fenomeni soprannaturali? - Domandò Lucian, ricordandosi dell'arcanista che aveva mostrato loro il gorgo dimensionale che si era aperto su Keremish - Lui è in sede?"
L'apprendista annuì. Accompagnò il gruppo su per le rampe di scale fino al penultimo piano della torre. Bussarono alla porta dello studio/osservatorio di Kemper e Lumino, il suo famiglio spiritello dalle ali di scarabeo, aprì la porta. Il mago stava disegnando diagrammi su una carta astronomica, in cerca di chissà quali flussi. Non appena vide entrare qualche faccia conosciuta, si sollevò dal tavolo di lavoro e dimostrò tutta la sua ospitalità.
"Non vi si vede da molto tempo! - Disse - O forse sono io che sto sempre chiuso dentro il mio laboratorio... Quali buone notizie portate?"
Spiegarono dell'artefatto, che era stato chiuso da Lobas in uno dei loculi segreti nel sotterraneo della torre, e che era stato rubato. Kemper aveva sentito delle voci riguardo il furto, ma non aveva riflettuto sul fatto che potesse trattarsi proprio del Teschio Cremisi.
"Il ladro doveva essere un esperto incantatore. Si è introdotto nella stanza di Milos e lo ha colpito con quell'incantesimo... poi ha attivato il passaggio segreto ed è sceso nelle fondamenta dove in qualche modo deve essere riuscito ad aprire il loculo..."
"Ma come è possibile? - Chiese Krisonna - Quello scomparto si sarebbe aperto solo con l'imposizione di una delle nostre mani! Così ci aveva assicurato Lobas!"
"Forse un mutaforma, un doppelganger... - ipotizzò Kemper - Qualcuno molto bravo, al punto di essere capace di riprodurre addirittura la forma delle vostre mani."
"Whisper..." Sussurrò Lucian. Poi il ranger tirò fuori dalla tasca il campione di sangue. "Abbiamo un indizio del colpevole. Cosa si può fare con un campione di questo sangue?"
Kemper scosse la testa. Non esisteva analisi magica in grado di associare un campione di sangue ad un volto. Non ora, con Keremish inghiottita in un fenomeno soprannaturale che rendeva così difficile lanciare incantesimi di divinazione.
"Lei ha creato un clone di se stesso... lo tiene nell'armadio..." Rifletté Lucian.
"Sì... ho comperato quella pergamena spendendo numerose monete d'oro..." Aggiunse il mago.
"Sarebbe in grado di creare un clone della persona in questione, partendo dal sangue?"
Kemper aggrottò le sopracciglia pensoso. Il clone avrebbe avuto le stesse sembianze dell'origianale, ma sarebbe stato privo di vita fintanto che l'originale avesse vissuto. Avrebbero potuto crearlo e poi distruggerlo, solo per scoprire di chi era quel sangue.
"Procuratemi la pergamena, ed io creerò il clone."