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marzo 17, 2007

4.18 - Il furto

Gli avventurieri stavano lasciando il campo, e si avvicinavano alle tende dei soldati per recuperare il loro bardo. Ma si accorsero che qualcos'altro di straordinario stava accadendo, oltre al concerto improvvisato di mastro Antallen. Delle guardie del perimetro correvano ad avvisare gli ufficiali e richiamavano i mercenari all'ordine. Il fermento si concentrava alle porte della città.
"Che succede?" Chiese Lucian ad un soldato che stava correndo sul posto.
"Un furto, alla torre dei maghi!" Rispose.
Un presentimento terribile colse tutti gli avventurieri. L'artefatto era stato rubato.

Attorno alla sede della Gilda Arcana, la torre di oltre dieci piani che svettava oltre le mura ovest della città e nei sotterranei della quale avevano riposto il Teschio Cremisi e l'elsa della lama ritenuta l'artefatto di Melpheron, la folla si era già radunata copiosamente.
La guardia cittadina faceva il possibile per impedire ai curiosi di avvicinarsi troppo o entrare. Le finestre di tutte le case attorno erano colme di cittadini che volevano l'esclusiva sulla notizia del giorno.
"Indietro! State indietro!" Ripeteva senza sosta il capitano, a cavallo.
"Cosa è successo, capitano?" Domandò Krisonna giungendo al perimetro della zona delle indagini.
"Qualcuno si è introdotto nella torre e ha rubato un oggetto dai sotterranei. Sembra che ci sia una vittima, uno dei responsabili della gilda, Milos."
Milos! Stava ricevendo visite l'ultima volta che gli avventurieri erano stati alla torre. Forse il colpevole era tra quella gente che aspettava fuori alla sua porta... o forse era già nello studio. Cercarono di spiegare al capitano che forse il furto li riguardava, ma il soldato fu inflessibile. Stavano portando fuori il corpo di Milos ed esaminando le stanze in cerca di prove, non avrebbero fatto passare nessuno.
Alcuni soldati condussero verso una carrozza una brandina sulla quale era steso un lenzuolo bianco, per impedire di vedere la salma. Forse si trattava di Milos. Gli avventurieri si avvicinarono e scorsero il corpo del mago nel momento in cui veniva issato sui sedili: sembrava paralizzato nell'atto di lanciare un incantesimo. Forse non era morto, forse era solo vittima di una potente magia.
"Dove lo state portando?"
"Alla Cattedrale della Dea Madre, forse là sapranno come rianimarlo."
Non potevano entrare con lui nella diligenza, ma non era vietato seguire la carrozza. Si diressero al tempio di Sinth ed arrivarono giusto in tempo prima che le ancelle di Bree chiudessero le porte delle sale interne. La Custode del Culto aveva già esaminato il corpo di Milos, e stabilito che il mago era ancora vivo. Purtroppo la sitazione non era rosea: era stato espulso dal continuo temporale, per lui il tempo era stato fermato.
"Si tratta di un potente incantesimo noto come Stasi temporale. Nessuno è più in grado di lanciarlo... non dopo il cataclisma che separò Thesis dal resto del multiverso. - Bree fece cenno alle ancelle di ricoprire il corpo di Milos - Chi ha lanciato questo incantesimo deve averlo rinvenuto in qualche antica pergamena. Non possiamo fare nulla per lui, occorre un potere troppo grande, che nessuno possiede più, ormai."
Bree spiegò loro che la Gran Sacerdotessa avrebbe potuto trovare una soluzione. Nel frattempo, Milos sarebbe stato al sicuro, in una delle sale interne del tempio.

Tornarono alla torre della Gilda Arcana, e scoprirono che la folla si era dissolta. Erano rimaste solo alcune guardie cittadine, affiancate come di consueto da un numero equivalente di mercenari, che pattugliavano la zona per evitare disordini.
"La Gilda Arcana è ancora chiusa." Disse loro un apprendista.
"Siamo i proprietari di ciò che è stato rubato." Riferì Krisonna.
Fu loro concesso di entrare e di indagare. Lucian esaminò con attenzione la stanza di Milos e trovò delle tracce di sangue. Stranamente, il sangue non si trovava vicino al luogo dove era stato trovato paralizzato il vecchio mago, ma dalla parte opposta della scrivania. Raccolse le gocce di sangue secco con un lembo di stoffa. Nella stanza non era possibile trovare altro: troppe persone erano entrate ed avevano cancellato ogni traccia di quanto era accaduto.
Tornarono all'ingresso e chiesero se ci fosse qualche arcanista al quale porre delle domande.
L'apprendista scosse la testa. A quanto pareva il responsabile incaricato alle relazioni con il pubblico era Milos. In sua sostituzione, Lobas ne faceva le veci. Ma Lobas non era in sede, e sua figlia Carden aveva appena lasciato la torre.
"E che ne è di Kemper, lo studioso di fenomeni soprannaturali? - Domandò Lucian, ricordandosi dell'arcanista che aveva mostrato loro il gorgo dimensionale che si era aperto su Keremish - Lui è in sede?"
L'apprendista annuì. Accompagnò il gruppo su per le rampe di scale fino al penultimo piano della torre. Bussarono alla porta dello studio/osservatorio di Kemper e Lumino, il suo famiglio spiritello dalle ali di scarabeo, aprì la porta. Il mago stava disegnando diagrammi su una carta astronomica, in cerca di chissà quali flussi. Non appena vide entrare qualche faccia conosciuta, si sollevò dal tavolo di lavoro e dimostrò tutta la sua ospitalità.
"Non vi si vede da molto tempo! - Disse - O forse sono io che sto sempre chiuso dentro il mio laboratorio... Quali buone notizie portate?"
Spiegarono dell'artefatto, che era stato chiuso da Lobas in uno dei loculi segreti nel sotterraneo della torre, e che era stato rubato. Kemper aveva sentito delle voci riguardo il furto, ma non aveva riflettuto sul fatto che potesse trattarsi proprio del Teschio Cremisi.
"Il ladro doveva essere un esperto incantatore. Si è introdotto nella stanza di Milos e lo ha colpito con quell'incantesimo... poi ha attivato il passaggio segreto ed è sceso nelle fondamenta dove in qualche modo deve essere riuscito ad aprire il loculo..."
"Ma come è possibile? - Chiese Krisonna - Quello scomparto si sarebbe aperto solo con l'imposizione di una delle nostre mani! Così ci aveva assicurato Lobas!"
"Forse un mutaforma, un doppelganger... - ipotizzò Kemper - Qualcuno molto bravo, al punto di essere capace di riprodurre addirittura la forma delle vostre mani."
"Whisper..." Sussurrò Lucian. Poi il ranger tirò fuori dalla tasca il campione di sangue. "Abbiamo un indizio del colpevole. Cosa si può fare con un campione di questo sangue?"
Kemper scosse la testa. Non esisteva analisi magica in grado di associare un campione di sangue ad un volto. Non ora, con Keremish inghiottita in un fenomeno soprannaturale che rendeva così difficile lanciare incantesimi di divinazione.
"Lei ha creato un clone di se stesso... lo tiene nell'armadio..." Rifletté Lucian.
"Sì... ho comperato quella pergamena spendendo numerose monete d'oro..." Aggiunse il mago.
"Sarebbe in grado di creare un clone della persona in questione, partendo dal sangue?"
Kemper aggrottò le sopracciglia pensoso. Il clone avrebbe avuto le stesse sembianze dell'origianale, ma sarebbe stato privo di vita fintanto che l'originale avesse vissuto. Avrebbero potuto crearlo e poi distruggerlo, solo per scoprire di chi era quel sangue.
"Procuratemi la pergamena, ed io creerò il clone."

marzo 12, 2007

4.17 - Mercenari e patti segreti

Il campo base dell'Ordine del Teschio Cremisi cominciava ad assumere le connotazioni di un accampamento stabile, al di fuori delle mura ad ovest della città. Sul perimetro erano stati costruiti dei posti di guardia al coperto utilizzando materiale di fortuna, le tende erano sempre più circondate da casse di alimenti e utensili che servivano per la costruzione di ponti, tavoli, fucine, cucine, strutture per l'addestramento delle nuove reclute. I soldati cominciavano ad essere di casa a Keremish, li si vedeva sempre più spesso nelle taverne ad ascoltare la musica o a brindare per l'ultimo criminale messo in cella, e molti giovani si erano arruolati nell'ordine mercenario sedotti dai successi dell'ordine.

"Vorremmo parlare con Zark." Chiese Krisonna ad uno dei soldati di guardia. Il soldato chiese di attendere mentre un altro mercenario andava a chiedere informazioni sulla possibilità di incontrare l'ufficiale comandante. Tornò dopo pochi minuti e fece strada al gruppo di avventurieri fino al circolo delle tende degli ufficiali. Ai tempi della loro ultima visita il circolo era già formato da una dozzina di tede, ma solo tre di queste erano occupate: quella di Zark, quella di Teg Maine e quella di un'altro membro di spicco dell'ordine (a quanto pareva un vampiro, ma era raro vederlo in giro... soprattutto di giorno). Adesso sembrava che le tende occupate fossero aumentate. Quella di Zark era stata sostituita con quella del comandante dell'ordine, ed era iù grande e più prestigiosa delle altre.
"Lei è il grande Antallen Refis, vero? - Chiese uno dei soldati al bardo del gruppo - Ci sarebbero moltissimi soldati che vorrebbero incontrarla dal vivo... ci onorerebbe di una visita nelle tende della truppa?" Naturalmente il lybran non si negò. Decise che gli altri potevano procedere con i loro noiosi battibecchi con Zark anche da soli, mentre lui li avrebbe attesi presso le tende dei soldati, suonando qualcosa per i mercenari più giovani.
Gordianus intanto continuava a far uso della sua capacità di individuare il male... senza successo.

Zark uscì dalla sua tenda indossando una corazza di cuoio borchiato di ottima fattura. La metà del suo volto sfigurata da una bruciatura era in parte nascosta dalla barba bianca e finemente curata che si era fatto crescere, mentre il cranio era stato rasato a zero. Anche se ora dimostrava decisamente l'età che aveva, era chiaro che il cambio di aspetto gli permetteva di ispirare un maggiore carisma eun'aria di maggiore esperienza, doti assai utili quando si è al comando di un plotone di mercenari.
"Siete voi... i traditori." Esordì.
"Traditori?" Intervenne Lucian.
"Siete coloro che si sono arruolati nell'ordine e poi hanno cospirato alle sue spalle il giorno stesso. Come dovrei chiamarvi?"
Lucian stava per ribattere nuovamente, ma Krisonna lo fermò con un cenno della mano.
"Non siamo qui per discutere su eventi passati, ma per scambiare informazioni."
"Ho saputo delle vostre ultime imprese... - Le disse Zark - Le notizie viaggiano veloci. Avete addirittura ucciso un lich, devo congratularmi con voi per il successo della missione."
"E come procede invece la vostra caccia alle gilde di ladri che infestano la città?" Domandò Lucian con astuzia. Ma Zark non sembrava affatto turbato dalla domanda, anzi un moto di orgoglio accompagnò il resoconto delle imprese dell'Ordine in quella crociata:
"Di bene in meglio. Abbiamo completamente distrutto una delle due gilde maggiori, quella dei Pugnali di Cristallo. I pochi di loro che non sono morti o non marciscono nelle segrete del palazzo ducale stanno cercando di sfuggirci nascondendosi nell'ombra dei quartieri più poveri, ma li stiamo stanando uno ad uno."
"...e le Mantidi Notturne?" Incalzò il ranger. Zark sembrò sorpreso che conoscessero il nome di quella gilda. "Stiamo cercando il loro covo. - Rispose - Siamo vicini al successo."
"Avremmo delle informazioni importanti a riguardo. - Riferì Krisonna. - Non potremmo parlarne lontani da orecchie indiscrete?"
Zark allontanò con un gesto le guardie che erano rimaste a scortare gli avventurieri.

"Sappiamo che uno dei vostri ufficiali è colluso con la gilda delle Mantidi Notturne." Rivelò Krisonna. Zark restò in silenzio per qualche secondo, inespressivo. Poi scrollò le spalle con noncuranza. "Se anche questa non fosse una notizia a nostra conoscenza, sappiate che l'Ordine del Teschio Cremisi sa fronteggiare con decisione anche le minacce che provengono dal suo interno. Vi ringrazio per l'avvertimento, ma non c'è nulla che sfugga al nostro controllo."
"E possiamo interrogare Teg Maine?" Chiese diretto e sprezzante il mezzodrago paladino.
"Non vedo perché dovrei negarvi questa possibilità. Ma non gli ordinerò di sottoporsi ad un interrogatorio, se non vorrà interloquire con voi, sarà libero di rifiutare."

Si diressero verso la tenda di Teg Maine. Musica di festa proveniva dalle tende della truppa. Un gran numero di soldati accorreva per assistere al piccolo spettacolo che Antallen aveva improvvisato. Il bardo stava suonando e cantando di battaglie, di soldati, di imprese eroiche. I soldati danzavano e cantavano a squarciagola brindando alla loro vita da mercenari.
Quando gli avventurieri giunsero alla tenda di Teg Maine, trovarono uno dei nuovi ufficiali a salutarli con uno sguardo gelido. Una ragazza terosiana, dalla pelle olivastra e dagli occhi chiari, il cui sguardo era sottolineato da linee di colore nero come era usanza nella sua terra. Indossava pochi abiti nonostante l'aria dell'ultimo inverno fosse ancora fredda, e lunghi monili le pendavano al collo. Li seguì con gli occhi mentre entravano nella tenda dell'ufficiale da interrogare.
Teg Maine stava seduto sul suo letto di pelliccia e stoffe pregiate, ma si alzò in piedi quando gli avventurieri entrarono. "Avevo capito che eravate voi dalle vostre voci." Disse, versandosi del vino da una caraffa d'argento.
Gordianus, Krisonna e Lucian tentarono di provocarlo, ma il mercenario sembrava non rispondere alle loro accuse. Non sembrava nemmeno infastidito. Forse però avrebbero potuto utilizzare il suo doppio gioco a loro favore.
"Perché non ci riveli dove si nascondono le Mantidi Notturne?"
"Potrei farlo... - Ipotizzò Teg Maine - Ma non senza ottenere qualcosa in cambio."
"E cosa vorresti, in cambio?"
"Un favore. Credete di poterlo fare?"
"Dipende dal favore." Rispose Lucian, che già sospettava ci fosse qualcosa di losco sotto.
"C'è una nave che approderà al porto di Keremish durante la notte. Trasporterà un carico che devo ritirare, ma non posso farlo di persona: in quel momento sarò a corte, dal Duca, convocato assieme agli altri ufficiali. Ho bisogno di qualcuno che ritiri per me quel carico, nel modo più discreto possibile. Fatelo, ed io vi rivelerò l'esatta locazione del covo delle Mantidi Notturne."

marzo 07, 2007

4.16 - Golem o non golem

Trascorsa da pochi giorni la ricorrenza delle Gemme Invernali, per la quale la chiesa di Sinth celebra speciali funzioni, la custode del culto Bree poteva finalmente concedersi un periodo di tempo ordinario (sempre che non fosse spuntato un altro lich nei dintorni).
Gli avventurieri si recarono da lei per chiedere nuove e più aggiornate informazioni riguardo la missione nei sotterranei del tempio. La custode li fece accomodare all'interno della sala consacrata.
"La Cattedrale della Dea Madre fu costruita decine di anni fa sui resti di quello che era un antico luogo di culto dedicato a divinità della magia. Dopo il cataclisma, la dea Sinth ha preso il posto di qualsiasi divinità su Thesis, e Keremish si stava espandendo di nuovo, la città aveva bisogno di un tempio dedicato alla dama di luce. Quando esplorammo i sotterranei del vecchio santuario, trovammo un labirinto di cunicoli protetto da incantesimi che non eravamo più in grado di riprodurre. Allora decidemmo di sigillare quei cunicoli e di porvi dei golem di guardia, per impedire ai nostri fedeli di scendere ma anche per impedire a qualsiasi cosa di salire."
La storia delle linee di flusso magiche, dei santuari, la separazione planare e il sacrificio di Sinth erano tutte storie che il gruppo aveva già sentito da Lobas e da Kemper, alla Gilda Arcana. Bree consigliò agli avventurieri di recarsi da Gelb Rothblau, un esperto costruttore di golem che viveva nel quartiere nobile della città. Krisonna c'era già stata, ma decisero di tornare da lui per porgli ulteriori domande.

Gelb venne loro incontro sul viale della sua casa, costeggiato da pini e sorvegliato da golem che fungevano da serrature, comunicatori e guardiani. Il mago, dai capelli scompigliati e dall'aria bizzarra, pretese di essere pagato dieci monete d'oro per la sua consulenza.
"Sì... ricordo quel lavoro, fui pagato profumatamente e produssi dei golem che sono tra i migliori mai creati dalle mie vecchie mani. Dei Mekal, se non sbaglio. Sono dei costrutti molto efficienti, possiedono arti multipli e armi di luce... quasi nessun punto debole."
"Non hanno un comando di emergenza per essere disattivati?" Chiese Krisonna.
"No... solitamente si disattivano su comando del creatore o della persona che viene indicata loro come padrone. Ma è evidente che stiamo parlando di golem malfunzionanti."
"Cosa può aver generato la malfunzione?"
"Probabilmente quel sotterraneo è zeppo di incantesimi protettivi. Qualcosa deve aver influenzato i golem, magari oltrepassando i loro ordini e spingendoli ad attaccare qualsiasi cosa si avvicini loro... non lo so con certezza..."

Il gruppo si riunì nella piazza poco fuori la villa di Gelb per discutere il da farsi. Golem di quel tipo, Mekal, sembravano al di sopra delle loro possibilità.
"Io suggerirei di parlare con il nostro amico Teg Maine." Disse Gordianus.
"E cosa facciamo? Andiamo là, nel campo dell'ordine del Teschio Cremisi, e lo accusiamo?" Gli rispose Ivan. Ma Lucian fece notare che Gordianus è un paladino. Forse la loro parola contro quella di un mercenario avrebbe avuto qualche valore.
"Senza prove è inutile." Asserì Krisonna.
"Andiamo a procurarcele!" Consigliò il mezzodrago. Gli altri annuirono. In fondo, era improbabile che Zark negasse loro di parlare con uno dei suoi ufficiali, non aveva motivo di rifiutarsi.
Si avviarono in direzione della porta ovest della città, nel pomeriggio di fine inverno.

marzo 06, 2007

4.15 - Essedreel bipolare

Indecisi sul da farsi, dopo aver concluso poco o niente durante la spedizione notturna nel cimitero, gli avventurieri lasciano passare qualche giorno prima di rimettersi al lavoro. D'altro canto, è stata una giornata devastante quella trascorsa: un lich, una tomba profanata ed uno scontro con le Mantidi Notturne.
Nei giorni a seguire le voci delle loro gesta si diffondono per Keremish. La chiesa di Sinth inizia la costruzione del santuario dedicato ai ventotto caduti, lungo la strada mercantile ovest. Antallen compone qualche ballata sulla battaglia e grazie alle sue canzoni vecchie e nuove riesce a riempire quasi ogni sera la locanda del Pollo Aviario, guadagnando abbastanza monete d'oro da garantire vitto e alloggio gratuito per tutti i suoi compagni. La notorietà del bardo attira nuovi clienti e l'oste diventa un suo grande amico. Non c'è sera che il lybran non allieti la bevuta di birra degli avventori con una drammatica melodia sulle guerre antiche, o con una romantica romanza riguardo gli amori disperati di una dama chiusa in una torre lontana. Ben presto il volto del bardo è su decine di manifesti che coprono le mura cittadine, e sempre più amanti della musica e delle poesie fanno visita al Pollo Aviario per conoscere il maestro Antallen Refis in persona.

Una sera di quelle, mentre Antallen firmava autografi a adolescenti in delirio, gli avventurieri si erano riuniti per decidere cosa fare. La missione che sembrava più redditizia e più semplice era dare una mano alla chiesa di Sinth con quel malfunzionamento di golem, nel sotterraneo del tempio. Prima però si diressero alla Gilda Arcana, per saperne di più riguardo le armi in essedreel bipolare che i maghi avrebbero dovuto creare grazie al nihilium e alle formule di Pollas.

Il piano terra della torre, come al solito, era gremito di persone. Il numero degli avventurieri a Keremish aumentava di giorno in giorno, di pari passo con la durata delle albe e dei tramonti ed in perfetta sincronia con il crescere dei guai in città. Si fecero strada fino al bancone e chiesero di Milos.
"Siamo spiacenti, Milos sta ricevendo visite e a quanto pare è molto occupato." La commessa indicò in direzione dello studio del responsabile delle relazioni con il pubblico: la porta era chiusa e una discreta folla di persone spazientite aspettava appena proprio lì di fronte.
"Possiamo parlare con qualcun altro? Chi è il responsabile economico qui dentro?" Chiese Lucian.
"Lobas Derdensku, ma attualmente è in missione ufficiale per conto della Gilda. - Rispose la commessa. - Potete parlare con Carden, è nella sua stanza, al secondo piano."
Salirono da Carden. La maga stava leggendo alcuni vecchi testi riguardanti linee di flusso magiche, mentre un famiglio coniglio gironzolava per la stanza ammucchiando le scartoffie. Non appena li riconobbe, li fece entrare... e chiuse la porta che aveva lasciato aperta.
"Come procede la vostra missione sull'isola di Wabbekee?" Domandò lei.
"E' in una fase di... stallo." Disse Krisonna.
"Ma abbiamo recuperato il materiale per la creazione dell'essedreel bipolare. Pensavamo che le armi fossero state già create." Aggiunse Lucian. Nel frattempo il coniglio famiglio stava servendo del thé a tutti gli ospiti.
"Credo che siano già state create infatti. - Asserì Carden - Avete chiesto giù alla bottega?"
Ivan e Gordianus scensero a controllare mentre gli altri finivano il thé. Le armi erano già in vendita e premettevano di incastonare più di un cristallo elementale dello stesso tipo sulla stessa arma. Il paladino ordinò uno spadone a due mani in essedreel bipolare a cinque enervature, quindi attesero gli altri e si diressero verso il tempio di Sinth.

febbraio 23, 2007

4.14 - Il tempo di fuggire

Il riflesso soprannaturale che scivolava serpentino su ogni lastra di marmo che fosse in grado di riflettere la luce della luna, d'improvviso, si fermò. Ed un'esplosione di schegge di vetro investì in pieno il volto di Gordianus. Da una delle foto sulla lapide più vicina la strega degli specchi lanciò il suo attacco, quindi rientrò nella duo-dimensione e si spostò altrove, prima che Ivan potesse colpirla. Quando Gordianus sollevò la spada per difendersi da un altro attacco, si accorse di uno sguardo maligno che lo osservava dall'interno della lama stessa. Il braccio nero e nodoso della strega fuoriuscì di colpo dal riflesso sulla sua arma e strinse i suoi artigli attorno al collo del paladino, cominciando a stringere... stringere...
"Gordianus!" Gridò Ivan, che aveva timore di colpire il mezzodrago e non osava vibrare il colpo contro la strega.

Nel frattempo Lucian e Antallen si trovavano circondati da ladri delle mantidi notturne. Il ranger vorticò le spade abbattendo un paio di nemici, Antallen attaccò le figure agili che gli roteavano attorno, ma la sua abilità con lo stocco non era al pari di quella del mezzelfo. Lucian vide con la coda dell'occhio arrivare una Palla di fuoco. Le fiamme esplosero trasformando la notte in un inferno. Il ranger era riuscito a coprirsi con il corpo di uno dei suoi avversari, mentre Antallen era balzato veloce dietro una delle tombe. Teg Maine apparve all'orizzonte, con una serie di balzi incredibili si proiettò da una tomba all'altra e giunse a pochi metri dagli intrusi. Sfoderando dardi dal nulla, scagliò una raffica di letali proiettili contro di loro. I dardi si incendiarono in aria illuminando per un attimo il Campo dei Morti e tracciando scie di luce nell'aria. Esplosero contro il ranger ed il bardo, e Antallen cadde a terra privo di sensi.
"Non sono avversari da due soldi. - Stabilì ad alta voce lo stregone a capo della riunione, che aveva appena lanciato la Palla di fuoco. - Portate via i vostri uomini. Io mi occuperò di loro, e vi darò il tempo di allontanarvi." Così dicendo si sollevò in aria, sorretto da due enormi ali piumate color pece, che spuntarono dalla sua schiena quasi per magia. Tag Maine rinfoderò nella carne i suoi pugnali, e le Mantidi Notturne scomparvero veloci e silenziosi come falene. Subito Lucian afferrò il corpo di Antallen e si diresse verso la cappella più alta nei dintorni. Poggiò il bardo ad uno dei muri e lo curò, in modo da fargli riprendere i sensi.

Gordianus sfoderò i denti aguzzi da mezzodrago ed azzannò il braccio che lo stringeva. La Strega degli specchi rientrò nel riflesso della spada e scivolò di nuovo via, attraverso le superfici lucide degli stemmi, dei marmi e delle vetrate del cimitero. Il paladino gonfiò la gola e si preparò a soffiare. Quando vide che l'ombra della creatura si fermava sul vetro di una lanterna sprigionò il suo cono di gelo. I vetri della lanterna si frantumarono e la strega venne scagliata fuori dal suo involucro bidimensionale. Un essere spaventoso, dalle sembianze umanoidi di una vecchia ossuta e completamente coperta di schegge di vetro che ne laceravano le carni. Il mostro gridò di terrore e subito la spada di Ivan la colpì così forte da scagliarla tra i marmi alle sue spalle. In un attimo si gettò nuovamente in una delle vetrate ed emettendo un gemito sinistro e prolungato scomparve.

Lo stregone alato stava tenendo Lucian e Antallen sulla difensiva, bersagliandoli con incantesimi a distanza e mantenendosi troppo in alto per essere raggiunto. Krisonna raggiunse i due compagni ed insieme si rifugiarono in un trucco della corda. Lo stregone ne approfittò per lanciare su di sé svariate protezioni magiche, quindi dissolse la protezione degli avventurieri e riprese ad attaccarli. Gordianus e Ivan giunsero giusto in tempo per distrarlo ed attirare qualche Palla di Fuoco su se stessi, quindi il mezzo drago prese lo stocco volante di Krisonna e decollò verso il nemico. Utilizzando le cariche dell'anello dell'ariete colpì lo stregone con tale forza da farlo schiantare a terra, dove Ivan poteva raggiungerlo e devastarlo a colpi di spada. Lo scontro proseguì per qualche minuto, ma non appena l'incantatore si accorse che i suoi alleati avevano avuto tempo a sufficienza per fuggire, lanciò su di sé un teletrasporto e scomparve senza lasciare traccia.
Il bilancio dell'incursione non era dei più soddisfacenti... nessun criminale catturato, nessuna nuova informazione fondamentale, nessun piano sventato. Gli avventurieri rinfoderarono le armi e tornarono in città.

febbraio 20, 2007

4.13 - Ospiti non attesi

Antallen suonava con passione e ispirazione. La sua musica sembrava fermarsi nell'aria odorosa e umida della locanda e danzare con i profumi ed il sussurrìo dei tavoli. Il bardo muoveva le dita velocemente, come formiche su di un ramo, e i suoi occhi rimanevano chiusi, la mente rapita dalla melodia. Quando fermava la musica, intonava una strofa. Il pubblico seguiva i suoi racconti con attenzione, smettendo di parlare per un attimo e posando sul tavolo i boccali. Il lybran cantava di luoghi lontani, di cieli azzurri e luminosi, di navi volanti e di città sospese in aria. Poi poggiava nuovamente le dita sulle corde e dal chitarrino un accompagnamento delizioso si levava ad esaltare la sua voce.
Per il tempo che durò l'esibizione, sembrava di essere tornati indietro, ai tempi in cui Keremish non respirava ed era una cittadina allegra e vivace. I giorni erano lunghi e luminosi, le strade piene di vita, i vicoli offrivano scorci caratteristici e i mercanti amavano fermarsi in città per godere della vista del porto dalle finestre delle locande.

Krisonna, Gordianus e Ivan entrarono al Pollo Aviario quando l'esibizione del loro vecchio amico volgeva al termine. Con lo sguardo notarono che Guasco e Piria stavano appalaudendo, e il mercante non si lasciò scappare l'occasione di complimentarsi di persona con il maestro e di allungargli un paio di monete d'oro, segno di apprezzamento. Quando Antallen scese dal piccolo palco di legno, l'oste gli si avvicinò dondolando. Nascose una coscia di pollo nella tasca del suo sudicio camice, e ne estrasse una quindicina di monete d'oro, unte ma decisamente appetibili.
"Complimenti, mastro Refis! Il pubblico è rimasto incantato, e la mia sala non si riempiva così da almeno un anno!" Il corpulento padrone della locanda esplose in una fragorosa risata.
"La ringrazio, messere. Anche io mi sono premurato di omaggiarvi con un piccolo dono, per ringraziarvi della vostra ospitalità!" E così dicendo estrasse una piccola ghirlanda dorata. L'oste la afferrò e la mise in tasca. La stessa dove teneva la coscia di pollo. Poi si esibì in un inchino sgraziato e tornò al suo lavoro.
"Antallen! Quanto tempo!" Il bardo salutò tutti e si sedettero ad uno dei tavoli. Gli amici lo aggiornarono su quanto stava accadendo in città. Antallen era partito per un lungo giro della regione, e al suo ritorno le cose sembravano decisamente peggiorate.
"Abbiamo un appuntamento, fra qualche ora... - Riferì Krisonna - Una congrega di streghe. Si troveranno al cimitero. Vieni con noi?"

La notte era calata, finalmente. Avvicinandosi al cimitero, si accorsero che uomini dai volti coperti con un mantello grigio vagavano nei pressi del perimetro del Campo. Le guardie cittadine pattugliavano l'alta cancellata, e ogni tanto era possibile imbattersi anche in qualche mercenario del Teschio Cremisi. Trovarono un punto lontano da sguardi indiscreti, e oltrepassarono le inferriate. Lucian li raggiunse giusto in quel momento. Si accorsero però di avere nel gruppo due guerrieri in armatura pesante, che ad ogni passo emettevano rumori metallici al pari di un golem arrugginito. Così, Lucian e Antallen andarono avanti da soli.
Scivolarono fra le tombe fino a raggiungere una delle colline sulle quali sorgeva la maggiorparte delle tombe del Campo dei Morti. Lucian si accorse di numerose presenze che si muovevano furtivamente nell'ombra: ladri. Era evidente che anche le Mantidi Notturne erano state invitate. Si nascosero nel buio ed avanzarono facendo attenzione a non essere visti. Giunsero fino ad un centinaio di metri da un ampio anfiteatro di pietra, la tomba dei Wandermaster. Si trattava di una famiglia di grandi oratori e politici, che avevano costruito un'arena di pietra semicircolare di fronte all'ingresso della cripta di famiglia, per commemorarne l'onore. Spesso l'anfiteatro veniva utilizzato per le cerimonie funebri dai sacerdoti di Sinth, ma quella notte sarebbe stato testimone di un altro tipo di evento.
Tre figure misteriose erano riunite al centro dell'anfiteatro. Attorno al perimetro, nascosti all'ombra delle tombe, c'erano molti altri ladri. Una delle tre figure sembrava essere l'incantatore visto da Lucian nel vicolo dei gatti. Un altro era avvolto da un mantello grigio, proprio come tutti gli altri suoi compagni, ma evidentemente doveva avere un ruolo di comando. La terza figura era a dir poco grottesca, una creatura umanoide dalle forme vagamente femminili, con la pelle rugosa e bluastra, e due piccole corna nere che le spuntavano dalla fronte.
Poi si udì un rumore sospetto da alcune tombe a ovest. Si trattava di Krisonna, che aveva tentato di raggiungere i compagni dopo essere stata avvisata con un messaggio magico da Antallen. Il bardo subito tentò di sviare i ladri producendo un suono fantasma altrove, il miagolìo di un gatto. Ma non sembravano essere interessati ai gatti.
Fortunatamente la maga aveva già provveduto a lanciare trucco della corda e a nascondersi in un piccolo spazio extradimensionale. Anche Lucian e Antallen tentarono di nascondersi, ma non ci riuscirono. Tre Mantidi Notturne emersero dall'oscurità alle loro spalle. Lucian si voltò di scatto e con una rapida successione di colpi eliminò i due ladri che aveva attorno, ma non riuscì ad avvertire in tempo il bardo, che si ritrovò una gelida lama conficcata tra le scapole. Antallen gridò di dolore, e il suo grido giunse alle orecchie di Ivan e Gordianus, che stavano attendendo lontani. I loro amici erano stati scoperti. Ormai agire di sotterfugio era inutile.

"La nostra riunione dovrà essere rimandata! - disse il mago agli altri due complici - Chiunque sia, uccideteli." La creatura notturna in un attimo scomparve. Il capo delle Mantidi Notturne invece stese le braccia, e la carne dei due avambracci si squarciò facendo uscire due coltelli acuminati che scivolarono velocemente tra le sue dita. Lucian aveva già visto quel trucco: Teg Maine! Assieme al bardo iniziarono a correre via, il più lontano possibile da quel posto. Ma i ladri li avevano praticamente già circondati.
Nel frattempo Ivan e Gordianus correvano tra le lapidi nel tentativo di raggiungere i loro amici prima che fosse troppo tardi. Un riflesso scivolò tra i marmi lucidi illuminati dalla luna. Qualcosa di soprannaturale. La Strega degli Specchi.

febbraio 17, 2007

4.12 - Riposa in pace

La piccola Lepel si sollevò in punta di piedi e pose la sua mano su una lastra metallica a lato della porta della tomba della famiglia Burroughs. La pesante porta di pietra si sollevò e scivolò di lato, non appena il meccanismo riconobbe il tocco della guardiana del cimitero.
Lucian, Ivan, Gordianus, Krisonna e Azalorn videro di fronte a loro una lugubre scalinata di pietra scendere nel buio. Strano modo di ammazzare il tempo prima di sera... infilarsi in una cripta che era stata profanata per investigare su cosa fosse successo. Secondo Lepel qualcuno aveva officiato un rito magico, ed un qualche tipo di passaggio dimensionale era stato aperto... il che era strano, visto che ormai da mesi non era più possibile per nessun abitante della regione raggiungere i piani esterni o interni di alcun tipo. Lepel aveva avvisato la Gilda Arcana, ma i maghi sembravano avere altre gatte da pelare. Il gruppo di Krisonna invece si era presentato da lei chiedendo il permesso di rimanere nel cimitero di Keremish per tutta la notte a venire, nel tentativo di cogliere sul fatto una congrega di streghe intenta a riunirsi. Lepel aveva dato loro l'autorizzazione, avvisandoli che quella sera non sarebbe stata presente, causa impegni "diplomatici". Ed era rimasta sorpresa che, per non stare con le mani in mano qualche ora, quel gruppo di avventurieri volesse occuparsi anche del caso della tomba dei Burroughs. Ma ne aveva conosciuti di spostati, nei sette anni di guardia al cimitero che già aveva trascorso.

Krisonna illuminò le scale con uno sciame di luci danzanti. Gordianus si avviò per primo, seguito da tutti gli altri. Ogni passo scendeva di più nel profondo delle colline sulle quali si estendeva il Campo dei Morti. Ogni passo aumentava il silenzio, l'odore di chiuso, il senso di oppressione, di immobilità, di sonno eterno. Poi qualcosa si illuminò per un attimo ai piedi del mezzodrago. Fece giusto in tempo a guardare in basso, che una voragine si spalancò sotto di lui, per inghiottirlo. Con la mano che non stringeva la spada, il paladino cercò un appiglio mentre il baratro lo risucchiva, e trovò il bordo della botola. Rimase qualche secondo sospeso nel vuoto, contemplando il pozzo di trenta metri che si era spalancato sotto di lui, reso ancora più letale da una serie si lame trasversali piazzate a vari livelli di altezza. Se fosse caduto, l'avrebbero raccolto a tranci. Si tirò sù, aiutato da Ivan, che era appena dietro di lui.
"Trappole!"
A quanto pare la famiglia Burroughs ci teneva che nessuno profanasse il sonno eterno dei suoi cari. Qualcuno di loro immaginò quali tesori dovevano essere stati sepolti assieme ai defunti. Qualcun altro si rese conto di come fosse saggio officiare un rito sacrilego nel profondo di una di quelle cripte, metri sottoterra e circondato da trappole costosissime poste dai famigliari degli estinti. Tutti comunque, realizzarono che entrare in un posto del genere senza un ladro era un suicidio. E andarono avanti.
La trappola successiva, scattando al passaggio di Krisonna, scagliò sulla maga una magia che la stordì momentaneamente, quindi tentò di schiacciare l'intero gruppo facendo crollare su di loro il soffitto del corridoio. Azalorn si voltò indietro tuffandosi sulla maga e afferrandola al volo. Con un balzo entrambi saltarono fuori dall'area del meccanismo, e videro le tonnellate di roccia schiantarsi a terra fragorosamente. Quando l'enorme massa di pietra si risollevò, Azalorn e Krisonna videro che Gordianus ne era rimasto vittima. Impacciato dall'armatura, non era riuscito a sfuggire alla pressa di granito, che l'aveva inchiodato a terra schiacciandolo. Solo grazie alla sua robustezza il mezzodrago riuscì a sopravvivere. Sputando sangue dalla bocca, il paladino si rialzò.
"Era un potente incantesimo, quello che mi ha stordita." Notò Krisonna. Questa tomba doveva essere molto antica... prima del cataclisma che privò Thesis della sua energia magica.

L'ultima trappola fu superata con coraggio: Lucian individuò dove il gruppo che aveva violato la cripta si era fermato, il che indicava chiaramente il punto dove il loro ladro era entrato in azione per permettere ai suoi compagni di superare il diabolico meccanismo. Gordianus impugnò lo stocco magico di Krisonna e volò attraverso il cunicolo. Una sistema di inversioni di gravità, aculei disposti sul soffitto, baratri e nubi incendiarie si attivò al passaggio del paladino, ma grazie al fatto che stava volando il temerario apri-pista del gruppo giunse dall'altra parte ed invitò gli altri a fare altrettanto.
Ora di fronte a loro si apriva la stanza che era il cuore della cripta: luculi e candele spente erano disposti lungo le pareti, e dalle nicchie nella pietra sporgevano bare di legno, casse da morto, cadaveri rinsecchiti e ossa polverose. La famiglia Burroughs custodiva qui i suoi morti da oltre duecento anni... ce n'erano decine. Ma i morti non erano stati i soli ad entrare in questa stanza, sebbene fosse così ben protetta. Al centro della stanza c'erano i resti di quella che doveva essere stata una cerimonia sacrificale. Polvere e terriccio, misto a sangue, avvolgevano nel rosso una serie di candele accese e incantate per brillare senza spegnersi. Fogli bruciati e unguenti profumati giacevano da una parte. Appoggiata alla parete c'era una minacciosa quanto macabra vergine di ferro. Gordianus percepì un'aura malvagia nello stesso punto.
"E' uno strumento di tortura. - Fece notare Lucian - L'interno di quel sarcofago di metallo è pieno di aculei, e quando viene chiuso la vittima ne è trafitta."
Il sangue che si era seccato sul metallo della vergine era la prova che Lucian aveva ragione. E che qualcuno era stato chiuso lì dentro, e ucciso. "Raccogli questi fogli, - disse il mezzelfo indicando a Krisonna dei frammenti di pergamena sui quali erano state vergate parole in una lingua sconosciuta - possiamo farli analizzare da Milos."
Krisonna si avvicinò, ma in quel momento la vergine di ferro si scosse. Con un sussulto il sarcofago di metallo si sollevò in piedi, illuminandosi di energia soprannaturale, e afferrando due grosse spade guardò minaccioso gli intrusi. "Un Sarcofagus!" Esclamò Krisonna.

Lo strano golem si mosse contro Lucian e lo attaccò. Il mezzelfo rispose con le sue lame, tra le quali una che era folgorante. Le scariche elettriche avevano uno strano effetto debilitante sulla vergine animata. Krisonna colpì il golem con un fulmine, quindi Ivan, Azalorn e Gordianus lo attaccarono. L'elettricità aveva rallentato il gigante metallico a sufficienza da poterlo abbattere prima che potesse ridurre in fin di vita il mezzelfo. Quando la vergine di ferrò crollò in terra, tutti si allontanarono da lei. Un golem non poteva emettere un'aura malvagia! Un tremore percorse il corpo del mostro di ferro, quindi si aprì, rivelando l'interno costellato di chiodi acuminati. La creatura che nacque dai rottami del golem era spaventosa a dir poco. Il corpo rianimato di un uomo torturato a morte, avvolto in cinghie di cuoio e trafitto da centinaia di chiodi. Galleggiava a pochi dentimetri da terra contorcendosi di dolore, mente i suoi occhi lacrimavano sangue.
Ivan fu colto dal terrore soprannaturale emanato da quella creatura, e restò paralizzato in un angolo della stanza. Gli altri decisero che dovevano abbatterlo il prima possibile. Mentre il nonmorto cercava di utilizzare le sue capacità mentali per penetrare nella mente di Krisonna, le lame di Lucian e Gordianus, nonché i proiettili delle pistole di Azalorn, martoriarono il corpo della creatura aggiungendo dolore al dolore. Con uno spasmo di agonia l'essere si accasciò a terra.
Gli avventurieri esplorarono velocemente il resto della cripta, resistendo alla tentazione di portare via alcune delle ricchezze che dovevano essere sepolte quaggiù assieme ai corpi.
Tornando in superficie, trovarono Lepel ad aprire loro la porta.

febbraio 10, 2007

4.11 - Spedizione contro il redivivo

Una discreta folla di curiosi circondava le scalinate della Cattedrale di Sinth quando Lucian, Ivan e Gordianus si avvicinarono al tempio. Si fecero largo tra la gente, che osservava ammirata quello che stava accadendo sul sacrario. Tra le alte colonne e le imponenti statue, proprio davanti alla porta della cattedrale, una schiera di paladini e templari stava salutando l'uscita della Custode del Culto.
Chiedendo il permesso ad una delle accolite, i tre avventurieri furono condotti all'interno, dove Bree stava terminando la benedizione delle proprie armi. La Custode del Culto era vestita con la tunica e le armi dell'ordine dei paladini di Sinth. Aveva indossato le vestigia delle grande battaglie e aveva dipinto le lacrime della dea madre al di sotto degli occhi. Appena finito di benedire la sua spada, la rinfoderò e si accorse dell'accolita, che introduceva gli avventurieri.
"Gordianus! - Esclamò la sacerdotessa - E' un piacere rivederti. Purtroppo non ho molto tempo."
"Che succede?" Domandò il mezzodrago.
"Una spedizione di emergenza, presso un santuario abbandonato a pochi chilometri da Keremish, lungo la strada mercantile. Sembra che durante la notte, un folle abbia completato il rituale per trasformarsi in nonmorto, ed un lich ha preso vita."
Lucian e Ivan avevano già sentito questa storia. Tempo addietro, un signorotto aveva proposto loro una missione che riguardava il fratello, il quale era un potente incantatore con tutte le intenzioni di divenire un lich. Ma si erano impegnati in altre missioni, e il tipo non si era più fatto vedere. Ma che qualcuno si stesse preparando a quel rituale presso il santuario sulla strada mercantile ad ovest era una notizia a loro nota da tempo. Tuttavia preferirono non farne parola con Bree.
"Abbiamo bisogno di aiuto... stanotte alcune streghe si riuniranno al cimitero." Riferì Lucian.
"Non posso aiutarvi, - rispose Bree - abbiamo una missione da compiere."
"Andiamo anche noi!" Propose Ivan.
Lucian si fece sfuggire una risatina, poi capì che il guerriero diceva sul serio.
"C'è una legione di paladini assieme a noi!" Aggiunse Gordianus.
"Possiamo unirci alla spedizione?" Chiese Lucian alla Custode del Culto. La sacerdotessa era piuttosto sorpresa dalla domanda. Andare a caccia di lich era molto pericoloso, molti dei paladini che fieramente innalzavano inni alla chiesa sarebbero morti.
"Non rifiuteremo l'aiuto di nessuno!" Rispose infine Bree.

La folla salutò con grida di giubilo il passaggio delle forze del bene che andavano a sradicare il male a pochi passi dalla città. Ora che la città sembrava sprofondata in un'aura di paura, ogni spiraglio di luce era accolto come un miracolo. La sacerdotessa cavalcava in testa alla legione, la seguivano 40 soldati in armatura scintillante da templare. Dietro di loro, Lucian, Ivan e Gordianus, mercenari aggiunti alla missione.
Oltrepassarono i cancelli di Keremish e imboccarono la strada mercantile ovest accompagnati da squilli di tromba suonati dall'alto delle mura e delle torri di vedetta. Dopo circa due ore di marcia giunsero al tempio abbandonato.
Del santuario restavano in piedi solo quattro colonne, che si alzavano spezzate per qualche metro su un piano lastricato di pietre levigate. Attorno ai ruderi del santuario avevano costruito le loro case qualche fattore e alcuni allevatori. L'ingresso ai sotterranei del tempio, le cripte, si affacciava sulla strada ed era poco più che un buco in terra chiuso da una lastra di marmo.
"L'energia negativa viene da là sotto" Indicò Bree scendendo da cavallo.
Alcuni paladini si mossero verso l'ingresso delle cripte e forzandole la pietra con la spada ribaltarono la pietra di lato. La Custode del Culto diede un ordine silenzioso. I soldati sfoderarono le lame e si lanciarono nel buio della cripta, uno dopo l'altro. Seguirono alcuni minuti di silenzio, poi le prime grida, seguite dai rumori della battaglia. Colpi di spada, tintinnii di armature. Bree ordinò ai quattro templari rimasti a proteggerla di muoversi ai lati della porta, per cogliere di sorpresa qualsiasi cosa uscisse. Gli avventurieri sfoderarono le armi ed attesero assieme a lei.
Di colpo un tentacolo uncinato schizzò fuori dal buio e agguantò un paladino per il cranio, strattonandolo dentro. Seguirono urla. Un altro paladino entrò di corsa, nel tentativo di salvare il compagno. Altri rumori di colluttazione, poi il silenzio. Lucian, Ivan e Gordianus scivolarono ai lati dell'apertura, a dare supporto ai due paladini. Dopo pochi secondi, un Mohrg uscì dalla cripta sferzando l'aria con le sue frattaglie tentacolari.
I colpi di spada si abbatterono sulla creatura ferocemente, poi la sacerdotessa sfoderò il simbolo sacro e con un potente lampo di energia positiva disintegrò completamente la creatura.
"Un Mohrg... - commentò Bree - E' un nonmorto molto potente... come può averlo evocato?"
Ma non ebbe il tempo di ragionarci. Altri due nonmorti dello stesso tipo uscirono dal buio attaccando con i loro tentacoli mollicci e uncinati. Uno dei paladini fu dilaniato. Quando il primo dei due Mohrg cadde a terra con il cranio sfondato l'altro attese, per attirare gli avversari nel buio. Ma nessuno degli avventurieri cadde nella trappola. Affrontarono anche il secondo nonmorto e lo sconfissero. A quel punto Bree ordinò all'ultimo soldato rimasto di scendere a dare supporto ai sopravvissuti, che ancora si sentivano lottare e combattere.

Una luce verde illuminò per qualche frazione di secondo il pavimento lastricato del santuario, quindi la roccia si disintegrò lasciando al suo posto un buco di sei metri di diametro. Dal centro della voragine emerse volando il lich. Con un colpo di telecinesi fece crollare l'ingresso alla cripta.
"La Custode del Culto in persona! - Disse, notando la presenza di Bree - Quale onore! Ma non c'è peccato per il quale io debba essere punito! Ho abbandonato le mie vesti mortali per risorgere come creatura eterna. Voi, esseri di carne viva, non mi fermerete. Non più, ormai!"
Invece di replicare verbalmente, la sacerdotessa tese in avanti il simbolo sacro e esplose un altra ondata di energia positiva. Purtroppo non ebbe effetto. Il lich rise istericamente. Brandelli di carne si staccavano dalla sua faccia, essiccati e decomposti. Gordianus passò all'azione, si avvicinò alla voragine e spalancando le fauci emise un potente soffio di gelo. Il nonmorto fu investito in pieno e quando il paladino richiuse la bocca sembrava averlo completamente assiderato. Ma non era così. Il nonmorto spaccò il ghiaccio che lo ricopriva ed estese la mano, ripagando con la stessa carta i suoi avversari. Un cono di gelo di forza devastante investì i quattro avversari. Tutti, tranne Gordianus che era immune al freddo, riportarono tremende ustioni da freddo. Mentre Bree tentava di curare le ferite a se stessa e ai suoi compagni, Ivan corse verso la colonna più vicina. Con la forza che possedeva, iniziò a scalarla velocemente aggrappandosi direttamente sulla roccia, come se l'armatura non gli desse affatto impedimento. Lucian beneficiò di uno scudo amico lanciato da Bree, quindi decollò volando verso il nonmorto ed iniziò a colpirlo con la sua spada. Gordianus non sapeva cosa fare, ma pensò che se avesse abbattuto una colonna avrebbe avuto qualche speranza di centrare il lich sospeso in aria.
La Custode del Culto scagliò raggi roventi contro il mostro. Il lich però sembrava sfruttare tocco del vampiro per riprendere energie, succhiandole al mezzelfo con il quale stava combattendo. Per fortuna dall'alto giunse Ivan! Lanciandosi da una colonna con uno sforzo sovrumano, riuscì a raggiungere il nonmorto. Mentre volava in aria il suo volto si trasformò in quello del suo animale totemico, il furioso ghiottone, e stringendosi sul corpo rinsecchito del lich affondò le zanne nella carne del nemico. Lucian pensava di approfittarne per curarsi, ma quando ebbe estratto la bacchetta si rese conto che poteva usarla per ferire! Colpì il lich infliggendo alla creatura danni da energia positiva: se per sbaglio avesse colpito Ivan, lo avrebbe curato.
"Maledetti!" Gridò il mago nonmorto. Riuscì anche da immobilizzato a lanciare un teletrasporto, e comparve alle spalle della sacerdotessa. Ma Bree non era così indifesa come sembrava. Indietreggiò di qualche passo e utilizzando una delle sue pergamene evocò dal cielo una esplosiva colonna di fuoco, che si abbatté sul povero lich consumandone carni ed ossa, incenerendolo all'istante.

Lucian aveva afferrato Ivan al volo per evitare che cadesse nel vuoto, e lo riportò a terra. Gordianus smise di colpire la colonna, ormai era inutile.
"Dobbiamo ritrovare il filatterio!" Disse Lucian.
"Non abbiamo fretta... il lich impiegherà almeno un giorno intero a rigenerarsi. Rivolteremo quella cripta da cima a fondo finché non recuperemo il ricettacolo dove ha riposto la sua anima."
Così fecero, ed infatti il filatterio si trovava in una delle tombe. Il lich non aveva avuto il tempo di nasconderlo meglio. Gordianus e Ivan lo colpirono con forza fino a spaccarlo. Sì udì un flebile grido di agonia dissolversi nell'aria quando lo scrigno metallico si spaccò. Il lich era morto.
Dei 40 uomini di Bree ne erano rimasti in vita solo dodici.
"Costruiremo un nuovo santuario su questi resti, e lo intitoleremo alla memoria dei ventotto paladini che hanno dato la vita per salvare Keremish da questa spaventosa minaccia."
Quindi la Custode del Culto risalì a cavallo, e tutti insieme tornarono in città.

febbraio 09, 2007

4.10 - Strega, streghe, stregone

Lucian entrò nello studio di Milos che la lunga alba di sangue non aveva ancora abbandonato il cielo della mattina. Il mago se ne stava curvo su un tomo, illuminato da due candele la cui fiamma brillava di luce azzurra. Quando il ranger entrò, sollevò lo sguardo sopra gli occhiali (e sotto le folte sopracciglia bianche) e lo invitò a sedersi.
"Qual buon vento ti porta?"
"Non molto buono... - Rispose Lucian - Siamo tornati dalla nostra seconda incursione sull'isola di Wabbekee e sembra popolata da potenti creature, al di sopra delle nostre forze..."
"Oh, già! Quelle creature! - Lo interruppe Milos - Abbiamo esaminato il cadavere in decomposizione che avevate lasciato sulle rive del fiume!"
"Non era in decomposizione!" Si stupì il ranger.
"Putrefazione accelerata innaturale! Interessante, vero?" Chiarì il mago. Chiuse il libro e saltò giù dalla sedia. In piedi era ancora più basso che da seduto. Poggiandosi sul suo bastone si diresse verso uno scaffale e raccolse una serie di scartoffie.
"Io e i miei accoliti abbiamo trovato cospicue tracce di energia divina nelle carni di quel gigante... l'intera struttura di quella creatura ne era imbibita... era come se l'energia divina in qualche modo lo sostentasse." Spiegò, mentre allargava alcune pergamente sul tavolo, facendosi spazio tra libri e arnesi per l'analisi magica. Sollevò di nuovo lo sguardo su Lucian e riprese:
"Non sapevamo che Wabbekee stesse conducendo esperimenti così interessanti. Quando dieci anni fa abbandonò l'isola e si trasferì a Keremish, non proseguì alcuna ricerca e non ci parlò di alcuna scoperta. Ritenevamo che tutti i suoi sorzi non l'avessero condotto a nulla di concreto. Poi scomparve, dopo qualche mese. Nessuno di noi lo vide più, ma forse siamo in grado di rintracciarlo."
Lucian ascoltava, ma nel frattempo stava rimuginando su altre questioni, cioè sul vero motivo che lo aveva condotto da Milos quella mattina.
"Forse quelle creature erano normali esseri umani prim degli esperimenti di Wabbekee. - Disse - Se Wabbekee era in grado di potenziare in quel modo i suoi alleati, non potremmo fare altrettanto anche noi? Nella nostra ultima incursione Gordianus è stato ucciso (anche se siamo riusciti a riportarlo in vita) e anche gli altri membri del gruppo hanno riportato gravi ferite... Ho sentito che esiste una malattia chiamata licantropia. Modifica il fisico e la mente dell'ospite trasformandolo in una bestia assetata di sangue. Ma se trovassimo il modo di salvare la mente dalla trasformazione..."
Milos lo interruppe, aggiustandosi gli occhiali con due dita. "Esistono numerosi metodi magici per potenziare un combattente... incantesimi potenti che sono andati perduti... possiamo condurre ricerche in quel senso, ma avremo bisogno di voi se si necessiterà di recuperare componenti per le ricerche."
"Affare fatto" Concluse il mezzelfo.
"E a proposito di componenti... - riprese Milos - che ne è del nihilium?"
Lucian scosse la testa.
"Avevo capito - incalzò il vecchio mago - che siete stati sull'isola per ben due volte. E' impossibile che non abbiate notato l'enorme blocco di nihilium che si innalza per decine di metri di altezza al centro di essa!"
"Quello... è nihilium?" Rispose sbigottito il ranger. In effetti avevano constatato che si trattava di una roccia strana, di un materiale insolito... ma non avevano minimamente pensato che si trattasse proprio della roccia che stavano cercando.
"Prendetene più che potete. Con del nigilium saremo in grado di produrre essedreel bipolare secondo quanto scoperto da Pollas prima di morire... e adesso che sappiamo che Wabbekee aveva raggiunto dei risultati molto interessanti, ve la sentite di tornare ed indagare anche sui suoi esperimenti?" Milos ricordò a Lucian del fatto che Carden aveva ingaggiato direttamente loro della missione, senza che la Gilda diramasse alcuna richiesta di avventurieri. "Ma se non vi sentite in grado di completare la missione, ora che si è fatta più complessa, la Gilda può chiedere che se ne occupino altri."
"Non ce n'è bisogno." Fece Lucian.
"Bene! - Esclamò il mago battendo con il suo bastone a terra. - Abbiamo spedito una copia delle nostre ricerche su quel gigante al tempio di Sinth, per un consulto. Se volete saperne qualcosa di più in anteprima, passateci voi stessi."
Il ranger salutò ed uscì dalla torre della Gilda Arcana.

Arrivato alla Locanda del Pollo Aviario trovò Ivan e Gordianus appena svegli e seduti ai tavoli per la colazione. Nessuno dei due, a dir la verità, aveva osato ordinare. L'oste serviva latte di capra, uova fritte e fave. Incontrarono l'altro gruppo di avventurieri che dimorava alla locanda, Castalia, Orion, Merry e Agranok, che scendeva già pronto per la loro missione. Ebbero modo di sedersi al tavolo con loro e di discutere di come andassero le cose. A quanto pare aver scoperto di una confraternita di incantatori arcani che tramava nell'ombra sia con i ladri delle Mantidi Notturne che con il drago dei picchi montuosi non era stato molto utile: le indagini si erano fermate perché nessuno conosceva il covo delle Mantidì, né potevano chiedere al drago, tantomeno era possibile risalire alla confraternita. Sarebbero invece andati a reclamare una villa infestata, messa in palio dal proprietario per il primo gruppo di avventurieri che vi avesse trascorso una notte intera.
"Bene bene! - commentò sarcastico Lucian - Fate testamento, prima!"
Ma nessuno degli altri sembrò spaventato. Castalia pensava si trattasse di "semplici fantasmi", Agranok confidava nelle sue arti arcane. Merry e Orion stavano mangiando uova e fave. Appena finito di mangiare, salutarono i tre colleghi e si allontanarono.

"E noi che facciamo?" Chiese Lucian.
"Abbiamo la pista delle streghe da seguire." Propose Ivan.
Pochi minuti dopo, i tre stavano scivolando in uno sporco vicolo del quartiere del mercato. Lucian e Ivan avevano già incontrato, in quello stesso vicolo, la strega dei gatti neri. Con un po' di fortuna, l'avrebbero trovata ancora lì.
Giunti in prossimità delle finestre della sua casa, si trovarono circondati da decine di gatti neri che giravano per le strade miagolando, o se ne stavano paciosi sdraiati negli angoli più luminosi del vicolo. Lucian aveva provveduto ad avvolgere se stesso ed i suoi due compagni con una invisibilità agli animali, ed era impossibile che i gatti li vedessero. Sentirono delle voci provenire dall'interno dell'abitazione. I vetri delle finestre erano incrostati e la porta di legno era socchiusa... non riuscivano a vedere dentro. Gordianus si concentrò per percepire presenze maligne nei paraggi. Sentì dapprima due, poi tre creature: una forte aura di male in piedi, una più debole seduta, ed una terza che sembrava muoversi da una finestra all'altra... rimanendo dentro le finestre stesse!
"La strega degli specchi!" Disse agli altri.
"Aspettate qui, vado ad ascoltare cosa dicono." Lucian scivolò furtivamente fin sotto una delle finestre. Ma l'udito fino della strega percepì che qualcosa si muoveva. "Chi è là?" Tuonò con voce rauca e sgradevole. Il suo naso bitorsoluto sporse oltre l'apertura della porta, ma non notò il ranger, che si era nascosto dietro un barile per la raccolta dell'acqua piovana.
"Lascia stare le tue paranoie, vecchia! - le intimò una voce giovane ma autorevole - E torniamo ai nostri affari. Stanotte, al cimitero, vi darò conferma definitiva degli accordi, e insieme daremo il via al piano. Siate puntuali."
Un rumore di stivali si avvicinò alla porta. Lucian, che aveva udito tutto, si schiacciò ancora meglio dietro il barile. Un giovane incantatore alto e avvolto in un lungo mantello di stoffa pregiata uscì dalla casa. Il suo collo era avvolto da un'armatura costruita su misura. Aveva corti capelli grigi ed occhi perlacei, senza pupilla. Scomparve nell'ombra di un vicolo.
Il ranger tornò velocemente dai suoi compagni, e riferì loro quanto aveva udito.
"Abbiamo bisogno di aiuto." Propose Gordianus "Chiediamo al tempio."

febbraio 04, 2007

4.09 - Quel che si muove nell'ombra

Lasciarono il corpo del gigante dietro alcuni cespugli vicino al fiume, oltre le mura orientali della città. Krisonna analizzò velocemente l'enorme spada dell'energumeno. Era uno spadone in essedreel di buona fattura, con una enervatura ed un comunissimo cristallo del potere allocato. Poteva comunque valere per la quantità di metallo in sé.
Prima di dedicarsi agli affari però, portarono il corpo di Gordianus dalla Custode del Culto, la sacerdotessa Bree. Bree rimase sconcertata nell'apprendere che il paladino era stato ucciso. Immediatamente diede l'ordine di chiamare gli amministratori del culto del trapasso, affinché le spoglie potessero essere ricomposte in modo appropriato per poi procedere ad un rito di rianimazione divina.
"Non vi preoccupate del costo, - aggiunse la sacerdotessa - per questa volta la chiesa di Sinth si accollerà l'ammontare... un nostro paladino è morto nel compimento del suo dovere, se possibile lo rianimeremo."
Passarono quattro ore. Il cielo cominciava a tingersi di rosso. Il lungo tramonto aveva inizio.
Gli accoliti di Sinth uscirono dalla sala del rituale ricoperti di sangue e stremati dallo sforzo. Bree era completamente coperta del sangue di Gordianus, ma sorrise.
"E' tornato in vita... dategli solo il tempo di riprendersi. Il suo corpo resterà debilitato per un po' di tempo e le cicatrici non spariranno mai. Soprattutto quelle nell'anima."
Poi si allontanò.

Alla Locanda del Pollo Aviario notarono il chierico del gruppo di Castalia che sorseggiava del sidro vicino alla finestra, in un angolino. Si accorsero anche che l'annuncio della missione per la quale era partito quel gruppo risultava cancellato e la ricompensa riscossa.
"Potrebbero aver scoperto qualcosa sul drago." Suggerì Krisonna.
Si avvicinarono al sacerdote, il quale risistemandosi la chioma bionda e fluente allungò loro una sedia. Si sedettero. Il chierico sembrava fresco e riposato.
"Come è andata la missione con quei goblin, Orion?" Gli chiesero.
"Una passeggiata. - Rispose il sacerdote sbuffando con aria di superiorità - C'erano delle grosse bestie... muso da iena... code come fruste... grandi come orsi... che in qualche modo strano riuscivano a comandare lupi e warg. I goblin della foresta erano le vittime, non i responsabili. Incredibile, vero?"
"Già. - fece Lucian, che aveva difficoltà a capire se i mostri descritti da Orion fossero reali o il frutto del sidro che aveva già bevuto. - E avete scoperto nulla del drago?"
"Oh, si! - Esclamò Orion - Ma non sono sicuro di potervene parlare."
"Erano gli accordi presi con Castalia. Noi davamo o lei le nostre informazioni, lei dava a noi le sue." Gli ricordò Krisonna, con il massimo della diplomazia possibile.
"Va bene... - Annuì lui - Abbiamo scoperto che il drago collabora in qualche modo con una delle gilde di ladri di Keremish, le Mantidi Notturne."
"L'unica gilda di Keremish." Ricordò Lucian. I Pugnali di Cristallo erano stati recentemente distrutti dai mercenari dell'ordine del Teschio Cremisi. Erano veramente morti tutti? Il ranger si ricordò di essere tornato al loro vecchio covo, di recente, trovandovi solo macerie. Ora le Mantidi Notturne avevano il controllo di tutte le attività illegali della città. E a questo proposito erano venuti recentemente a conoscenza del fatto che il Duca, per non perdere grosse fette di commercio a causa della cattiva fama che la città si stava guadagnando, aveva offerto grossi vantaggi a tutti i mercanti che stringevano alleanze con Keremish, tra i quali Guasco de Borgognoni. Potevano tutti questi eventi essere intrecciati in un unica grande trama? Che le Mantidi Notturne avevano un loro tornaconto? Chi c'era veramente dietro tutto questo?
"Ma non è tutto! - Li sorprese Orion - C'è qualcun altro. Una Confraternita di incantatori, di cui sappiamo poco, e della quale abbiamo sentito solo voci. Si muovono nell'ombra, e sembra che abbiano trame un po' ovunque."
Ringraziarono il chierico e andarono a riposare. Avevano molto su cui riflettere.

Il mattino successivo Gordianus poteva unirsi di nuovo ai suoi compagni.
Si recarono alla Gilda Arcana per avvisare Milos del cadavere in riva al fiume. Forse avrebbero potuto esaminarlo e scoprire qualcosa di interessante. Il mago chiamò a se qualche apprendista e andarono subito sul posto. Nel frattempo gli avventurieri portarono la spada (faticosamente trascinata da Ivan) da Melissa, il fabbro della città. La ragazza era giovane e piuttosto inesperta nell'arte della forgiatura, ma raccoglieve l'eredità del vecchio padre, sempre presente nella bottega, seduto alle sue spalle, e troppo vecchio per poter lavorare. Melissa era una ragazza dal fisico robusto e dalla pelle abbrustolita dal colore della fornace e annerita dalla fuliggine. I suoi capelli biondi erano appiccicati dal sudore e impastati di cenere, ma sotto quel chilo e mezzo di carbone c'era lo sguardo fiero di qualcuno che avrebbe voluto un futuro migliore anziché battere ferri di cavallo per gli allevatori della zona.
"E' un bel pezzo di essedreel! - commentò la ragazza - Posso pagarvelo 300 monete d'oro. E' poco meno del suo prezzo d'acquisto." L'offerta era generosa, ma Krisonna non sembrava convinta. Il vecchio fabbro blaterò qualcosa alle spalle della figlia, su come una volta fosse capace di forgiare spade con anche cinque enervature.
"Perché? Tu non sei capace?" Chiese Krisonna.
"No. Non riesco a lavorare il metallo per ottenerne più di tre."

La bottega di Melissa si trovava oltre le mura orientali, in alto sulla collina. Da lì potevano osservare i maghi della Gilda Arcana che analizzavano il cadavere della creatura, giù al fiume. Più tardi sarebbero passati alla torre a chiedere notizie.
"Sai nulla di una Confraternita segreta di maghi?" Gli chiesero, una volta nel suo studio.
"Ci sono molti arcanisti a Keremish, ora più che mai. E non tutti entrano a far parte della Gilda... come Krisonna ad esempio. E' probabile che questi maghi non facciano parte della nostra torre."
"Ma probabilmente vengono da voi per acquistare le componenti per i loro incantesimi, vendere oggetti magici..." Fece notare Lucian.
"Terrò gli occhi aperti. In caso vi avviserò. Ma abbiamo altre congreghe in città. Le streghe ad esempio. - Disse Milos, storcendo il naso per lo schifo. - Esseri che distorcono l'uso delle arti magiche per compiere gesta immonde. La Gilda è loro nemica da sempre."
"Ne abbiamo sconfitta una, tempo fa... Una Strega della seduzione... si era mascherata da Custode del Culto del tempio di Sinth. - Rammentò Lucian - E siamo sicuri dell'esistenza di almeno altre due di esse, una Strega degli specchi ed una Strega dei gatti neri..."
Milos si distese sulla sua sedia e sbuffò.
"Si... conosco quella storia... sembrava collaborassero con Whisper. Sono tre. Il minimo per una congrega. Forse ce ne sono altre. Ad ogni modo, loro hanno sicuramente più contatti con questa confraternita di noi. Almeno sapete dove cominciare ad indagare."

febbraio 03, 2007

4.08 - Ritorno e furia

Una volta riapparsi alle porte di Keremish, Azalorn si espresse opponendosi ad un ritorno presso quell'isola. I pericoli erano troppo grandi comparati ai guadagni. Ivan, Krisonna e Gordianus tornarono alla Locanda del Pollo Aviario, dove trovarono Lucian. Spiegata la situazione al ranger, Lucian acconsentì ad unirsi a loro per una seconda spedizione.
Accompagnarono Krisonna alla cattedrale, dove poté rimuovere l'aura di debilitazione che il contatto con l'arma maledetta del loro ultimo avversario le aveva calato addosso. La sacerdotessa le vendette anche qualche pozione, in misura preventiva. Poi passarono da Balmiro per acquistare pergamene di teletrasporto e poter viaggiare indietro all'isola.

Un attimo prima attorno a loro c'era l'aria soffocante della città. Le case bagnate dalla pioggia ed il cielo grigio dell'inverno. Poi tutto si dissolse nei rumori selvaggi della piccola foresta tropicale dell'isola dell'arcimago, Wabbekee. La pioggia cadeba nebulosa sulle larghe foglie degli alberi e il rumore delle gocce sembrava assorbire qualsiasi altro suono. Krisonna fece notare al ranger che una creatura umanoide alata volava in alto sorvegliando l'isola.
Lucian si spostò attorno alla roccia che si innalzava innaturalmente al centro del bosco. Saliva per 300 metri d'altezza, un picco vertiginosamente alto per un'isola di meno di 5 chilometri di diametro. Osservò le venature della roccia, il colore, la densità. Non si trattava di pietra vulcanica, quell'isola non era emersa dal mare a causa di eventi geologici. Notò nella foresta uno di quei ragni. Forse sorvegliavano l'area. Tornò indietro dai suoi compagni.
"Deve esserci una scalinata di pietra che conduce alla casa. L'abbiamo vista arrivando in nave." Ricordò Krisonna. Lucian scosse la testa. "Sì, ma probabilmente occorrerà girare attorno alla roccia e rischiamo di essere avvistati."
Scelsero la via più breve. L'arcanista rese tutti invisibili, poi utilizzando un incantesimo volare e lo stocco magico di Krisonna, s'innalzarono in aria verticalmente. Giunsero ad un'ampia balconata a circa 100 metri d'altezza sulle fronde degli alberi. Atterrarono senza fare rumore. All'estremità opposta del piazzale si ergeva una figura miscolosa ed imponente, altra tre metri. Sembrava un gigante di qualche tipo, quasi completamente nudo se non fosse per un perizoma di pelliccia ed un elmo di acciaio. La barba bionda ed i capelli lunghi scendevano sul corpo villoso. Appoggiava le braccia su un gigantesco spadone a due mani, e scrutava l'orizzonte in silenzio.
Alle sue spalle, qualche metro più indietro, c'era un passaggio che entrava nella casa di Wabbekee. Si intravedevano un focolare, un grosso tavolo in legno, delle pareti arredate con gusto.

Gli avventurieri decisero di sfruttare la sorpresa. Scivolarono attorno al grosso barbaro e... colpirono! Il gigante gridò di dolore nel vedere aprirsi nel suo corpo delle profonde ferite come se il vento stesso lo stesse ferendo. Un istante dopo l'invisibilità che proteggeva gli attaccanti svanì. Il barbaro roteò l'enorme spada e l'abbatté si Ivan, spaccando armatura e parte del parapetto di pietra in un sol colpo. Ma né Ivan, né Lucian, né Gordianus si allontanarono. Continuarono ad attaccare nella speranza di abbattere il gigante prima che lui potesse uccidere loro.
Purtroppo per loro, gli occhi del barbaro si accesero della sua ira furiosa. I muscoli del suo corpo si tesero come fasci di corde e con una serie di colpi poderosi scagliò via Lucian, che cadde a terra privo di sensi. Quindi urlando di dolore e rabbià colpì Gordianus, spaccandolo letteralmente in due. Il mezzo drago fu sollevato dal colpo, sventrato e sbattuto contro una parete. Ivan e Lucian continuavano a conficcare le loro lame nel corpo del nemico.
"Ivan, sfrutta la tua ira!" Krisonna, da una parte, si rendeva con orrore conto che per il paladino non c'era altro da fare, e correva a rianimare il ranger. Ma Ivan non aveva intenzione di bruciare le sue energie così presto. Il barbaro sollevò la sua arma colpì Ivan con tale forza da spaccare il pavimento e sollevare nubi di detriti.
Lucian si sollevò, parzialmente guarito da Krisonna un millesimo di secondo prima che il suo cuore cedesse per sempre. Poi Ivan entrò in furia. Con un affondo di spada, Ivan trapassò il cuore del temibile avversario. L'energumeno crollò addosso ad un muro, inondandolo del suo sangue. Ivan cadde a terra subito dopo, tramortito dallo sforzo compiuto.

"Dobbiamo andare via!" Disse Krisonna. Si udiva chiaramente un rumore di ali che si avvicinava.
"Teletrasportiamo via anche il corpo! - Suggerì Lucian, con un filo di voce. - Potremmo farlo analizzare..." L'arcanista stese le mani sui suoi compagni, i quali afferrarono a loro volta il corpo di Gordianus e quello del barbaro appena abbattuto. Non dimenticando la sua enorme spada. Un secondo dopo, non erano più lì.

gennaio 25, 2007

4.07 - L'isola dell'arcimago

La pioggia cadeva fitta sul ponte della nave. Il capitano si avvicinò al gruppo di ospiti paganti che aveva preso a bordo a Keremish, e puntando il dito verso il mare disse: "Vedete quelle rocce?"
Ivan, Krisonna, Gordianus e Azalorn spinsero gli sguardi in lontananza, dove il mare si confondeva con la pioggia e la sagoma di un'isola iniziava a delinearsi. "Quegli scogli non c'erano dieci anni fa, l'ultima volta che sono passato di qui! Non posso avvicinarmi di più all'isola. Il fondale potrebbe essersi sollevato e rischierei di incagliare la nave!"
Degli scogli alti e aguzzi emergevano dal mare. L'assenza di vento faceva sì che le grosse gocce di pioggia cadessero quasi verticali sul manto d'acqua, e i mozzi stavano rovesciando una scialuppa per liberarla dalla pioggia che vi si era depositata.
"Vi darò una delle mie scialuppe. - continuò il capitano - Il mare è calmo, dovreste riuscire a raggiungere la spiaggia facilmente. Però dovrete pagarmi la barca. Sono 30 monete d'oro, remi compresi."
"Ma come torneremo?" Chiese Gordianus. Krisonna gli spiegò che Milos li aveva provvisti di una pergamena di teletrasporto. Pagarono e scesero nella barca. Gordianus si mise ai remi e spinse la scialuppa tra gli scogli. In breve raggiunsero la spiaggia.

L'isola era poco più di un grosso scoglio che affiorava dal mare. Probabilmente di origine vulcanica, era lunga cinque chilometri e larga poco meno. La terra si era formata attorno ad un gigantesco sperone di roccia emerso dal mare per chissà quale evento geologico. Adesso sul quel costone di roccia erano visibili i resti di una abitazione, costruita in parte su un piano sporgente in parte nel vuoto. Sul fianco della roccia era stata scolpita una scalinata per raggiungere la casa, ma è probabile che ci fosse un sistema di carrucole e ascensori per arrivare lassù. Comunque la base della roccia si trovava nel mezzo dell'isola, e attorno era cresciuta una delle più intricate selve mai viste. Arbusti e sterpi, non riuscendo a coprire il sole, avevano permesso la crescita di un fastidioso sottobosco fatto di felci ed erbe infestanti, che con i secoli aveva coperto tutta l'isola fino alla spiaggia. Il capitano aveva detto loro che gli unici animali presenti sull'isola erano insetti, lucertole ed uccelli. E poi c'era quell'arcimago, Wabbekee, che dieci anni fa abbandonò la sua dimora e si trasferì altrove. Stava studiando le proprietà di un metallo rarissimo, per caso presente nella roccia alla base di quest'isola, il nihilium. Ma dieci anni fa lasciò ogni studio e si trasferì altrove. L'isola di Wabbekee rimase disabitata fino ad oggi. Milos aveva bisogno di quel minerale per portare avanti gli esperimenti di Pollas, ed ecco perché gli avventurieri erano lì.

Messa al sicuro la barca dalla marea, si inoltrarono nella vegetazione. Azalorn riusciva a muoversi con passo spedito anche nel sottobosco più fitto, ma gli altri dovevano procedere strappando e tagliando i cespugli e le felci, quindi dovette stare al loro passo.
Poi un rumore allarmò il ranger, un crepitio, come di elettricità statica. Riferì all'arcanista, la quale notò alcune scariche elettriche tra gli alberi. Aveva giò visto quel fenomeno: si stava per aprire un portale.
"Ma il collegamento con i piani è reciso!" Fece notare il paladino.
"Probabilmente il portale si apre verso un altro punto di questo stesso piano." Rispose Krisonna.
Si nascosero, ma la ragazza lanciò sul gruppo una invisibilità per maggiore sicurezza.
Il portale si aprì qualche secondo dopo. Sembrava che conducesse all'interno di un edificio... con mura di mattoni grigi e porte di metallo. Un essere minaccioso uscì dal varco dimensionale: il suo aspetto era quello di un grosso umanoide dalle zampe caprine, con due paia di corna da capra ed una pelle rossa e coperta di peli neri. Vestiva di lacci di cuoio ed impugnava una verga magica. Diede dei comandi in una lingua strana, quindi una decina di esseri, simili a ragni ma con un unico bulbo oculare al posto del corpo, sciamarono fuori dal portale diffondendosi per la foresta. Lui restò in attesa. Anche gli avventurieri.
Dopo qualche minuto parte dei ragni tornò indietro. Sembrava che l'essere comprendesse la strana sequenza di rumori striduli che i ragni emettevano per comunicare. A quel punto rientrò e per un paio di minuti sembrò che l'intero bosco stesse ascoltando in silenzio. Quando si riaffacciò, era seguito da un gigante con sei braccia, la pelle verde, zanne da cinghiale che sporgevano fuori dalla sua bocca e i capelli raccolti in un unica ciocca rossa, sulla testa. Gli avventurieri lo videro allontanarsi assieme ai ragni verso la spiaggia... verso la barca! L'altro rimase a sorvegliare il passaggio. Era il momento di agire.
Gordianus raccolse Krisonna e utilizzando il suo cristallo del volo la depositò su un ramo. Ma il rumore dell'armatura del paladino allarmò il guardiano. Stringendo la verga nel pugno si inoltrò nel bosco verso Gordianus e tentò di colpirlo sferzando nell'aria la sua arma. Colpì solo un alberò, che sembrò seccarsi al tocco della verga.
A quel punto Ivan partì in carica contro il diavolo. Il suo corpo si gonfiò della forza della furia, e la sua testa mutò forma, fino a divenire quella di un grosso e feroce ghiottone. Azalorn, che vedeva per la prima volta questa trasformazione, restò scosso per qualche secondo. La spada di Ivan si abbatté sull'avversario, e il guerriero uscì dall'invisibiltà. Anche Azalorn rinunciò a restare nascosto ed attaccò l'energumeno cornuto. La verga del diavolo colpì Ivan più volte, sommando al danno il suo potere corruttivo. Per fortuna Krisonna e Gordianus erano rimasti invisibili e si occuparno di curare le ferite del guerriero, che in preda alla furia sarebbe morto anziché ritirarsi. Le mazzate subite non fermarono comunque la sua spada, che continuò a colpire fino a che il nemico non crollò a terra sconfitto.
Krisonna si impossessò incautamente della verga, la quale reagì al suo tocco scagliando su di lei una maledizione debilitante. L'arcanista rinviò le preoccupazioni: adesso era meglio fuggire. Infilò la verga nello zaino e tutti insieme si diressero verso la dimora dell'arcimago.

Azalorn guidava il gruppo. Giunse per primo alle pendici della parete di roccia sulla quale l'arcimago aveva eretto la sua abitazione. "Forza! Sbrigatevi! Da questa parte!" Gridò. Grave errore. In alto, qualcuno stava ascoltando. Munito di due enormi ali da drago, l'umanoide sentì echeggiare nell'aria la voce del ranger e scagliò nella boscaglia una palla di fuoco. Azalorn saltò in aria investito dalle fiamme. La creatura iniziò quindi una lenta discesa circolare per controllare cosa aveva colpito.
"Dobbiamo tornare a Keremish e curarci!" Sentenziò Krisonna. Si rese conto che gli effetti della maledizione potevano essere scacciati, se entro 24 ore avesse provveduto a lanciare su di sé una magia curativa. Che però nessuno lì possedeva né era in grado di lanciare. Gli altri convennero che era una buona idea. Raccolsero Azalorn e si prepararono ad utilizzare il teletrasporto.

gennaio 24, 2007

4.06 - Il gruppo di Castalia Van Dike

Il ritorno di Azalorn fu festeggiato con una grossa scorpacciata a base di cipolle e patate presso la Locanda del Pollo Aviario. Erano appena stati nel bosco, ad officiare il rituale che trasformava un volta per tutte Ivan Strong in una creatura magica, in grado di mutare forma durante la furia del combattimento. Sorseggiando idromele il gruppo si rese conto che l'atmosfera in città si faceva ogni giorno più tesa. Le giornate buie e piovose dell'inverno non aiutavano certo a far salire il buon umore. Le guardie ed i mercenari pattugliavano le strade con solerzia stressante, e di tanto in tanto compivano ispezioni e perquisizioni in cerca di "mostri" o "minacce" nelle case dei cittadini. Ma la loro presenza non teneva le paure della gente lontane dalle case. I volti erano stanchi e le discussioni giravano sempre attorno ai soliti argomenti... morti improvvise, strane ombre nei vicoli, presenze sinistre tra la folla, voci di fatti insoliti da oltre le mura. Il Duca aveva impegnato ogni singolo avventuriero di Keremish, stretto dubbie alleanze con popoli poco affidabili, emanato nuovi bandi di arruolamento per la milizia della città, tenuto discorsi diplomatici con i mercanti più importanti per invitarli a proseguire nei rapporti commerciali. Ma cosa poteva fare per lenire le insicurezze della sua gente? Le paure?
Una lunga alba si apprestava a lasciare il posto al giorno. Le albe ed i tramonti sembravano non terminare mai, in questi giorni. Il cielo si tingeva di carminio e non sfumava verso l'azzuro o il blu se non dopo interminabili mezzore. E la pioggia cadeva con gocce grosse e rumorose.

"Potremmo andare a reclamare quella villa infestata... - stava proponendo Krisonna - La danno in regalo a chi vi rimane per una notte intera. Altrimenti ci sono i sotterranei del tempio."
L'arcanista sfogliava le richieste di mercenari avventurieri che aveva raccolto nelle varie bacheche cittadine. Nel frattemo alcuni soldati dell'Ordine del Teschio Cremisi entrarono nella locanda. Due si sedettero ad un tavolo, il terzo attaccò un avviso di qualche genere alla bacheca prima di raggiungere gli altri. Sembrava una taglia. Krisonna si alzò e andò a controllare: 10.000 monete d'oro sulla testa del misterioso drago che aveva attaccato la città pochi giorni fa.
"Abbiamo un impegno preso con Piria e Guasco De Borgognoni." Ricordò Ivan.
"Ormai staranno già discutendo con il duca." Rispose Krisonna.
"Comunque 10.000 monete d'oro sono poche." Ribatté il guerriero.
Erano poche per loro che conoscevano il rischio. E comunque c'era il tesoro. Il foglio non rimase appeso per troppo tempo. Un avventuriero in abiti da arcanista la strappò dal muro. Gordianus chiese perché fosse interessato a quell'annuncio.
"E' ovvio. Sono un avventuriero anche io. Il mio gruppo è quello laggiù."
Indicò un tavolo in fondo, vicino al camino. Vi erano seduti un chierico dai biondi capelli e dalle vesti molto ricche, una ragazza lybran in abiti da bardo ed una mezzelfa, con i capelli castani, l'armatura leggera ed uno sguardo molto sicuro di sé.
"Un mago, un bardo, un chierico ed una guerriera. E' un bel gruppo." Constatò sottovoce Ivan.
"Con permesso." Fece l'arcanista, chinando la testa sulla quale brillavano lunghi capelli impomatati. Aveva occhiali sugli occhi ed una barba sottile molto curata. Un tipo preciso.

Dalla porta entrò Carden.
"Cercavo proprio voi." Disse, dirigendosi velocemente al tavolo del gruppo. Si accorse che c'era un avventuriero in più. "E tu chi sei?" Chiese.
"Azalorn." Rispose il ranger. "Normalmente faccio parte del gruppo, ma ho avuto da fare."
La maga scosse la testa. "Va bene. - proseguì - Ho chiesto in giro e mi hanno detto che eravate qui, perciò sono passata prima di tornare alla Gilda. Pare che Milos abbia finito di tradurre gran parte dei diari di Pollas sull'essedreel bipolare. Gli occorre una componente, e ha bisogno di avventurieri che la recuperino. Metterà un annuncio pubblico, ma forse potete anticipare la concorrenza e occuparvene voi, visto che finora siete stati così efficienti."
"Grazie Carden. - Fece Krisonna, interpretando il pensiero di tutti - Parleremo con Milos."
La maga salutò con un gesto di commiato e uscì, attirandosi dietro i commenti pecorecci di metà della gente seduta ai tavoli. Anche Azalorn chiese quanti anni aveva, ma decise che era troppo vecchia per lui.
"E Lucian?" domandò Ivan. Il ranger non c'era, stava cercando di ottenere un permesso di ingresso per il suo lupo. "Ci raggiungerà." Concluse Krisonna.

Stavano per alzarsi quando una delle ragazze del gruppo di avventurieri seduto in fondo si avvicinò.
"Salve, mi chiamo Castalia."
Gli avventurieri risposero al saluto con poco entusiasmo. La mezzelfa non se ne curò. "Girano voci su di voi. Si dice che abbiate affrontato quel drago, mentre assaltava la città. Noi saremmo interessati a quella taglia... per non parlare del tesoro."
"Buona morte." Commentò Ivan.
"Cosa potete dirci di quell'essere? Sputava fuoco? Era un drago rosso?"
"Non era un drago rosso. - Le spiegò Krisonna. - Dalla bocca sputava uno strano liquido che si incendiava a contatto con l'aria. E' un drago di un tipo sconosciuto. E siamo anche sicuri che ci sia qualcuno con cui il drago collabora ed è alleato."
"Chi?" Chiese Castalia. Ma Krisonna scosse la testa.
"Forse allora potremmo indagare su quegli alleati... capire chi c'è dietro, in modo da occuparci prima di lui." Rifletté la mezzelfa. Ivan si lasciò sfuggire un altro commento cinico. Krisonna annuì.
"Beh, ora vi lasciamo ai vostri affari, andiamo a mozzare le teste di qualche goblin!" Concluse la ragazza. I suoi compagni erano già dietro di lei.
"Ammazzare i goblin? E poi andate a caccia di draghi? Noto una certa differenza di impegno tra le due missioni..." Disse Ivan.
"In qualche modo dovremo pure pagare i conti della locanda." Gli rispose Castalia. Poi tutto il gruppo uscì dalla sala. Gli avventurieri, dal canto loro, pagarono il conto e si avviarono per andare a parlare con Milos.

gennaio 20, 2007

4.05 - Tuoni e fulmini nella sala del sapere

Dalla porta provenivano odore di aria ionizzata e puzza di bruciato. Krisonna se ne accorse e lanciò incantesimi di resistenza al fulmine sui suoi compagni. Tranne su Lucian, che possedeva già un anello magico in grado di garantirgli una resistenza assai superiore a quanto Krisonna potesse donargli.
L'ingresso era in disordine. Strisce di bruciato correvano sulle pareti e sugli scaffali dei libri come se avessero subito delle sferzate da parte di fruste infuocate. Nei pressi della porta erano visibili i resti del corpo del bibliotecario, trovato carbonizzato nell'atto di uscire dalla stanza.
Carden lanciò un nuovo muro di forza alle spalle degli avventurieri non appena furono tutti nell'edificio. Era la prassi. Tutto ciò che si sapeva era che un accolito, nel tentativo di animare alcuni oggetti che l'aiutassero a pulire la biblioteca, aveva lanciato una magia di troppo. L'incantesimo era entrato in risonanza con i cristalli luminosi utilizzati per dare luce all'edificio, generando un effetto di magia selvaggia che aveva avuto conseguenze devastanti e -senz'altro- pericolose.

Si addentrarono con cautela tra gli scaffali colmi di volumi polverosi. Alcuni erano molto natichi, grossi, gonfiati dall'età e dall'utilizzo. Di tanto in tanto, su uno scaffale, si notavano segni di bruciatura. Krisonna individuò una debole presenza magica localizzata al centro della struttura. Varcarono la soglia della zona centrale della biblioteca, e vi trovarono un luminoso agglomerato di cristalli luminosi, che si era addensato a formare un grosso nucleo dalla forma ottaedrica. Scariche elettriche vibravano attorno al costrutto soprannaturale. Quando l'essere si accorse della presenza degli avventurieri, si scompose in tre ottaedri più piccoli e iniziò a scaricare energia elettrica sugli estranei.
Le scariche elettriche superavano abbondantemente il livello delle protezioni magiche fornite da Krisonna. L'unico in grado di affrontare gli avversari era Lucian. Ivan, bruciato dalle cariche elettriche, si ritirò presso i compagni mentre l'arcanista del gruppo apriva un piccolo vano dimensionale dove rifugiarsi.
La lotta contro gli ottaedri fu lunga ed estenuante. Le creature attiravano e respingevano il metallo a tempi alterni rendendo difficile colpirle e strappando di mano le spade all'unico nemico che era rimasto ad affrontarle. Colpo dopo colpo, Lucian sgretolò il primo degli ottaedri elettrici. Gli altri due sommarono le proprie scariche elettriche sul mezzelfo ma anche grazie all'aiuto di Ivan riuscirono a distruggere gli altri due costrutti in poco tempo.
La biblioteca era libera da ogni pericolo.

Illus. di Elisa Ferrotto (Fenice Banshee)