settembre 10, 2007

7.06 - Tensione all'aerodromo di Fluvia

Nei giorni seguenti gli avventurieri si distinsero come gli eroi che salvarono Colle Ukron dal terribile attacco del drago bianco. Ottennero una medaglia e la riconoscenza ufficiale del borgomastro. Inoltre, riportarono ai ranger il pugnale sacro che la chiesa di Sinth aveva chiesto loro di recuperare, incassando la lauta ricompensa. Viaggiarono per gran parte del continente tentando di raccogliere informazioni su poteri o oggetti magici che avrebbero potuto aiutarli, ma si resero presto conto che il tempo scorreva inesorabile e che certe cose richiedono mesi di ricerca.

Tornati a Fluvia, si ritrovarono senza nessun buon motivo per ottenere udienza presso Monsignor Diovidis o presso l'ambasciatrice Rassinel. Presero un veliero per Wallace, la capitale, e conferirono direttamente con le tre Gran Sacerdotesse a capo della chiesa della capitale. L'esercito di Wallace, circa diecimila soldati, aveva lasciato le mura di Wallace da una settimana. Fra loro, c'erano anche duecento combattenti sacri, che la chiesa aveva offerto in segno di collaborazione. Il concilio superiore di amministrazione della capitale sperava che le forze di liberazione giungessero a Keremish in quattro settimane di marcia forzata, quindi che la stringessero in assedio fino alla resa. Kalfyra avrebbe infine abdicato e consegnato i poteri al regno di Wallace al quale appartenevano. Non c'era nulla che gli avventurieri avrebbero potuto fare per aiutare l'esercito, se non ovviamente allearsi con le forze di Wallace. La chiesa di Sinth, dopo averli ascoltati, li congedò, consigliando loro di recuperare Armadale... e di farlo con metodi che non richiedevano l'autorizzazione della chiesa, né per i quali sarebbe stata opportuno chiederla.

Di nuovo a Fluvia, affittarono una stanza in una delle locande più prestigiose. Ma non ebbero il tempo di prendere sonno, perché nel silenzio della notte un'esplosione li destò dal sonno. Ivan si affacciò alla finestra della locanda e notò un bagliore rosso cupo che illuminava la zona del porto. Svegliati gli altri, si prepararono in tutta fretta e scesero immediatamente in città per rendersi conto di cosa era accaduto. L'aerodromo era già stato circondato dalle forze dell'ordine. Le guardie aeroportuali impedivano ai civili di accedere, e la folla si accalcava curiosa al limitare dell'area sorvegliata. A quanto pareva, uno dei velieri lybran più grandi si era schiantato contro la pista di atterraggio dei carghi a propulsione elementale. La nave era avvolta nelle fiamme mentre i soldati del porto trascinavano via i corpi carbonizzati dal relitto e cercavano di aprirsi dei varchi nelle fiamme al fine di raggiungere i passeggeri ancora in vita. Lucian riuscì a sgattaiolare oltre le barricate, ma non sembrava ci fosse più molto da fare.
Stagliato come una figura nera contro la luce delle fiamme, gli avventurieri riconobbero Edgar Kalifar. Il vampiro era furioso e stava sbraitando contro uno dei soldati dell'aerodromo. "Non mi interessano le vostre scuse, voglio quel corpo!" Poi arrivarono altri soldati della sua guardia personale, che gli riferirono delle notizie. "Presto, da questa parte!" Ordinò, e salì su una piattaforma levitante assieme ad una decina dei suoi uomini. "Seguiamolo!" Suggerì Ivan.

Presero un'altra piattaforma, al di fuori della zona circondata, che conduceva alla sommità della stessa torre di attracco. La piattaforma levitante presa da Edgar arrivò in cima prima della loro. Quando raggiunsero la piattaforma di attracco anche loro, gli avventurieri notarono immediatamente una chiatta fluttuante carica di minerali che era in procinto di partire. Edgar ed i suoi soldati si erano schierati di fronte alla nave. "Teg Maine! Sappiamo che sei lì! Con il trucco del sosia potrai ingannare le guardie di questa città, ma non me!" Gridò il vampiro. Dalla cabina della chiatta uscì il ladro. Estrasse i pugnali dalle braccia ad invitò Edgar allo scontro. Il vampiro spalancò enormi ali scarlatte da pipistrello si sollevò in aria.
"Ehi! Fermi dove siete!" Gridò una delle guardie di Edgar notando gli avventurieri. Sfoderò la spada e comandò di far fuori il prima possibile quegli scomodi testimoni oculari.

settembre 09, 2007

7.05 - Gran serata da Monsignor Diovidis

In cima ad uno degli edifici più alti di Fluvia, al centro di un vasto giardino sospeso illuminato da luci magiche e attraversato da deliziosi vialetti di pietra, sorgeva la villa di Monsignor Diovidis. Diovidis era stato in passato un illustre esponente della Chiesa di Sinth, ma in seguito ad alcuni dissapori con l'amministrazione centrale aveva deciso di ritirarsi a vita privata e di dedicarsi al commercio. Come importatore e venditore di oggetti esotici aveva avuto immediatamente una grande fortuna, ed era riuscito in una decina di anni a scalare la classifica degli uomini più ricchi di Fluvia, assicurandosi nel contempo un gran prestigio in città. Grazie alle sue generosissime donazioni al santuario cittadino, la chiesa di Sinth, seppur con un unico modesto santuario, era riuscita ad essere presente presso la città dei fiumi. In questo modo Monsignor Diovidis era riuscito anche a riallacciare i rapporti con la Chiesa, ed attualmente non c'era cittadino di Fluvia che non lo considerasse una grande persona.

Lucian, Ivan, Krison, Gordianus, Akramil e Kimar scesero dai dischi levitanti che li avevano portati fino a cento metri di altezza sulla città e si diressero verso i cancelli della villa godendo nel contempo della vista notturna mozzafiato tutta intorno a loro. Grazie ai permessi che Lady Rassinel aveva fatto consegnare loro, riuscirono a passare e furono ammessi alla serata danzante come inviati dell'ambasciatrice. Nessuno di loro aveva dovuto quindi lasciare armi ed equipaggiamento a casa, ma scatenare una rissa non era nelle loro intenzioni.
Entrati nella lussuosa sala da ballo, notarono immediatamente che l'alta società di Fluvia era composta solo in parte da esseri umani o dalle più comuni razze senzienti. Un beholder di media stazza fluttuava in un angolo ombroso sorseggiando del ponch. Un illithid discuteva di affari con alcuni nobili spocchiosi vicino alla scalinata di marmo. Molte ragazze giovani e meno giovani, vestite con elegantissimi vestiti, volteggiavano al centro della sala da ballo accompagnate dai rispettivi cavalieri. Della musica aleggiava nell'aria, anche se non era possibile scorgere chi la stesse suonando.
Gli avventurieri immediatamente individuarono Monsignor Diovidis su una balconata al piano superiore. Stava discutendo proprio con Teg Maine. Il ladro aveva di nuovo entrambe le mani. Una magia curativa lanciata al momento giusto? Attesero con pazienza che la conversazione ebbe termine, e nel frattempo si intrattennero parlando con qualcuno degli altri ospiti. Non appena l'occasione fu propizia, si avvicinarono a Teg Maine per provocarlo e ottenere magari qualche informazione. Il ladro sembrava stranamente calmo e pacato, come se non serbasse nessun rancore nei loro confronti.
"Gli affari vanno bene. - Disse loro. - Monsignor Diovidis si ritiene soddisfatto del suo recente acquisto e ha pagato puntualmente alla consegna. Adesso scusatemi, vado a fumare un sigaro nel giardino."
Soprattutto Lucian, Kimar e Gordianus sembravano interessati a fargli perdere le staffe, e continuarono a punzecchiarlo con le tipiche battutine sagaci da occasione finché Teg Maine non fu sulla soglia della sala. "Se avete qualcosa da discutere, vi aspetto fuori." E si allontanò nella notte. Nessuno lo seguì, nonostante la tentazione di dargli una lezione fosse forte. Cercarono invece di parlare con Diovidis, che però era circondato di dame intente a catturare la sua attenzione e non sembrava propenso a discutere di nuovo di affari.
"Non so di cosa parliate, mi spiace." Rispose con l'intenzione di liquidare i suoi interlocutori. Quindi tornò a ciarlare con le nobildonne presenti in sala. Gli avventurieri invece, decisero di abbandonare la festa.

A quanto pareva, per recuperare i cristalli di Armadale ci sarebbe stato bisogno di rubarli. Diovidis non era disposto ad ammettere nemmeno di averli acquistati. Decisero di andare a dormire, l'indomani mattina avrebbero usato un teletrasporto per tornare a Colle Ukron e terminare il lavoro lasciato a metà. D'altro canto, Gordianus e Ivan avevano bisogno di armi e armature decenti, e Krison non aveva più il suo prezioso gimorio.

settembre 05, 2007

7.04 - La città del potere

Fluvia era una città sorprendente, che faceva sembrare Keremish l'antico borgo costruito da una qualche civiltà antica ormai estinta. L'oligocrazia di maghi a capo di Fluvia non aveva mai perso occasione per abbellire la città con edifici che sfidavano in ogni modo la forza di gravità e le leggi della fisica. La città sorgeva su un promontorio roccioso che si ergeva nel mezzo della foce doppia del fiume Ilor. Il fiume si gettava a mare da un'altezza di circa duecento metri, dividendosi in due poco prima di raggiungere il limitare della scogliera rocciosa dalla quale lasciava cadere l'enorme carico delle sue acque. Fluvia quindi era circondata per tre lati dalle acque del fiume Ilor, e per il quarto dal precipizio che scendeva a picco sull'oceano. Arrivando dal mare, si scorgevano le torri della città sollvarsi sulla parete rocciosa, e ai lati degli imponenti edifici scendevano fragorose le due cascate gemelle con la quali l'Ilor si tuffava tra le onde. Due lunghissimi ponti collegavano la città di Fluvia alla terra ferma, sorvolando il ramo del fiume Ilor a destra e a sinistra. Al termine dei ponti, degli imponenti portali sorvegliati perennemente da una legione di guardie cittadine impedivano a chiunque non fosse autorizzato di accedere alla città. Era così che, sulle sponde del fiume Ilor, a partire dai lati della strada che conduceva ai portali, si allargava una enorme baraccopoli di capanne e tende, nelle quali si erano stabilite tutte quelle persone che da mesi cercavano di entrare in città ma alle quali i maghi, per un motivo o per l'altro, avevano negato l'accesso. Molte delle persone in queste baraccopoli, dopo anni di attesa, avevano smesso di sperare. Vivevano di tutto ciò che il fiume Ilor offriva loro, nonché della carità donata con compassione e pietà dai ricchi abitanti di Fluvia.

L'accesso alla città, per le navi volanti, era il porto sotterraneo scavato nella scogliera al di sotto della superficie della città, tra le due cascate gemelle. Una nave volante affiancò immediatamente la scialuppa degli avventurieri intimandoli a non cambiare rotta e ad attraccare al molo che stava per essere assegnato loro.
Dopo aver passato qualche ora presso l'ufficio di controllo del porto, Krison decise di far valere il suo nome e rivelò di essere un discendente della famiglia Windsailor, una facoltosa stirpe di mercanti che risiedeva a Fluvia da generazioni. Benché Krison fosse stato trasformato in Elan, il nome da solo bastò ad ottenere dei permessi di soggiorno temporanei.
Riportarono in vita Gordianus, spendeno gran parte dei loro risparmi. Mara li aiutò a cercare informazioni riguardo Teg Maine, e dopo qualche ora vennero a sapere di una festa alla quale il braccio destro delle Mantidi Notturne era stato invitato... Una specie di serata danzante organizzata da un ricco mercante locale, Monsignor Diovidis.
Vagando per la città, incontrarono anche Akramil, che sembrava essere una personalità piuttosto popolare da quelle parti. Con grande stupore di tutti.
Sfruttando le conoscenze e la buona nomea del drow, ottennero di incontrare Lady Rassinel, l'ambasciatrice di Wallace a Fluvia presso l'acquario sospeso della città.
L'ambasciatrice si dimostrò molto ben disposta nei confronti degli avventurieri (cosa che non era stata nel caso del Consiglio dei Maghi che amministrava Fluvia). A quanto pareva, la situazione di Keremish era ben nota anche presso la capitale. A Wallace, la chiesa di Sinth aveva fatto pressioni presso il consiglio cittadino affinché fossero presi provvedimenti al più presto. L'esecuzione della Gran Sacerdotessa Bree e la chiusura della cattedrale erano atti che la chiesa centrale di Sinth non era disposta a tollerare, e l'influenza della chiesa presso il consiglio cittadino di Wallace era potente. L'ultima volta che aveva ricevuto notizie da Wallace, sembrava che la città stesse organizzando un esercito pronto a marciare verso sud, per assediare Keremish e costringere i poteri locali ad arrendersi.
"A quanto pare a capo della città c'è una donna dal carisma ineguagliabile, una certa Kalfyra." Rivelarono gli avventurieri.
"Kalfyra? - Sgranò gli occhi l'ambasciatrice. - Era da tempo che non sentivamo più parlare di lei..."
"La conoscete?" Domandò Lucian.
"Kalfyra è un antichissimo Drago del Sangue, che per secoli terrorizzò i paesi ed i villaggi all'ombra delle creste azzurre, ad este di Wallace. L'esercito di Wallace per anni combatté contro Kalfyra, finché un giorno... il drago scomparve nel nulla. Pensavamo di essercene liberati. E invece, a quanto pare, il suo nome emerge nuovamente. Stavolta addirittura a capo di una cospirazione di proporzioni preoccupanti. Mi chiedo con chi sia scesa a patti, e cosa le abbiano promesso."
Gi avventurieri erano stupiti. Avevano affrontato un drago del sangue che non era un vero drago del sangue, ed erano stati sconfitti. Ora c'era un vero drago del sangue al vertice della dittatura che stava consumando la città. L'intreccio di poteri oscuri dietro a tutta questa faccenda si faceva sempre più intricato. Anche se era chiaro che Melpheron era l'entità che alimentava il terrore che si era impossessato di Keremish, sembrava che la situazione fosse troppo grande per essere risolta da un singolo pugno di eroi. Eppure, è proprio quando il proprio avversario è così sicuro di vincere, che compie spesso un passo falso.
L'ambasciatrice fornì loro dei lasciapassare per la festa di quella sera.
"Ci saranno così tanti invitati che per voi sarà facile passare inosservati... a condizione che non vi presentiate vestiti in quel modo." Fece notare Lady Rassinel, indicando le armature sporche di sangue e di salsedine che gli avventurieri ancora portavano indosso.

settembre 04, 2007

7.03 - Inseguimento sopra gli oceani

Kimar si tuffò in acqua. Un guardinal della sua specie, in acqua, è fuori dal suo contesto. Kimar aveva piume che gli coprivano il corpo e le braccia, aveva ossa cave che gli permettevano di librarsi in volo, aveva poderosi muscoli sui quali contare quando era necessario sollevarsi in cielo. Ma nessuna delle sue caratteristiche speciali gli era utile in acqua.
Trattenne il respiro e si spinse in profondità nuotando al massimo della sua possibilità. La Mastro Xillian, rovesciata e semidistrutta dall'impatto con il mare, stava affondando. Da qualche parte, lì dentro, c'era Mara. Kimar sapeva che Teg Maine aveva usato Mara per costringere i suoi compagni a rimanere, tuttavia avrebbe rischiato di morire in mare con lei anziché abbandonarla al suo destino. E mentre i suoi amici, in superficie, si allontanavano inseguiti dalle Mantidi Notturne, lui raggiunse il fianco della nave ed iniziò a scorrerlo in cerca di un'apertura. Teg Maine aveva parlato della cabina del capitano, ma poteva anche essere una trappola. Raggiunse con le dita una porta, e grazie a Sinth era aperta. All'interno della cabina fogli e mappe galleggiavano nell'acqua torbida. Gli occhi di Kimar si sforzarono di cercare il corpo di Mara, e intravidero una cassa, della grandezza giusta per contenere un corpo, ammucchiata sul fondo della cabina. L'avoral si spinse fin lì ed iniziò a sollevare ogni cosa che le era caduta addosso. Raggiunse il lucchetto, grosse catene metalliche la avvolgevano. Ma la cassa era di legno. Kimar sfoderò gli artigli ed iniziò a colpire la cassa cercando di spaccarla. Ogni sforzo gli costava aria, ad ogni colpo i suoi polmoni richiedevano di aprirsi. Le assi del baule borchiato si spaccarono e Mara, dall'interno, spinse per aiutare Kimar ad aprire un varco abbastanza grande da permettere alla mezzelfa di uscire. Mara era legata, ma con un colpo di artigli Kimar la liberò dalle corde. Non sapeva da quanto tempo la ragazza stesse trattenendo il respiro, ma era chiaro che entrambi si trovavano allo stremo delle forze. Uscirono dalla cabina il più velocemente possibile, nuotando verso la luce che filtrava dall'alto nelle acque. Il cielo si era allontanato parecchio, mentre il relitto scricchiolante si inabissava sempre di più dietro di loro.
Emersero.
Inalare di nuovo aria fu come nascere una seconda volta. Entrambi respirarono avidamente, come se non l'avessero mai fatto prima, e restarono immobili cullati dalle acque placide, con lo sguardo rivolto verso il cielo, per tanti lunghissimi minuti.

La scialuppa sorvolava le acque ad una velocità che definire tale era imbarazzante. Un cavallo al galoppo avrebbe superato queste imbarcazioni di emergenza senza troppa difficoltà. Tuttavia anche le Mantidi Notturne erano a bordo di scialuppe dello stesso tipo, che non riuscivano quindi né a raggiungere né a distanziarsi da quella sulla quale si trovavano gli avventurieri. Avevano lasciato Kimar a recuperare Mara, e ora si ritrovavano in fuga nel mare aperto, inseguiti da una mezza dozzina di barche levitanti colme di ladri armati di balestra, spronati da Teg Maine a raggiungerli e terminarli. A nulla serviva spingere il cristallo yolos al massimo della potenza. Una scialuppa di emergenza non era progettata per percorrere lunghe distanze. Lucian cercava di mantenere la rotta evitando il fuoco di dardi che proveniva dalle imbarcazioni dei suoi inseguitori. Krison era in fin di vita, con il corpo ormai sforacchiato da più di uno di quei proiettili. Ivan giaceva schiacciato a terra, mentre i colpi piovevano tutti intorno a lui... poteva sentirli conficcarsi nel legno della barca, e di tanto in tanto Lucian veniva trafitto. Il corpo di Gordianus dondolava senza vita appeso all'ancora dove Kimar lo aveva aveva agganciato.
"Recupera Gordianus!" Disse Lucian al guerriero. In effetti, avrebbe potuto staccarsi e precipitare in acqua in qualsiasi momento. Ivan si sollevò ed afferrò la corda dell'ancora, iniziando a tirarla a bordo. Il mezzodrago era pesante, e la fune bagnata strideva scorrendo sul bordo della barca. Nel frattempo, le Mantidi Notturne caricarono gli arpioni sulle loro balestre. Un paio di rampini si agganciarono alla scialuppa pilotata d Lucian, ma rapidamente il ranger li mozzò estraendo una delle sue spade e ruotandola dietro di lui.
"Forse ho un'idea!" Esclamò Krison sollevandosi dal fondo. Si appoggiò ad un lato della barca. "Se riesco a colpire il cristallo yolos di una delle loro scialuppe con un Dissolvi magia, forse posso disattivarlo per qualche secondo e far perdere quota alla nave!"
L'arcanista si affacciò appena oltre il bordo dell'imbarcazione e recitando le formule magiche scagliò la sua magia. Il primo colpo non ebbe effetto, ma al secondo tentativo una delle scialuppe perse il controllo. Mentre le Mantidi Notturne si gettavano in mare cercando di non finire uccise dall'impatto con l'acqua sottostante, Teg Maine si sollevò in aria con un balzo quasi soprannaturale e atterrò in perfetto equilibrio su un'altra imbarcazione. Ivan aveva appena caricato a bordo l'ingombrante cadavere di Gordianus, quando una pioggia di dardi investì la loro barca volante costringendo sia Krison che Lucian a gettarsi a terra. "E' una situazione di stallo! - Fece notare Lucian - Non possiamo seminarli. Dobbiamo reagire!" Krison si avvicinò al cristallo yolos. "Credo di poterlo controllare facilmente. - Affermò - Reggetevi forte, proverò una manovra piuttosto pericolosa."
Tutti si aggrapparono ai bordi e agli appigli più vicini. Ivan strinse il corpo di Gordianus. Su comando di Krison, la scialuppa scivolò lateralmente fino a disporsi esattamente davanti a quella dove al momento si trovava Teg Maine. Poi si sollevò di una frazione di metro, in modo che la loro poppa si trovasse appena più in alto della prua della barca inseguitrice.
Di colpo Krison arrestò il cristallo e invertì la direzione.
Il pilota della scialuppa vide l'imbarcazione che stavano inseguendo avvicinarsi a piena velocità. Prima che potesse comandare al cristallo yolos di cambiare rotta, si ritrovò la faccia sfracellata sul retro della scialuppa pilotata da Krison. I ladri che sedevano dietro di lui furono praticamente decapitati dal passaggio della barca, e solo un paio riuscirono a salvarsi gettandosi in mare. Ma Teg Maine non era così facile da sorprendere: con un balzo all'indietro atterrò all'estremità più lontana della sua navicella e con un successivo balzo si aggrappò al retro di quella degli avventurieri. Purtroppo per lui, Lucian aveva previsto questa mossa. Affacciandosi a poppa, il ranger estrasse una spada e mozzò di nettò la mano di Teg Maine all'altezza del polso. La Mantide Notturna precipitò in acqua urlando di dolore, e le altre scialuppe si precipitarono verso il basso per prestare soccorso al loro capo. Gli avventurieri non aspettavano altra occasione, a tutta velocità si allontanarono sperando che nessuno li avrebbe inseguiti. E così fu.

Mara e Kimar videro la nave dei loro compagni comparire all'orizzonte dopo pochi minuti. La ladra e l'avoral furono caricati a bordo, dopodiché si decise di raggiungere Fluvia, dove probabilmente Teg Maine stava cercando di piazzare i cristalli di Armadale. Se il ladro era ancora vivo, probabilmente avrebbe cercato aiuto lì, e non sarebbe bastata la perdita di una mano a dissuaderlo dal portare a termine la sua missione primaria.

agosto 22, 2007

7.02 - Salvataggio in mare

Teg Maine si gettò al piano inferiore della stiva e sia Ivan che Gordianus scesero calandosi nel boccaporto all'inseguimento. Il ladro però non aveva la minima intenzione di farsi acciuffare, scattò verso il fondo della stiva di carico e uscì da un portello laterale. La nave continuava ad inclinarsi in aria mentre la sua velocità di discesa diveniva pari quasi a quella di avanzamento.
I due avventurieri si affacciarono e videro Teg Main in piedi su una scialuppa di salvataggio. La Mantide Notturna scagliò su di loro i suoi micidiali emodardi, ma Gordianus non aveva intenzione di lasciarselo fuggire: afferrò la cima alla quale era legata la scialuppa levitante ed iniziò a tirarla verso di sé.
"E' inutile! - gli suggeriva Ivan - Taglierà gli ormeggi prima che tu possa raggiungerlo con la spada!"
Teg Maine rideva a continuava a scagliare i suoi dardi sul mezzodrago. Nel frattempo tutte la Mantidi Notturne avevano raggiunto le scialuppe. Krison salì su una di queste e ne attivò il cristallo yolos. "Dov'è Lucian?" Chiese a Kimar. "Deve essere qui intorno, lui possiede un anello del volo!". Detto questo, Kimar si lanciò anche lui nella stiva. Ma incontrò Ivan a metà strada. "Che ne è di Teg Maine?" "E' risalito sul ponte con un balzo... Ma ora dobbiamo salvare Gordianus! E' precipitato in mare nel tentativo di raggiungere la scialuppa!"
Poi un boato, un sussulto, una gigantesca scossa.
Rumore di assi che si spezzano e di metallo che si piega. L'albero maestro si accartocciò lasciando andare le vele. La nave aveva toccato il mare. La poppa si impennò sollevandosi in alto e scaraventando tutti in aria. "Presto! Salite!!!" Gridò Krison, mentre si sollevava con la sua scialuppa. Kimar e Ivan ce la fecero e saltarono sulla piccola imbarcazione fluttuante.

Il veliero si sollevò quasi in verticale spargendo in mare tutto il suo carico, quindi si ribaltò completamente, sollevando onde che quasi raggiunsero le scialuppe che si erano allontanate tutte intorno a lui. Kimar si era già tuffato in acqua. Aveva agganciato la corazza di Gordianus all'ancora della scialuppa e poi era tornato in superficie. "Tiralo sù!!!" Gridò a Krison, mentre i balestrieri sulle scialuppe già caricavano i dardi sulle loro armi. Ma il paladino aveva già smesso di respirare.
Teg Main si sollevò in piedi sulla sommità del veliero ribaltato in mare. Lentamente la nave stava affondando. Piovvero su di loro i primi dardi. "Dobbiamo andarcene di qui!" Suggerì Krison. Ivan e Kimar sembravano essere d'accordo.
"Non così in fretta! - Gridò loro Teg Maine - Nessuno di voi si preoccupa di chi sta morendo?"
Scoppiò in una risata. Era chiaro che in questo modo li avrebbe indotti ad affrontare i suoi scagnozzi, finendo per avere la meglio. "Legata in una cassa, nella cabina del capitano, c'è una fanciulla molto devota a Sinth che una volta faceva parte della gilda dei Pugnali di Cristallo... Credo che sia una vostra vecchia conoscenza!"
"Mara!" Urlò Kimar. I suoi amici lo trattennero, volevano impedirgli di correre in soccorso alla ladra loro alleata. "Kimar, è un suicidio... ed è proprio quello che vuole!"
"Non mi interessa! Voi mettetevi in salvo, io non posso lasciarla morire!"
Così dicendo, Kimar si divincolò dalla presa di Ivan e si tuffò in acqua, sparendo nel blu.

In quel momento, Lucian planò giù dal cielo sfoderando le sue spade. Si posò sul dorso della nave, dove si trovava Teg Maine, ma a debita distanza. Le assi erano scivolose, incrostate di alghe e bagnate. Se Teg Maine avesse osato lanciarsi contro il mezzelfo, avrebbe sicuramente rischiato di cadere. "Bene! C'è qualcuno che ha del fegato, dopotutto!" Disse la Mantide Notturna con orgoglio. Dalle sue braccia, squaciandogli i polsi, fuoriuscirono due pugnali dalla lama insanguinata, che immediatamente si incendiarono. Teg Maine corse contro Lucian senza scivolare minimamente, come se potesse danzare sul ghiaccio senza mai cadere. Il mezzelfo indietreggiò, e Teg Maine iniziò a scagliare su di lui i suoi emodardi infuocati.
"Lucian ha bisogno di una mano!" Krison impennò la barca, e Ivan rotolò fuori cadendo in acqua. Il mago scese a livello del mare e recuperò il guerriero, che si aggrappò al bordo della scialuppa mentre piovevano dardi ovunque. Mentre la piccola imbarcazione riprendeva quota, una freccia colpì Krison in pieno e l'elan si accasciò sul fondo. Ivan, che non era ancora riuscito ad issarsi nella barca, chiamo Lucian a gran voce. Il mezzelfo si sollevò in volo e atterrò sull'imbarcazione. "Presto, fai riprendere Krison... se rimaniamo a fare da bersagli non ne usciremo vivi." Suggerì il guerriero trascinando il proprio corpo, con tanto di armatura pesante, all'interno. Salve di dardi seguitavano a piantarsi sul legno del veivolo. Lucian curò qualche ferita di Krison, abbastanza affinché il pilota riprendesse conoscenza. "Torneremo a prendere Kimar più tardi, ora fuggiamo!!!"

La scialuppa scivolò via nel cielo, inseguita da tutte le altre imbarcazioni di emergenza.

agosto 21, 2007

7.01 - La nave volante del capitano Petìa

Sfrecciando nel cielo a velocità incredibile, la nave volante del capitano Petìa si allontanò da Keremish, lasciandosi alle spalle le torri di attracco del porto aereo, quindi la baia, la fortezza del duca, il mare della costa meridionale e poi anche il cielo rosso che illuminava perennemente la regione.
"Una volta dentro il Maelstrom non potrò più fermare la nave! - gridò il vecchietto - Se disattivo il cristallo yolos solo per un attimo, rischio di perderlo per sempre... e non voglio certo precipitare in mare!" I capelli lunghi e bianchi raccolti a treccia sventolavano sferzando l'aria mentre la nave schizzava nel cielo a duecento metri d'altezza rispetto all'oceano azzurro. La barbetta incolta e bianca, ispida sul suo mento, nascondeva parecchie cicatrici ma nel contempo lo faceva sembrare molto più vecchio e sprovveduto di quanto non fosse. Gli avventurieri lo avevano incontrato presso l'aerodromo di Keremish, lui e la sua Brivido Cosmico garantivano un passaggio per sole 1.000 monete d'oro. Un prezzo più che equo, considerato che la destinazione finale era la Mastro Xillian, un veliero Lybran che stava facendo rotta verso Fluvia cercando di aggirare una vasta area di turbolenza magica chiamata "Maelstrom". Sulla Mastro Xillian c'erano i cristalli che gli avventurieri stavano cercando di recuperare: Armadale. Alla fine, Lepel era stata di parola. Allontanandosi da Keremish fino a Passo Silberhorn era riuscita a lanciare un potente incantesimo di divinazione e ad individuare i cristalli mentre venivano caricati sulla nave. Ma la nave era salpata prima che loro potessero imbarcarsi. Così, la veloce imbarcazione del capitano Petìa era la loro unica speranza.
La nave era poco più grande di una scialuppa di salvataggio... anzi a guardarla bene avrebbe potuto esserlo, almeno in origine. Ma Petìa aveva modificato molte cose, rendendola più veloce, più manovrabile e (sfortunatamente) assai meno confortevole.

"Ecco il veliero!!!" Gridò il vecchio capitano mentre le sue mani scorrevano sulla sfera di controllo dell'elementale dell'aria che spingeva la nave così velocemente. Il solo cristallo yolos non avrebbe potuto mai farla volare a quella velocità, e non sarebbero mai riusciti a raggiungere un veliero lybran in sole due ore. "Cosa avete intenzione di fare?" Chiese.
Gli avventurieri erano tutti d'accordo: sarebbero saltati sulla nave non appena Petìa si fosse avvicinato abbastanza. "Dovrò comunque accodarmi e cercare di fermarmi sulla nave per qualche secondo, il tempo di saltare!" I suoi passeggeri annuirono. La Brivido Cosmico si accodò alla Mastro Xillian, e immediatamente sulla nave risuonarono gli allarmi. Da alcuni boccaporti uscirono dei cannoni carichi e già pronti a far fuoco, ma Petìa si sollevò sopra il ponte di poppa e gridò agli avventurieri di lanciarsi.
Uno ad uno saltarono sulla nave. La Brivido Cosmico si allontanò velocemente mentre i primi colpi di cannone esplodevano cercando di colpirla. Nel frattempo, sulla poppa della Mastro Xillian accorrevano le Mantidi Notturne, sfoderando i pugnali e attaccando in massa. Lucian, Gordianus e Ivan iniziarono a sfoltire il numero degli avversari, cercando di non essere accerchiati. Il mezzodrago e il guerriero non disponevano più del loro equipaggiamento magico, ma riuscivano comunque a tener testa all'orda di ladri e assassini. Krison scagliò quei pochi incantesimi che era in grado di preparare ora che il suo grimorio gli era stato sottratto, quindi sfoderò lo stocco e si lanciò nella mischia. Kimar colpiva con le ali e gli artigli.

"Fermateli!" Comandò una voce femminile. Alcuni ufficiali delle Mantidi Notturne si presentarono sul ponte. Indossavano corpetti di cuoio color porpora. La ragazza, dai lunghi capelli neri e dal mantello scuro, impugnò una spada corta a due lame e attese che i suoi sottoposti si lanciassero contro gli intrusi. Una fila di balestrieri si fece innanzi dai ponti soprelevati scagliando dardi contro di loro. Gordianus riuscì a farsi strada fin sotto il balcone e soffiò gelo contro i balestrieri congelandone sul posto un paio. Gli altri si ritirarono, mentre gli ultimi loro compagni venivano affettati dal turbine di lame di Lucian e dai poderosi colpi di spada di Ivan. Anche quella che sembrava essere il capo degli ufficiali, chiusa tra i colpi di Kimar, di Lucian e di Ivan cadde al suolo senza vita in una manciata di secondi.
Nel frattempo Krison si era rifugiata sulla postazione di vedetta, uccidendo il marinaio che si trovava lassù in alto. Un'esplosione scosse la nave subito dopo. Qualcosa era esploso sotto coperta. Gli avventurieri non ebbero il tempo di controllare cosa stesse accadendo: le porte della stiva si spaccarono sparpagliando in aria schegge e metallo. Ne uscirono due beholder, galleggiando con difficoltà sulla nave che rallentava fino quasi a fermarsi.
Senza temere il campo anti-magia irradiato dal loro occhio centrale, Gordianus e Ivan caricarono i due occhi-tiranno. Un beholder tentò di scagliare Gordianus fuori dalla nave ma nemmeno la telecinesi di una creatura del genere aveva la forza di spostare i suoi 180 chili di peso. Lucian riusciva ad evitare di cadere preda di tutti i raggi che cercavano di comandarlo, ma accusava ferite su ferite nonostante cercasse di evitare i raggi di disintegrazione e quelli che infliggevano danni mortali. Il primo dei beholder fu abbattuto in pochi minuti, il secondo seguì a breve. Poi la nave si inclinò di lato.
"Vado a recuperare Krison!" Disse Lucian, correndo verso l'albero maestro. Kimar perquisì i corpi dei beholder, ma non trovò alcun indizio. "Noi entriamo!" Avvertirono Ivan e Gordianus, scendendo nella stiva. Era buio, ma Gordianus era in grado di emanare luminosità per qualche minuto, e lo fece. In fondo alla stanza, Teg Maine li stava aspettando. Sorrise, e si gettò nella stiva inferiore.

agosto 12, 2007

Intermezzo 4 - Mantidi

"Spero che ci sia un buon motivo per avermi chiesto di presentarmi nella tua stanza." Disse Teg Maine, entrando nella sala privata di Lunjar. Le luci erano molto basse, solo quattro torce poste agli angoli più lontani della sala. Lunjar parlò senza voltarsi nemmeno. Immerso nell'oscurità, dove si sentiva a proprio agio, riusciva comunque a precepire ogni cosa nella stanza. E sapeva che anche Teg Maine ne era in grado, sebbene con abilità di gran lunga inferiori alle sue.
"Ci sono topi troppo grossi che strisciano nei corridoi delle tue stanze, Mantide." Gli rispose Lunjar, con disprezzo. Teg Maine si accorse di un grosso baule sigillato, lasciato di proposito vicino alla porta. Il baule tremava e ascoltando bene era possibile percepire un tenue respiro che proveniva dal suo interno.
"Di chi si tratta?" Tuonò Teg Maine.
"Di un Pugnale di Cristallo." Sussurrò Lunjar voltandosi lentamente. Teg si accorse che tutti gli oggetti magici che indossava tremarono e si smorzarono in un istante.
"I Pugnali di Cristallo sono morti. Tutti! Dal primo all'ultimo. Me ne sono occupato io personalmete. Le Mantidi sono l'unica gilda che comanda in questa città!" Ribatté con forza il ladro. Ma Lunjar sapeva che Teg Maine ostentava una sicurezza che non poteva possedere. Non era possibile avere la certezza di aver catturato tutti i ladri della gilda avversaria. Era probabile che ce ne fossero altri, ultimi sopravvissuti alla distruzione della loro sede segreta e della retata finale autorizzata dal Duca.
"Stai zitto e ascolta. - Gli suggerì Lunjar - So che Kalfyra ha preferito lasciar fuggire gli alleati della chiesa di Sinth che Edgar aveva così coraggiosamente catturato nella cattedrale..."
"Sì... - Confermò Teg Maine - Ha un piano in proposito. Li ha fatti assistere all'esecuzione della Gran Sacerdotessa e poi ha lasciato che se ne andassero. Lei esegue il volere dell'emissario."
"Spero che le tue lealtà siano chiare in questa faccenda, Teg Maine. Io ho stretto alleanza con le Mantidi Notturne, non con il Signore del Sangue. Me ne frego dei loro intrighi da quattro soldi. Lasciare liberi degli alleati di Sinth è stata la peggiore decisione alla quale abbiamo sottostato."
Teg Maine fece una smorfia. "Concordo pienamente. Ma cosa vuoi da me?"

Lunjar batté le ciclia di un occhio, ed un piccolo scrigno fluttuò verso il ladro. Teg Maine lo afferrò e dopo averlo esaminato lo aprì. Tre piccoli cristalli giacevano in un letto di stoffa imbottita.
"I Cristalli di Armadale. - li riconobbe - Credevo di aver dato ordine di venderli! Ci sono stati problemi con gli acquirenti?"
"No, nessun problema per la vendita. Abbiamo ottenuto un cospicuo anticipo, che ho provveduto a dividere come da accordo. Le mantidi gemelle sono estremamente soddisfatte di come la collaborazione sta procedendo."
"...però?" Lo incalzò Teg Maine. Sembrava che Lunjar si divertisse a tenere il ladro sulle spine, come se provasse gusto ad irritarlo. Ma Teg Maine non si prestava a certi giochetti troppo a lungo. Se Lunjar non si fosse deciso ad arrivare al punto, avrebbe potuto ritrovarsi un pugnale infuocato piantato nella faccia.
"...però occorre portarle fino al cliente e riscuotere il pagamento di persona."
"E perché non te ne occupi personalmente? Non è per questo che prendi una cospicua percentuale su ogni affare che va in porto? Tu e i tuoi scagnozzi finora siete serviti a ben poco. Il pallido supporto che avete offerto a Golmore nella ripresa di passo Silberhorn potrebbe entrare negli annali dei peggiori risultati registrati da una missione di difesa..."
Lunjar puntò tutti e dieci gli occhi verso Teg Maine, aggrottando l'uniga grossa arcata sopracigliare che correva sul suo grosso occhio centrale. Si avvicinò fluttuando e esponendo la serie di zanne aculeate che spuntavano dalle suo gengive bavose. La cicatrice che possedeva sul labbro superiore si allargò, divenendo ancora più evidente.
"Non risponderò a queste volgari insinuazioni, deforme creatura bipede! - Sibilò - Né rischierò altri membri della mia congrega per voi. Io vi procuro i contatti e stringo gli affari. Al resto dovete pensare voi."
Teg Maine chiuse lo scrigno che aveva in mano, noncurante del fatto che dieci minacciosi occhi magici erano pronti a paralizzarlo, ferirlo, pietrificarlo e disintegrarlo in una manciata di secondi.
"E dovrei consegnare io stesso le pietre? Perché?"
"Perché loro vorranno riprendersele." Gli rispose il beholder.
"Non sono sicuro che rischieranno la vita per queste pietre."
"Per questo porterai con te la ragazza."
"Io non ho intenzione di imbarcarmi su una nave volante e lasciare Keremish!" Gridò Teg Maine.

"Ma lo farai. - Concluse Lunjar - Perché questa è la volontà delle Mantidi Gemelle. Troppe volte ti sei lasciato scappare l'occasione. Forse l'emissario ha intenzione di giocare con loro, ma a quanto pare i tuoi superiori hanno dei piani diversi. Vogliono che tu salga su quella nave e che ponga fine alla faccenda una volta per tutte."
Teg Maine si voltò e spalancò la porta per uscire.
"Aspetta! - Lo richiamò il beholder. - Dimentichi la quarta gemma." Un quarto cristallo fluttuò verso di lui. "Mi raccomando di tenerli separati." Concluse Lunjar. Teg Maine afferrò la pietra e si allontanò nel corridoio buio. Era sicuro che il beholder non mentisse. Era probabile che le Mantidi Notturne volessero definitivamente chiudere i conti con quei guastafeste. In fondo non gli dispiaceva neanche tanto che fosse stato scelto lui per questo compito: avrebbe avuto la possibilità di vendicarsi e conficcare il coltello nella gola di quel barbaro o di quel ranger mezzelfo sarebbe stata una gran soddisfazione. Ma che lui, il loro braccio destro, fosse stato l'ultimo ad essere avvisato delle iniziative della gilda... non poteva tollerarlo.

"Caricate la cassa sul nostro vascello più veloce." Ordinò Lunjar ad uno dei suoi schiavi.

agosto 08, 2007

6.21 - Nuove strategie

E così Bree era la Gran Sacerdotessa. Aveva interagito con gli avventurieri fin dal primo momento spacciandosi per la Custode del Culto, mentre l'inarrivabile Gran Sacerdotessa veniva descritta come una persona lontana dagli interessi del popolo, che concedeva udienza solo in rarissime occasioni e che comunque amava parlare da una pozione distante e dominante, un pulpito che impediva di distinguerne chiaramente le forme, già avvolte nelle regali vesti sacerdotali.
E ora Bree era morta... Catturata, condannata, giustiziata davanti agli occhi degli avventurieri.

Krison lanciò l'incantesimo di porta dimensionale, un lampo ed un brivido e tutti gli avventurieri si ritrovarono all'esterno della fortezza, sul lungo ponte che la collegava alla città. Prima che le guardie si accorgessero di loro, si infilarono nel passaggio segreto che dalle caserme conduceva al cimitero. Nel frattempo, i gargoyle di lame evocati da Larshell si abbatterono sulla folla inerme, scavando nelle loro carni, mozzando teste, dilaniandoli e squartandoli. La maggior parte delle persone, in preda al delirio indotto magicamente in loro da Kalfyra, nemmeno si accorse di morire. Il cortile fu inondato di sangue, di grida, di terrore. Un trionfale tributo a Melpheron nel giorno della caduta della chiesa di Sinth a Keremish.

"Forse Lepel è ancora viva. - Suggerì Lucian - Cerchiamola."
Si mossero fra le tombe mentre il lungo tramonto colorava di amaranto i sepolcri. Trovarono la ragazzina seduta sulla lapide dei suoi genitori. Il viso della bambina era stanco, come se avesse passato diverse notti insonni.
"Ho paura di non essere più in grado di assolvere i miei compiti. - Confessò, quando le chiesero se andava tutto bene - La situazione peggiora di notte in notte, le tombe vengono dissacrate da persone in preda a follia... scavalcano i cancelli per festeggiare tra le pietre tombali, depredano i sepolcri e qualche volta finiscono per scatenare maledizioni o liberare creature più grandi di loro..."
La convinsero che non poteva salvare il cimitero senza contribuire a salvare la città. Occorreva però sviluppare un nuovo piano per la salvezza di Keremish. Senza il supporto del tempio di Sinth, un assalto alla fortezza era un vero e proprio suicidio, anche con l'aiuto di Valisid. Inoltre, tutti i tesori del tempio erano stati requisiti e i più preziosi erano già nelle mani delle Mantidi Notturne, che avrebbero provveduto a rivenderli al mercato nero.
"Rintraccerò i cristalli di Armadale, ovunque siano. - Assicurò loro Lepel - Quei cristalli non sono solo armi molto potenti, ma racchiudono la saggezza necessaria per contrastare l'assalto dei terrori ancestrali. Lascerò il cimitero e mi dirigerò a passo Silberhorn... quella zona non è stata ancora raggiunta dall'influsso di Melpheron e Valisid potrà aiutarmi con le divinazioni. Non appena saprò qualcosa, vi informerò."

Gli avventurieri si trattennero nel cimitero giusto il tempo necessario a curarsi. Il tempo era un fattore importante. Occorreva recuperare il proprio equipaggiamento, o almeno trovarne uno altrettanto utile, e l'unico modo che veniva loro in mente per farlo era assaltare il presunto covo delle Mantidi Notturne, scoperto di recente da Lucian e Kimar.
"Se Mara è ancora viva, - Suggerì Kimar - cercherà di mettersi in contatto con noi."
"Conosciamo il punto dove i Pugnali di Cristallo erano soliti riunirsi, - fece notare Lucian - potremmo aspettarla lì."
Di passaggio segreto in passaggio segreto, sfruttando le conoscenze della gilda dei ladri, raggiunsero il vicolo dove avevano incontrato Mara per la prima volta. Dovettero attendere diverse ore, quasi l'intera notte. Alla fine la ladra comparve affiorando da uno dei traboule. Salutò Kimar con affetto, poi Lucian spiegò del passaggio occultato lungo la scogliera.
"Non sono certa che quello sia il covo delle Mantidi, ma se davvero lo fosse... avete idea di cosa potreste trovare là sotto? - domandò la mezzelfa - Siete senza un equipaggiamento adeguato, e potrebbe esserci qualunque tipo di potente alleato là sotto!"
Assassini, beholder, creature dell'ombra e del sottosuolo, creepian... Una gilda di ladri come le Mantidi Notturne, che non si fa scrupolo di attuare ogni genere di commercio illegale, poteva avere in effetti dei potenti elementi tra le sue fila. Fare irruzione e ammazzarli tutti non era una alternativa valida. "Andrò io in avanscoperta. - Propose Mara - Cercherò di scoprire qualcosa di più di quel posto e di che pericoli nasconde. E' meglio però che vada da sola. E' facile che finiate per compromettere la missione, se mi seguite. Da sola sarò più silenziosa, più attenta e sicuramente più libera di improvvisare."
Salutò Kimar e si allontanò dalla piazza segreta. Gli avventurieri rimaserò lì a guardarsi l'un l'altro negli occhi. L'attesa non era certo il loro forte, ma sembravano non avere altra scelta.

agosto 07, 2007

6.20 - Kalfyra

Una voce autoritaria e carismatica rimbombò nel cortile ammutolendo ogni altra bocca. Dall'alto del balcone delle autorità si affacciò una dama, una donna dalla pelle bianca come il latte e liscia come l'alabastro di una statua. Aveva lunghi capelli neri e lisci che le erano stati raccolti sulla testa a formare una sorta di corona corvina adornata di fermagli d'oro. Lo sguardo, dai suoi occhi profondi e magnetici, si stese sulla folla. Immediatamente la quasi totalità delle persone si irrigidì e non riuscì a fare altro che restare immobile, con il naso rivolto verso l'alto, ammirandola. Sembrava che due tagli profondi le scendessero verso le gote a partire da ognuno dei due occhi, come lacrime incavate nella pelle bianca.
Lucian rimase impietrito, proteso con la spada sollevata contro Golmore. Il creepian invece si inginocchiò immediatamente abbandonando ogni difesa. Chinò il capo ignorando Lucian, e con voce flebile sussurrò un nome: "Kalfyra!". Lucian abbassò le spade. La folla quasi per intero si inginocchiò allo stesso modo di Golmore, cessando qualsiasi attività stesse compiendo. Sul balcone, di fianco alla donna, comparvero il duca, suo figlio Larshell e il comandante Zark.

Gordianus era uno dei pochi a non essere caduto vittima del fascino soprannaturale di quella donna. Ma chi era? Un nuovo nemico? Era rimasta nell'ombra fino a questo momento? Cosa aveva a che fare con l'ordine del Teschio Cremisi e perché sembrava che il duca la conoscesse? ...era forse lei l'emissaria di Melpheron, l'apostolo del terrore ancestrale che stava propagando il terrore su tutta la città?
Per non insospettire nessuno, anche il mezzodrago si inginocchiò, tenendo stretti nel cuore tutti i suoi dubbi. Sentiva che Sinth era sempre più lontana, come se la dea lo avesse lasciato solo contro tutto il male del mondo.

"Cittadini di Keremish! - disse il duca, Sir Yordan - In occasione dell'esecuzione straordinaria di oggi, per la quale tutti voi siete qui riuniti, ho intenzione di ringraziarvi. Per la fedeltà mostratami in questi anni, per la vostra presenza, per l'amore nei confronti di me e della mia famiglia..." Si fermò un secondo, per stringere affettuosamente le spalle di Larshell, di fronte a lui. "...Ma terribili avvenimenti si stanno succedendo in questa nostra povera città... Forze più grandi di noi, più potenti di noi... Nemici che io non sono in grado di affrontare. Per questo ho lasciato che il generale Zark, che per oltre un anno ha valorosamente difeso le nostre mura da ogni minaccia, prendesse temporaneamente il potere. Sotto la sua luminosa e lungimirante guida, la città è stata ripulita da ogni causa di male, da ogni fiaccola eversiva, da ogni pericolo per le autorità e per i cittadini."
La folla non si esprimeva. Ogni persona presente nel giardino pareva essere rapita dal discorso. Nel silenzio più assoluto i boia strinsero le corde attorno al collo dei condannati.
"Ho accettato questo incarico - Esordì Zark con voce cavernosa e autoritaria - con molta riluttanza. So che imporre una dittatura militare ad un popolo libero è una scelta molto sofferta per un governatore saggio ed esperto come lo è il duca Vaneglin. Ma era necessario. La città stava soffrendo. Il seme della rivolta e dell'odio stava germogliando con sempre più vigore in quelle che credevamo essere le case della nostra salvezza. Il mio è stato un intervento duro, ma necessario."
Il boia scese dal patibolo e si avvicinò al meccanismo di apertura delle botole.
"Con l'esecuzione di oggi, il male che avvolge la città può diri definitivamente sconfitto. Una nuova era di serenità e di pace si aprirà. E Keremish ha bisogno di un nuovo regnante. Un leader potente e determinato, che sappia come tenere lontano da noi ogni ombra di preoccupazione. E' per questo motivo che, in accordo con il duca Vaneglin, abdico al mio ruolo di governatore temporaneo e conferisco in maniera permanente tutti i miei poteri alla qui presente nuova sovrana della città... Kalfyra!"
La folla esplose in un tripudio di gioia incontrollata, come se improvvisamente qualcuno avesse deciso di rilasciare nei loro corpi un fiume di adrenalina. Kalfyra si fece avanti fino alla balaustra, appoggiandosi con entrambe le mani al parapetto del balcone. La sua voce superò in maniera soprannaturale ogni grido di gioia.
"Vi ringrazio per la vostra calorosa accoglienza. Io non sono originaria di Keremish, come lo era il duca che mi ha preceduto. Ma saprò amarvi come miei figli. Nel giorno della mia incoronazione, vi donerò la più gloriosa delle esecuzioni. Oggi sarà giustiziata la Gran Sacerdotessa Bree, il capo della chiesa di Sinth, la responsabile delle menzogne che hanno avvelenato la vostra vita fino ad ora. Chiudendovi in voi stessi, la chiesa di Sinth voleva condurvi ad un destino di privazioni e castighi. Ma non abbiamo bisogno di loro! Non abbiamo bisogno di qualcuno che ci privi della nostra libertà!"
Attorno a Gordianus le persone iniziavano a dare segni di delirio puro. Si accalcavano una sull'altra, gridando fino allo svenimento, come possedute da passioni incontrollate. In mezzo alla massa delirante qualcuno era stato ferito. I corpi di molte persone si erano macchiati di sangue, ma la folla sembrava non esserne colpita... anzi, chi trovava del sengua sul proprio corpo dimostrava di esserne felice, orgoglioso, quasi estasiato. "A morte! A morte!" Avevano ripreso a gridare. Il boia azionò il meccanismo davanti agli sguardi impotenti degli avventurieri, feriti, disarmati, circondati e immersi nel delirio. Il corpo di Bree cadde pesantemente per più di un metro, il suo collo si spezzò come un ramo secco. Il suo ultimo sguardo fu di rassegnazione. Non contento di ciò, Golmore si fece strada sul patibolo, salì e con un colpo di falce le mozzò la testa, facendo cadere il resto del corpo pesantemente a terra. Quindi prese la testa di Bree afferrandola per i lunghi capelli biondi, e la lanciò tra gli spettatori festanti.

Il duca e Zark rientrarono. Gordianus si accorse che stava per accadere qualcosa ed avvisò i suoi amici gridando loro di approfittare del momento di distrazione per indietreggiare ed uscire dal cortile. Lasciando che la folla si accalcasse attorno ai cadaveri dei condannati, gli avventurieri si trovarono isolati davanti ai cancelli di uscita. Le guardie sembravano non notarli, tuttavia restavano al loro posto e se si fossero avvicinati ai cancelli li avrebbero fermati.
"Ho un incantesimo di porta dimesionale. - disse Krison - Possiamo passare i cancelli e teletrasportarci fuori."
"Bene, - rispose Lucian - ma facciamo in fretta!"
Il mezzelfo riusciva a distinguere cosa accadeva sul balcone. Kalfyra lasciò il piccolo Larshell da solo e rientrò nel palazzo. Larshell sollevò le mani al cielo. Uno stormo di gargoyle di lame si staccò dalle torri della fortezza vorticando verso il basso. Sarebbe stata una carneficina.

luglio 29, 2007

6.19 - Invito senza possibilità di rifiuto

Mentre Lucian e Kimar si intrufolavano per i vicoli di Keremish seguendo le tracce di Teg Maine e dei soldati che stavano trasportando la cassa dei tesori, il carro-prigione attraversava la via maestra della città circondata da un nutrito corpo di guardia e accompagnata a Golmore e dall'ufficiale vampiro, entrambi a cavallo.
Molte delle persone esprimevano apertamente la propria opinione riguardo l'ennesima cattura di eversivi nei confronti della dittatura militare. Chi era a favore non risparmiava insulti nei confronti del regime oppressivo, e gridava che il Duca riprendesse il controllo di Keremish. Molti altri però esultavano per l'ennesimo successo dell'Ordine del Teschio Cremisi. Gordianus, Ivan e Krison (la cui cintura maledetta era stata confiscata con il resto dell'equipaggiamento) incrociavano gli sguardia volte rabbiosi a volte sfiduciati dei cittadini. Akramil sbuffava spazientito.
Il carro-prigione attraversò il lungo ponte e giunse alla fortezza ducale, laddove un compiaciuto Gruveth sembrava ansioso di sbatterli in cella.
"Con calma, Gruveth. - lo ammonì il generale - Il comandante vuole che assistano all'esecuzione di oggi." Gli avventurieri sapevano che Gruveth faceva parte delle Mantidi Assassine, e tentarono di smascherarlo muovendo accuse. Quello di cui non si erano ancora resi conto, era che le Mantidi Assassine erano complici della cospirazione e alleate dell'attuale potere. Furono spinti nel giardino interno del castello, dove un palco era già stato allestito per una impiccagione multipla. Cinque cappi da forca penzolavano da uno spalto, e una folla si accalcava attorno ad esso, incitando i boia ad entrare in scena.

Nel frattempo Kimar e Lucian avevano seguito Teg Maine attraverso uno dei traboule segreti ed erano finiti in un giardino nascosto che terminava su una scogliera a spiovente sul mare. Da lì era possibile vedere la fortezza, il porto ed uno splendido panorama... Ma non c'erano altre vie. Teg Maine si fermò sul bordo del precipizio, lasciandosi spettinare dalla brezza. Sollevò una mano ed iniziò a tracciare simboli magici nell'aria. Lucian e Kimar tentarono di memorizzarla, ma era troppo lunga. Al termine, una strada di ghiaccio si formò partendo dal bordo del giardino e scendendo a spirale verso il basso. Teg e le guardie spinsero la cassa sulla strada di ghiaccio e scesero velocemente. Non appena fu sicuro, Lucian e Kimar si sollevarono in volo per vedere fin dove scendeva la strada. Un muro illusorio proteggeva l'ingresso ad un covo segreto situato a metà strada tra il mare e la sommità della parete di roccia. La strada di ghiaccio terminava lì. Pian piano si sciolse e crollò già, finendo in mare, rendendo il passaggio di nuovo completamente invisibile.
"Forse abbiamo trovato il covo delle Mantidi Notturne! - Disse Lucian - Dobbiamo dirlo agli altri." Si sollevò in alto volando verso la fortezza, seguito dai poderosi colpi d'ala di Kimar.

Gli altri nel frattempo, circondati ognuno da quattro guardie armate di alabarda, assistevano silenziosi alla scena. Dietro di loro, Golmore si era sistemato a godere dell'esecuzione in programma. Furono fatti entrare cinque prigionieri, tra i quali c'era anche Bree, la custode del culto di Sinth. Gli altri quattro erano sue ancelle e servitori.
Appena Bree salì sul palco delle esecuzioni, la folla esplose in un boato delirante di approvazioni. Sembrava di essere circondati da invasati. "A morte! A morte!" Gridavano agitando i pugni in aria. C'erano nobili e contadini, artigiani e persone comuni. Tutti però sembravano rapiti dall'estasi del sangue, volevano solo vedere la morte, come bruciati da un odio ribollente che mai si era impossessato prima di loro. Le guardie lungo le mura non intervenivano, lasciavano che la folla scagliasse pietre e insulti sui prigionieri, tentando di fratturare loro qualche osso prima che fossero appesi per il collo. Sembrava che avessero ricevuto ordine di non intervenire se non fosse stato strettamente necessario.
Poi si udì un grido strozzato. Tutti guardarono verso l'alto. Sulle mura c'era un guardinal che afferrata una delle guardie la scagliava oltre i merli esterni, facendola precipitare per centinaia di metri fino in mare. Kimar! E sempre sulle mura apparve anche Lucian, che con precisi colpi di spada abbatteva un soldato dopo l'altro.
"Non dovevi farci scoprire!" Gridò il mezzelfo all'avoral. Ma Kimar non aveva saputo fare di meglio. Ed ora numerosi altri soldati uscivano dalle porte laterali della caserma per raggiungere gli intrusi sulle mura di cinta. Golmore si mosse in avanti, e notò che le guardie non avevano speranza contro il mezzelfo.
"Penso io a lui!" Disse, e puntò la sua mano in direzione di Lucian. Intrappolato da un sinistro incantesimo di charme, Lucian sentì l'incontrollabile desiderio di confrontarsi con il creepian, che lo invitava a scendere nel giardino interno. "Fatti sotto!" Lo intimava Golmore. "No, Lucian!" Gridò Kimar tentando di trattenerlo. Ma il mezzelfo fu più rapido e balzò giù dalle mura scagliandosi contro il mietitore con tutta la sua furia.
"E' il momento!" Disse Gordianus. Voltandosi verso una guardia la colpì con gli artigli e poi con il possente morso, liberandosene. Ma nonostante i suoi compagni tentassero di fare lo stesso, non erano muniti di armi naturali e le guardie sedarono facilmente i loro tentativi di fuga. Akramil fu colpito con il calcio di un'alabarda e stamazzò a terra. Anche Krison fu ridotto i fin di vita e dovette arrendersi. L'unico che sembrava inarrestabile era Lucian, che continuava a sferzare Golmore con rabbia. Ma il mietitore stava avendo la meglio: i colpi di tenebrosa oltre ad aprire profonde ferite sul corpo del ranger, lo indebolivano progressivamente privandolo di vigore e forza vitale. Kimar planò sulla folla tentando di attirare la falce su di sé, ma Golmore sapeva benissimo che Lucian avrebbe avuto la peggio contro la sua terribile arma.

Inaspettatamente, fu proprio il Duca a mettere fine ai combattimenti.