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giugno 12, 2007

5.16 - Il lago di sangue

Lucian e Valisid si lanciarono a lame sguainate contro i beholder che saggiamente colpivano i bersagli con i raggi oculari da un'appropriata distanza. Lerac e l'orrore cremisi invece attaccarono Gordianus. Il paladino, già precedentemente ferito da alcuni raggi degli occhi tiranni, iniziò a combattere strenuamente contro i due energumeni. Il minotauro sferrava terribili colpi con le sue asce gemelle, l'orrore cremisi utilizzava gli artigli e la possente coda per attaccare il mezzodrago. Ivan entrò nuovamente in furia, il volto trasformato in un tasso crudele, affiancò Gordianus contro i due avversari. Golmore invece, evitando i campi magici irradiati dagli occhi centrali dei beholder, bevve una pozione di invisibilità e scomparve. Lucian sapeva benissimo che sarebbe riapparso da qualche parte di lì a poco, pronto a squarciare in due uno de suoi compagni con un solo colpo di Tenebrosa.
Un raggio di beholder colpì Krisonna, poi un altro, infine l'ennesimo... letale. La maga cadde a terra priva di vita, la sua anima annientata magicamente da un incantesimo della morte. Valisid squarciò uno dei beholder e si lanciò sul successivo. In quel mentre Gordianus, colpito dai mortali fendenti di Lerac, cadeva al suolo sconfitto. Golmore riapparve alle spalle di Lucian.
"Ti strapperò via l'anima!!!" Gridò il Creepian al ranger, ma i suoi fendenti furono in parte schivati ed in parte attutiti dal'agilità del mezzelfo, che riportò solo qualche ferita. Lucian ricambiò con una serie impressionante di fendenti che lasciarono il mietitore ad un passo dalla morte.
E poi ...BROOOOM... un rumore cupo e rimbombante scosse la caverna. Alcune stalagmiti si staccarono dal soffitto e caddero sul campo di battaglia. Valisid sfoderò le gigantesche ali argentee e si tuffò su un altro beholder, mentre Ivan dava il colpo di grazia al minotauro.
...BROOOOM... di nuovo la caverna tremò dal pavimento al soffitto. Uno sciame di pipistreli si staccò e volò via. Crepe nella roccia si allungarono su tutte le pareti. "Sta crollando?" Sì domandò Lucian. Ed il pavimento cedette.

Si ritrovarono a guardare il soffitto allontanarsi. Solo uno dei beholder era sopravvissuto, e assieme a Valisid (che poteva volare) osservava tutta la stanza precipitare nel vuoto, una caduta all'interno di una caverna inferiore molto più ampia.
Ruotando in aria, Lucian si accorse che centinaia di metri più in basso li aspettava un lago di liquido rosso ed un drago dal manto perlaceo e dal ventre carminio che continuava a colpire le pareti della caverna per causarne il crollo. Possedendo un anello del volo capì che era l'unico in grado di salvare Ivan, e cercò di raggungerlo tra le rocce ed i detriti cadenti.
Ivan intanto stava affrontando in volo l'ultimo avversario rimasto. L'orrore cremisi balzava di parete in parete con sorprendente agilità. Schivò un paio di rocce cadenti e colpì ivan in volo, facendolo rimbalzare contro un muro e poi rotolare in aria. Il guerriero vide il suo compagno mezzelfo che si precipitava -letteralmente!- verso di lui... allungò un braccio e lo afferrò. Lucian attivò il potere dell'anello magico e sembrò per un attimo che i due scomparisserò risucchiati verso l'alto. In realtà, era tutto il resto che continuava a precipitare.
Il corpo di Lerac si conficcò su uno spuntone di roccia sporgente, Golmore cadde nel lago di sangue, seguito dal corpo di Gordianus. Krisonna, senza vita, si schiantò su delle pietre rimbalzando su una delle rive. L'orrore cremisi precipitò in acqua e scomparve fra i flutti.

Lucian e Ivan poggiarono delicatamente i piedi sulle rocce vicino al corpo frantumato di Krisonna. Con un incantesimo sarebbero riuscita a portarla in vita, anche in quelle condizioni. Ma il corpo di Gordianus era impossibile da recuperare: Valisid aveva raggiunto il drago di sangue e riassunto la sua forma di drago. C'erano due draghi enormi che combattevano a morsi, artigliate, codate e colpi d'ala in mezzo ad un pozzo colmo di acqua e sangue. Oltretutto, l'orrore cremisi non era morto e avrebbe potuto riemergere da un momento all'altro. Lucian si caricò anche del corpo di Krisonna e insieme a Ivan risalirono lentamente la caverna fino alla cima.
Riaffiorarono nell'antro dove avevano affrontato i beholder.
"Presto! - disse Ivan - dobbiamo uscire di qui!" Caricò sulle spalle Krisonna e iniziò a scappare. Un tremore, un ruggito ed infine una specie di terremoto richiamarono la sua attenzione prima che potesse voltare l'angolo: il drago del sangue stava emergendo anche lui dal basso. Prima una zampa, poi l'altra, infine il muso aguzzo munito di canini prominenti e occhi iniettati di odio. L'aura di terrore irradiata dalla creatura invase la caverna, ma Lucian resistette.
"Andate avanti, scappate! A lui penso io!!!" disse il mezzelfo in un delirio di coraggio e follia.
Si stava scagliando sul colossale nemico quando questi con un colpo di testa sfondò il soffitto e continuò a salire verso l'alto. Dietro di lui c'era Valisid, che tentava di raggiungerne la coda per strappargliela a morsi. Entrambi i draghi scomparvero in alto.
"Problema risolto!!!" Pensò Ivan, che riprese a correre verso l'esterno.

Passando di fronte al corpo di Envy, decisero almeno di sottrarle il bastone magico.
Poi guadagnarono l'uscita. Giusto in tempo per vedere scomparire in lontananza il drago di sangue, scacciato dal legittimo proprietario di Silberhorn... Valisid.

giugno 11, 2007

5.15 - Tornare a casa

"Questo è chiamato passo Silberhorn. Si dice che secoli fa una divinità sia stata scagliata dal cielo contro le montagne e che precipitando abbia spaccato in due la roccia formando questa profonda fenditura verticale..."
Mentre Valisid raccontava, il tramonto tingeva di rosso il cielo. La neve, che nel suo candore tentava di imitare il cielo, si copriva di un color carne tenue che si estendeva lungo il crinale innevato della montagna fino alle sue cime. Dietro di loro, una scia di impronte lasciava testimonianza del loro passaggio. Lucian era l'unico il cui passo non affondava nella neve. Le scaglie del dorso del drago d'argento riflettevano il carminio delle nubi ed i fiocchi di neve che cadevano leggeri aggiungevano un tocco di poetico al paesaggio.
"C'è qualcuno all'ingresso della caverna." Il muso del drago si sporse in avanti. La sua vista era migliore di quella di chiunque, ma Krisonna lanciò una chiaroveggenza e scrutò l'apertura nella roccia. Scorse la figura di Envy che richiamava a sé un messaggero magico. Disse qualcosa ad un suo alleato, che si muoveva nell'ombra. Krisonna riconobbe lo scambiapelle e l'orrore cremisi con i quali avevano avuto a che fare tempo addietro.
"Prova a leggerle le labbra!" Le suggerì Lucian.
"...un messaggio... da Gamnan... stanno arrivando... - riportò la maga aguzzando la vista, quindi si voltò allarmata - Gamnan sta arrivando! Dobbiamo muoverci!"

Mentre Envy tornava all'interno della caverna, avvertì una vibrazione magica alle sue spalle. Qualcosa si mosse velocemente e violentemente verso di lei. I colpi di spada la sorpresero e la uccisero prima ancora che potesse lanciare il primo incantesimo.
Lo scambiapelle estrasse i suoi dieci tentacoli uncinati e si preparò allo scontro.
"Vai ad avvisare gli altri, che allertino i guardiani... a loro penso io!"
L'orrore cremisi sbuffò, ma obbedì. Si voltò sulle zampe ricurve e corse scomparendo nel buio della caverna. Lo scambiapelle invece fece vibrare i suoi tentacoli nell'aria, raggiungendo Krisonna e sferzandone le carni. La costituzione possente del mezzodrago lo salvò dal letale veleno. Ivan scattò in avanti, il volto deformato dalla magia, e con un solo colpo di spada sollevò lo scambiapelle in aria schiantandolo contro le pareti. L'essere vomitò le sue interiora e scivolò morto verso terra.
"Cosa sono i guardiani?" Chiese Lucian a Valisid, che nel frattempo prendeva forma umana.
"Non lo so. Questa caverna non è più la mia tana da moltissimo tempo... quello che so è deobbiamo sbrigarci, prima che tutti sappiano che siamo qui."
Afferrò Krisonna per la collottola e la sollevò in aria, impedendole di raggiungere il corpo della sacerdotessa per depredarlo. Si inoltrarono nel buio del passaggio nella roccia fino a raggiungere un'ampia spelonca avvolta nell'oscurità. L'incantesimo di luce che Krisonna teneva in mano illuminò il centro della zona, rivelando l'orrore cremisi, Lerac e Golmore che li stavano aspettando. Il creepian superò il fastidio della luce e fece un passo avanti:
"Siete coraggiosi ad infilarvi nel covo dei vostri nemici senza alcuna strategia, sperando di uscirne vivi. Voglio farvi una proposta. Arrendetevi e considererò la possibilità che voi possiate unirvi a Darlenok."
Gordianus non avrebbe mai potuto accettare, e nemmeno Valisid.
"La prima cosa che dovrei fare se accettassi sarebbe eliminarti per la tua incompetenza." Gli rispose Lucian sfoderando le lame. "Va bene, - sbuffò spazientito il mietitore - basta con questa farsa... non uscirete vivi da questa stanza!"
Non appena ebbe finito di parlare, una selva di raggi magici invase la caverna colpendo gli avventurieri. Ognuno di loro ne schivò alcuni, resistette agli incantamenti generati da altri e subì le ferite inferte da ulteriori scariche. Poi tutto il loro equipaggiamento magico si disattivò d'improvviso. "Beholder!" Sussurrò Ivan.

giugno 06, 2007

5.14 - Il nemico del mio nemico

Al piccolo consiglio di guerra presero parte il Generale Carith, Arose Tenertal, la custode del culto Bree, Mara (unica sopravvissuta della Gilda dei Pugnali di Cristallo), alcuni altri ufficiali del tempio e il gruppo di avventurieri che aveva recuperato Armadale.
Le priorità erano liberare dall'assedio più alleati possibile: le fortezze degli arcanisti sembravano essere state tutte messe sotto sorveglianza... la Gilda Arcana, la torre degli Incantaspade, l'alleanza dei Cantori della Lama. Il tempio era l'unico punto di raccolta per gli incantatori divini, ed anch'esso si trovava circondato e sorvegliato dai mercenari. Nel frattempo gli invasori si radunavano presso la fortezza ducale di Keremish, per tramare chissà quali piani. Qualcuno sospettava che il nuovo fulcro del terrore potesse sorgere proprio lì, qualcun altro che il Duca Yordan o suo figlio Larshell possa essere l'emissario. In ogni caso, il plotone di angeli oscuri è sparito dai cieli di Keremish e circonda la fortezza rendendola pressoché inespugnabile... come se non bastasse il Drago del Sangue a scoraggiare ogni intento di assalto.
Dopo che Mara ebbe confermato la morte di tutti gli altri membri dei Pugnali di Cristallo, trucidati dagli angeli oscuri non appena presa la fortezza, Lucian si ricordò che uno dei poteri di Armadale era di poter ricorrere ad un incantesimo di resurrezione ormai impossibile da recitare per i comuni mortali: la resurrezione pura. Propose di utilizzarlo per riportare in vita il drago d'argento Valisid, la quale sicuramente avrebbe sposato la causa di riprendere possesso della città. Valisid era stata maledetta da un potente mago, forse un membro della Confraternita Oscura, un gruppo di arcanisti che tiene le fila di molti loschi affari senza mai apparire alla luce del giorno. Comunque, il drago sarebbe resuscitato senza nessuna maledizione addosso.
E così fu fatto.

"Posso sfruttare una invisibilità e nascondervi sotto le mie ali. Così facendo raggiugeremo la torre degli arcanisti e tenteremo di trovare qualche altro alleato" propose Valisid. Quando le porte del tempio furono spalancate per far uscire il drago (e aggrappati ad esso, gli avventurieri), alcune ancelle improvvisarono qualcosa per distrarre i mercenari mentre la grossa creatura, invisibile, scivolava verso uno dei vicoli che conducevano ad ovest. Giunti nei pressi della torre della Gilda Arcana, constatarono che l'edificio era circondato da mercenari dell'Ordine del Teschio Cremisi. Ma non era possibile scorgere nessun mago della gilda. Valisid tornò nella forma di femmina mezzelfa, rimanendo invisibile. Fece notare loro che anche se l'entrata al piano terra era bloccata, avrebbero potuto intrufolarsi da una delle balconate più in alto. Krisonna fece uso della sua cappa del saltimbanco e attraverso una porta dimensionale riapparvero tutti ad oltre cento metri di altezza, su uno dei veroni più distanti dal suolo. La stanza sembrava utilizzata come ripostiglio, c'erano scope, stracci, sacchi di immondizia. "Ma come, il ripostiglio ha un balcone???" Domandò Lucian sbigottito. "Sssst! - gli rispose Krisonna - Facciamo silenzio."

Scivolarono lungo i corridoi fino al piano superiore. Cercavano la porta di Kemper, perché sapevano che il suo osservatorio si trovava ai piani più alti della torre. Alla fine videro la sua targa fuori dalla porta: Kemper Gurranian di Seldemloft. Era socchiusa. Lucian sbirciò all'interno e vide Lobas che stava discutendo con lo studioso: "...non si può scacciare un influsso con un altro influsso, occorre che uno dei due regredisca in modo soprannaturale... la sovrapposizione da sola non è in grado di generare interferenze distruttive..."
Poiché entrambi gli incantatori erano loro amici, entrarono nella stanza.
Lobas reagì in maniera imprevedibile. Scagliò un incantesimo contro la parete della stanza e indietreggiò. "No!!! - gridò Kemper - Fuggite! Cosa state facendo!"
Armi e armature che erano poggiate alla parete cominciarono a vorticare furiosamente fino ad assemblarsi attorno a quella che sembrava un'entità evanescente e verdognola. Una risatina sinistra proveniva dall'interno dell'armatura mentre due lunghe catene scivolavano giù dalle mani della creatura. Ivan si lanciò direttamente su Lobas colpendolo con forza. "Lasciate a me il mago, è più potente di quello che sembra, - gridò loro Valisid mentre spalancava le ali e tornava visibile - voi pensate a quell'essere!"
Poi il drago si scagliò contro Lobas ed entrambi volarono fuori dall'apertura del cannocchiale astronomico.

"Che diavolo è?" Chiese Krisonna che non riusciva ad identificare l'avversario.
"Non lo so!" le rispose Lucian, che precepiva la natura silvana della creatura.
L'armatura si circondò di armi fluttuanti ed evocò attorno a sé una barriera di lame, che costrinse Gordianus e Ivan ad allontanarsi. Ruotando le catene riusciva a colpire i suoi avversari a distanza, spaccando le armature e dilaniando loro le carni.
"Abbiamo bisogno che qualcuno dissolva quella barriera di lame!" gridò Ivan scagliando contro l'essere una sedia. Ma l'oggetto si frantumò in mille pezzi. Purtroppo Krisonna aveva già tentato, ma non possedeva sufficiente esperienza per dissolvere una magia di Lobas. "Kemper! Tu puoi farcela!!! Aiutaci!" Disse il mezzodrago rivolto al mago, che, terrorizzato, se ne stava rannicchiato in un angolo della stanza. "E' troppo potente per noi, ci ucciderà tutti!" Balbettò Kemper. "Lo farà se non ci aiuti!" Ruggì Gordianus. Assieme a Krisonna convinsero il mago ad agire. I suoi dissolvi magia sortirono l'effetto voluto dando ad Ivan e a Lucian il tempo necessario per abbattere le loro spade sul nemico, e farlo crollare a terra.

Nel frattempo la battaglia tra Lobas e Valisid infuriava. Attingendo da chissà quali fonti oscure di magia arcana, Lobas era riuscito a duplicarsi e scagliava sul drago una serie impressionante di incantesimi di attacco. Ma la resistenza di Valisid era notevole, e il drago d'argento sferzava l'aria con gli artigli ed il morso tentando di dilaniare il mago. Un colpo di zampa centrò il bersaglio. Uno dei due Lobas schizzò in aria fracassandosi sul tetto di uno degli edifici sottostanti. Per le strade si era già radunata una notevole folla, composta perlopiù da mercenari, che con il naso rivolto verso il cielo stavano assistendo all'epico duello.
"Abbiamo attirato fin troppa attenzione! - disse Valisid rivolta agli avventurieri nella torre. - Raggiungete il tetto, ce ne andiamo!"
Kemper ne approfittò per teletrasportarsi via. Prima di andarsene spiego a Lucian che Lobas è un servitore di un terrore ancestrale che in qualche modo era in competizione con Melpheron... quindi gli consegnò qualche pergamena e gli disse: "Io non sono un eroe, non sono coraggioso, sono solo uno studioso. Ma voi sì, voi siete coloro che possono dare una svolta alla situazione... Buona fortuna!"
Lucian accettò le pergamente, ma come al solito non comprese le parole di addio di Kemper. Per Lucian ogni singolo cittadino, dallo scopino al locandiere, era in dovere di fare del suo meglio per salvare la situazione. Non c'erano scuse, erano tutti avventurieri.

Salirono in cima al tetto della torre e trovarono il drago ad attenderli. Si aggrapparono alle scaglie della sua schiena e con due poderosi colpi d'ala Valisid si innalzò nei cieli di Keremish, per poi scomparire in lontananza verso le montagne a nord della città.
"Dove stiamo andando?" Chiese Krisonna al drago, mentre la creatura sfrecciava nei cieli e il sole si rifletteva sull'argento delle sue scaglie. "A riprendermi la mia tana!" Le rispose Valisid.

giugno 05, 2007

5.13 - Armadale

Non appena li videro riemergere dai sotterranei del tempio, i cittadini di Keremish intrappolati nel tempio si strinsero in cerchio attorno agli avventurieri. Bree venne chiamata a rapporto e Arose le riferì quanto accaduto, quindi le chiese di poter riprendere servizio regolarmente. La custode del culto annuì silenziosamente, quindi chiamò a sé il gruppo e raccolse dalle loro mani i quattro cristalli di Armadale. Si diresse con loro verso una delle cappelle votive più riservate.
"Armadale non è solo un potente artefatto, - raccontò Bree entrando e sigillando la porta - si tratta di un'entità votata alla protezione degli esseri umani dall'avvento del Nephandum. Potrà rispondere alle nostre domande, consigliarci, indicarci una strategia."
Posò i quattro cristalli su un altare coperto da cuscini scarlatti. Le pietre, riunite a poca distanza e lasciate libere, si sollevarono in volo. Iniziarono a roteare, sempre più velocemente, fino a fondersi nella velocità in un'aureola di luce bianca. Lentamente, sotto l'aureola, apparve il volto e poi il corpo di una fanciulla evanescente. I capelli rossi erano mossi da un vento soprannaturale, lo sguardo perso nel vuoto, gli occhi completamente neri come se fossero stati colmi di oscurità, la pelle grigia.

"Armadale! - le si rivolse la custode del culto - Abbiamo bisogno del tuo aiuto."
La figura parlò con voce flebile, poi sempre più chiara: "Per quanto tempo sono rimasta dormiente?"
Si guardarono fra loro e fecero un rapido calcolo, si trattava molti anni, dall'ultimo avvento del Nephandum nella zona. Chiarirono la situazione attuale e chiesero consiglio sul da farsi. Ma Armadale sembrava non avere soluzioni da proporre. "In base a ciò che descrivete, l'intera città è già avvolta in un influsso di Melpheron, e dalla gravità di questo influsso è lecito supporre che l'emissario abbia già raggiunto il suo artefatto."
"Non è possibile! - Fece notare Lucian - Anche se possedessero l'elsa, il cristallo e la lama, avrebbero comunque bisogno di costruire nuovamente il fodero! Non possono averlo forgiato in così poco tempo!"
Ma Armadale spiegò loro: "L'artefatto che avete protetto e che ora è quasi completamente nelle loro mani fu usato anni fa da un altro emissario, Gamnan. Ricordo la sua cattedrale nel deserto. Ma proprio come ogni emissario genera un fulcro del terrore diverso, così richiama a sé un artefatto diverso. E' probabile che l'attuale emissario sia giunto in possesso del vero artefatto, e che quello che avete lottato per tenere nascosto fosse solo un potente oggetto magico di cui bramavano il potere."
Quindi l'artefatto era nelle mani dell'emissario, l'emissario era ancora sconosciuto. Presto una nuova cattedrale di lame (o chissà quale altro orrore) si sarebbe destata da qualche parte a Wallace per confermare il potere di Melpheron presso questa zona. "Occorre agire in fretta. Per tornare alla normalità bisogna intervenire con ordine. Se la cattedrale fosse già emersa, avremmo dovuto abbatterla. Ma per ora l'influsso di Melpheron è legato all'artefatto. Dobbiamo raggiungere quell'artefatto, e distruggerlo. Solo dopo averlo distrutto saremo in grado di sconfiggere l'emissario. Non c'è altro modo."
Armadale scomparve in un esplosione di luce più intensa. I cristalli caddero nuovamente sull'altare. "Convocate gli altri ufficiali, - ordinò Bree alle ancelle - dobbiamo elaborare un piano."

maggio 30, 2007

5.12 - Lo Shard

Gordianus toccò il cristallo di apertura. Sembrò non funzionare. Quando lo toccò una seconda volta però, la massiccia anta di ferrò scivolò lateralmente, rivelando una stanza rettangolare completamente inondata di luce. Al centro della stanza una colonna luminosa, dal bagliore così intenso da ferire gli occhi, splendeva emanando energia in continuo movuimento. L'energia sembrava fluire tra due pentacoli magici, uno disegnato sul soffitto e l'altro sul pavimento. Nel mezzo di quel flusso accecante si trovava un oggetto sospeso, la cui forma era impossibile da scorgere. Di tanto in tanto dal flusso luminoso veniva rilasciata una scarica di energia che si abbatteva contro le pareti... i mosaici che decoravano le quattro mura erano ormai ridotti a brandelli dalle continue bruciature. Seduti su troni di pietra, ai quattro angoli della stanza, stavano quattro statue raffiguranti probabilmente antichi sacerdoti. Una breccia nella parete a sud sembrava essere stata aperta dall'esterno... da lì dovevano essere passati i troll.
Poi qualcosa si mosse nell'angolo a nordovest... quella che sembrava una statua non lo era. I resti del sacerdote di marmo che sedeva su quel trono erano sparsi in terra. Al suo posto stava una figura crucciata, seminuda, imponente. La pelle era chiara come la luna, i capelli bianchi con riflessi d'argento... dalla sua schiena si allontanavano sue lunghe ali piumate, lasciate cadere sul pavimento.

La creatura angelica aveva lo sguardo perduto nella luce dello Shard, la mente inghiottita da chissà quali dubbi, la sua preoccupazione sembrava trascendere la comprensione mortale.
Gli avventurieri lanciarono protezioni magiche per prevenire il danno delle scariche elettriche vaganti, poi fecero qualche passo nella stanza. Il celestiale lì vide e si sollevò dal trono di pietra. Era alto quasi tre metri. Ripiegò le ali dietro la schiena con un gesto maestoso, poi stese la mano verso di loro: "Fate attenzione! Il campo di contenimento dello shard ha perso molta della sua stabilità... ci sono scariche elettriche vaganti che potrebbero colpirvi!"
"Chi sei?" Chiese Lucian.
"Il mio nome è Eclipse. Voi cosa ci fate qui? Credevo fossero di nuovo quei troll..."
I resti polverizzati di alcuni troll erano ancora vagamente riconoscibili, incrostati sulle mura e sul pavimento della stanza.
"Cosa è successo?"
"Volevano rivendicare questa sala come loro. - Spiegò Eclipse - Non mi hanno lasciato altra scelta che distruggerli. Il mio unico scopo adesso è proteggere lo shard."
Sembrava chiaro che non fosse stato il suo ruolo da sempre. Krisonna e Lucian tentarono di porre delle altre domande sullo shard e sul perché andava protetto, ma Eclipse non sembrava incline a rispondere a queste domande.
"Non è mio compito fare luce su queste cose. Io sono giunto qui quasi per caso, e una volta realizzate le potenzialità dello shard ne sono divenuto il protettore. A meno che non vogliate interferire con i miei compiti, potete passare."
L'angelo non sembrava interessato nemmeno alle reliquie che erano state custodite nella stanza. Le gemme artefatto giacevano incastonate sulle tre statue intatte, Eclipse lanciò loro la quarta gemma, raccogliendola tra i detriti della statua distrutta.
"Sono queste gemme le importanti reliquie custodite qui sotto?" Domandò Krisonna ad Arose.
La chierica annuì. Gli avventurieri si congedarono in silenzio, lasciando quell'insolito guardiano a sorvegliare lo shard.

"Ma cos'è lo shard?" Chiesero gli avventurieri ad Arose, tornando verso il covo dei troll.
"Nessuno lo sa. - Rispose Arose. - Sappiamo che ce ne sono sette, nascosti nel sottosuolo di Wallace, e che prima del cataclisma erano custoditi con devozione dai sacerdoti e dai fedeli. Poi le divinità morirono e sopraggiunse Sinth. Qui a Keremish fu costruito un tempio dedicato alla dea madre sfruttando in parte l'antico luogo di culto preesistente. Quando i sacerdoti di Sinth rinvenirono lo shard, trovarono saggio proseguire la tradizione di custodirlo, pur non comprendendone né lo scopo né l'utilizzo. Le conoscenze sullo shard erano probabilmente un segreto custodito da pochi eletti, e forse ormai sono perdute per sempre."
Arose spiegò anche delle gemme artefatto, quattro potenti reliquie che per poter essere utilizzate necessitano di una lega metallica di essedreel superiore. Lo scopo di tali artefatti è proprio quello di difendere il tempio dal Nephandum, e forse saranno la chiave per salvare la città. "Ma alle gemme penseremo dopo. - Disse Arose - Mi preoccupa di più quel celestiale. Se non lo convinciamo ad andare via, dovremmo vedercela con lui più tardi, quando la chiesa di Sinth vorrà riprendere possesso di questa antica struttura..."

Giunti presso le stanze dei troll, trovarono Selknak ed i suoi guerrieri ad aspettarli. Il capo dei troll era molto contrariato che non avessero sconfitto il custode dello shard.
"Selknak non può riportare la sua tribù a casa se il guardiano non è sconfitto."
Probabilmente Eclipse li avrebbe fatti passare, se glielo avessero chiesto gentilmente, ma la gentilezza non faceva parte del carattere dei troll, e certo adesso non c'era modo di convincere Selknak che con la diplomazia avrebbe potuto risolvere il suo problema. L'angelo aveva ucciso più di venti suoi uomini, non si fidava. E non avrebbe fatto tornare gli avventurieri in superficie, se non avessero risolto la situazione. Il gruppo doveva decidere se massacrare i troll oppure combattere contro il guardiano. Valutarono le opzioni per qualche minuto, poi tornarono nella stanza dello shard. Con un piano.

"Cosa volete, ancora?" Domandò Eclipse vedendoli varcare di nuovo la soglia della sua sala. Il celestiale si alzò in piedi, fiutando qualcosa di losco nelle intenzioni del gruppo. Vedendoli avvicinare, richiamò la sua armatura e le sue armi dal vuoto dimensionale dove le aveva riposte. Allarmati dal gesto, gli avventurieri entrarono in azione. Ivan si gettò verso lo shard, affondando il braccio nel flusso di energia. Proprio come per il cristalli luminosi che illuminavano i corridoi, la magia dei sigilli era talmente esausta che l'interferenza fece collassare il campo magico. La luce si spense e rivelò al suo interno una massa rocciosa colma di intrusioni cristalline. Interrotto il campo magico, la roccia cadde a terra frantumandosi in mille pezzi. Un'ondata di magia, come una brezza calda e piacevole, esplose all'impatto con il pavimento e si allargò in ogni direzione per un secondo, poi più nulla.
Eclipse aveva gli occhi iniettati di sangue.
"Se avete un briciolo di intelligenza... distruggetevi da soli." Disse, inferocito.
Ma Krisonna non ne aveva intenzione. Il gruppo si strinse attorno alla maga, che aprì una pergamena e, un secondo dopo, non era più lì.

maggio 29, 2007

5.11 - Verso la purificazione

Il passaggio verso le catacombe sembrava non poter essere più percorso... almeno non senza combattere. Il Draco dell'ira che custodiva le uova era uscito dalla stanza che aveva scelto come nido e si aggirava nervoso attorno al cadavere del compagno ucciso. Notoriamente queste creature non hanno un bel carattere... ancora peggio se gli uccidi il parente più prossimo.
"Possiamo prendere un altro corridoio verso sud..." Indicò Krisonna sulla mappa.
"E' probabile che i passaggi verso sud conducano tutti alla zona funeraria." Le fece notare Arose.
"L'altro passaggio è infestato dai troll delle caverne." Ricordò Lucian.
I troll delle caverne sono cugini più grossi e più feroci dei troll normali. A parte il fatto che temano la luce del giorno, preferendo vivere nella profondità delle caverne, nessuno ne sapeva di più.
"Tentiamo la strada della diplomazia allora." Propose Arose guardando Gordianus.
Il mezzodrago sentì il peso della responsabilità sulle sue spalle. Era Krisonna la più brava a condurre le trattative, in realtà. Ma era una buona idea andare a trattare con dei troll?
"Se le cose si mettono male, - disse Arose a Ivan - li sterminiamo tutti."

Entrarono nella tana dei troll. Quella che originariamente doveva essere una sala refettorio era stata trasformata in una stalla. Rifiuti e feci si accumulavano lungo le pareti, sporcizia e stracci erano ammucchiati sui tavoli ribaltati. Detriti e utensili giacevano sul pavimento. Piccoli troll, stretti tra le braccia delle femmine, guardavano con terrore l'ingresso dei cinque avventurieri. Poi un pari numero di nerboruti guerrieri si avvicinò loro. Uno di loro parlò con voce gutturale. L'odore nauseante del suo alito si mescolò a quello pestilenziale della stanza. Arose aveva lanciato su Gordianus un incantesimo di comprensione dei linguaggi, sicché il paladino poteva comprendere ma non parlare la lingua del troll.
Il mezzodrago tentò di gesticolare per far capire al gigante che la loro unica intenzione era di attraversare il loro territorio e procedere oltre. In qualche modo ci riuscì, ma il troll lo avvertì:
"Oltre troverai solo la morte... là dimora la luce che acceca ed uccide."
Gordianus riportò l'avvertimento ai suoi amici parlando in comune, al che il troll più anziano rivelò di conoscere i rudimenti della lingua universale.
"Selknak è il capo, qui. Chi è il vostro capo?"
"Lei!" Disse Gordianus indicando Krisonna. Poi si rese conto dell'errore.
"Il vostro capo... è una femmina??? Quale razza di smidollati esseri prende ordini da una femmina? Voi non siete all'altezza di quello che vi aspetta. Ma per un giusto compenso vi faremo passare. Siamo rimasti in pochi e il nostro ritorno a casa ci è stato negato. Il passaggio ora è pericoloso. Abbiamo perso più di venti guerrieri contro di lui."
Il gruppo raccolse qualche pietra preziosa e la diedero ai troll come pagamento.
"Cosa ci aspetta?" Chiese il mezzodrago.
"Se volete delle informazioni, dovrete pagarle!" Disse Selknak.
"Altre gemme?" Domandarono.
"No... lasciateci una delle vostre femmine, per farne ciò che vogliamo!"
Krisonna e Arose si passarono uno sguardo di orrore. Rifiutarono e proseguirono oltre. Oltre le stanze dei troll, colme di sporcizia e di rifiuti, fino a dove li accompagnò Selknak. Poi i troll tornarono indietro.

Un lungo corridoio conduceva ad una porta aperta, in fondo. Statue e quadri molto preziosi impreziosivano l'ambiente. Affreschi coloravano i soffitti a volta.
"E' una specie di sentiero della purificazione. - Commentò Arose - Percorrendolo si tentava di ricordare agli ospiti l'importanza del luogo dove stavano per entrare."
Giunti dall'altra parte del lungo corridoio si trovarono in una piccola anticamera spoglia, e decisero di fermarsi a riposare. Arose aprì il suo libro di preghiere e iniziò a recitare delle litanie melodiche. Krisonna aprì un vano dimensionale e si sistemò al suo interno per riposare, assieme a Lucian e a Gordianus. Ivan rimase con la sacerdotessa, si addormentò appoggiato ad una parete, quel poco di tempo che gli serviva per riprendere le forze e far rimarginare le ferite.
Dalla stanza successiva provenivano luci e rumori sinistri. I cristalli della pesante porta metallica sussultavano e brillavano come sottoposti a correnti magiche mutevoli e continue.
In lontananza si udivano risate di troll e i ruggiti disperati di un Draco.

maggio 28, 2007

5.10 - Il Reliquiario

Uno sciame di artigli si abbatté su Ivan, che sfidando la creatura si era spinto a fronteggiarla corpo a corpo. L'Odopi si sollevava su una decina di braccia rossastre, nodose e muscolose come rami di ulivo scortecciati. Il resto del corpo era composto da svariate altre decine di braccia, ognuna munita di artigli e recante un bulbo oculare sporgente al centro del palmo. Le artigliate colpivano l'armatura di Ivan lasciando graffi sull'acciaio e sprigionando scintille.
Quella stanza, un giardino probabilmente creato per la meditazione, era rimasta chiusa da secoli. Lucian aveva esaminato le tracce e non poteva essersi sbagliato. Come aveva fatto l'Odopi a saltare dalla stanza dove aveva assalito quel gruppo di avventurieri al corridoio adiacente a questo giardino? Krisonna colpì il mostro con dei dardi incantati, ma l'essere, seppur ferito, non lasciò andare la sua preda. La avvolse tra le braccia, coprendola con una moltitudine di letali abbracci, e la spinse venso l'interno, verso il suo stomaco cavo, al centro di tutte quelle braccia. Il guerriero non riuscì a liberarsi, in pochi secondi scomparve all'interno dell'aberrazione.
"Sarà digerito se non lo liberiamo!" Dedussero i suoi compagni. Ma era troppo tardi per tirarlo fuori con la magia. Lucian e Gordianus fiancheggiarono l'Odopi da lati opposti colpendolo con forza e con velocità. Anche Arose, che si trovava al fianco di Ivan quando era stato ingoiato, continuò a sferrare mazzate contro quell'essere spaventoso. Le ossa della creatura sembravano rompersi, la sua carne sembrava lacerarsi. L'essere sanguinava, era ferito, poteva essere sconfitto. Un ultimo turbinìo di lame di Lucian inflisse all'essere il fendente letale. L'enorme ammasso di braccia si sollevò emettendo uno scricchiolìo sinistro, poi un arto dopo l'altro cedettero crollando sotto il loro stesso peso. La carne si aprì sfilacciandosi e liberando Ivan, il cui corpo era stato a contatto con gli acidi e le contrazioni dello stomaco dell'Odopi.

L'atmosfera selvaggia di quella stanza, invasa dalla vegetazione e illuminata da quattro pietre luminose che imitavano pallidamente la luce solare, era nel contempo innaturale e soprannaturale, ma comunque rilassante. Dell'acqua scorreva da una fontana scivolando nel terriccio che copriva il pavimento, nel quale affondavano le radici di edere e cespugli floreali. Non si fermarono tuttavia a contemplare i fiori (nonostante Lucian dimostrò di saperli riconoscere). Proseguirono oltre, scoprendo che lì a pochi passi si trovava il reliquiario del complesso
Arose sgranò gli occhi e si precipitò nella stanza.
C'erano scaffali colmi di oggetti che correvano lungo le pareti e si sollevavano alti fino al soffitto. Libri e materiale cartaceo erano ormai rovinati, ma ancora moltissimi oggetti si erano conservati intatti sotto la polvere e le ragnatele.
"E' fantastico! - Esclamò Arose - Questo è molto di più di quanto ci aspettassimo di trovare!"
Ma Krisonna aveva già lanciato un'individuazione del magico e tra quelle chincaglierie c'era ben poco di utile.
"Non si tratta di valore economico, - le disse la chierica - ma di valore religioso! Queste coppe ad esempio... sono i calici di Yokur, erano perduti da tempo. E questi cristalli, pur non valendo molto, erano antichi strumenti cerimoniali... testimoniano un culto di Sinth antico almeno duecento anni. Avrei bisogno di molto tempo per catalogare tutto..."
"Ma noi non perderemo tempo qui." Ribatté la maga.
"Perché no? - le rispose indietro Arose - Possiamo riposare qui. Io finisco di esaminare ogni cosa e voi vi riposate. Dopo quello scontro ne avrete bisogno."
Krisonna esaminava un guanto. Scoprì che si trattava di un guanto della conservazione, e che infilandolo ed aprendo il palmo attirò tra le sue dita una piuma magica. Arose identifico anche questi due oggetti come importantissimi, e continuò ad analizzare ed annotare ogni cosa sul suo blocco, finché non la convinsero che potevano tornare più tardi.
Sbuffando, Arose lì seguì fuori dal reliquiario.

maggio 16, 2007

5.09 - Il santuario interrato

Krisonna lanciò un incantesimo di Chiaroveggenza e scrutò oltre i due golem Mekal che torreggiavano ai lati del passaggio. Affrontare quei due colossi poteva essere un suicidio, la loro missione avrebbe potuto finire prima ancora di cominciare.
La maga strinse lo sguardo e vide un corridoio subito dopo la porta con il sigillo. Anche se nel gruppo adesso c'era Arose, ed il suo simbolo sacro avrebbe aperto le porte, i Mekal avrebbero attaccato non appena si fossero avvicinati alla porta. Meglio teletrasportarsi oltre. Krisonna indossò la cappa magica rubata a Golmore e strinse a sé il gruppo. Con un salto dimensionale riapparvero oltre la porta.
Di fronte a loro c'era un corridoio che correva dritto verso sud. Una fila di cristalli luminosi galleggiava in aria illuminando la zona. Krisonna provò a prenderne uno, ma il cristallo si spense tra le sue mani. La magia che li teneva in aria si era quasi completamente esaurita e bastava un nonnulla per farli cadere a terra privi di potere. Una statuina che riproduceva Sinth da bambina giaceva in una alcova lì nei pressi. Una scritta in Wallace diceva "tocca la statua per richiamare il Guardachiavi". Decisero di non rischiare. Due Mekal mancavano all'appello, dei suoni sinistri si udivano dal profondo dei corridoi... questo "guardachiavi" poteva non essere amichevole.

Lo ritrovarono poco più tardi, al centro di una stanza che sembrava essere la sala di benvenuto del complesso. Il golem giaceva arrugginito e inattivo al centro del pavimento. Una fontana perdeva acqua in un angolo, del muschio cresceva ovunque. Il golem sembrava non possedere più le chiavi di cui era il guardiano.
Procedettero a nord ed incapparono in qualcosa di straordinario: un area di magia vivente. Una zona dove gli incantesimi lanciati prendono vita... una conseguenza rarissima dell'interferenza tra magia potenti. Arose prese nota del fenomeno, entusiasta. Recuperarono anche dei paramenti sacri molto antichi. Poi però Krisonna fece scattare una trappola e gli incantesimi che normalmente si sarebbero scaricati su di lei presero forma divenendo viventi. Un problema di poco conto, se ne sbarazzarono in men che non si dica, ma ebbero un riscontro reale della perturbazione che avvolgeva l'area.

Tornarono verso sud, ma quando videro che il corridoio conduceva ai sacri sepolcri decisero di proseguire verso ovest, da dove proseguivano i ruggiti ed il terribile odore di olio di lampada bruciato. "Dubito che la strada per il cuore del complesso passi per le catacombe. - Disse Arose - La nostra unica possibilità è il passaggio che conduce ad ovest".
Ma non era così. Un enorme Draco dell'Ira Immondo li attendeva, e trattò Gordianus come tutti i drachi malvagi trattano un paladino che entra nel loro territorio. Lo assalì colpendolo con una scarica di artigliate e morsi che sollevarono in aria il mezzodrago uccidendolo in una manciata di secondi. Arose si lanciò su di lui rianimandolo prima che fosse troppo tardi. Krisonna lanciò una velocità e poi Lucian e Ivan congiunsero i loro attacchi. Nel frattempo Gordianus aveva ripreso i sensi e sferrò il colpo di grazia. La creatura crollò a terra. Ivan aveva subito ferite gravissime, e dovettero esaurire una bacchetta di cure magiche per rimarginarle tutte. Avanzando nella tana del draco si accorsero che c'era anche una femmina, a guardia di due uova che brillavano di magico.
"Qualcosa deve aver infuso potere in quelle uova... sono cuccioli di draco nati in un ambiente saturo di flussi magici." Fece notare Arose.
"Ma se ci lanciamo all'attacco di un altro di quei draghi, rischiamo di non farcela." Fece notare Ivan, con prudenza. Durante il combattimento aveva dato sfogo alla sua furia trasformandosi in mezzo ghiottone... una trasformazione che gli consentiva di potenziarsi e rafforzarsi, ma alla quale poteva accedere solo una volta al giorno.

Imboccarono un corridoio a nord, tornando alla stanza del Guardachiavi. Presero verso ovest, forzando l'ennesima porta. Dopo aver sorpreso un troll ed averlo abbattuto per incapacità comunicativa, si accorsero che molta parte di quel santuario era occupata dai suoi simili. Lucian strisciò indietro ad avvisare i suoi compagni e di nuovo furono costretti a cambiare strada. Percorsero l'ennesimo lungo corridoio, ormai sembrava una maledizione. File di cristalli, pareti lisce, pavimenti polverosi. Ma giunti a metà trovarono una porta aperta... dalla quale proveniva un lamento strozzato. Di nuovo il mezzelfo si sporse per controllare. La scena era raccapricciante. Sangue ovunque, cadaveri straziati nella stanza. Un combattente respirava a fatica, con il collo lacerato, in mezzo ad una pozza di sangue. Lucian corse in suo soccorso e lo curò magicamente. Immediatamente il guerriero riprese le forze e lo afferrò per la collottola:
"Non... sprecare altre cure... per me! Ne avrai bisogno! Lui... lui è ancora qui... qui intorno... ha massacrato i miei compagni..."
"Calmati!" Gridava Lucian tentando di staccarselo di dosso.
"E' sotto shock! - gli disse Arose - Non credo che possa essere ragionevole!"
"Centinaia di artigli... che sferzano e lacerano e squartano! State attenti... lui è ancora qui!"
Poi, come se il sangue avesse smesso di fluirgli al cervello, svenne crollando a terra colpito da un sonno tormentato. Quello che aveva visto lo aveva completamente sconvolto.
Krisonna iniziò ad allegerire i cadaveri, sotto lo sguardo disgustato della chierica di Sinth.

maggio 14, 2007

5.08 - Assedio

Quando l'alba sparse il suo rosso nei cieli, gli avventurieri si destarono e la proccupazione tornò a colmare i loro cuori. Erano stati resuscitati pagando i costi con lo stocco magico di Quahad. La situazione nel frattempo non era cambiata. I mercenari non avevano cessato di sorvegliare tutte le vie all'esterno del tempio, assediandolo silenziosamente e confinando tra le sue mura tutte le persone all'interno dell'edificio.
Accogliendo il gruppo nella sala delle orazioni, Bree presentò loro ufficialmente il Generale Carith, un paladino sulla cinquantina dall'aspetto autoritario e solido, e l'alta prelata Arose Tenertal, comandante del contingente di chierici del tempio. Bree li invitò a dare un'occhiata fuori.
Un mastodontico dragone era seduto alla base della scalinata, mentre i generali dell'Ordine Cremisi parlavano tra loro nel mezzo della piazza. A quanto pareva, erano in combutta con gli assalitori. Uno degli angeli oscuri era appollaiato su una delle statue che affiancavano la scalinata, e sembrava sorvegliare la loro conversazione. Molti altri angeli erano visibili in cielo, soprattutto sopra la fortezza del duca, che dopo essersi illuminata del bagliore di diverse esplosioni, sembrava essere stata definitivamente conquistata.
Krisonna lanciò una Chiaraudienza attraverso la feritoia da dove stavano osservando la scena.
"...no, non è possibile. Ormai tutta la Guardia Cittadina è stata sgominata, quei pochi che restano sono dispersi e possono riorganizzarsi solo in piccoli gruppi." Terminò di dire Tag Maine. Vicino a lui c'erano anche Zark, un Creepian dalla testa calva e dal fisico possente, e gli altri generali dell'Ordine del Teschio Cremisi, tra i quali il vampiro e la guerriera dai lineamenti terosiani.
"L'importante - ribadì Zark - è non perdere d'occhio il Duca, ha ancora una importanza politica e diplomatica. Cosa mi dite degli avventurieri che erano presenti in città al momento dell'attacco?"
"Qualcuno di loro ha tentato di affrontare i nostri alleati volanti, ma è stato un suicidio. Molti di loro si trovano chiusi nella Gilda Arcana o qui, nel tempio di Sinth. Quelli che si sono rifugiati nella fortezza ducale sono stati sterminati. Probabilmente ce ne sono altri che sono riusciti a sfuggirci, ma non è nulla di cui preoccuparsi."
Zark non sembrava della stessa opinione. Ma ancora non sapeva della sconfitta di Envy e dei suoi alleati da parte degli avventurieri che ora si trovavano nel tempio. L'avrebbe saputo troppo tardi. Il creepian salì sul suo drago e si sollevò in aria prima che la luce dell'alba divenisse troppo forte per la sua costituzione. Anche il vampiro scomparve in una nuvola di nebbia.
"Non appena arriverà Gamnan inizieremo a ricercare i pezzi mancanti dell'artefatto, - Concluse Zark, poi si rivolse ai suoi soldati - voi continuate a sorvegliare le strade. Nessuno deve interferire."

"Abbiamo elaborato dei piani." Disse Bree rivolta agli avventurieri. Poi li condusse in una piccola sala dove una trentina di paladini erano pronti a combattere. "Dobbiamo scendere nei sotterranei del tempio, dove i Mekal impazziti ci impediscono di andare. Da lì potremmo trovare un passaggio per risalire in superficie e uscire in città."
Gli avventurieri sembravano come sollevati che finalmente il tempio si desse da fare.
"Inoltre, - fece notare Carith - nelle catacombe al di sotto del tempio si trovano sì nemici che non abbiamo mai avuto il coraggio di affrontare, ma anche reliquie antecedenti al periodo della separazione, con i loro sensazionali poteri magici. Qualcuno di questi oggetti potrebbe servirci."
Gordianus aggrottò le sopracciglia squamose e indicò il contingente di paladini:
"E voi vorreste scendere lì sotto con questi uomini? Mi sembrano piuttosto inesperti..."
In effetti molti paladini avevano appena superato il primo anno di caserma. Dopo la missione contro il lich, alcuni dei più forti erano stati uccisi e nuove reclute alle prime armi avevano preso il loro posto. Il risultato, era una forza più di numero che di fatto.
"Andremo noi lì sotto. - Propose Lucian - Ma abbiamo bisogno di un chierico, il nostro gruppo ne è sprovvisto e sono sicuro che lì sotto ci servirà."
Bree guardò per un attimo negli occhi Carith, poi Arose. La chierica fece un passo avanti e si propose per la missione. Bree la sollevò dal suo incarico e la pregò di seguirla nel retro per una preghiera di preparazione. Il contingente dei paladini fu riassegnato ad una missione secondaria non meno pericolosa, l'esplorazione di un varco dimensionale all'interno del quale potevano trovarsi oggetti magici di aiuto o un'uscita.
"Sono pronta!" Disse Arose tornando nella sala delle orazioni vestita con i suoi paramenti da battaglia. Gli avventurieri si congedarono e accompagnati da due ancelle iniziarono a scendere le scale che conducevano alle catacombe.

maggio 11, 2007

5.07 - Nodi che vengono al pettine

Il rosone centrale della Cattedrale della Dea Madre era composto da una serie di cinque vetrate policrome che rappresentavano i momenti più importanti della storia di Sinth. La prima vetrata si trovava a mezzogiorno e vedeva rappresentata l'invasione del multiverso da parte degli orrori ancestrali. La seconda, appena a destra della prima, raffigurava Sinth intenta a dividere il multiverso in due... piani estremi apogei e piani estremi ipogei. Nella terza vetrata, una delle due più in basso, Sinth generava Thesis, il piano trincea. Nella quarta vetrata, Sinth si sacrificava disperdendo la propria essenza per generare ogni cosa esistente su Thesis. Nella quinta ed ultima vetrata, Sinth, prosciugata da ogni forza, si chiudeva in se stessa generando il sole di Thesis, che possiede il suo nome, all'interno del quale lei dimora per sempre. Al centro delle cinque vetrate, assemblate con sfarzo di colori e pregiatissima fattura, era posto il simbolo di Sinth, un sole che racchiude un bambino appena nato. Il rosone era stato creato 157 anni fa da una equipe di dodici artigiani tra i più grandi del regno di Wallace, e più volte era stato ripreso dagli artisti come esempio del periodo artistico della rinascita.

Lucian entrò nella cattedrale sfondando il rosone della facciata principale. Schegge di vetro esplosero all'interno della chiesa dove erano stipati circa un centinaio di cittadini rifugiati. Planò volando verso i lati della navata centrale. I paladini dell'ordine della Dea Madre stavano ultimando i preparativi per uscire allo scoperto. Il mezzelfo poggiò i piedi a terra e riprese fiato. Non aveva nemmeno una ferita indosso ma aveva visto i suoi amici cadere a terra uno dopo l'altro. "Dovete intervenire!!!" Gridò al primo soldato che si trovò di fonte. "Presto!!!"
Il corno d'allarme della caserma echeggiava per la città già da diversi minuti.
"Calmati!" Lo esortò il Generale Carith "Stiamo facendo più in fretta che possiamo!"
Poi aggiunse: "Senti questo corno? E' l'allarme del palazzo ducale! E' in corso un attacco alla città! Non possiamo uscire senza essere pronti."
Ma Lucian non voleva sentire ragioni. Sul sacrario del tempio, proprio di fronte alla chiesa di Sinth, si era compiuta una carneficina. Quahad aveva rintracciato tenebrosa, e nonostante Azalorn fosse intervenuto, l'arma era stata riportata al suo proprietario. Poi erano tornati. Golmore era stato fatto resuscitare, Quahad li aveva seguiti fino a Keremish, e con loro due c'erano anche una sacerdotessa e un enorme minotauro guerriero.

Azalorn era stato il primo ad essere abbattuto. Con un paio di fendenti della sua falce, Golmore si era sbarazzato del ranger pistolero. Envy, la sacerdotessa, con un potente incantesimo, aveva fatto perdere il senno a Lucian, il quale non era riuscito a fare altro che a vagare in cielo per un po'. Lerac, il minotauro alleato di Envy si era scagliato su Gordianus con la furia delle sue due asce. Ivan e il mezzodrago lo avevano tenuto impegnato per un po', e alla fine erano riusciti ad abbatterlo, ma a quale prezzo? Tramutato in belva dalla sua furia, Ivan si era lanciato poi su Quahad, strappandogli un braccio con un solo colpo di spada. La falce di Golmore li aveva nel frattempo raggiunti. Gordianus cadde, poi Lucian, in preda alla frenesia allucinatoria, aveva attaccato il suo stesso compagno, e quando Ivan si trovò Golmore di fronte fu squarciato dalla sua falce. Krisonna, che fino ad allora aveva tentato di avvisare i sacerdoti del tempio che un potente gruppo di avventurieri si stava scontrando con i suoi amici lì fuori, dissolse l'incantesimo su Lucian. Il creepian girò la sua falce verso la stregona e con rapidi e letali fendenti la uccise. Il ranger si trovo quindi solo contro la morte. Due creepian, un mietitore ed una sacerdotessa. Se fosse morto anche lui, il gruppo sarebbe stato spacciato. Ma Golmore respirava a fatica, appesantito dalle ferite infertegli da Ivan. Lo colpì velocemente finché il mietitore creepian non cadde a terra esanime, sul pavimento di pietra del sacrario. Quindi volò via, prima che Envy potesse raggiungerlo. Volò verso il tempio, verso la prima finestra, verso il rosone.
Nel frattempo l'allarme aveva iniziato a suonare.

Stormi di angeli oscuri coprirono il cielo, diretti verso il palazzo ducale. Un imponente Dragone del Sangue gettò ombra sulla città mentre la sorvolava maestoso.
Bree tentò di calmare il mezzelfo: "Lucian, calmati. - Disse. Aveva tentato di spiegare quali fossero le responsabilità della chiesa, ma l'egoismo che accieca gli avventurieri quando sono in pericolo va oltre il buonsenso. Nel tempio ora c'erano un centinaio di persone indifese che chiedevano di essere protette, e in quanto responsabile delle loro vite non avrebbe mai potuto lasciare la chiesa. "I paladini sono pronti, adesso. Ma il loro compito non è proteggere il Duca, bensì le centinaia di persone che adesso si trovano in pericolo nelle loro case."
Lucian aveva tentato di aprire le porte ed era stato fermato da un gruppo di ancelle del culto. A quel punto la Custode diede ordine di aprire le porte. Il reggimento di paladini uscì dalla Chiesa marciando in file da cinque. Appena sul sacrario si resero conto dello scontro che era stato combattuto sulle scalinate. Lucian notò appena in tempo Envy che chinandosi sugli ultimi due corpi dei suoi alleati li teletrasportava via, scomparendo. L'avrebbero incontrata ancora.

"C'è un'arma qui." Disse uno dei paladini chinandosi su un braccio mozzato, che ancora stringeva uno stocco argenteo. "E' mia!" Gli gridò Lucian, avvicinandosi velocemente. Il paladino capì che il ranger la stava reclamando come bottino. "La useremo per pagare le resurrezioni dei miei amici." Gli disse il mezzelfo, tentando di convicerlo. Il paladino gli consegnò lo stocco.
In quell'istante la piazza fu circondata dall'Ordine del Teschio Cremisi. I soldati si spiegarono in modo da bloccare tutte le vie di fuga, quindi si fece avanti Zark sul suo poderoso cavallo fulvo.
"Custode del Culto Bree, - Disse, rivolto alla sacerdotessa - rimanete nel vostro tempio e non vi sarà fatto alcun male."

aprile 22, 2007

5.06 - Tenebrosa

Il lago sotterraneo riempiva quasi fino al bordo la gigantesca spelonca male illuminata che si allargava per qualche decina di metri in ampiezza e in larghezza. Al centro del lago si ergeva una struttura, un edificio fortificato costruito su un'isola naturale che emergeva dalle acque nere. Un ponte di legno e pietra collegava l'isolotto ad un passaggio al di sopra della riva fangosa.
Quando il gruppo di avvicinò, si accorsero che un piccolo numero di persone stava attraversando il ponte proprio in quel momento. Furtivamente, Lucian volò verso l'alto nascondendosi tra le ombre. Grazie alla sua visione crepuscolare riusciva a vedere abbastanza chiaramente quello che stava accadendo, perché sia il ponte che la piccola fortezza erano illuminate da bracieri sui quali spendevano fiamme magiche.
Un gruppo di servitori armati e corazzati trasportava verso la fortezza la cassa di metallo che Mara ed i Pugnali di Cristallo stavano seguendo. Lì all'interno doveva trovarsi il corpo di Gamnan, almeno secondo quanto i Pugnali di Cristallo avevano loro rivelato. Tre figure che sembravano avere un certo livello di comando seguivano i soldati: una sacerdotessa vestita con una armatura dalle forme terrificanti, un giovane Creepian che sulle spalle portava una lunga falce, una figura incappucciata.
"Controlla che Madre Shremmel abbia tutto sotto controllo. - Ordinò l'uomo avvolto nel mantello al mietitore. - Non voglio essere disturbato."
L'altro prese con sé quattro servitori e si avviò pr la scalinata di pietra che conduceva alla spiaggia. Lucian volò giù per avvisare i suoi compagni, prima che potesse beccarli sulla strada per il santuario di Madre Shremmel. Il gruppo si ritirò fin davanti alla piccola cavità con altare dove giaceva il corpo della chierica. Gordianus si immerse nel lago per nascondersi. Gli altri si piazzarono all'interno.

Quando gli uomini al seguito del mietitore giunsero al tempio, Lucian e gli altri scattarono fuori e li accerchiarono, ma il Creepian fermò la battaglia con un gesto.
"Chi siete?" Domandò agli assalitori. "E che intenzioni avete?"
Gli avventurieri si guardarono per un attimo fra loro, poi guardarono Mara. Effettivamente si chiesero perché stessero rischiando la vita, e per cosa. Era poi così importante recuperare quella cassa, o scoprire che fine facesse?
"Io sono Golmore, al servizio di Darlenok. - Proseguì il capo della piccola spedizione, - E vi avverto, se avete intenzione di proseguire verso la Cattedrale, sarò costretto a fermarvi."
La minaccia non sembrava tanto intimidatoria. Gli avventurieri erano in sei contro uno e quattro soldati, che sicuramente non erano alla loro altezza. Avrebbero potuto schiacciarlo velocemente.
"Vedete questa falce? - disse Golmore indicando la lunga lama ricurva dietro la sua schiena - Si chiama Tenebrosa. E' in grado di uccidere un uomo con un solo colpo. Voi siste di più in numero e in forze... l'esito di questo scontro, se decideste di non ritirarvi, sarebbero scontate. Ma prima di morire, porterò con me almeno uno di voi. La domanda che dovete farvi è... siete disposti a sacrificare la vita di una persona del vostro gruppo per la vostra missione?"
Krisonna, Lucian e Ivan si guardarono negli occhi. Mara e il ranger erano già a distanza di falce. Avrebbero dovuto ritirarsi? O si trattava di un inganno? Ma l'espressione di Golmore era imperscrutabile. Gli sguardi si incrociarono su Mara, come se lei da sola potesse prendere una decisione per tutti. Ma alla fine, era chiaro ciò che sarebbe successo. Avrebbero rischiato.

Mara colpì Golmore alle spalle e Lucian sferrò contro di lui una serie impressionante di fendenti con entrambe le sue lame. Il Creepian sfoderò la falce con velocità incredibile e selezionò il più debole tra i due avversari che si trovava di fronte: la mezzelfa. Nel frattempo Gordianus, richiamato dai rumori della battaglia, emerse dall'acqua e si lanciò contro i soldati, che già avevano accerchiato Ivan. Quelle creature non erano umane: schivarono una palla di fuoco di Krisonna come degli acrobati e si mossero sul terreno fangoso con velocità inaudita. Sembravano nonmorti, ma la loro velocità era pari a quella di un essere umano duramente allenato. Gordianus soffiò su di loro ma il suo soffio gelido non ebbe alcun effetto. La spada di Ivan però, sembrava poterli uccidere.
Golmore rigirò la sua falce e colpì Mara una, due... tre volte. La lama a mezzaluna apriva profondi squarci nel corpo della ladra, ma lei non si ritirava. Infine il Creepian roteò tenebrosa e issò verso l'alto la falce con tutta la sua forza. La lama afferrò il corpo della mezzelfa e lo sollevò in alto, squarciandolo in due pezzi. Gli occhi brillanti di Mara si spensero prima che tornasse a toccare terra.
"Prima di morire, trascinerò un altro di voi nella tomba!!!" Gridò il Creepian, in preda ad una frenesia soprannaturale. Era come se il sangue lo avesse eccitato oltremodo. Mentre Ivan e Gordianus davano il colpo di grazia ai suoi soldati, tenebrosa si accanì su Lucian. Ma Krisonna aveva altri piani. Utilizzando una forma alternativa del teletrasporto, scambiò di posto il ranger, ormai ferito gravemente, con il mezzodrago. L'arma di Gordianus si abbatté su Golmore uccidendolo. Il Creepian crollò in ginocchio sputando sangue dalla bocca:
"Darlenok... mi vendicherà..." Disse, e stramazzò al suolo.

aprile 21, 2007

5.05 - Madre Shremmel

Scivolarono nel cunicolo che scendeva buio oltre la botola segreta nella stanza di Delock, che a quanto pareva doveva essere il capo degli ogre di Fanghurst, ma che al momento non era presente nel covo. Meglio così. Krisonna afferrò una torcia e seguì Gordianus, che con la sua scurovisione poteva aprire la strada senza pericolo.
A metà discesa udirono rumore di acqua, e la presenza di un corso d'acqua fu confermata quando il paladino affondò per quasi venti centimetri in una melma fangosa ai margini di un fiume sotterraneo. La corrente scendeva placida e si riversava in un lago sotterraneo poco più avanti. Di fronte a loro, dall'altra parte del fiume, era ben visibile la sagoma di un passaggio, illuminato all'interno da torce.
Gordianus prese Krisonna e la sollevò in alto, quindi iniziò a guadare il fiume seguendo Mara, che li stava precedendo. Anche Ivan si inoltrò nell'acqua. Lucian invece tentò di saltare oltre. Le sue capacità di ranger gli permettevano di non affondare nel fango, quindi poté prendere la rincorsa e lanciarsi oltre. Purtroppo valutò male le distanze e si schiantò nell'acqua ad un passo da Krisonna e Gordianus.
Il rumore attirò l'attenzione di qualcuno. Madre Shremmel, una sacerdotessa malvagia che aveva fatto di quel luogo la sua personale area votiva, si avvicinò furtivamente e si accorse che il suo santuario stava per essere profanato. Senza pensarci due volte scagliò un distruggere viventi su Krisonna, poi una colonna di fuoco su di lei e sul paladino. Gli avventurieri reagirono velocemente all'attacco, circondandola e attaccandola su più fronti. La vecchia sacerdotessa vestiva armature pesanti che sembravano arrugginite e corrose dagli anni, ma che non avevano perso nulla del loro valore protettivo. Comunque, prima che Ivan potesse liberarsi dal fango e avvicinarsi, la sacerdotessa era stata già abbattuta dagli altri e giaceva morta nella fredda melma.
Esplorarono la zona illuminata oltre la porta. C'era un piccolo tempio dedicato ad un presunto culto sconosciuto. Krisonna notò che il simbolo del piccolo affresco dietro l'altare era lo stesso del simbolo sacro di legno che Madre Schremmel portava al collo: quattro mani mozzate legate insieme per i polsi, disposte a croce. Né la maga né il paladino conoscevano quel culto. Comunque l'altare era sporco di frattaglie animali, resti di sacrifici avvenuti ripetutamente. Attorno all'altare c'erano numerose armi disposte su rastrelliere ordinate, come fossero offerte votive.
Mara si avvicinò e disattivò una trappola, ma le armi era quasi tutte di ordinaria fattura.
Decisero di proseguire verso il lago, che sembrava estendersi esattamente al di sotto della Cattedrale.

aprile 12, 2007

5.04 - La Cripta dei tre fondatori

Si spostarono a sud, in direzione della Cattedrale, che restava sempre visibile al di sopra degli alberi e delle nebbie. Scendendo a valle la nebbia si fece più fitta, e la vegetazione più rada. La luna splendeva alta in cielo e donava alle felci e alle piante una luminescenza soprannaturale.
Mara utilizzava i suoi talenti da ranger per non perdere la direzione e si sposta in testa alla spedizione tra un albero e l'altro. Quando la foresta lasciò il posto ad una brulla pianura di ciottoli e terriccio nero, si accorsero di non aver più punti di riferimento, a parte la minacciosa Cattedrale che si ergeva a poche centinaia di metri da loro.
"Possiamo aggirare la Cattedrale alla nostra destra o alla nostra sinistra." Riferì Mara. Decisero di aggirarla verso sinistra, in senso orario. I ciottoli si trasformarono in schegge taglienti di pietra vetrosa, il terriccio in una sabbia fine del colore della nebbia. Di tanto in tanto si imbatterono in un cadavere quasi disseccato, abbandonato in terra, ultima testimonianza di chissà quale scontro passato. Poi giunsero ad un crepaccio, una fenditura artificiale all'interno della quale era stato scavato una sorta di percorso circondato da colonne, che terminava in una specie di santuario. Delle persone stavano colloquiando all'interno della struttura. Mara scivolò via furtiva. Gli altri si appostarono per udire qualcosa.
"...non c'è bisogno di rinforzare le difese della cripta di Fanghurst, c'è Madre Shremmel lì sotto, è abbastanza sicura. Invieremo altri uomini presso le catacombe." Chi parlava aveva una voce profonda e autorevole. Dal santuario uscirono un uomo in armatura leggera con una lunga falce dietro la schiena, ed una donna dalle vesti lussuose tipiche di una sacerdotessa.
"Sono due del gruppo che il Bastone ci ha descritto quando gli abbiamo chiesto informazioni su chi aveva preso possesso della Cattedrale di recente, - ricordò Krisonna a Lucian - due del gruppo che ha sterminato i druidi."
Decisero di tornare sui loro passi: a quanto pareva entrare dalla Cripta rimaneva la soluzione migliore. Si diressero a sud-ovest dell'edificio, fino ad incontrare le tre colonne. Alle spalle delle colonne, un ogre stava sorvegliando l'ingresso. Mara lo uccise in un sol colpo, prendendolo di sorpresa. All'interno della struttura ce n'erano altri, ma il gruppo non aveva tempo da perdere con le mezze calzette. Impugnate le armi si fecero strada attraverso i corridoi umidi e polverosi della cripta, abbattendo ogni ogre che si parava loro di fronte. C'erano trappole di buona fattura da superare, con l'aiuto della ladra dei Pugnali di Cristallo ne evitarono alcune, ed altre semplicemente le subirono. Giunsero nella stanza principale del complesso, in parte riadattata da sepolcro a dimora degli ogre al comando. Uno di loro era un ogre-magi, l'altro un discreto combattente. Nulla che le lame di Lucian, Gordianus e Ivan non potessero gestire, o che la magia di Krisonna non potesse sbaragliare. Alleggerirono i corpi e raccattarono dalle stanze tutto quanto potesse essere usato o rivenduto, quindi si misero alla ricerca del passaggio che conduceva all'interno della Cattedrale.

aprile 07, 2007

5.03 - Il Bastone della Vita

Dopo un lampo, una sensazione di freddo improvviso ed un brivido, l'intero gruppo si trovò teletrasportato ad un passo dalla Cattedrale di Lame. O almeno così avrebbe dovuto essere, perché si trovarono d'un tratto avvolti da una fitta vegetazione, da una cappa di umidità mostruosa e da un caldo soffocante. Doveva trovarsi nel mezzo del deserto dorato, e invece sembrava di essere comparsi in una giungla tropicale.
"Seguitemi - Disse Mara - dobbiamo raggiungere la radura del bastone."
Si incamminarono nella foresta.
"Quando l'emissario cadde, ormai mezzo secolo fa, la Cattedrale morì con lui. Gli avventurieri da ogni parte del continente si precipitarono nell'edificio per depredarlo di ogni ricchezza. Molti perirono a causa delle trappole ancora attive e delle creature che non avevano abbandonato la loro casa tanto velocemente quanto avevano previsto. Nel giro di pochi mesi, comunque, l'edificio era stato completamente esplorato e ripulito da ogni cosa che potesse essere rivenduta per un prezzo."
Mara continuava a raccontare mentre la spedizione procedeva verso ovest. La vegetazione si aprì più volte rivelando la sagoma nera e imponente della Cattedrale di Lame, avvolta tra le nebbie e circondata dalla foresta, una struttura in pietra nera e metallo contorto che si sollevava dal suolo per oltre un centinaio di metri di altezza... colossale e grottesca allo stesso tempo.
"Anche io esplorai questa zona allora. Ma tornai anche più in là, quando questa foresta iniziò ad espandersi attorno alla Cattedrale. Un cerchio di druidi si stabilì qui e decise di porre fine alle esplorazioni, all'avidità e alle morti per avventatezza. Immersero la Cattedrale in una fitta foresta che impedì per decenni a chiunque di raggiungere la fortezza che si elevava nel suo cuore."
Giunsero ad una radura. La nebbia sembrava non voler entrare in quel luogo, e piccoli gruppi di piante verdi avevano dato alla luce cespugli di fiori. Al centro della radura era conficcato un bastone, dalla punta ritorta, di legno nodoso.
"E come mai adesso si può di nuovo raggiungere la Cattedrale?"
Mara si avvicinò lentamente al centro della radura. Un silenzio soprannaturale sembrava aleggiare in quel posto. Nemmeno i versi degli animali o il frusciare delle fronde sembravano raggiungerlo.
"Perché i druidi sono stati tutti sterminati. Dal primo all'ultimo. Dai nuovi inquilini della Cattedrale, meno di un anno fa. Tutto ciò che resta di loro è questo bastone, il Bastone della Vita, che nel contempo è l'unico artefice della presenza della foresta, ora che il cerchio è stato distrutto."
Mentre si avvicinavano, dal bastone sembrò emanarsi una strana aura di magia, come un condensato di potere dalla consistenza fumosa. Una voce risuonò nell'aria: "Voi chi siete?"
Una figura evanescente prese forma di fronte al grupo, proprio sopra il bastone, che restava saldamente conficcato in terra. Sembrava l'immagine di un umanoide, avvolto in lunghe vesti verdi e nere, con fluenti capelli neri, un falcetto in mano, occhi bianchi come quelli di un cadavere e pelle di un pallore lunare.
"Si tratta di un'emanazione del bastone stesso. - spiegò Mara - Non è uno spirito, è solo un'illusione creata dal bastone per interagire con noi. Possiamo parlare con lui e chiedergli di esserci di aiuto nella nostra ricerca."
Così domandarono al bastone quale fosse il modo migliore per introdursi nella Cattedrale. A quanto pareva, la struttura presentava diversi ingressi su diversi livelli. Al livello del terreno quello più opportuno sembrava essere una cripta i cui livelli sotterranei conducevano all'interno della Cattedrale.
"Cercate tre colonne in una distesa di pietre e morte, loro le chiamano i tre fondatori. Cercatele. Alle loro spalle giace l'ingresso della cripta. Dovrete farvi strada con la forza, alla fine del condotto troverete l'ingresso per la dimora dell'emissario."
La figura evanescente si dissolse. Krisonna avrebbe voluto portare via il bastone, ma Mara la avvertì che il bastone poteva essere impugnato solo da un druido, e che sradicandolo da terra l'intera foresta sarebbe scomparsa in brevissimo tempo, destando attenzioni non desiderabili.

aprile 01, 2007

5.02 - La cassa d'acciaio

Prima di dirigersi al borgo della seta, il quartiere nobile di Keremish, gli avventurieri si fermarono da Bree, alla Cattedrale della Dea Madre.
La Custode del Culto li accolse non appena terminò di celebrare le onoranze funebri per i soldati ed i ladri morti durante l'assalto al covo segreto dei Pugnali di Cristallo. Era facile distinguere le casse da morto che racchiudevano il corpo di uno dei ladri da quelle che conservavano il corpo di una delle guardie: le prime, molto essenziali, vennero rapidamente caricate su un carro, una sull'altra, per essere scaricate senza alcuna cerimonia aggiuntiva nella fossa comune. Se anche avessero avuto dei parenti in vita, non si sarebbero mai presentati al funerale, per paura di essere coinvolti. Le casse delle guardie invece avevano ognuna una carrozza ad attenderle, e a chi non poteva permettersela il Duca stesso aveva fornito il denaro. Ghirlandate con corone di fiori, sarebbero state portate al cimitero, per essere sepolte sotto una lapide con il nome del defunto ben leggibile.

"In cosa posso aiutarvi, stavolta?" Chiese Bree.
Lucian iniziò un lungo riassunto che metteva Bree al corrente di ogni dettaglio delle indagini svolte dagli avventurieri fino ad ora. Il ranger le parlò del fatto che la gilda dei Pugnali di Cristallo era interessata a mantenere l'ordine mentre le Mantidi Notturne volevano in qualche modo dominare la città.
"C'è una differenza tra le due Gilde, - spiegava il mezzelfo - i Pugnali di Cristallo hanno interesse che Keremish resti esattamente com'é, le Mantidi Notturne vogliono sovvertire l'ordine attuale e creare condizioni ancora più favorevoli per i loro loschi affari. Occorrerà fare una scelta, prima o poi."
La sacerdotessa non si lasciò turbare: "La Gran Sacerdotessa non ritiene che sia ancora giunto il momento delle scelte forzate. La Chiesa di Sinth propone la sua terza via: cambiare Keremish in meglio, una città dove le gilde criminali non esistano. Che i loro affari rispettino la buona etica o che siano spregevoli, restano comunque dei ladri. Chi ruba per fame non è meno ladro di chi ruba per avidità, sebbene le motivazioni del primo siano più condivisibili."
Infine chiesero di Milos.
"Le sue condizioni sono stabili - Riferì Bree - Non poteva essere altrimenti, visto il suo caso."

Si diressero da Carden, presso la torre della Gilda Arcana. Lucian la disturbò durante una lezione con alcuni giovani apprendisti, per chiedere della cassa di metallo che Teg Maine si era fatto recapitare. Carden non impiegò molto a capire di cosa si trattasse, soprattutto visto che il ranger aveva con sé alcune informazioni fornitegli a riguardo dai Pugnali di Cristallo.
"Il corpo di Gamnan... l'emissario di Melpheron che cinquant'anni fa tentò di conquistare parte del continente a sud di Keremish. Forse Teg Maine vuole resuscitarlo. Sarebbe un potente alleato."
"Ma ci sarebbero due emissari." Constatò Lucian.
"No. - Spiegò la maga - Anche se Gamnan resuscitasse, l'emissario è unico ed è già all'opera. Gamnan potrebbe aiutarlo nel portare a termine i suoi piani di terrore, ma resterebbe solo uno dei tanti suoi servitori."
Carden spiegò che Gamnan era il responsabile della genesi della Cattedrale di Lame nel deserto dorato. Quando Gamnan fu sconfitto, la cattedrale morì assieme a lui. "Una struttura imponente, ma oramai è solo un ammasso inerte di pietra e metallo. Molti avventurieri l'hanno esplorata in questi decenni, depredando il possibile e liberandola da gran parte dei mostri che la infestavano. Ormai da tempo è considerata solo una colossale costruzione in rovina, anche se è possibile che sia stata scelta come dimora da creature giunte successivamente alla sua caduta."

All'apice della giornata, il gruppo attivò il meccanismo segreto presso una delle piazze del quartiere nobile e si inoltrò nel traboule che conduceva a Piazza Padella. Lì aspettarono per ore. Calò la notte e cominciavano a pensare che i due membri dei Pugnali di Cristallo ancora liberi avrebbero potuto non passare di lì per giorni. Ma nel bel mezzo della notte, il passaggio segreto si aprì ancora ed entrarono Adranth e Mara. Ivan, Krisonna e Lucian avevano già fatto la conoscenza della mezzelfa. Adranth invece era un umano dall'aspetto molto sicuro di sé, che sembrava essere riuscito ad unire le sue capacità da ladro con il culto della Dea Madre. Indossava vesti leggere da ladro, un simbolo sacro, una strana lama la lancio e diverse borse per gli arnesi da scasso. Fu lui a parlare, Mara se ne restava taciturna in disparte.
"Una nave è salpata per la costa sud del deserto dorato. Teg Maine e la cassa contenente i resti di Gamnan erano a bordo. Questo può significare solo una cosa: la cassa è stata inutile allo scopo per cui l'avevano trasportata fin qui. La stanno riportando alla Cattedrale di Lame."
Il piano di Adranth era quello di rendere pan per focaccia alle Mantidi Notturne. Se avessero scoperto cosa stava accadendo alla Cattedrale, avrebbero avuto la possibilità di guastare i loro piani o, al limite, di ricattare la gilda avversaria affinché le informazioni non si diffondessero. Mara sarebbe andata alla Cattedrale. Era già stata lì, avrebbe potuto utilizzare un teletrasporto. Adranth avrebbe tentato di trovare un modo per salvare i prigionieri.
Gli avventurieri decisero di seguire Mara.

marzo 31, 2007

5.01 - Gli ultimi due Pugnali

Le giornate si allungano, il sole inizia a riscaldare le strade di Keremish, per troppo tempo spazzate dal vento e dalla pioggia delle stagioni fredde. I roseti sanguinari che infestano la città, in fiore, donano una strana atmosfera di bellezza alle strade, come se bellezza e terrore si potessero fondere insieme in una pianta e scaldare i cuori dei cittadini con il rosso dei loro petali ricordando loro nel contempo dei pericoli di questi giorni. Con il tempo i Mercenari del Teschio Cremisi sono divenuti quasi di casa. Molte nuove reclute sono giovani abitanti della città che colgono l'occasione di essere utili per la città e garantirsi un futuro. Molti altri ormai frequentano le locande e le taverne della città con disinvoltura, hanno amici e conoscenti, e magari anche compagni e compagne tra la gente di Keremish.
In un giorno in cui c'è un motivo in più per la cittadinanza di essere felice, Ivan, Lucian e Krisonna si ritrovano ai tavoli della locanda del Pollo Aviario a guardarsi preoccupati negli occhi. A quanto pare, con un'ultima fulminante azione, i mercenari hanno arrestato quanti ancora rimanevano liberi della Gilda dei Pugnali di Cristallo. Tutti i prigionieri si trovano ora detenuti nelle carceri delle caserme del palazzo ducale.

Circa venti giorni prima, proprio Ivan, Lucian e Krisonna, accettando un discutibile accordo con Teg Maine, avevano accettato di recuperare una pesante cassa metallica da una nave mercantile al porto per portarla al campo base dell'ordine. Ma a metà strada, nella notte, erano stati fermati da una mezzelfa dai capelli bianchi e dalla pelle pallida come la luna. Gli abiti erano quelli tipici di un ladro, aveva strani tatuaggi sulle braccia ed un sottile stocco al fianco. Li minacciò di dare a lei la cassa, in quanto inviata dai Pugnali di Cristallo per impedire che cadesse nelle mani delle Mantidi Notturne, delle quali Teg Maine faceva parte. Dopo alcune brevi e inutili discussioni, i tre avevano accettato. In qualche modo era in effetti controproducente aiutare uno dei loro nemici a venire in possesso di qualcosa che poteva aiutarlo nei suoi folli piani. La mezzelfa, che disse di chiamarsi Mara, scomparve recitando un teletrasporto, portando con sé la cassa di metallo. Adesso tutti e tre gli avventurieri avevano il dubbio che fosse stato proprio quell'evento a scatenare la catena di conseguenze che aveva portato all'arresto dell'intera Gilda.

Non c'era modo migliore per averne conferma che andare a parlare direttamente con i prigionieri. Si diressero alla fortezza del duca. Appena attraversato il ponte, furono fermati da alcuni soldati della Guardia Cittadina che li accompagnarono nei sotterranei dove incontrarono per l'ennesima volta Gruveth, il carceriere e torturatore della fortezza. Gli avventurieri sapevano che Gruveth faceva anche lui parte delle Mantidi Notturne, ma non avevano prove in proposito.
"Siamo qui per visitare i prigionieri della gilda dei Pugnali di Cristallo" Chiesero.
"Ci sono solo due motivi per i quali un gruppo di avventurieri visita dei prigionieri: sono loro amici o sono loro nemici. Qual'è la vostra motivazione?"
Ivan era tentato di rispondere ancora una volta che i loro affari erano loro e basta, ma Gruveth avrebbe potuto negare loro l'autorizzazione necessaria per la visita, quindi si trattenne.
"Alcune indagini che stiamo conducendo necessitano di informazioni che forse i Pugnali di Cristallo sono in grado di darci." Gli rispose Lucian. Gruveth sorrise divertito. "E' una bella scusa, - poi si rivolse alla guardia - lasciali passare, ma sorvegliateli mentre interrogano i prigionieri."

Le guardie accompagnarono i tre avventurieri giù per le scale che conducevano alle celle. Mentre ricordavano agli ospiti le regole da seguire, Ivan e Lucian si ricordarono di essere già fuggiti da queste prigioni, più di un anno fa, utilizzando lo scarico dei rifiuti, come suggerito loro da Gelden. Arrivarono di fronte alle celle dove erano stati rinchiusi i membri della Gilda. Anche Shiwen Lynn e Valesid erano state catturate. Probabilmente nessuno sospettava che quella gracile e pallida ragazza che ora se ne stava seduta in un angolo respirando a fatica fosse in realtà un drago d'argento, ma avrebbero potuto scoprirlo da un momento all'altro. Shiwen disse loro di parlare con il loro capo, nella cella accanto.
Il nome della ragazza che guidava la gilda dei Pugnali di Cristallo era ancora un mistero. La donna non sembrava affatto piegata dalla prigionia, gli occhi neri ed i capelli lunghi le davano un aspetto rispettoso e nonostante avessero vestito ogni prigioniero con la stessa sudicia tunica, era evidente che gli avventurieri stessero parlando con il capo.
"Due di noi sono sfuggiti alla cattura. - Disse loro la ragazza - Si tratta di Adranth e Mara. Erano in missione e devono aver intuito quello che stava accadendo. Se volete aiutarci ad uscire di qui, contattateli. Staranno già escogitando qualcosa."
Poi indicò loro come accedere ad uno dei tanti traboule segreti della città, per giungere presso Piazza Padella, un angusto piazzale circondato dai palazzi che poteva essere un ottimo punto di incontro.
"Attendeteli lì. Prima o poi si faranno vivi."